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    <title>DSpace Collection:</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/667</link>
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    <pubDate>Sun, 19 May 2013 23:16:58 GMT</pubDate>
    <dc:date>2013-05-19T23:16:58Z</dc:date>
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      <title>The Channel Image</title>
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      <link>http://hdl.handle.net/1889/667</link>
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      <title>Le "immagini" e lo scisma di Anacleto II e Innocenzo II in Aquitania (1130-1138)</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1840</link>
      <description>Title: Le "immagini" e lo scisma di Anacleto II e Innocenzo II in Aquitania (1130-1138)
Authors: Milanesi, Giorgio
Abstract: Oggetto della ricerca è stata la scelta dell'"Immagine" durante e immediatamente dopo gli anni dello scisma tra Anacleto II e Innocenzo II (1130-1138). In particolare l'indagine si è concentrata sull'Aquitania, unica grande area di Francia in cui il massimo rappresentante della Chiesa, il vescovo Gerardo II d'Angouleme, e il duca Guglielmo X scelsero di appoggiare l'antipapa Anacleto II. La bibliografia francese insiste nel leggere lo scisma all'interno delle dinamiche della Riforma gregoriana. Ciò ha determinato una interpretazione delle immagini dei decenni corrispondenti al quarto decennio del XII secolo in un quadro troppo ampio. La ricerca ha mostrato invece che edifici importanti aquitanici sono meglio comprensibili solo se letti all'interno dello stretto momento storico dello scisma e delle immediate conseguenze. Un aspetto su cui si è insistito molto nella libellistica contemporanea, l'antigiudaismo, rappresnta una delle più importanti chiavi di lettura per comprendere appieno le facciate della cattedrale di Angouleme o della collegiata di Poitiers. E' emersa infine la constatazione che solo incrociando storia e storia dell'arte in modo nuovo e consapevole, sia possibile leggere le scelte d'"immagine" in Aquitania durante gli anni dello scisma liberi da soprainterpretazioni storiografiche ormai superate.; Subject of research has been the choice of "Images" during and immediately after the years of schism between two popes, Anaclet II and Innocent II (1130-1138).&#xD;
In particular, the investigation focused sull'Aquitania, the only big French area where the most important Roman Church delegate, the bishop Gerard II of &#xD;
Angouleme, and the duke Willelm X chose to support the antipope Anaclet II. French literature insists reading schism as a sort of "final chapter" of the Gregorian&#xD;
Reform. This determinated a too ample "images" interpretation of the decades of the schism. Research has shown however that important aquitanian buildings are&#xD;
better understandable only if read in the very strict historical background of schism and his immediately consequences. A very important aspect is the contemporary&#xD;
antijudaism, and this is a fundamental aspect to understand totally the façades of the Angouleme cathedral or of the NOtre-Dame-la-Grande in Poitiers.&#xD;
Finally emerged the finding that only crossing history and art history in a new and conscious way we can read the "image" choises in Aquitaine during the&#xD;
 years of schism free by outdated historiographical interpretations.</description>
      <pubDate>Wed, 29 Feb 2012 23:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/1889/1840</guid>
      <dc:date>2012-02-29T23:00:00Z</dc:date>
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      <title>Regina Bracchi (1894-1974). Dagli esordi al Secondo Futurismo</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1822</link>
      <description>Title: Regina Bracchi (1894-1974). Dagli esordi al Secondo Futurismo
Authors: Sacchini, Paolo
Abstract: La tesi ricostruisce la parabola creativa della scultrice pavese Regina Bracchi (in arte, semplicemente, "Regina") dagli esordi negli anni Venti sino alla conclusione della sua esperienza futurista alle soglie del secondo conflitto mondiale, con l'obiettivo di proporre al contempo una prima lettura complessiva del dibattito critico sulla sua figura (sino a questo momento del tutto mancante nella bibliografia), una più precisa cronologia della vita e delle opere di quel periodo e un inquadramento generale della sua produzione nel contesto delle coeve sperimentazioni dell'arte d'avanguardia italiana ed europea (con più specifico riferimento alle problematiche legate alla scultura novecentesca e al cosiddetto "Secondo Futurismo"). In particolare, l'analisi intende evidenziare la piena consapevolezza culturale che ha sempre contraddistinto l'operare dell'artista, nonostante la sua ludica ironia – ben espressa nei lavori – sia stata spesso equivocata e assunta quale testimonianza di un atteggiamento quasi naïf. A tali fini, sono stati utilizzati quali principali strumenti di indagine oltre duemilaseicento disegni (in buona parte inediti) e molti documenti (tra cui la biblioteca personale dell'artista, che viene qui studiata per la prima volta), nel tentativo di fondare ogni considerazione critica su una solida base documentaria.; The thesis analyses the creative path of the Italian sculptress Regina Bracchi (better known as "Regina") from the beginning of her career in the Twenties until the end of her participation in the futurist movement just before the World War II. The thesis wants to offer the first overall interpretation of the critical debate about Regina (up to now completely missing in the bibliography), a more precise chronology of the artist's life and works of that period and a general overview of her art in the context of Italian and European Avant-garde (with specific reference to the issues related both to twentieth century sculpture and the so-called "Second Futurism"). Particularly, the analysis highlights the cultural awareness that has always characterized Regina's work, even though its playful irony has often been misunderstood as a sign of an almost naïve attitude. Main research tools were over 2600 drawings (mostly unpublished) and many documents (including the artist's personal library, which is studied for the first time), in an attempt to establish any critical opinion on a solid documentary basis.</description>
      <pubDate>Sat, 31 Dec 2011 23:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/1889/1822</guid>
      <dc:date>2011-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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      <title>La fotografia nel lavoro di Pier Luigi Nervi</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1805</link>
      <description>Title: La fotografia nel lavoro di Pier Luigi Nervi
Authors: Pezzotti, Marco Libero
Abstract: La ricerca indaga sul ruolo della fotografia nel lavoro di Pier Luigi Nervi.&#xD;
L'indagine parte dall'analisi delle lastre fotografiche Vasari e Villani riconducibili a Nervi conservate presso il CSAC di Parma per poi spostarsi sul ricco materiale fotografico dell'archivio Nervi conservato presso il MAXXI di Roma.&#xD;
Si è osservato che la fotografia è utilizzata sempre in maniera consapevole e funzionale al lavoro, documenta ogni aspetto della carriera di Nervi ed è raccolta in maniera estremamente attenta.&#xD;
La ricerca ha cercato di colmare un gap nell'analisi critica di Nervi ossia il rapporto intercorso tra la fotografia e il complesso metodo di lavoro dell'ingegnere.; The research examines the role of photograpy in the work of Pier Luigi Nervi.&#xD;
The survey starts from the analysis of Vasari's and Villani's photographic material preserved at the CSAC in Parma and then analyzes the Nervi photographic collection stored at the MAXXI in Rome.&#xD;
The study points out the fact that the photography is always used in a conscious and functional way and that is documents every aspect of Nervi's career.&#xD;
The research completes the critical analysis of Pier Luigi Nervi, going into the relationship between photography and the engineer's complex working method.</description>
      <pubDate>Sat, 31 Dec 2011 23:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/1889/1805</guid>
      <dc:date>2011-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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      <title>Tematiche, generi, ideologie nella costruzione cinematografica del mito johannique</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1553</link>
      <description>Title: Tematiche, generi, ideologie nella costruzione cinematografica del mito johannique
Authors: Nastri, Manuela
Abstract: Con il termine francese “johannique”, ci si riferisce di solito agli studi su Giovanna d’Arco. Infatti, La Pulzella d’Orléans è un soggetto ideale per molte aree scientifiche (storia, psicologia, studi di genere…). Allo stesso modo, anche arte e letteratura prendono spesso ispirazione dalla sua leggenda. Così, attraverso i secoli, il suo ruolo è stato sempre oggetto di dibattito ideologico. Giovanna è una Santa per la Chiesa Cattolica, un simbolo nazionalista per gli estremisti di destra, una rivoluzionaria per le ideologie di sinistra, un modello di comportamento per le femministe… Durante lo scorso secolo, l’immagine di Giovanna d’Arco è cresciuta soprattutto grazie al cinema. Infatti, c’è un gran numero di film ispirati alla sua vita. Lo scopo della mia ricerca è sottolineare il legame tra le ideologie è i film dedicati a Giovanna d’Arco. In questo lavoro, analizzo, non solo la filmografia ufficiale johannique, ma anche quella  “apocrifa” (film solo vagamente ispirati alla sua vita). Per analizzare i film non uso un ordine cronologico (dai film più vecchi a quelli più recenti), ma ho scelto alcuni argomenti e generi (film storico, film processuale opera-film, film d’animazione) per creare un legame tra i film e i registi.; French term “johannique”, usually, refers to Joan of Arc’s studies. In fact, The Maid of Orleans is an ideal topic for many scientific areas (history, psychology, gender studies…). In the same way, also art and literature take, often, inspiration from her legend. So her rule, through the ages,  has always been subject of ideological debate. Joan is a Saint for Catholic Church, a Nationalist symbol for ultrarightists, a revolutionary for left ideologies, a  pattern of behaviour for feminists… During last century, Joan of Arc’s image has grown up especially thanks to the cinema. In fact, there is a large number of movies about her life.  The aim of my research is to underline this strong connection between ideologies and movies. In this work, I examine, not only johannique official filmography, but also the “apocryphal” one (movies just vaguely based on her life). I don’t use a chronological order to analyse movies (from the oldest movies to the latest ones), but I choose some topics and film genres (historical films, courtroom movies, opera films, animation movies…) to create a link between movies and film-makers.</description>
      <pubDate>Fri, 31 Dec 2010 23:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/1889/1553</guid>
      <dc:date>2010-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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      <title>La materia metamorfica. Percorsi nel Surrealismo di Salvador Dalì</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1354</link>
      <description>Title: La materia metamorfica. Percorsi nel Surrealismo di Salvador Dalì
Authors: Nigro, Francesco
Abstract: Questo lavoro effettua un attraversamento dell’opera artistica e letteraria del genio surrealista Salvador Dalì, mediante  un continuo rifermento ai passi della teoria psicoanalitica di Sigmund Freud e Jacques Lacan, evidenziando il tema costante della “metamorfosi”.&#xD;
 I capitoli trattano del problema della definizione della paranoia,  della rappresentazione dello smembramento corporeo, delle suggestioni dalla fisica nucleare,  delle riprese dall’arte classica, rinascimentale e barocca, delle erudite citazioni di soggetti magici umanistici.; This work makes a crossing of the artistic and literary work of the Surrealist genius Salvador Dalì, by a constant reference to the passages of Sigmund Freud’s and Jacques Lacan’s psychoanalysis theories, highlighting the steady theme of “metamorphosis”.&#xD;
The chapters deal with the problem of the paranoia definition, representation of the body dismemberment, suggestions of the nuclear physics, resumptions of classical, Renaissance and Baroque art, learned quotations of humanistic magic subjects.</description>
      <pubDate>Sun, 28 Mar 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/1889/1354</guid>
      <dc:date>2010-03-28T22:00:00Z</dc:date>
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      <title>La Triennale di Milano in mostra: 1947-1954. Allestimenti nelle carte dell'archivio storico.</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1353</link>
      <description>Title: La Triennale di Milano in mostra: 1947-1954. Allestimenti nelle carte dell'archivio storico.
Authors: Modena, Elisabetta
Abstract: La ricerca è stata condotta nell’archivio della Triennale di Milano, recentemente riordinato e messo per la prima volta a disposizione degli studiosi. Il complesso dei documenti interrogati è relativo all’archivio storico, fotografico, grafico e audiovisivo collegati alle tre edizioni, VIII, IX e X  (1947; 1951; 1954).&#xD;
L’obiettivo è stato quello di indagare, in questo materiale per la maggior parte inedito, il ruolo e la funzione dell’aspetto degli allestimenti come modalità di autopresentazione dell’ente milanese, come veicolo di specifiche ideologie, come luogo di confronto con la contemporanea attenzione alle questioni museografiche e come elemento interpretativo inserito nel dibattito critico, storico artistico e progettuale dell’epoca. &#xD;
Questa varietà di punti di vista non ha escluso un’analisi della mostra come luogo di comunicazione, oggetto con valenze semiotiche, ma anche come proposta (sperimentale o fattuale) di progettazione dello spazio in rapporto al dibattito sui temi dell’allestimento espositivo e in relazione alla presenza in questi anni, tra i componenti delle commissioni e dell’organizzazione della Triennale, dei maggiori esponenti del dibattito intellettuale e progettuale italiano del periodo.&#xD;
La tesi è strutturata in due parti: la prima è costituita dall’analisi critica e dalla ricostruzione del dibattito, sulle scelte narrative e sugli allestimenti; la seconda è composta dalle schede tecnico-critiche degli allestimenti delle tre edizioni. &#xD;
La ricerca ha generato una serie di considerazioni su questi aspetti oltre ad aver assunto un ruolo integrativo di aggiornamento scientifico sulla base delle fonti, di ricostruzione storica dell’organizzazione, dello svolgimento e del dibattito delle singole edizioni e delle mostre considerate.; The work has been developed in the Milan Triennale archive, that has been recently reorganised and, for the first time, available for researchers. &#xD;
The documents of the three editions (1947-VIII; 1951-IX; 1954-X), belong to the historical, photographic, graphic and audio-visual archive.&#xD;
The purpose was to analyse in this mostly unpublished archive, the rule and the function of the exhibition design as a way to represent the institution and its  ideologies, as a comparison with contemporary museography,  and as a key to interpret the contemporary  historical, and artistic critical debate.&#xD;
The multi-thematic approach does not exclude an analysis of the exhibition as a means of communication with semiotic meanings, but also as an experimental or factual  attempt to conceive space in relation to the debate about exhibit design issues and to the active collaboration of the most important representatives of the contemporary Italian intellectual and architectural debate. &#xD;
This research is divided in two part: the first one is focused on the critical analysis and debate around the three editions and the exhibitions; the second one presents their technical and critical files. &#xD;
This study leads to a series of considerations on those aspects as far as a way to enrich the scientific knowledge based on an analysis of the sources, of the historical context, of the three editions and the exhibitions debate.</description>
      <pubDate>Sun, 28 Mar 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/1889/1353</guid>
      <dc:date>2010-03-28T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
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      <title>Dagherrotipi, ambrotipi, ferrotipi: 1842-1870. La collezione dello CSAC.</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1346</link>
      <description>Title: Dagherrotipi, ambrotipi, ferrotipi: 1842-1870. La collezione dello CSAC.
Authors: Bini, Elisa
Abstract: Punto di partenza della ricerca è la catalogazione della collezione di dagherrotipi, ambrotipi e ferrotipi dello CSAC. La collezione conta 244 dagherrotipi, 21 ambrotipi e 10 ferrotipi più il Fondo Laterza con oltre cento pezzi. Scopo della ricerca è stato quindi, in prima istanza, la catalogazione delle opere e la loro datazione. Il catalogo delle opere permette di risolvere il problema della cronologia mostrando come i dagherrotipi tramontano in Europa a fine anni ’50 ma negli Stati Uniti continuano ad essere utilizzati fino agli anni ’70. Le lastre, tranne alcuni casi, sono ritratti di singoli e di gruppi e sono per lo più anonime. L’eccezione più rilevante è costituita da un dagherrotipo attribuito a Brady o al suo studio. L’analisi delle tecniche della dagherrotipia, ambrotipia e ferrotipia è inoltre seguita da uno studio accurato dei contenitori che sottolineano la funzione di gioiello e pezzo unico di queste immagini fotografiche. La ricerca, più che puntare quindi sulla ricostruzione di singole personalità, tenta di proporre una lettura dei valori simbolici delle figure ritratte cercando di individuarne nel contempo i modelli. Organizzando la materia emerge che, se da un lato i ritratti mostrano un legame forte con la pittura ottocentesca e americana, dall’altro presentano un collegamento ad una tradizione ormai stabilizzata all’interno del genere stesso. Attraverso la lettura del catalogo delle opere dello CSAC ritroviamo un sistema di scritture fotografiche la cui analisi aiuta ad intraprendere un viaggio nella storia della fotografia americana dal 1842 al 1870, forse utile punto di partenza per affrontare nuovi percorsi di ricerca.; Starting point of my research is the cataloguing and the dating of the CSAC collection of daguerreotypes, ambrotypes and tintypes. The collection includes 244 daguerreotypes, 21 ambrotypes, 10 tintypes and the “Fondo Laterza” formed by more than 100 pieces. &#xD;
The cataloguing has shown as in Europe the use of the daguerreotypes declined at &#xD;
the end of the fifties but in the USA it went on until the seventies. The plates are almost anonymous and, except some of them, portrait single people or groups. An interesting exception is the presence of a daguerreotype by Brady or by his studio. My research focuses not only on the analysis of the techniques used for the daguerreotypes, the ambrotypes and the tintypes, but also on an accurate study of the cases which make precious every single photograph. The final aim is to point out the symbolic meaning &#xD;
of the portrayed subjects and the models to which they refer to more than to identify the artists.&#xD;
At the end it is obvious how the portraits, even if strictly related with the American painting of the XIX century , become an autonomous form of art with its own tradition. &#xD;
The analysis and reading of the CSAC collection is a journey to the history &#xD;
of the American photograph from 1842 to 1870 and it becomes the starting &#xD;
point and the stimulus for new studies.</description>
      <pubDate>Sun, 28 Mar 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/1889/1346</guid>
      <dc:date>2010-03-28T22:00:00Z</dc:date>
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      <title>Giuditta e la caduta dei tiranni. Dalle rivolte maccabeiche al secondo conflitto mondiale</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1344</link>
      <description>Title: Giuditta e la caduta dei tiranni. Dalle rivolte maccabeiche al secondo conflitto mondiale
Authors: Baldari, Niccolò
Abstract: La tesi analizza le riscritture drammaturgiche dell’episodio biblico del Libro di Giuditta in un arco temporale che va dalle rivolte maccabeiche (II sec  a. C) alla seconda metà del XX secolo. Le vicende bibliche di Giuditta e Oloferne vengono ovviamente adattate e interpretate in maniera differente secondo i contesti in cui vengono collocate, ma quasi sempre sono specchio dei diversi momenti della storia in cui un popolo è soggiogato dal dominio di un tiranno e a questo si ribella. Riprova di questo è la stretta connessione tra la stesura del Libro di Giuditta e le vicende storiche delle rivolte maccabeiche durante le quali il racconto viene scritto; in un periodo storico durante il quale il popolo ebraico aveva bisogno di essere incoraggiato nella resistenza e nella lotta politico-religiosa contro il tentativo di ellenizzazione della Giudea da parte dei Seleucidi. Tra gli autori presi in considerazione: Cesare Sacchetti; Andrea Ploti; Giovanni Francesco Alberti; Federico Della Valle; Pietro Metastasio; Friedrich Hebbel; Georg Kaiser; Carlo Terron.; The dissertation analyzes the plays inspired by the Book of Judith’s biblical episode, from the Maccabean Revolts (2nd century B. C.) to the second half of the 20th Century. Obviously the biblical vicissitudes of Judith and Holofernes have been adapted and reworked in different ways in different ages, despite this  it represent always the mirror of the historical times characterized by the people‘s rebellion against a tyrant.  Confirming this is the connection between the drawing up of the Book of Judith and the contemporary Maccabean revolts; a historical time where the Judaean  people needed  to be encouraged to continue the resistance and the political-religious fight against the Hellenization wanted by the Seleucids.  Among the authors analyzed: Cesare Sacchetti; Andrea Ploti; Giovanni Francesco Alberti; Federico Della Valle; Pietro Metastasio; Friedrich Hebbel; Georg Kaiser; Carlo Terron.</description>
      <pubDate>Sun, 28 Mar 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/1889/1344</guid>
      <dc:date>2010-03-28T22:00:00Z</dc:date>
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      <title>San Savino a Piacenza e il mito del romanico lombardo "restaurato"</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1343</link>
      <description>Title: San Savino a Piacenza e il mito del romanico lombardo "restaurato"
Authors: Babboni, Stefania
Abstract: La basilica e il monastero benedettino di San Savino a Piacenza sono testimonianze sicure di un esteso quanto ambizioso intervento architettonico dietro cui si è legge l’azione di ambiziosi mecenati che, a partire dall’XI secolo, hanno riproposto il culto di un santo vescovo, defensor civitatis, investendo sul rilancio di un’antica basilica suburbana, sorta sui resti di una necropoli romana. La posizione isolata ma al tempo stesso vicina al centro abitato ha assicurato la fortuna del cenobio, che diviene un importante polo di aggregazione per lo sviluppo del tessuto della città medioevale, tanto da trasformare l’area circostante da suburbio a vicinia. La ricostruzione della basilica di San Savino avviene in un periodo in cui l’accresciuto potere vescovile, mediatore tra egemonia imperiale e papale, investe sul cenobio benedettino, facendo ricorso a immagini atte a esprimere la posizione di mediazione che il complesso saviniano ha assunto nei confronti del potere religioso e imperiale. Il complesso benedettino rientra, del resto, nel quadro di una politica imperiale volta al controllo della feudalità laica ed alla riforma morale della chiesa, perseguita favorendo il consenso attorno alle gerarchie ecclesiastiche e creando condizioni favorevoli all’aumento del potere politico dei vescovi. A seguito di una dettagliata lettura di inediti documenti di restauro, si è potuto stabilire che il “romanico lombardo” tanto esaltato nella fabbrica piacentina è una conseguenza della ricostruzione filologica dei restauratori. In San Savino convergono in realtà un insieme di modelli, una fusione di convenzioni, che hanno reso “atipica” la basilica saviniana dal contesto locale, tanto che la critica l’ha posta spesso all’origine del “romanico” detto “piacentino”. Con la fabbrica saviniana assistiamo dunque alla messa in opera di modelli architettonici, plastici, musivi, perfettamente compatibili con la riforma ecclesiastica: questi dovevano esprimere il rafforzamento politico-territoriale del vescovo e, insieme, l’espansione del movimento monastico benedettino appoggiato dall’autorità imperiale.; The basilica and Benedictine monastery of San Savino in Piacenza are sure evidence of an extensive  and ambitious architectural intervention behind which  is readable the action of ambitious patrons who, in the eleventh century, have revived the worship of a holy bishop, the defensor civitatis, investing in suburban revival of an ancient suburban basilica, built over the remains of a Roman necropolis. The remote location, but at the same time near the town, has secured the fortune of the monastery, which became an important pole of aggregation for the development of the fabric of the medieval city, much to transform the surrounding area as a suburban neighbors. The reconstruction of the basilica of San Savino comes at a time when the increased power of the bishop, the mediator between the imperial and papal supremacy, invests in the Benedictine monastery, using images designed to express the position of mediation that the Savinian complex has taken towards religious and imperial power. Moreover, the Benedictine complex falls as part of an imperial policy aimed to the control of secular feudalism and the moral reform of the church, pursued by fostering consensus around the church hierarchy and creating the  favorable conditions  for an increased political power of the bishops. Following a detailed reading of unpublished documents of restoration, it was possible to established that the "Lombard Romanesque" so exalted in the works Piacenza is nothing but a consequence of philological reconstruction by the restorers. In San Savino converge a set of models, a fusion of international conventions, which have made the church saviniana "unusual"  to the local context, so that the criticics has often asked the origin of  the so called  “Piacentine Romanesque". With the Savinian factory we are thus witnessing the implementation of architectural models, scale models, mosaics, perfectly compatible with the reformed church: these were asked to express political and territorial reinforcement of the bishop and as well the expansion of the Benedictine monastic movement supported by the  Imperial authority.</description>
      <pubDate>Sun, 28 Mar 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/1889/1343</guid>
      <dc:date>2010-03-28T22:00:00Z</dc:date>
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      <title>Il vescovo Arimanno e la Riforma nella parte orientale della diocesi di Brescia</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1012</link>
      <description>Title: Il vescovo Arimanno e la Riforma nella parte orientale della diocesi di Brescia
Authors: Stroppa, Francesca
Abstract: Lo scopo di questa ricerca è comprendere come si manifesta il programma della Riforma gregoriana nella circoscrizione bresciana, attraverso un’analisi dettagliata delle chiese romaniche individuate nell’area orientale della diocesi di Brescia. In particolare il lavoro ha cercato di cogliere come il vescovo Arimanno, tra fine XI secolo e inizio XII secolo, attua il progetto, quali soluzioni predilige e quale valore attribuisce alla porzione ad oriente, rispetto al resto della diocesi. L’intento, pertanto, è stato quello di storicizzare il territorio e di evincere dalle tracce lasciate nei monumenti le attività politiche del presule riformatore, proponendo una nuova lettura che si distacca, in parte, dalla tradizione storiografica influenzata dai saggi del maggior studioso che si è occupato del romanico bresciano, Gaetano Panazza.; This study examines the realization of the Gregorian Reform in the Brescia territory , through a detailed analysis of the Romanesque churches of the diocese.  In particular it tries to point out how the  project was carried out by the bishop Arimannus towards the end of the 11th century and the beginning of the 12th , the  solutions he preferred  and  the  importance he put on the east  side of the diocese above the rest of the area.  The aim is to offer a historical reading of the territory  and to infer the political activity of the bishop reformer from what traces of it are left on the monuments and buildings of the area.  A new interpretation , in part differing from the one given by the most important scholar of Romanesque art in the Brescia territory, Gaetano Panazza, and his followers,  is thus proposed.</description>
      <pubDate>Sat, 28 Feb 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/1889/1012</guid>
      <dc:date>2009-02-28T23:00:00Z</dc:date>
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