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    <title>DSpace Collection:</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/638</link>
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    <pubDate>Wed, 22 May 2013 19:25:21 GMT</pubDate>
    <dc:date>2013-05-22T19:25:21Z</dc:date>
    <item>
      <title>Il ruolo delle risposte relazionali derivate nella promozione dei comportamenti non direttamente istruiti</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1821</link>
      <description>Title: Il ruolo delle risposte relazionali derivate nella promozione dei comportamenti non direttamente istruiti
Authors: Cattivelli, Roberto
Abstract: I contributi di ricerca qui riportati, per quanto prevalentemente costituiti da indagini preliminari e studi pilota, si prospettano come un primo tentativo di contribuire, per quanto marginalmente, al dibattito in corso all’interno delle tradizioni della Behavior Analysis relativo al ruolo delle Risposte Relazionali Derivate o DRR nella definizione e nello studio del comportamento umano, anche e soprattutto dei suoi aspetti di maggior complessità. &#xD;
L’analisi delle interazioni con esemplari multipli (Multiple Exemplar Training - MET) è quindi il filo conduttore che lega gli studi qui di seguito presentati, alcuni anche parecchio differenti per ambito ma volti tutti a promuovere risposte non direttamente istruite, ovvero “nuove”.&#xD;
Per la Relational Frame Theory il ruolo del Derived Relational Responding è assolutamente centrale per l’esistenza umana, tanto che l’RFT stessa si connota come un approccio contestualista e funzionalista allo studio del linguaggio e della cognizione attraverso l’analisi dei Relational Frame, che altro non sono che operanti relazionali di ordine superiore, ovvero DRR ulteriormente organizzatesi in repertori ancora più complessi, mutevoli e flessibili. &#xD;
In questi studi, abbiamo analizzato l’area del comportamento verbale complesso applicando il MET alla produzione nelle descrizioni, cercando di ampliare ed arricchire i repertori dei soggetti partecipanti dello studio. Anche per la ricerca sulla lettura il focus è stato di questo tipo, sviluppando un training che trasferisse il suo effetto anche a contesti in cui non era stato sottoposto. L’ultima ricerca costituisce una piccola eccezione, trasportando le procedure ad un contesto clinico dove le evidenze dell’applicazione di strategie MET sono ben più condivise, grazie alla crescente popolarità di due approcci nati all’interno della prospettiva comportamentale, la Functional Analytic Psychotherapy (FAP) e l’Acceptance and Commitment Therapy (ACT). Proprio quest’ultima si propone come tecnologia clinica derivata direttamente dall’RFT ed è oggetto di un sempre crescente interesse, sia dal punto di vista mediatico che all’interno della comunità scientifica. &#xD;
Malgrado la notevole mole di evidenze lo studio proposto si connota per un’ottica estremamente sperimentale nell’applicazione di una tecnologia MET che non sia semplicemente una “metafora” ma un’applicazione sistematica. &#xD;
I risultati sembrano promettenti in tutti e tre gli studi, ma occorreranno ulteriori approfondimenti, studi più sistematici ancora e una notevole mole di replicazioni per poter iniziare a sviluppare applicazioni e procedure MET in campo educativo, e più in generale, per produrre cambiamenti socialmente significativi.</description>
      <pubDate>Sat, 31 Dec 2011 23:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/1889/1821</guid>
      <dc:date>2011-12-31T23:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Monitoraggio e screening delle prime fasi d’apprendimento della lettura: contributo per la validazione italiana del metodo CBM (curriculum based measurement)</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1819</link>
      <description>Title: Monitoraggio e screening delle prime fasi d’apprendimento della lettura: contributo per la validazione italiana del metodo CBM (curriculum based measurement)
Authors: Colombo, Petra
Abstract: La tesi della dott.ssa Petra Colombo si focalizza sullo studio del CBM (curriculum-based measurement), una nuova proposta specifica sul tema della misurazione e della valutazione dell’apprendimento. Questo metodo trova il suo fondamento teorico-metodologico nella psicologia comportamentale dell’educazione, in un approccio evidence-based, e segna il passaggio, nella valutazione del rendimento e della performance degli studenti, da un approccio tradizionale che valuta il rendimento in base all’aderenza del soggetto ad una norma finale condivisa da raggiungere&#xD;
ad una prospettiva che si concentra sul monitoraggio dei progressi, in modo da ottenere una valutazione più dinamica e più indicativa dell’evoluzione delle competenze dello studente (Messick, 1989). Nella pratica didattica tradizionale raramente valutazione e monitoraggio dei progressi dello studente vengono basati su protocolli scientificamente validati, costruire protocolli CBM porta un contributo in tal senso. Fino a trent’anni fa, l'approccio dominante per il monitoraggio dei progressi di un allievo era la misurazione della “mastery”, cioè la padronanza del compito. Verso la fine degli anni ‘70, Stanley Deno dell’ Institute For Resarch on Learning Disabilities (IRLD) dell'Università del Minnesota, ha dato il via ad un programma sistematico di ricerca sulle caratteristiche tecniche, le sfide logistiche, e l'efficacia istruttiva del monitoraggio dei progressi (Fuchs, 2004). Il focus d’interesse iniziale di questo programma di ricerca era la misurazione della “mastery”, ma sono rapidamente emerse diverse difficoltà tecniche. Per esempio, per valutare la “mastery” di un'abilità specifica, ogni test criteriale fa riferimento alla misurazione di una sola abilità. Ma una valutazione di questo tipo è potenzialmente ingannevole, perché molti soggetti con basso rendimento possono leggere adeguatamente parole CVC (consonante vocale consonante) se sanno che tutte le parole sulla pagina si conformano a tale modello. Ma se un test include parole con diversi modelli fonetici (come accade il più delle volte nelle verifiche finali e nel mondo reale), questi stessi studenti non sono più in grado di eseguire il compito con lo stesso livello di competenza che si riteneva acquisita (Fuchs, 2004). Questo mette in discussione l’assunto alla base della misurazione di “mastery” secondo cui il raggiungimento di diversi obiettivi “a breve termine” o “parziali”  si integra in una più ampia competenza; e fa emergere la necessità di rivalutare la relazione tra i singoli obiettivi testati durante l’anno ed una performance finale valutata più globalmente. Per fornire una risposta a questo problema, Deno (1985) ha concettualizzato un approccio alternativo ai fini del monitoraggio dei progressi: il curriculum based measurement (CBM). Una sfida chiave nello sviluppo del CBM è quindi identificare compiti di valutazione che integrino simultaneamente le varie abilità richieste per la prestazione competente di fine d'anno (Fuchs, 2004). Deno, et al. (1982) hanno identificato la “passage reading fluency”, la fluenza nella lettura di un brano (ORF: “oral reading fluency"), come compito chiave del protocollo CBM per la lettura. . Gli autori hanno dimostrato come la correlazione di questo compito con criteri di misura riconosciuti, sia significativamente più alta rispetto ad altri potenziali compiti CBM. Concettualmente, ha senso che la fluenza di lettura sia un indicatore robusto di competenza di lettura globale. Per quanto riguarda lo sviluppo della tesi dottorale della candidata, bisogna sottolineare un primo aspetto di criticità: su questo argomento non è presente letteratura né materiale specifico in lingua italiana, non è quindi possibile avvalersi di prove che siano già state validate o comunque sottoposte ad un qualche tipo di sperimentazione. Il primo passo deve quindi necessariamente essere quello di creare e validare del materiale adeguato. Data la ridotta disponibilità di risorse, ho scelto di concentrarmi su un solo specifico obiettivo, anche se senz’altro ridotto rispetto al più ampio “mondo del CBM”, in modo da poter effettuare una ricerca quanto più possibile accurata. La ricerca  è quindi circoscritta ad un solo compito (lettura) per una sola fascia d’età (2’ elementare).  E l’obiettivo è perciò: validazione di materiale utile alla creazione di protocolli per il monitoraggio e la valutazione dell’abilità di lettura in soggetti della classe 2’ di scuola primaria. I soggetti coinvolti sono bambini delle classi prime, seconde e terze della scuola primaria, 104 per il primo studio, 86 per il secondo e 100 per la terza fase. Per la costruzione dei protocolli si è così proceduto: da 150 brani complessivi, tratti da libri di lettura e testi scolastici adottati nelle scuole per la fascia d’età considerata, sono stati estratti in modo randomizzato 30 brani (lunghezza media: 153,44 parole per 307,74 sillabe). Il materiale testato si compone inoltre di 15 prove MAZE costruite ad hoc (si tratta di un brano in cui ogni settima parola è sostituita da una parentesi con un set di tre parole tra cui scegliere). La somministrazione dei brani è stata effettuata nell’arco dell’ultimo mese di scuola (maggio-giugno 2010) cioè nel periodo in cui abitualmente vengono condotti gli screening di fine anno: questo perché il proposito, in questa fase di ricerca, era di valutare la validità dei singoli brani rispetto alla prestazione finale richiesta. Ai soggetti sono state somministrate inoltre delle prove standardizzate (MT e liste COST). L’analisi di questo primo materiale raccolto, ha permesso di perfezionare il materiale stesso e le modalità di somministrazione, adottando alcuni accorgimenti per il secondo studio effettuato nel 2011 (maggio-giugno). Ad ottobre 2011 è stato effettuata un’ulteriore raccolta dati, la terza fase delle studio, somministrando i brani anche un campione di soggetti della classe 2’ di scuola primaria all’inizio dell’anno scolastico, oltre alle prove MT sia per la classe 2’ che per la classe 3’. Gli studi hanno confermato alcune ipotesi presenti in letteratura, come, ad esempio, l’efficienza di una sola somministrazione CBM al posto di tre prove di lettura (Ardoin et al.,2004). L’analisi dei dati raccolti permette inoltre di selezionare, tra il materiale testato, quali brani sono più indicati per la creazione di un protocollo CBM in lingua italiana.</description>
      <pubDate>Sat, 31 Dec 2011 23:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/1889/1819</guid>
      <dc:date>2011-12-31T23:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Tendenze e stili adolescenziali devianti e dinamiche familiari</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1818</link>
      <description>Title: Tendenze e stili adolescenziali devianti e dinamiche familiari
Authors: La Marca, Sarah
Abstract: Lo studio condotto ha fornito alcuni spunti di riflessione che riguardano il costrutto dell’affettività e la sua trasmissione intergenerazionale. Gli affetti, o meglio i comportamenti affettivi, sono sempre più oggetto di interesse della ricerca empirica, la quale li definisce come modelli psicofisiologici di comportamento che comprendono una specifica valutazione cognitiva. Per Kernberg (1992), invece, la qualità soggettiva degli affetti definisce ogni individuo nella sua singolarità. Il nostro studio ha cercato di contribuire alla comprensione dell’affettività, attraverso il canale familiare: nonostante i numerosi cambiamenti che hanno interessato la famiglia, potremmo sostenere che la famiglia sembra ancora essere il primo modello da cui l’individuo apprende le sue prime e più importanti modalità relazionali. Questo aspetto è da tenere presente se si pensa come alcuni autori hanno sottolineato, negli ultimi anni, il passaggio dalla “famiglia etica” alla “famiglia affettiva” (Pietropolli Charmet, 2000; Scabini &amp; Cigoli, 2000). L’obiettivo di questa nuova famiglia sembra essere l’importanza di basarsi sulla costruzione delle relazioni piuttosto che concentrarsi sulle regole. I nostri soggetti a rischio sembrano essere quei ragazzi ai quali manca questo particolare aspetto, poiché paiono sprovvisti di una corretta trasmissione dell’affettività.</description>
      <pubDate>Wed, 29 Feb 2012 23:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/1889/1818</guid>
      <dc:date>2012-02-29T23:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Valutazione dell'Efficacia e dell'Efficienza delle procedure d'istruzione per Prove Discrete rispetto a Pratica Deliberata</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1817</link>
      <description>Title: Valutazione dell'Efficacia e dell'Efficienza delle procedure d'istruzione per Prove Discrete rispetto a Pratica Deliberata
Authors: Berardo, Federica
Abstract: La letteratura indica come, sia la procedura per Prove Discrete che quella per Pratica Deliberata siano state impiegate per insegnare molteplici competenze e per promuoverne livelli ottimali di emissione attraverso la pratica ripetuta (Kessissoglou e Farrel, 1995; Binder, 1996; Singer-Dudek e Greer, 2005). Il confronto degli effetti di apprendimento, del tempo di pratica istruttiva e delle variabili coinvolte nelle due procedure, risulta essere controversa e di difficile valutazione (Kuhn e Stahl 2003; Doughty, Chase e O’Shields, 2004). In questo senso risulta indispensabile una analisi degli indici di Efficacia ed Efficienza, i quali vanno di pari passo nel contribuire a definire la validità empirica ed ecologica di un programma istruzionale (Gettinger e Seibert 2002; Fabrizio e Pahl, 2002; Doughty, Chase e O’Shields, 2004; Pocock, 2006).&#xD;
All’interno delle indagini condotte, l’Efficacia è stata operazionalizzata in termini di effetti di apprendimento e, nello specifico, di Ritenzione poiché è quello che in misura maggiore è stato studiato non solo dal filone di ricerca relativo alle procedure fluency based (Binder, 1996; Kubina e Morrison, 2000; Hanratty e Greer, 2000; Eshleman, 2001; Binder e al., 2002; Binder, 2003; Kubina e Starlin, 2003) ma anche dagli studi classici sul Superapprendimento (Schendel e Hagman, 1982; Driskell, Willis e Cooper, 1992; Rohrer e al., 2005; Pashler e al., 2007). &#xD;
Il livello di Efficienza è stato invece misurato in termini di Tempo Effettivo di pratica e  di Substantive Engagement (Nystrand e Gamaron, 1991; Gettinger e Stoiber, 1999). Gettinger e Seibert 2002).&#xD;
Gli studi, svolti secondo un disegno sperimentale a soggetto singolo, hanno coinvolto un campione di 12 partecipanti  a sviluppo tipico e di 6 studenti con ritardo mentale.&#xD;
Le indagini condotte indicano come la procedura per Pratica Deliberata, che è alla base della didattica fluency based, porti al raggiungimento degli obiettivi prefissati in maniera più efficiente rispetto alla procedura per Prove Discrete, a parità di opportunità di apprendimento fornite agli studenti. L’esplorazione degli indici di efficacia, apre a nuove prospettive di analisi e di discussione. Infatti, nelle prove di retention, alle significative differenze nelle frequenze di emissione di risposta non si accompagnano altrettanti indici chiari di discrepanza nelle percentuali di errore. Rimane indiscusso invece, il valore che mantiene l’implementazione di una procedura di Pratica Deliberata in qualità di strumento completo costituito da un’insieme di componenti che congiuntamente portano in breve tempo al raggiungimento di obiettivi mirati e rilevanti.</description>
      <pubDate>Wed, 29 Feb 2012 23:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/1889/1817</guid>
      <dc:date>2012-02-29T23:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>L'autonomia emotiva in adolescenza. Separazione, individuazione e solitudine</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1816</link>
      <description>Title: L'autonomia emotiva in adolescenza. Separazione, individuazione e solitudine
Authors: Musetti, Alessandro
Abstract: Oggetto del presente lavoro è la relazione tra l’autonomia emotiva dai genitori e l’esperienza solitaria degli adolescenti. La tesi si articola in due sezioni, una di natura teorica e una di ricerca.&#xD;
Nella sezione teorica si presenta lo stato dell’arte degli studi sull’autonomia emotiva e sull’esperienza solitaria in adolescenza inquadrandoli all’interno della cornice concettuale del secondo processo di separazione/individuazione e nella tematica generale del processo di autonomizzazione dei giovani. L’analisi della letteratura mostra alcune controversie sorte dal modello originario di autonomia emotiva proposto da Steinberg e Silverberg (1986) relative sia alle proprietà psicometriche dello strumento di valutazione proposto dagli Autori (EAS – Emotional Autonomy Scale) sia alle associazioni tra autonomia emotiva e adattamento psicologico. La proposta di un nuovo modello di autonomia emotiva fatta da Beyers, Goossens, Van Calster, e Duriez (2005) ha attirato l’attenzione dei ricercatori interessati al dibattito internazionale sul tema noto come “detachment debate” (Silverberg &amp; Gondoli, 1996). Tale modello rifocalizza l’attenzione sul processo di separazione degli adolescenti distinguendo tra una più adattiva Separazione e un più controverso Distacco dai genitori. Lo stato dell’arte degli studi sulla solitudine degli adolescenti, dall’altra parte, mostra come accanto a un filone di ricerche che considera la solitudine come una condizione “a rischio” stia prendendo piede anche una prospettiva più recente che considera la solitudine anche come possibile risorsa anche nel processo di separazione dalle figure genitoriali. In particolare questi ultimi studi hanno utilizzato metodologie multidimensionali che permettono di distinguere tra aspetti positivi e negativi dello stare soli. &#xD;
La seconda sezione della tesi è di pianificazione e di esecuzione metodologica. In questa parte si presentano i tre studi empirici condotti.&#xD;
Il primo studio è un contributo alla validazione italiana dell’Emotional Autonomy Scale (Steinberg &amp; Silverberg, 1986) secondo il modello fattoriale di Beyers et al. (2005). Lo strumento è stato somministrato a un gruppo di 1223 partecipanti di età tra i 13 e i 20 anni del Nord e del Sud Italia. In primo luogo sono state confrontate tramite analisi fattoriale confermativa la struttura originaria a quattro fattori (Deidealizzazione genitoriale, Percezione dei genitori come persone, Non dipendenza dai genitori, Individuazione) di Steinberg e Silverberg (1986) e la struttura fattoriale con sette fattori di primo ordine (Deidealizzazione, Non dipendenza, Non imitazione, Privacy, Indifferenza percepita, Diffidenza e Alienazione percepita) e due fattori di secondo ordine (Separazione e Distacco) proposta da Beyers et al. (2005). I risultati mostrano che il modello fattoriale più recente mostra indici di Fit moderatamente migliori rispetto al modello originario. In secondo luogo sono state valutate le distribuzioni dei punteggi delle dimensioni del modello di autonomia emotiva rispetto al fattore genere e al fattore età. In questo caso i risultati hanno mostrato punteggi più alti di Separazione al crescere dell’età e punteggi più alti di Distacco per le fasce di età più basse. Non sono state riscontrate invece differenze significative tra maschi e femmine.&#xD;
Il secondo studio si è focalizzato in modo più diretto sul rapporto tra l’autonomia emotiva e l’esperienza solitaria dei giovani. Al gruppo di soggetti che ha partecipato alla standardizzazione dell’Emotional Autonomy Scale (Steinberg &amp; Silverberg, 1986) nel contesto italiano sono stati somministrati due ulteriori strumenti per ottenere una valutazione multidimensionale dell’esperienza solitaria: il Louvain Loneliness Scale for Children and Adolescents (LLCA – Marcoen, Goossens, &amp; Caes, 1987; versione italiana di Melotti, Corsano, Majorano, &amp; Scarpuzzi, 2006) e il Frequency of and Autonomy for Solitary and Interpersonal Behavior (FASIB – Beiswenger, 2008). Quest’ultimo strumento, non essendo mai stato utilizzato nel contesto italiano, ha richiesto un’analisi preliminare che ha confermato le proprietà psicometriche originali. A questo punto si è passati a prendere in esame l’obiettivo principale del lavoro. In primo luogo sono state condotte delle analisi correlazionali che hanno mostrato una relazione tra entrambe le dimensioni dell’autonomia emotiva, la Separazione e il Distacco, e un maggiore sentimento di solitudine nei confronti dei genitori. In secondo luogo, sulla base di queste due dimensioni, sono stati costruiti cinque profili di autonomia emotiva (“non ancora separati”, “distaccati”, “tipici”, “separati” e “ambivalenti”) che hanno mostrato un’associazione tra la dimensione del Distacco e un alto sentimento di solitudine nei confronti dei pari.&#xD;
In ultima analisi è stato condotto un terzo studio di confronto tra un gruppo a sviluppo atipico  (definito dalla presenza di condotte di abuso di sostanze stupefacenti) e il gruppo di adolescenti a sviluppo tipico, prendendo ancora una volta in esame le dimensioni dell’autonomia emotiva e dell’esperienza solitaria. I risultati hanno mostrato punteggi significativamente più alti di Separazione negli adolescenti a sviluppo tipico e punteggi significativamente più alti di Distacco negli adolescenti abusanti. Questi ultimi partecipanti hanno mostrato anche un sentimento di solitudine nei confronti dei pari più elevato. Le analisi condotte su questi dati mediante la curva ROC hanno evidenziato che le dimensioni della Separazione e del sentimento di solitudine sperimentato nei confronti dei pari permettono di discriminare tra i due gruppi.&#xD;
Nel complesso i dati presentati in questo lavoro permettono di confermare e al contempo di sviluppare ulteriormente il modello di autonomia emotiva adolescenziale proposto da Beyers at al. (2005). Se da un lato vengono confermate le dimensioni del costrutto preso in esame, dall’altro lato, i dati nel loro insieme chiariscono meglio le due tendenze del processo di separazione adolescenziale: una tendenza più tipica orientata alla separazione è connessa ad elevati sentimenti di solitudine nei confronti dei genitori che sono sperimentati come “prezzo per individuarsi” Csikszentmihalyi &amp; Larson (1984, p. 187), e una tendenza più controversa orientata al distacco è associata a maggiore disagio ed è collegata ad elevati sentimenti di solitudine nei confronti dei pari.; Theme of this work is the relationship between emotional autonomy from parents and solitude of adolescents. The thesis is divided into two sections, one theoretical and another of empirical research. The theoretical section presents literature about emotional autonomy and experiences of solitude in adolescence, setting them within the conceptual framework of the second process of individuation and the general theme of adolestents’ autonomization. Analysis of the literature shows some controversy arose from the original model of emotional autonomy proposed by Steinberg and Silverberg (1986), related to the psychometric properties of the assessment instrument proposed by the authors (EAS – Emotional Autonomy Scale) and the associations found between emotional autonomy and psychological adjustment. The proposal for a new model of emotional autonomy made by Beyers, Goossens, Van Calster, and Duriez (2005) has attracted the attention of researchers interested in the international debate on the subject known as “detachment debate” (Silverberg &amp; Gondoli, 1996). This model refocuses attention on the separation process, differentiating between a more adaptive “Separation” and a more controversial “Detachment” of adolescents from parents. State of the art studies on the loneliness of adolescents, on the other hand, show how, alongside a line of research that considers loneliness as an “at risk” condition, it is also gaining the perspective that considers loneliness even as a possible source of separation from parental figures. In particular, recent studies have used multidimensional methods that differentiate between positive and negative aspects of being alone.&#xD;
The second section of the thesis is the planning and execution of the methodology. In this section we present three empirical studies. The first study is a contribution to the Italian version of the Emotional Autonomy Scale (Steinberg &amp; Silverberg, 1986) according to the factor model by Beyers et al. (2005). The assessment was applied to a group of 1223 participants aged between 13 and 20 years in the North and South of Italy. First, original structure with the four factors (Perceives parents as people, Parental deidealization, Nondependency on parents and Individuation) by Steinberg and Silverberg (1986) and the factor structure with seven first- order factors (De-idealization, Non-dependency, Non-imitation, Privacy, Perceived ignorance, Distrust and Perceived alienation) and two second-order factors (Separation and Detachment) proposed by Beyers et al. (2005), were compared using confirmatory factor analysis. The results show that the most recent factorial model shows a slightly better fit indices than the original model. Second, we evaluated the distributions of scores of emotional dimensions of the autonomy model with respect to the gender and age factors. In this case, the results showed higher separation scores with increasing age and high detachment scores for lower age groups. Instead there were no significant differences between males and females.&#xD;
The second study focused more directly on the relationship between emotional autonomy and the solitary experience of adolescents. Solitude was assessed in a multidimensional way. We administered two additional instruments to the group of subjects who participated in the standardizated Italian&#xD;
Emotional Autonomy Scale (Steinberg &amp; Silverberg, 1986): the Louvain Loneliness Scale for Children and Adolescents (LLCA - Marcoen, Goossens, &amp; Caes, 1987, the Italian version of Melotti, Corsano, Majorano, &amp; Scarpuzzi, 2006) and the Frequency of and Autonomy for Solitary and Interpersonal Behavior (FASIB - Beiswenger, 2008). The second instrument, having never been used in the Italian context, prompted a preliminary analysis, which confirmed the original psychometric properties. At this point we could consider the main objective of the work. The first correlational analysis was conducted and showed a relationship between emotional autonomy in both dimensions, namely Separation and Detachment, and a greater feeling of loneliness towards parents. Secondly, based on these two dimensions, five profiles of emotional autonomy were constructed (“not yet separated”, “detached”, “typical”, “separated” and “ambivalent”) that have shown an association between detachment and loneliness towards peers.&#xD;
In the last study we compared an atypical development group (defined by the presence of substance abuse) against a group of typically developing adolescents, taking again into consideration the emotional dimensions of emotional autonomy and solitary experience. The results showed significantly higher Separation scores for typically developing adolescents and significantly higher Detachment for abusing adolescents. Abusers also showed a higher loneliness in peer relations. The analysis conducted on these data using the ROC curve showed that the dimensions considered discriminate between the two groups.&#xD;
Overall, the data presented in this paper enable us to confirm, yet also suggests further development of the emotional autonomy model proposed by Beyers et al. (2005). If the main dimensions of the model under consideration were confirmed, then the two trends considered together explain most of the adolescent process of separation: a trend-oriented typical separation is associated with elevated feelings of loneliness towards parents, because “loneliness is the price to pay for individuation” Csikszentmihalyi &amp; Larson (1984, p. 187), and a tendency to more controversial-oriented detachment is associated with more distress and is linked to elevated feelings of loneliness in relation to their peers, and in general problems with social relationships.</description>
      <pubDate>Wed, 28 Mar 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/1889/1816</guid>
      <dc:date>2012-03-28T22:00:00Z</dc:date>
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    <item>
      <title>La coscienza delle emozioni: l'Alessitimia fra normalità e patologia</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1815</link>
      <description>Title: La coscienza delle emozioni: l'Alessitimia fra normalità e patologia
Authors: Fante, Chiara
Abstract: Attualmente l'Alessitimia è concettualizzata come un costrutto a molte sfaccettature, sebbene le&#xD;
caratteristiche riconosciute come “salienti” siano estremamente connesse anche da un punto di vista&#xD;
logico: la capacità di comunicare agli altri le proprie emozioni e ovviamente dipendente dalla&#xD;
capacità di riconoscerle, differenziarle (Taylor, Bagby, Parker, 1997). Dalla prima formulazione del&#xD;
costrutto, l'attenzione dei ricercatori si è focalizzata sull'individualizzazione delle caratteristiche&#xD;
alessitimiche prevalentemente in campioni di pazienti affetti da disturbi psicosomatici e sulla&#xD;
possibilità di considerare l'Alessitimia un tratto stabile della personalità individuale. Solo&#xD;
recentemente le ricerche sperimentali hanno individuato aspetti relativi alla dimensione alessitimica&#xD;
nella popolazione generale (Loas e coll., 1993) e in particolari gruppi psicopatologici, evidenziando&#xD;
la presenza di sintomi in soggetti affetti da Disturbi Alimentari, Disturbo Post traumatico da Stress,&#xD;
Disturbo Depressivo e di Personalità (Caretti, La Barbera, 2005); tali evidenze empiriche&#xD;
suggeriscono la possibilità di considerare l'Alessitimia come una dimensione clinica&#xD;
transdiagnostica lungo un continuum, dalla normalità alla patologia. Particolare attenzione viene poi&#xD;
riservata dalla comunità scientifica allo studio dei processi implicati nella genesi di tale deficit,&#xD;
evidenziando come le teorie sullo sviluppo emozionale affermino l'importanza della dimensione&#xD;
interpersonale per il buon funzionalento individuale adulto (Liotti, 2005; 2011).&#xD;
Nel presente lavoro e stata quindi accolta tale concettualizzazione, verificando alcune ipotesi in tre&#xD;
campioni differenti, in giovani adulti appartenenti alla popolazione generale e in assenza di&#xD;
patologie organiche e psichiatriche, in una popolazione costituita da soggetti che avevano subito un&#xD;
intervento di rivascolarizzazione miocardica, in un gruppo di pazienti affetti da Disturbi del&#xD;
Comportamento Alimentare con comorbilità in Asse II e “non Responder” rispetto ai trattamenti&#xD;
terapeutici protocollati per tale psicopatologia.&#xD;
Studio I&#xD;
Materiali e metodo: ad un camione di giovani soggetti adulti, maschi e femmine (N=211), sono stati&#xD;
somministrati il Temperament and Character Inventory (TCI di Cloninger, 1994), la Toronto&#xD;
Alexithymia Scale (TAS-20 di Bagby, Taylor e Parker, 1994), in associazione con uno strumento&#xD;
self-report per la valutazione del funzionamento interpersonale (Inventario della Competenza&#xD;
Sociale, Galeazzi &amp; Franceschina, 1995) al fine di verificare quali variabili di personalità sono in&#xD;
grado di predire le caratteristiche alessitimiche e se il deficit nel riconoscimento e descrizione delle&#xD;
emozioni è associato ad un peggiore funzionamento nelle relazioni.&#xD;
Risultati: la percentuale di soggetti alessitimici del campione risulta piuttosto alta (12% alessitimici,&#xD;
32% borderline). Le dimensioni in grado di predire il punteggio Totale alla TAS-20 sono risultate&#xD;
l’Alto Evitamento del Danno, Bassa Dipendenza dalla Ricompensa e bassa Auto-Direzionalità.&#xD;
L’Alessitimia è in grado di predire in maniera significativa maggiore sensibilità sociale e&#xD;
dipendenza dal contesto, minori livelli di autostima percepita nelle relazioni e minore abilità di&#xD;
coping. Un differente pattern personologico è risultato associato alla scala PO della TAS-20 (bassa&#xD;
Dipendenza dalla ricompensa, bassa Persistenza, bassa Coscienziosità). Il Pensiero Operatorio è&#xD;
risultato inoltre associato a minore empatia e sensibilità emotiva.&#xD;
Studio II&#xD;
Materiali e metodo: ad un camipone di 85 soggetti affetti da patologia cardiaca, a distanza di un&#xD;
anno da un intervento di rivascolarizzazione miocardiaca, è stata somministrata la Toronto&#xD;
Alexithymia Scale (TAS-20 di Bagby, Taylor e Parker, 1994), uno strumento self report per la&#xD;
rilevazione del malessere psicologico percepito (Symptom Questionnaire; SQ di Kellner, 1977) e&#xD;
uno strumento per la valutazione di comportamenti stress-correlati (Pisa Stress questionnaire; PSQ&#xD;
di Pruneti, 2002) al fine di verificare l’eventuale presenza di caratteristiche alessitimiche e la loro&#xD;
correlazione con sintomi psicologici e comportamenti a rischio per la salute.&#xD;
Risultati: la percentuale di pazienti alessitimici è risultata piuttosto alta (15% alessitimici; 21%&#xD;
borderline). L’Alessitimia è risultata correlata a tutte le dimensioni di malessere psicologico (Ansia,&#xD;
Depressione, Sintomi Somatici e ostilità) e ad alcuni comportamenti disfunzionali, quali la tendenza&#xD;
alla troppa precisione. Sia i comportamenti stress-correlati (PSQ) che l’Alessitimia (TAS-20 TOT)&#xD;
sono risultati dei predittori significativi dei sintomi psicologici riferiti (SQ TOT). Da un’analisi di&#xD;
regressione multipla si evidenzia che l’Alessitimia media l’effetto dei comportamenti disfunzionali&#xD;
sul disagio mentale.&#xD;
Studio III&#xD;
Materiali e metodo: ad un campione di soggetti con Diagnosi di DCA (N=21) caratterizzati da un&#xD;
quadro clinico grave e cronico (durata della malattia, presenza di condotte di eliminazione e&#xD;
comorbilità con diagnosi in Asse II), sono stati somministrati la la Toronto Alexithymia Scale (TAS-&#xD;
20 di Bagby, Taylor e Parker, 1994), la Dissociative Experience Scale (DES; Berstein e Putnam,&#xD;
1986) per la rilevazione di sintomi dissociativi, uno strumento self-report per l’indagine degli stili di&#xD;
attaccamento (Attachment Style Questionnaire, ASQ di Feeny e coll., 1994) e un inventario sulle&#xD;
esperienze traumatiche.&#xD;
Risultati: la frequenza di sinyomi dissociativi e di caratteristiche nel campione è molto significativa&#xD;
(48% dei soggetti alessitimici, 48% dei soggetti riportano valori clinicamente significativi di&#xD;
dissociazione). L’Alessitimia correla positivamente con i sintomi dissociativi, con insicurezza nelle&#xD;
relazioni e il disagio per l’intimità (dimensione evitante dell’attaccamento). La difficoltà a&#xD;
descrivere le emozioni correla significativamente con il numero di traumi emotivi riferiti (Abuso e&#xD;
trascuratezza).</description>
      <pubDate>Wed, 28 Mar 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/1889/1815</guid>
      <dc:date>2012-03-28T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Comprehensive Application of Behavior Analysis to Schooling in Italy</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1692</link>
      <description>Title: Comprehensive Application of Behavior Analysis to Schooling in Italy
Authors: Casarini, Fabiola
Abstract: A systematic replication of Comprehensive Application of Behavior Analysis to Schooling (CABAS®) was conducted in Italy for 5 emergent-listener pre-speaker students with autism. Data were collected across five months, from 12 to 25 hours per week, including all the system components of the U.S. application package. Selinske, Greer &amp; Lodhi (1991) and Lamm &amp; Greer (1991) outcomes were replicated, even during the 12-hour per week package, suggesting even higher efficiency. The experimental replication was then stopped, due to the mandatory enrollment of the Participants in public schools with full inclusion model of education. CABAS®-based programs outcomes applied in a CABAS® environment were so compared with implementation of the same curricula in a regular school environment. Data showed students’ improvement in both conditions, with evidence of higher initial improvement in the CABAS® condition. The third experiment measured CABAS® performance as a training environment for teachers with no previous teaching experience, and compared it with regular elementary school and a learning centre. Data suggested that teachers who received 200 hours of CABAS® training met criteria for the higher amount of teaching expertise and good practice indicators identified in this study. So, future CABAS® applications could promote both students and teachers improvement and represent a significant advancement for the dissemination of science-based educational principles and practices in the country of “teaching as an art”.</description>
      <pubDate>Mon, 28 Feb 2011 23:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/1889/1692</guid>
      <dc:date>2011-02-28T23:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Coppie di ieri e coppie di oggi: asimmetrie e ruoli di genere tra stabilità e cambiamento</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1691</link>
      <description>Title: Coppie di ieri e coppie di oggi: asimmetrie e ruoli di genere tra stabilità e cambiamento
Authors: Zapponi, Sabina
Abstract: Nell’arco degli ultimi cinquant’anni si è andato sempre più consolidando in ambito pubblico un principio di uguaglianza tra uomo e donna attraverso la promulgazione di norme atte a superare l’asimmetria tra i generi. Queste innovazioni normative sono state accompagnate da un’ampia adesione ad atteggiamenti egualitari e da cambiamenti che, seppur con difficoltà e incertezze, hanno modificato i rapporti di genere nell’ambito sia della vita pubblica che del lavoro produttivo (Felson, 2002; Fenster, 2005; Gornick, Meyers, 2008). A queste trasformazioni, non sembrano tuttavia corrispondere cambiamenti altrettanto significativi nell’ambito della vita privata e delle relazioni intime dove persiste una rigida divisione dei ruoli di genere. Numerose indagini sociologiche e studi psicologici convergono infatti nell’evidenziare il perdurare di una sostanziale disparità nell’ambito delle relazioni di coppia eterosessuali, dove la ripartizione dei compiti e delle attività lavorative risulta ancora oggi fortemente tipizzata in base al genere (Arendell, 2000; Coltrane, 2000; Sullivan, 2000; Solomon et al., 2004; Cunningham, 2005; Hill, 2005;  Gordon, Whelan-Berry, 2005; Beagan et al., 2008; Monacelli, Caricati, 2009; Perrone et al., 2009). &#xD;
Il lavoro di tesi si propone di descrivere e analizzare l’ambivalenza tra stabilità e cambiamento nella costruzione e ricostruzione dei ruoli di genere in coppie conviventi eterosessuali. Il progetto di ricerca è strutturato in due parti. La prima indaga la persistenza, attraverso le generazioni, di modelli relazionali di coppia improntati ad una  suddivisione tradizionale dei ruoli di genere. A questo scopo sono state intervistate 25 coppie italiane eterosessuali conviventi, distinte in tre gruppi generazionali (giovani adulti, adulti e anziani) in base alla fase del ciclo di vita familiare che stavano attraversando al momento dell’intervista (Malagoli Togliatti, Lubrano Lavadera, 2002). La coppia è stata scelta come contesto narrativo poiché costituisce il luogo, la condizione esistenziale in cui i partner negoziano e sperimentano le loro azioni, i loro ruoli ed entro il quale ne legittimano i significati condivisi (Bercelli, Leonardi, Viaro, 1999). Tutte le interviste sono state pertanto condotte con i partner in compresenza. L’analisi del materiale testuale condotta attraverso un approccio interpretativo fenomenologico (Smith, Osborn, 2008; Smith et al.,  2009) ha permesso di delineare le credenze, i sistemi di valore e di significato attraverso i quali le coppie danno senso al loro modo di affrontare l’esecuzione dei lavori domestici nella loro vita quotidiana.   &#xD;
Nel secondo studio la candidata si è proposta di indagare le dinamiche di genere che si sviluppano nell’ambito delle interazioni nella coppia. L’ipotesi generale è che il persistere delle asimmetrie di genere nell’ambito della vita privata possa trovare una corrispondenza nelle asimmetrie di genere che strutturano l’interazione tra i partner. A questo scopo sono state coinvolte 10 coppie conviventi eterosessuali alle quali è stato proposto un compito di negoziazione. Il metodo è osservativo e l’interazione tra i partner è stata analizzata attraverso le procedure di post-produzione (Kreppner, 2009) rese possibili dall’utilizzo di materiale video-registrato. Il materiale raccolto è stato interamente trascritto nei suoi contenuti verbali ed analogici. Attraverso l’analisi degli atti comunicativi e delle posizioni identitarie assunte dagli interlocutori sono stati analizzati i processi interattivi specifici di ogni coppia (pattern interattivi). &#xD;
Dai risultati emergono interessanti scenari sia sul versante teorico che metodologico rispetto all’indagine dei ruoli di genere nell’ambito della relazione di coppia.; In the space of the last fifty years the principle of equality between men and women in the public sphere has been ever so establishing itself, through the promulgation of laws which intend to overcome the asymmetry between genders. These regulative innovations have been accompanied by wide adhesion to egalitarian attitude and by changes which, even if with difficulty and uncertainty, have modified gender relations in both public life and workplace (Felson, 2002; Fenster, 2005; Gornick, Meyers, 2008).&#xD;
To these changes, don’t seem to correspond the same significant changes in private life and intimate relationships where persists a rigid division between gender roles. Numerous sociological surveys and psychological studies in fact convey  in highlighting the persistence of a substantial disparity in heterosexual couples, where the task and work division result still today being strongly typified on a gender base (Arendell, 2000; Coltrane, 2000; Sullivan, 2000; Solomon et al., 2004; Cunningham, 2005; Hill, 2005;  Gordon, Whelan-Berry, 2005; Beagan et al., 2008; Monacelli, Caricati, 2009; Perrone et al., 2009). &#xD;
This thesis intends to describe and analyze the ambivalence between stability and change building and rebuilding gender roles in heterosexual cohabiting couples. The research is structured into two parts. The first inquires into the persistence, throughout the generations, of couple relational models based on a traditional subdivision of gender roles. For this purpose 25 Italian heterosexual cohabiting couples have been interviewed, divided into three generational groups (young adults, adults and elderly) on the base of the family life cycle phase they were living during the interview (Malagoli Togliatti, Lubrano Lavadera, 2002). The “couple” was chosen as the narrative context because it represents the place, the essential condition in which partners negotiate and experiment their actions, their roles and legitimate the shared significance (Bercelli, Leonardi, Viaro, 1999). All the interviews have been therefore conducted in the partner’s presence. Conducting the textual analysis with an phenomenological interpretive approach (Smith, Osborn, 2008; Smith et al.,  2009) has allowed to outline the beliefs, the value and significance systems throughout which couples give sense to their way of carrying out household duties in their everyday life. Results indicate that the way couples use to coordinate their everyday lives generally tend towards reproduction and, basically, generational conservation. However, in each generation, there is a reconstruction, in the sense that behavior is informed by different beliefs and systems. Each new generation does more or less the same things than the one before but “for different reasons”. &#xD;
The second study intends to inquire into the gender dynamics which develop in the couple’s interactional sphere. The general hypothesis is that the persistence of gender asymmetries in private life can find a correspondence in the gender asymmetries which structure interaction between partners. For this purpose to ten heterosexual cohabiting couples was proposed  a negotiation task. The method is observational and the interaction between partners was analyzed through the procedure of post-production (Kreppner, 2009) made available by video recording. The gathered material has been entirely transcript in its verbal and analogical contents. Through the analysis of the speech acts and the position assumed by the interlocutors (positioning), the specific interactive processes (interactive patterns) of each couple have been analyzed. &#xD;
The results show that couples carry out different interactive patterns. The gender seems to structure stereotipically the couple’s interaction in particular when partners negotiate their respective positions in the power and evaluation context.</description>
      <pubDate>Tue, 15 Mar 2011 23:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/1889/1691</guid>
      <dc:date>2011-03-15T23:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Diventare psicologi tra teoria, motivazione e pratica. Percorsi formativi e</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1690</link>
      <description>Title: Diventare psicologi tra teoria, motivazione e pratica. Percorsi formativi e
Authors: Tonarelli, Annalisa
Abstract: Become psychologists between theory, practice and motivation. Professional Identity construction processes’s in psychology students.&#xD;
&#xD;
&#xD;
The research has been focalized on the study of professional identity construction’s processes in students attending courses at psychology University in Parma.&#xD;
The main theoretical constructs of the research has been improved (in particular, the concepts of P.I. and training) developing specifics methodological procedures quantitative based on longitudinal and cross-sectional studies.&#xD;
The research has started from a critique of stadial/evolutionary and/or statics models that has been analyzed the construct of P.I. In social psychology, the multiplicity of the approaches and of the theories that has been considered the  various aspect of identity, including also professional one, outlines the complexity of the construct.  Nevertheless most researches conducted on psychologists have focused mainly on some characteristics and functions of the construct. &#xD;
Even last studies on psychologist have often assumed the concept of P.I. has static, analyzing it as a set of stereotype perceptions and expectations, against the changes in social rule these  involves. Above all the majority of this study have neglected the relationship between training processes and professional identity processes.&#xD;
Due to these critical aspects, this research has chosen to consider the P.I.’s construct through two approaches: identity status paradigm of Marcia utilized for referable to the processual dimension and  the theory of “Possible Selves” of Markus and Nurius (1986), referred to the more study static dimension of cognitive-representational aspect of self P.I. This by considering the processes and outcomes of identity as included in educational contexts, university ones, able to guide them. The educational context has been analyzed in three major  different components: Know What , know-how , know how to be.&#xD;
Integrating more references related to the models developed within social psychology and the psychology of training, a research project was therefore developed and implemented. It has a group of psychology students at University of Parma enrolled in the academic year 2006/07 and followed up until their third year of University attendance,  and a group of psychology students at university of Bergamo attending in the academic year 2008/09 the third years of a similar university course. &#xD;
The aim of the doctoral research was to analyze the professional identity process of the students still under training (Know What, of knowing how to be and know-how)and the impact that the  formative training in which the students were involved has in  these processes.&#xD;
A target that has been realized by a semiconstructer questionnaire  that has been proposed during the first , second and third years of the courses of study identified. In order to realised research aim three study has been conducted. The first and the second study is realized throw a longitudinal design, the third a cross sectional design.&#xD;
&#xD;
The main results that emerge from the longitudinal and cross-sectional studies, showed that during the three-year course , the professional identity training / construction ‘s process  tends to moving from a stereotypical representation of the profession that is the one who generally motivates the students about their first chose, to a more critical vision of psychologist and to an exploration of rules and tasks that may be involved in the psychology profession. Then the  Professional Identity’s construction process can be considered just started at the end of the three-year course. Its “maturation” tends also to follow partially-different routes depending on the professional training offers of the two different compared university courses, but also depending on the ways with which the students take advantage by the opportunities that the courses offer to them by the  motivational and strategic resources that they at stake during their training.; Diventare psicologi tra teoria, motivazione e pratica. Percorsi formativi e &#xD;
processi di costruzione dell'identità professionale in studenti di &#xD;
psicologia.&#xD;
&#xD;
La ricerca si è focalizzata sullo studio dei processi di costruzione dell’identità professionale in studenti del Corso di Psicologia dell’Università del Studi di Parma.&#xD;
In cui sono stati perfezionati i principali costrutti teorici della ricerca (in particolare, le nozioni di identità professionale e di formazione) sviluppando specifiche procedure metodologiche, quantitative e qualitative, basate sulle analisi multivariate con approfondimenti alle analisi applicabili ai disegni della ricerca di tipo longitudinale e cross-sectional.&#xD;
Tale ricerca ha preso avvio da una critica dei modelli stadiali/evolutivi e/o statici che hanno analizzato il costrutto di identità professionale. Nell’ambito della psicologia sociale, la molteplicità degli approcci e delle teorie che hanno preso in considerazione l’identità nelle sue diverse declinazioni – tra cui anche quella professionale – riflettono, infatti, la complessità del costrutto e la pluralità delle componenti implicate nel suo studio. Da una approfondita disamina delle ricerche che hanno studiato l’identità professionale, si evince che la maggior parte delle ricerche condotte sugli psicologi, si sono focalizzate soprattutto sulle loro caratteristiche e funzioni. Inoltre, solo più recentemente l’interesse è stato rivolto anche agli studenti di psicologia. Anche questi ultimi studi hanno comunque spesso assunto il concetto di identità professionale in modo statico, analizzandolo come un insieme di percezioni e aspettative, stereotipate, nei confronti della professione e del ruolo sociale che essa occupa. Soprattutto, essi hanno trascurato la relazione tra i processi/contesti formativi  e quella dei processi/identitari sul versante dell’identità professionale. &#xD;
E’ alla luce di questi aspetti critici che è stato scelto di considerare il costrutto di identità professionale sia attraverso una dimensione processuale, misurata facendo riferimento all’approccio motivazionale delineato da Marcia attraverso il Paradigma degli stati di identità, sia attraverso una dimensione più statica di tipo cognitivo-rappresentazionale e riferibile alla teoria dei Sé Possibili di Markus e Nurius (1986). Questo considerando i processi e gli esiti identitari come inseriti in contesti formativi – quelli universitari – in grado di orientarli. Anche questi ultimi (contesti formativi) sono stati analizzati nelle loro diverse componenti; in particolare attraverso la distinzione tra saperi, saper fare e saper essere elaborata all’interno delle riflessioni elaborate dalla psicologia della formazione.&#xD;
Integrando riferimenti più legati alla psicologia sociale e modelli sviluppati nell’ambito della psicologia della formazione, è stato quindi elaborato e implementato un progetto di ricerca che ha coinvolto un gruppo di studenti di psicologia che nell’a.a. 2006/07 si sono iscritti al primo anno della Laurea Triennale in Psicologia dell’Università di Parma che sono stati seguiti fino al loro terzo anno di iscrizione alo stesso percorso, e nell’a.a. 2008/09 un analogo gruppo di studenti iscritto al terzo anno di una Laurea Triennale in Psicologia presso un altro Ateneo (Bergamo). L’obiettivo che la ricerca dottorale ha inteso realizzare è stato quello di analizzare il processo di formazione/costruzione dell’identità professionale degli studenti ancora in formazione rilevando se e in che misura tale processo è legato ai percorsi formativi in cui gli studenti stessi sono implicati; questi ultimi distinti concettualmente e dal punto di vista operativo nelle dimensioni dei saperi, del saper essere e del saper fare. Un obiettivo, questo, che è stato realizzato attraverso la somministrazione di un questionario costruito ad hoc riproposto nel primo, nel secondo e nel terzo anno dei percorsi di studi individuati. Le scale utilizzato all’interno del questionario hanno mostrato buone proprietà psicometriche, sia per quanto riguarda la validità di costrutto che per l’attendibilità.&#xD;
I principali risultati che emergono dallo studio longitudinale e cross-sectional evidenziano che durante il triennio universitario il percorso di formazione/costruzione dell’identità professionale tende ad avviarsi passando da una rappresentazione stereotipata della professione che è quella che in genere motiva gli studenti alla scelta iniziale, ad una visione più critica e più orientata all’esplorazione dei ruoli e dei compiti che possono essere associati alla professione dello psicologo. Il processo di formazione dell’identità professionale può dirsi quindi appena avviato a conclusione del triennio. Il suo processo di “maturazione” tende inoltre a seguire percorsi parzialmente diversi a seconda delle offerte formative professionalizzanti dei due differenti corsi di laurea posti a confronto, ma anche a seconda dei modi con cui gli studenti sfruttano le opportunità che i corsi di studio offrono loro e delle risorse motivazionali e strategiche che mettono in gioco durante il loro percorso formativo.</description>
      <pubDate>Tue, 15 Mar 2011 23:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/1889/1690</guid>
      <dc:date>2011-03-15T23:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Bambini in gruppo:  osservare le competenze intersoggettive triangolari in triadi di pari.</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1689</link>
      <description>Title: Bambini in gruppo:  osservare le competenze intersoggettive triangolari in triadi di pari.
Authors: Lei, Matteo
Abstract: Gli sviluppi recenti degli studi sulle relazioni interpersonali tra bambini e adulti (Fivaz, Corboz, 2000; Fruggeri, 2002, 2005; Cigala et al., 2008, 2009; 2010) ha consentito di mettere in luce la capacità precoce dei bambini nel gestire relazioni multiple. Ciò ha cominciato ad influenzare, a sua volta, anche gli studi sulle capacità di gestione relazionale in piccoli gruppi di pari (Ishikawa, Hay,2006; Bradley, Selby, 2003).&#xD;
Lo scopo generale di questa ricerca risiedeva nell’analisi delle qualità delle competenze interattive necessarie per gestire una situazione di piccolo gruppo di pari in età scolare. In questa sede le capacità di interazione sociale utili per gestire questi contesti sono state intese nella particolare declinazione della “regolazione delle distanze” proposta nello studio dell’intersoggettività triangolare (Fivaz-Depeursinge, Corboz-Warnery, Carneiro, Wasem, 2002; Stern, 2005). Per fare ciò si sono pianificati due studi che hanno coinvolto triadi di bambini di età scolare in due situazioni differenti: una con consegne (12 triadi) e l’altra senza consegne (20 triadi). A partire dall’analisi delle competenze intersoggettive triangolari si sono verificate la tipologia e la qualità delle competenze utilizzate dai partecipanti per connettersi nelle sessioni di gioco. Si è verificato inoltre l’emergere di pattern ricorrenti di coordinazione che ha consentito di definire alcuni stili interattivi comuni a più triadi, evidenziando che la differenza tra gli stili non può essere ricondotta alla composizione iniziale delle triadi stesse, sia in termini di legame affettivo (amicizia) sia di caratteristiche pro-sociali dei bambini definite prima dell’interazione. &#xD;
Inoltre questa ricerca ha permesso di esplorare una metodologia di osservazione dell’interazione fra tre partner di tipo processuale, cioè come fenomeno unitario e non sequenziale, in cui quello che conta non sono solo le azioni di ciascuno ma la rete risultante dalle azioni congiunte.; The recent developments of studies on interpersonal relationships between children and adults (Fivaz, Corboz, 2000; Fruggeri, 2002, 2005; Cigala et al., 2008, 2009, 2010) has allowed to highlight the capabilities to manage early childhood multiple relationships. This started to affectalso studies on the relationship management skills in small peer groups (Ishikawa, Hay, 2006; Bradley, Selby, 2003). The main purpose of this research lay in the analysis of the interactive quality of skills required to manage a situation of small peer group (school age). Here, the social interaction skills have been designed in the particular version of the “distance regulation” proposed in the study of intersubjective triangular skills (Fivaz-Depeursinge, Corboz-Warnery, Carneiro, Wasem, 2002; Stern, 2005 ). Two studies are planned involving triads of school-age children in two different situations: one with esplicit instruction (12 triads) and the other without instruction (20 triads).Starting from the intersubjective skills was considered types and qualities of skills used by participants to connect in game sessions. There was considered also the emergence of recurring pattern of coordination which has helped to define some patterns common to most interactive triads, indicating that the difference between the styles can’t be attributed to the initial composition of the triads themselves, both in terms of emotional connection (friendship) or pro-social characteristics of children identified before the interaction. In addition, this research has allowed to explore a method of observation of peers interaction between the three partners as unitary phenomenon and not sequential, in which what counts are not only the actions of each one but the network resulting from the joint actions.</description>
      <pubDate>Tue, 15 Mar 2011 23:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/1889/1689</guid>
      <dc:date>2011-03-15T23:00:00Z</dc:date>
    </item>
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