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    <title>DSpace Collection:</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/632</link>
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    <pubDate>Fri, 24 May 2013 06:58:47 GMT</pubDate>
    <dc:date>2013-05-24T06:58:47Z</dc:date>
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      <title>The Channel Image</title>
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      <title>Linee di sviluppo delle manifatture nel parmense durante l'età napoleonica (1802-1814)</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1847</link>
      <description>Title: Linee di sviluppo delle manifatture nel parmense durante l'età napoleonica (1802-1814)
Authors: De Luca, Alessandro
Abstract: La presente tesi analizza lo sviluppo del sistema produttivo del territorio di Parma ai tempi del Dipartimento del Taro sia riguardo il settore agricolo, sia riguardo quello industriale, sia riguardo l'utilizzazione a fini produttivi della forza-lavoro inserita nel settore dell'assistenza sociale. Ne emergono situazioni frastagliate e diversificate da cui si evincono processi di trasformazione e di modernizzazione dell'apparato produttivo del parmense.; This thesis analyzes the development of the productive system of the territory of Parma at the time of the Department of Taro about the agricultural sector, both as regards industry, both as regards the use for production of labor-inserted in the field of social assistance. Jagged and varied situations emerge which shows processes of transformation and modernization of the production of Parma's territory.</description>
      <pubDate>Sat, 31 Dec 2011 23:00:00 GMT</pubDate>
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      <dc:date>2011-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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      <title>"Scemi di guerra". Comportamenti sociali e nevrosi psichiche tra i soldati della Grande guerra. Il caso di Parma.</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1846</link>
      <description>Title: "Scemi di guerra". Comportamenti sociali e nevrosi psichiche tra i soldati della Grande guerra. Il caso di Parma.
Authors: La Fata, Ilaria
Abstract: “Scemi di guerra” – nel linguaggio popolare – furono definiti non solo i soldati ricoverati negli ospedali psichiatrici per i traumi, come lo shock da combattimento, riportati al fronte, ma anche chi invece simulava simili disagi per evitare di essere mandato in trincea. &#xD;
La ricerca ha preso le mosse dalla ricostruzione dello scenario materiale, cioè l’Ospedale psichiatrico di Colorno, nella sua realtà storica, edilizia, organizzativa, amministrativa, e delle relazioni con le autorità militari, per continuare con l’analisi di problemi e aspetti della realtà scientifico-clinica e con l’indagine sulla tensione che nella cultura psichiatrica si era aperta fra la tradizione positivista-lombrosiana e l’emergere di approcci che, mettendo al centro dell’attenzione il soggetto e la malattia, si ponevano interrogativi sulla curabilità o, almeno, sulla sensibile riduzione del danno. &#xD;
Entrando nel cuore del lavoro, la ricostruzione statistico-quantitativa dei ricoverati nel manicomio di Colorno durante i quattro anni di guerra ha evidenziato che il numero sempre crescente di nuovi ingressi era legato all’entrata dei soldati, sia da tenere semplicemente sotto osservazione per alcuni giorni che da ricoverare permanentemente. Scomponendo tali ricoveri per ogni anno di guerra, inoltre non stupisce osservare come il loro numero sia, sostanzialmente, condizionato dall’andamento del conflitto. Tra essi erano sostanzialmente assenti gli ufficiali nel manicomio, elemento da porre in relazione al fatto che Colorno era un ospedale di retrovia.&#xD;
L’analisi delle motivazioni dei ricoveri è stata compiuta leggendo fra le righe delle tabelle nosografiche – nelle quali i medici segnalavano periodicamente disturbi e comportamenti in modo frammentario e spesso poco chiaro – o dei certificati che venivano richiesti ai medici del paese di provenienza per comprendere le ragioni dei loro disturbi. Il motivo principale che condusse gran parte dei ricoverati in manicomio furono le conseguenze di traumi riportati in battaglia, o, per usare la terminologia del periodo, lo shell shock, pur nella consapevolezza della sua ambiguità, come segnalavano anche le fonti coeve. Tuttavia, le diagnosi di “stato depressivo stuporoso”, o di “stato d’arresto psicomotorio”, apparentemente non legate a simulazione e non poste in relazione diretta con la vita al fronte, segnalano la difficoltà anche da parte dei medici psichiatri di Colorno a identificare lo shell shock, trauma che aveva iniziato a diffondersi tra i soldati proprio durante quel conflitto. Rarissime sono le eccezioni, e sempre tese a sminuire la portata del trauma. &#xD;
Anche a Colorno sembra dunque prevalere l’adesione al paradigma psichiatrico del tempo, vale a dire la predisposizione biologica alla malattia mentale che non teneva conto della possibilità da parte degli eventi bellici di produrre effetti patologici autonomi. Tuttavia, il personale sanitario non poté restare indifferente talora a palesi manifestazioni di sintomi patologici. &#xD;
Alto e decisamente significativo (pari a circa un terzo) appare dalla ricerca il numero dei soldati ricoverati considerati privi di qualsiasi forma di alienazione mentale: in ciò ha certamente giocato un ruolo un vero e proprio assillo da parte del corpo medico – soprattutto militare – di individuare i simulatori che cercavano di sfuggire ai loro doveri, che avrebbero così dimostrato una totale mancanza di amor di patria, anche se le diagnosi sono solo apparentemente semplici, perché talora richiedevano complesse operazioni che portavano inizialmente a chiudere gli occhi anche su precedenti «disordini nel contegno» di persone che già erano state sotto osservazione o erano state ricoverate in manicomio nelle loro province d’origine.&#xD;
Lo studio ha preso in considerazione anche i rapporti tra i soldati e il mondo esterno, per verificare come si poteva uscire da un’istituzione totale dopo un’esperienza assoluta come quella bellica, e la possibilità o meno da parte dei soldati di reintegrarsi con la società e con la quotidianità del presente. &#xD;
Nell’intento di allargare lo sguardo alle relazioni sociali e ai legami tra soldati e civili del “fronte interno”, inoltre, si è indagata anche la presenza di vincoli comunitari che legavano i ricoverati al loro mondo quotidiano e che in molti casi si mantennero e presero la forma di sostegni – economici e morali – per farli tornare a casa. Ragionare sul grande cambiamento innescato dalla guerra ha condotto, infine, anche ad analizzare i mutamenti dei rapporti tra gli uomini ricoverati e il mondo femminile, quali emergono dalle lettere contenute nelle cartelle cliniche.</description>
      <pubDate>Sat, 31 Dec 2011 23:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/1889/1846</guid>
      <dc:date>2011-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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      <title>&lt;&lt;Tutti i segni di una manifesta pazzia&gt;&gt;: disagio psichico femminile e dinamiche di internamento nel manicomio provinciale di Colorno fra Otto e Novecento</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1823</link>
      <description>Title: &lt;&lt;Tutti i segni di una manifesta pazzia&gt;&gt;: disagio psichico femminile e dinamiche di internamento nel manicomio provinciale di Colorno fra Otto e Novecento
Authors: Re, Stefania
Abstract: Il lavoro è incentrato sulle vicende delle donne-internate nel manicomio parmense di Colorno fra il 1880 e il 1915. L’arco cronologico prescelto coincide, dal punto di vista dell’evoluzione dei modelli psichiatrici, con la piena affermazione del paradigma organicistico, mentre in ambito economico-produttivo e politico-sociale configura un momento di svolta, una fase di profonda trasformazione  e di fermento che percorre il paese e che coinvolge anche la componente femminile. &#xD;
L’interesse scientifico per il tema si colloca nell’alveo degli studi più recenti prodotti nel campo della storiografia che si è occupata delle relazioni fra psichiatria e società. In questo senso, l’approccio all’oggetto di studio ha inteso indagare, mediante l’analisi del materiale documentario disponibile presso l’archivio storico dell’ex O.P.P. le dinamiche secondo le quali, nella provincia di Parma, ha avuto luogo il processo di «medicalizzazione» della follia femminile, entro e per tramite l’istituzione manicomiale. &#xD;
La centratura sulla componente femminile dei soggetti internati si è posta come obiettivo la  verifica delle eventuali interferenze fra l’immagine del femminile costruito dalla scienza, dalla cultura, dal sentire comune dell’epoca – quindi l’idea della “natura femminile” e del ruolo sociale comunemente accettato e riservato alle donne – e le rappresentazioni/letture della follia e della “a-normalità” femminile. &#xD;
La ricerca è focalizzata in particolare sull’universo “patologico” che meglio consente di investigare il disagio psichico e mentale femminile, riconducibile a elementi e dati di malattia, a fattori emotivo-affettivi e socio-relazionali riguardanti il quadro biografico il contesto di vita delle ricoverate. Lo studio si concentra quindi su una macro-area definibile quale “universo depressivo”, “intercettato” dalle diagnosi specifiche di melanconia, lipemania, mania mite, monomania intellettiva, fra le più frequenti, oppure da alcune frenosi (isterica, sensoria, puerperale, sifilitica).  &#xD;
Lo studio si è proposto inoltre una ricognizione del rapporto dialettico che si è instaurato fra interno – manicomio – ed esterno – contesto socio-culturale locale – rispetto all’istituzione manicomiale quale organismo composito; ha indagato il ruolo che la stessa istituzione manicomiale, con la propria presenza sul territorio, ha avuto nell’orientare l’opzione segregativa nell’ambito del processo decisionale dei medici extramanicomiali.  &#xD;
L’analisi di molteplici “casi clinici”, attraverso la lettura delle cartelle cliniche e dei documenti dei fascicoli personali delle internate, ha reso leggibile tanto il posizionamento teorico degli psichiatri che hanno diretto il manicomio di Colorno, quanto la prassi terapeutica seguita in istituto.; The work revolves around female patients vho werw placed Colorno Asylum, near Parma, between 1880 and 1915. The selected span of time coincides, from the point of view of the evolution of psychiatric models, with the full affirmation of the organismic paradigm, while in the economic-productive and socio-political fields emerges a phase of profound change and ferment that runs the country and that also involves the female component.&#xD;
Scientific interest in the subject, accordling with the more recent studies in the field of historiography which deal with the connections between psychiatry and society. In this terms, the approach to the theme of the research has aimed to investigate, through analysis of documentary sources available at the historical archive of the former OPP, the dynamics by which, in the province of Parma, took place the process of "medicalization" of female madness, within and through the Asylum.&#xD;
The focus on the hospilalized female comunity of the patients has aimed of verifying the possible interference between the image of women constructed by science, culture, common opinions of the time – therefore the idea of  “feminine nature” and the social role, commonly accepted and reserved to women – and the performances/readings concerning female insanity and the “abnormality”.&#xD;
The research particularly focuses on the “pathological” universe, that in the best possible way allows to investigate the psychological distress and mental health of women, due to data elements and disease, emotional-affective factors and socio-relational framework regarding the biographical context of the life of the patients. The study therefore focuses on a macro-area is defined as a “Depressive Univers”, intercepted by specific diagnosis of melancholia, lipemania, mild mania, monomania, intellectual, one of the most frequent ones, or by a few mental disorder: hysterical, sensory, puerperal, syphilitic.&#xD;
The study was also a recognition of the dialectical relationship that has developed between the inside – the Asylum – and the outside –the local socio-cultural context – in comparison with the same mental institution seen as a diversified entity; the survey has also investigated the role played by the same mental institution, with its presence in the territory, in orientating the decision-making process of segregation in General Medicine. &#xD;
The analysis of multiple “case studies”, by reading the medical records and documents concerning the inmates personal files, made it clear both the theoretical point of view of the psychiatrists who ran Colorno Asylum, as well as the standard procedures followed in the same insitute.</description>
      <pubDate>Sat, 31 Dec 2011 23:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/1889/1823</guid>
      <dc:date>2011-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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      <title>Abitare in pergula. Il sistema casa-bottega nei suoi aspetti sociali, economici ed urbanistici a Pompei.</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1613</link>
      <description>Title: Abitare in pergula. Il sistema casa-bottega nei suoi aspetti sociali, economici ed urbanistici a Pompei.
Authors: Mastrobattista, Emiliana
Abstract: Il sitema casa-bottega è un particolare modo di abitare in cui l'ambito privato e residenziale convive con l'ambito professionale. Il contesto della ricerca è l'area archeologica di Pompei, la celebre città romana scomparsa con l'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.; The workshop-home system is a special system of home environments in which private life co-exist with the workplace, craft and / or commercial. This type of house is well demonstrated in the city of Pompeii, though still little studied. This research aims to help clarify some aspects of this particular housing system. The study was carried out on the field, in the archaeological site of Pompeii, through a survey which affected the whole urban area.</description>
      <pubDate>Mon, 18 Apr 2011 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/1889/1613</guid>
      <dc:date>2011-04-18T22:00:00Z</dc:date>
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      <title>La Giustiza cosmica. Le riforme di Solone fra religione e politica</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1555</link>
      <description>Title: La Giustiza cosmica. Le riforme di Solone fra religione e politica
Authors: Reggiani, Nicola
Abstract: Basandosi su un complessivo inquadramento delle vicende storiche e socio-economiche della Atene arcaica, la presente ricerca indaga i fondamenti religioso-filosofici dell'elaborazione intellettuale riconoscibile dietro le riforme realizzate da Solone. In particolare, si sofferma sui numerosi punti di collegamento istituibili con le costruzioni cosmo-teogoniche della mitologia e della filosofia coeve, nonché con i caratteri e i significati della "teologia" del dio Hermes, per tentare di definire i concetti di "giustizia" (essenzialmente distributiva) e di "politica" (come campo d'azione della responsabilità individuale e collettiva) nel pensiero soloniano.; This work, moving from an overall reflection on the historical and socio-economical events of archaic Athens, looks into the religious and phulosophical foundations of the intellectual elaboration which can be recognized behind Solon's reforms. In particular, it considers the multiple links with the cosmo-theogonic systems of coeval mythology and philosophy, as well as the characters and meanings of the "theology" of the god Hermes, trying to define the ideas of "justice" (as mainly distributive) and "politics" (as the field of the individual and collective responsibility) in Solon's thought.</description>
      <pubDate>Mon, 18 Apr 2011 22:00:00 GMT</pubDate>
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      <dc:date>2011-04-18T22:00:00Z</dc:date>
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      <title>Caratteri e trasformazioni di una città tra Oriente e Occidente: il caso di Durazzo (Albania) dal II secolo a.C. al VI secolo d.C.</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1382</link>
      <description>Title: Caratteri e trasformazioni di una città tra Oriente e Occidente: il caso di Durazzo (Albania) dal II secolo a.C. al VI secolo d.C.
Authors: Sassi, Barbara
Abstract: The subject concerns the transformations of ancient city, with the archaeological documentation.&#xD;
The choice of Durres developes from the Project “Progettazione e Realizzazione del Parco Archeologico Urbano di Durrës”, established in 2004 and now in progress. The geographical position in the South Illiria is on the border between the Greek and the Roman world.&#xD;
The research turn by the reading of ancient sources and the collection of available archaeological documents. &#xD;
The analysis of transformations concerned the environmental, political and urban variations. &#xD;
The main lines of research are the urbanistic and cultural changes of city, and in particular the romanization.; Il tema della ricerca è quello delle trasformazioni di una città antica attraverso la documentazione archeologica e con un approccio multidisciplinare.&#xD;
La scelta di adottare Durazzo nasce dal Progetto Pilota “Progettazione e Realizzazione del Parco Archeologico Urbano di Durrës”, avviato nel 2004 e tuttora in corso. Questo ha consentito un accesso diretto alla documentazione, ai materiali e agli scavi archeologici pregressi e in corso. L’interesse è conseguente alla posizione stessa della città, in una regione (l’Illiria meridionale) al confine tra il mondo greco e quello latino, sulle rotte marittime e terrestri che collegano l’Occidente e l’Oriente.&#xD;
La ricerca sui caratteri della città si è svolta mediante l’esegesi critica delle fonti in chiave archeologica ed ambientale e la raccolta di tutti i dati archeologici disponibili. &#xD;
Per le trasformazioni, l’analisi ha riguardato le variazioni ambientali, quelle politico-istituzionali e urbanistiche della città, mediante l’indicatore geomorfologico e archeologico.</description>
      <pubDate>Wed, 28 Apr 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/1889/1382</guid>
      <dc:date>2010-04-28T22:00:00Z</dc:date>
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      <title>Oltretorrente. Rivolte e conflitto sociale a Parma. 1868-1915</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1341</link>
      <description>Title: Oltretorrente. Rivolte e conflitto sociale a Parma. 1868-1915
Authors: Becchetti, Margherita
Abstract: Fin dai primi decenni del Novecento, e in particolare in seguito ad alcuni episodi&#xD;
che avevano fatto sbalzare proteste e tumulti dei borghi parmigiani agli onori della cronaca nazionale – lo sciopero agrario del 1908 o le Barricate antifasciste del 1922 –, l’Oltretorrente e i suoi abitanti si sono conquistati una fama di popolo ribelle e sovversivo.&#xD;
Una fama largamente edulcorata da un altro mito, quello del “buon proletario”, e declinata in leggenda dalla penna di scrittori e giornalisti, che ha poi permeato di sé memorie, racconti, biografie e, talvolta, anche ricostruzioni storiografiche di pretesa scientifica. Una fama di quartiere rissoso e sanguigno ma anche buono e solidale, «isola di ribellione e&#xD;
bolscevismo» ma anche umanità fiera e generosa, «popolo facile ad accalorarsi» ma anche «capace di darsi regole e di rispettarle». Un mito che, per lo meno fin dall’ultimo decennio dell’Ottocento, da quando cioè il quartiere fu protagonista di alcune vigorose rivolte – come quella contro la guerra d’Africa o quella seguita all’uccisione di Pietro Cassinelli, entrambe del 1896 – si radicò con forza anche tra le stesse classi popolari, il cui collante identitario si forgiò in una visione del&#xD;
mondo orgogliosamente antagonista, che sempre più, fino all’egemonia sindacalista&#xD;
rivoluzionaria e oltre, si pose come alternativa a quella borghese, come indicazione, e già embrionale realizzazione, di un “nuovo liberato mondo”. Con i fatti del 1896 – più giorni di sommosse popolari, un morto, feriti, esercito, intervento del governo, giornalisti da tutta Italia – l’Oltretorrente divenne dunque il riconosciuto (e anche oleografico) mito&#xD;
sovversivo, positivo o negativo secondo i diversi osservatori, che sarebbe poi volato&#xD;
sempre più alto col nuovo secolo.&#xD;
È stata poi anche la grande diffusione del racconto delle Barricate del 1922, e in&#xD;
particolare l’impianto mitico che di esso si è trasmesso, che ha contribuito a rafforzare&#xD;
intorno al quartiere questo alone leggendario, favorito, negli ultimi anni, dalla fortuna di alcune operazioni letterarie ad esso dedicate, come il romanzo Oltretorrente di Pino Cacucci.&#xD;
E questo alone, per la sua forza simbolica, è divenuto anche riferimento di soggetti&#xD;
politici e mobilitazioni molto distanti nelle forme e nel tempo, come i movimenti giovanili degli anni Settanta che, spesso, guardarono al mito dell’Oltretorrente e delle sue vicende come esperienza storica da cui trarre parole d’ordine e modalità d’azione. Gli esempi potrebbero essere tanti, dalla fotografia della barricata di via Bixio sulla testata di «Lotta&#xD;
continua», al radiodramma con cui Nanni Balestrini raccontò nel 1973, su Radio Rai, i&#xD;
giorni delle Barricate, fino ai diversi spettacoli teatrali di gruppi militanti che in quegli anni ne rimisero in scena le giornate. Anche in anni più recenti, soprattutto in seguito ai fatti di Genova 2001 e alla ripresa di una certa mobilitazione sociale contro le strategie politiche della globalizzazione&#xD;
capitalistica, l’agosto 1922 e il ribellismo d’Oltretorrente sono tornati ad essere riferimento storico e politico per il movimento antifascista.&#xD;
L’immagine mitica del ribellismo parmense, dunque, negli anni ha sempre prestato&#xD;
il fianco ad un uso politico, senza però essere mai confrontata con la sua concretezza&#xD;
storica. Per evitare che il mito prenda il sopravvento si è dunque svolto qui un minuzioso lavoro di indagine sulle rivolte che segnarono la storia della città, e del quartiere in particolare, dal 1868 al 1915, collocando quella tumultuante sequenza di avvenimenti nella trama dei molteplici aspetti della vita quotidiana, sociale e politica entro cui essi si iscrissero.&#xD;
Il primo obiettivo di questa ricerca, dunque, è stato quello di confrontare il mito&#xD;
dell’Oltretorrente e del suo ribellismo con la sua concretezza storica, non solo per&#xD;
verificarne la fondatezza – senza dubbio giustificata da una lunga tradizione di lotte e antagonismo – ma anche per fondare e ricostruire su base documentaria la trama di quei molteplici episodi di sovversione sociale e politica. Il cuore della ricerca, dunque, è rappresentato dall’analisi delle principali rivolte, come dei più ordinari scontri con le forze dell’ordine, che hanno segnato la storia delle classi popolari parmensi dal 1868 al 1915; analisi che, di volta in volta, si è soffermata sui protagonisti dei tumulti, sulle dinamiche di&#xD;
piazza, sugli esiti, sui rapporti con altri soggetti sociali della città e, in taluni casi, sulle reazioni che le sommosse suscitarono nella società borghese e nelle istituzioni dello Stato liberale. Ne è uscito il ritratto complesso – certamente arricchito dalle diverse sfaccettature&#xD;
che il conflitto assunse e mostrò nel corso degli anni – di un ambiente sociale in cui&#xD;
tumulti, mobilitazioni sindacali, rivolte, manifestazioni di protesta, risse o scontri con le forze dell’ordine non erano certo fatti rari o eccezionali. Un ritratto che dà corpo e sostanza all’attitudine “barricadiera” di “Parma vecchia”, prima di quell’evento memorabile, per la città e per il movimento operaio in generale, che furono le vittoriose barricate contro il fascismo nell’agosto 1922. E proprio in merito a queste ultime, già nel 1983, Luciano Casali scriveva dell’impossibilità di comprenderle se non collocandole «adeguatamente […] nella tradizione e nella storia di Parma e dei suoi borghi popolari». I sentieri della ricerca sono stati molteplici. Innanzi tutto si è tentato di comprendere gli obiettivi delle rivolte e le forme di mobilitazione scelte ma, soprattutto, si è cercato di cogliere in esse il ruolo dei diversi soggetti sociali e politici che di volta in&#xD;
volta vi si trovarono coinvolti e di definire la partecipazione popolare nei suoi aspetti più caratterizzanti. Non si è voluta fare una storia del movimento operaio, né una storia delle sue organizzazioni, quanto mostrare la relazione continua, difficile e certamente instabile tra il ribellismo istintivo delle classi popolari e le culture politiche che, per lo meno dalla seconda metà dell’Ottocento, tentarono di contendersi il ruolo di guida sulla via&#xD;
dell’emancipazione dei ceti subalterni. Una delle prime domande poste alle fonti, infatti, ha riguardato proprio il rapporto tra il conflitto sociale e la presenza organizzata di forze politiche – il repubblicanesimo mazziniano e il garibaldinismo prima, l’anarchismo, il&#xD;
socialismo e il sindacalismo rivoluzionario poi – che con esso hanno tentato di entrare in relazione, proponendogli parole d’ordine, modalità di protesta, leader e protagonisti e&#xD;
incanalandolo verso prospettive rivoluzionarie o, comunque, di radicale cambiamento della società.&#xD;
Altro percorso di ricerca è stato il calare le rivolte nella topografia della città,&#xD;
seguire il loro svolgersi tra strade e piazze, individuarne i bersagli concreti (caserme oltre che stabilimenti industriali, granai o tipografie di giornali), seguire i tracciati dei cortei o delle folle tumultuose, ritrovare luoghi e modalità di mobilitazione costanti e ricorrenti pur&#xD;
a distanza di anni. In ogni rivolta, poi, si è cercato di cogliere il segno dell’affermazione di un gruppo, dell’immagine che esso diede o volle dare di se stesso, delle divergenze e delle sue gerarchie interne, così come dei rapporti che quel gruppo aveva con il resto della&#xD;
società. Allo stesso tempo, si è riflettuto sui luoghi e sugli itinerari delle dimostrazioni, sull’ordine spaziale che essi costruirono di volta in volta, ampliando negli anni la geografia del conflitto che, mentre ritrovava alcuni dei suoi riferimenti principali nelle dinamiche di protesta preindustriale, arricchì via via la propria fisionomia con altri spazi e territori&#xD;
fortemente legati al “mondo nuovo”. Infine, si è tentato di verificare in che modo tumulti e sommosse hanno aderito alle&#xD;
pieghe della società locale, attraverso l’analisi dei partecipanti alle rivolte, o meglio di quella parte di essi che incappò nelle reti della repressione e subì arresti o processi. Ciò ha permesso di scomporre il volto anonimo e collettivo del quartiere “ribelle”, di recuperare alcuni dei segmenti sociali che lo componevano e di analizzarne le caratteristiche anagrafiche e professionali.&#xD;
L’obiettivo più ampio che questa ricerca si è posto è stato, dunque, quello di superare i limiti di una storiografia poco attenta alle “folle tumultuanti” e troppo concentrata sulle “presenze organizzate”, sul protagonismo politico di alcuni attori, sui quadri dirigenti, così come sulla centralità di alcuni momenti – per quanto significativi – della storia della città. Come ha scritto Paolo Macry, infatti, gli storici hanno talvolta identificato «la proteste popolari con le vicende dei partiti e dei sindacati operai, facendo&#xD;
implicitamente propria la tendenza di quelle organizzazioni a rappresentare tutto il&#xD;
conflitto sociale e a determinarlo con la propria politica».&#xD;
L’arco di tempo preso in esame da questa ricerca ripercorre quasi cinquant’anni di&#xD;
storia, dal 1868 al 1915. Non è certo il lungo periodo su cui agilmente si muovono le&#xD;
riflessioni degli storici dell’età moderna o medievale ma, nell’ambito della storia&#xD;
contemporanea, è pur sempre una fase di media durata, che permette di confrontare eventi legati, se non a epoche diverse, per lo meno a contesti sociali e politici differenti. I fatti qui ricostruiti e analizzati, infatti, ebbero come sfondo e riferimento contingente fasi anche molto distanti tra loro della storia italiana: dai tempi immediatamente successivi all’unificazione – ancora per certi versi percorsi dall’entusiasmo delle imprese garibaldine e dal fervore unitario – agli anni che chiusero il secolo e che Antonio Gramsci definì «decennio sanguinoso», per la repressione violenta di qualsiasi conflitto sociale o moto di piazza che contrassegnò la politica interna dello Stato liberale. E infine l’età giolittiana, con la sua “oppiacea” politica di assorbimento del conflitto, il cui «quietismo» fu travolto,&#xD;
appunto, dalle piazze tricolorate e ricolme di patriottica o rivoluzionaria violenza della primavera 1915.&#xD;
Il 1868 fu l’anno che precedette l’applicazione della tassa sulla macinazione dei cereali, l’anno in cui di essa si parlò e discusse in Parlamento e sui giornali e, a Parma, fu anche l’anno in cui le classi popolari, per la prima volta dalla nascita dello Stato unitario, si sollevarono contro le autorità che, con quell’imposta, venivano meno a quella legge non scritta ma condivisa che, nelle epoche passate, aveva segnato il rapporto tra governanti e sudditi e la cui infrazione offriva una sorta di legittimazione per la rivolta. Si trattò però, questa volta, di qualcosa di più di una semplice «rivolta di pancia», tanto che, a differenza delle campagne in cui i tumulti scoppiarono all’entrata in vigore della legge – quando i contadini si trovarono di fronte all’impossibilità concreta di macinare – i disordini in città erano scoppiati addirittura un anno prima e avevano trovato un certo sostegno nella&#xD;
borghesia radicale. Si era mostrata dunque in essi, per la prima volta, una componente&#xD;
“politica” che li spingeva ben al di là del soddisfacimento di bisogni e l’ottenimento di&#xD;
risultati immediati che, ancora, caratterizzavano le diffusem anifestazioni “in” piazza di tradizione preindustriale.&#xD;
Il 1915 fu l’anno delle imponenti manifestazioni interventiste che, a Parma, furono animate soprattutto dai sindacalisti rivoluzionari della Camera del Lavoro, egemoni in Oltretorrente e dunque tra le classi popolari della città per lo meno dal 1907, e ora protagonisti, insieme a nazionalisti e democratici, di una turbolenta serie di manifestazioni di piazza volte a muovere pressioni sull’opinione pubblica e sulle incertezze del governo.&#xD;
Una primavera di mobilitazioni, dunque, con caratteri e attori inediti rispetto alle&#xD;
sommosse passate e che, anche per questo, chiuse una fase nella storia del conflitto sociale e politico cittadino, delle sue forme e dei suoi protagonisti. Solo alla luce della scelta interventista e dei quattro lunghi anni di guerra, infatti, è possibile comprendere il declino&#xD;
dell’egemonia sindacalista rivoluzionaria e l’offuscarsi di un astro quale fu quello di&#xD;
Alceste De Ambris a favore della nuova e indiscussa leadership popolare di Guido Picelli. Dopo l’apparente calma degli anni della Grande guerra, infatti, prima il “biennio rosso” del 1919-20 e poi quello “nero” del 1921-22 furono teatro, in città, di mobilitazioni di piazza e disordini interpretati da nuovi protagonisti e nuove organizzazioni politiche che, col&#xD;
costante, diffuso e quotidiano uso delle armi da fuoco e delle pratiche militari negli scontri, si richiamavano ideologicamente non più ad un’utopia libresca tutta da costruire – l’Ottantanove o il “liberato mondo” – ma ad una realtà sociale in formazione, quella della Russia dei Soviet, quella di un governo che, per la prima volta nella storia, era – o meglio&#xD;
appariva – come “ il governo degli operai e dei contadini”.&#xD;
In mezzo, tra il 1868 e il 1915, tra le speranze dei primi anni dell’Unità d’Italia e la prima guerra mondiale, si avvicendarono decenni fortemente segnati dal conflitto sociale e politico e dal protagonismo delle classi popolari d’Oltretorrente che, in molte occasioni, insorsero contro i simboli e i poteri dello Stato, mostrando una carica antagonista presto rinomata e resa celebre in gran parte d’Italia dalla penna entusiasta o indignata dei corrispondenti dei vari giornali che, ogni volta, si recavano a Parma per raccontare le gesta&#xD;
del suo popolo indocile.&#xD;
Come si vedrà, altre date, poi, in questa lunga sequenza di rivolte, moti, tumulti,&#xD;
sommosse e risse, recano in sé un valore periodizzante sul terreno della protesta di piazza, cuore di questa ricerca. Come il 1896, anno delle proteste contro la guerra d’Africa e della rivolta seguita all’omicidio di Pietro Cassinelli, episodi in cui il quartiere insorse violentemente contro la forza pubblica, nel primo caso organizzando una sorta di difesa&#xD;
fortificata in quartiere, nel secondo assaltando e assediando la caserma di Pubblica sicurezza di via d’Azeglio. Altra data periodizzante fu senza dubbio il 1908, l’anno del grande sciopero agrario sindacalista rivoluzionario che si concluse con violenti scontri in borgo delle Grazie, con l’occupazione da parte della truppa della Camera del lavoro, e con l’arresto di numerosi dirigenti e organizzati dell’istituto camerale.</description>
      <pubDate>Thu, 20 May 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/1889/1341</guid>
      <dc:date>2010-05-20T22:00:00Z</dc:date>
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      <title>Mura ed assetto urbanistico nella topografia di Bologna altomedievale</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1339</link>
      <description>Title: Mura ed assetto urbanistico nella topografia di Bologna altomedievale
Authors: Falla, Cristina
Abstract: Le finalità della presente ricerca sono volte allo studio ed approfondimento delle tematiche legate al cosiddetto periodo di "transizione" tra le fasi tardoantiche ed altomedievali della città di Bologna. Poichè i limiti del contesto spazio-temporale della presente ricerca sono dati dal problema delle fortificazioni come indicatore macroscopico nella comprensione delle dinamiche urbanistiche della città, è stato necessario ridefinire ed affrontare il più antico circuito murario nella sua interezza non solo dal punto di vista del suo andamento, ma anche per determinare l'effettiva qualità della trama insediativa. La combinazione del dato archeologico con quanto è ancora possibile estrapolare dai documenti permette il superamento delle tematiche vincolate alla natura fisica del manufatto portando le dovute riflessioni sul piano storico - topografico della città altomedievale.</description>
      <pubDate>Wed, 28 Apr 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/1889/1339</guid>
      <dc:date>2010-04-28T22:00:00Z</dc:date>
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      <title>Le forme istituzionali (praefectus gentis, princeps gentis, praefectus nationis) nell'ambito del controllo politico militare delle popolazioni indigene non romanizzate</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1309</link>
      <description>Title: Le forme istituzionali (praefectus gentis, princeps gentis, praefectus nationis) nell'ambito del controllo politico militare delle popolazioni indigene non romanizzate
Authors: Baccolini, Stefano
Abstract: Analisi di alcune forme istituzionali legate al controllo della popolazione indigena all'interno del territorio romano tra I e IV secolo d.C.
Description: Non compilare, riservato agli amministratori di DSpace</description>
      <pubDate>Wed, 23 May 2007 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/1889/1309</guid>
      <dc:date>2007-05-23T22:00:00Z</dc:date>
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      <title>Gerardo Bianchi da Parma. La biografia di un cardinale duecentesco</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1057</link>
      <description>Title: Gerardo Bianchi da Parma. La biografia di un cardinale duecentesco
Authors: Silanos, Pietro Maria
Abstract: Nella tesi di dottorato mi sono occupato della biografia del cardinale Gerardo Bianchi da Parma (1220-1302), primo cardinale di Parma, figura particolarmente importante per la storia politico-istituzionale della Chiesa del XIII secolo, perché legata alla vicenda che segnò indelebilmente gli indirizzi politici della Sede apostolica tra il 1254 e il 1303, prima dell’esilio avignonese: l’infeudazione del regno di Sicilia alla casata angioina e il tentativo di soluzione della “questione siciliana” dopo lo scoppio dei Vespri del 1282. Il progetto di ricerca si inserisce in un filone d’indagine che ha attirato l’interesse di diversi istituti di ricerca storica, di ambito medievistico, di prestigio (Ecole française de Rome, l’Istituto storico italiano per il Medioevo, il Deutsches Historisches Institut in Rom): la storia del pontificato nei suoi aspetti istituzionali, sociologici e culturali. Numerose sono state, infatti, le pubblicazioni di fonti e i progetti di ricerca internazionali che, sin dalla loro fondazione, queste due istituzioni hanno incoraggiato e finanziato. Di particolare rilievo in questi ultimi decenni sono state le ricerche di taglio prosopografico sul personale della Curia romana (Cancelleria, Camera apostolica, Collegio cardinalizio) che hanno permesso di ricostruire un quadro sempre più completo della Corte più importante di tutto il medioevo e sui meccanismi che l’hanno regolata.&#xD;
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A partire da queste ricerche si è voluto approfondire il livello prosopografico generale ricostruendo una biografia particolare. La scelta del cardinale Bianchi non è stata casuale. Essa presenta un duplice motivo d’interesse per il Dipartimento di Storia di Parma: uno di storia locale, in quanto Gerardo Bianchi fu il primo cardinale della città emiliana e fece costruire uno dei monasteri cistercensi più importanti della zona (la cui documentazione è tuttora inedita e in parte sarà pubblicata nella tesi), recentemente ristrutturato e ora sede dello CSAC (Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università degli Studi di Parma); uno di storia curiale romana, in quanto la sua figura permette di cogliere fattori e dinamiche interne all’evoluzione di un curriculum ecclesiastico di prestigio come quello cardinalizio (famiglia di provenienza, studi, clientele di appoggio, incarichi curiali ed extra-curiali, ricchezze etc). Nell’ottica di una ricerca comparata, dunque, questo tipo di studio consente non solo di ricostruire la biografia di una singola figura ma anche di creare un modello che permetta di individuare similitudini e differenze in percorsi ecclesiastici simili, approfondendo così le conoscenze che ad oggi si hanno sulla Curia pontificia del Duecento.</description>
      <pubDate>Wed, 22 Apr 2009 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/1889/1057</guid>
      <dc:date>2009-04-22T22:00:00Z</dc:date>
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