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    <title>DSpace Community: Tesi di dottorato e di Master di 2. livello</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/492</link>
    <description>Tesi di dottorato e di Master di 2. livello</description>
    <pubDate>Wed, 19 Jun 2013 23:13:53 GMT</pubDate>
    <dc:date>2013-06-19T23:13:53Z</dc:date>
    <item>
      <title>Continuità e innovazione nella poesia di Attilio Bertolucci, da Sirio alla Camera da letto</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/2215</link>
      <description>Title: Continuità e innovazione nella poesia di Attilio Bertolucci, da Sirio alla Camera da letto
Authors: Rebagliati, Marta
Abstract: Il presente lavoro si propone di analizzare la poesia di Attilio Bertolucci (Parma, 1911-2000), principalmente da un punto di vista stilistico, dalla plaquette d'esordio (Sirio, Parma, Minardi, 1929) al celebre 'capolavoro' Viaggio d'inverno (Milano, Garzanti, 1971), che è strettamente legata al poema La camera da letto. Tale poesia è stata pubblicata in due volumi (Milano, Garzanti, 1984, 1988) e condivide rilevanti aspetti stilistici con le opere precedenti. Sottolineando le costanti invariabili che si verificano nella produzione di Bertolucci, questa tesi di dottorato getta una luce nuova sulla struttura generale (macrotesto), isotopie tematiche, impostazioni metriche (modelli universali, microtestualità), le figure retoriche, forme sintattiche e scelte lessicali. In particolare, ho preso in considerazione i collegamenti intertestuali (fonti precise, prestiti o suggerimenti, contaminazioni, collegamenti alla tradizione letteraria), al fine di verificare le connessioni libere o conservatrici con un quadro condiviso.; The present work aims to analyse the poetry of Attilio Bertolucci (Parma, 1911-2000) mainly under a stylistic point of view, from the first plaquette (Sirio, Parma, Minardi, 1929) to the celebrated 'masterpiece' Viaggio d’inverno (Milano, Garzanti, 1971), which is closely related to the poem La camera da letto. Such a poem was published in two volumes (Milano, Garzanti, 1984, 1988) and shares relevant stylistic aspects with the previous works. Stressing the invariable structures that occur in Bertolucci’s production, this Ph.D. thesis sheds fresh light on the general structure (macrotext), thematic isotopies, metric settings (versal patterns, microtextuality), figures of speech, syntactic forms and lexical choices. In particular, I took into account the intertextual contacts (sources, punctual loanwords or suggestions, contaminations, links to literary tradition) in order to verify free or conservative connections with a shared framework.</description>
      <pubDate>Thu, 18 Apr 2013 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/1889/2215</guid>
      <dc:date>2013-04-18T22:00:00Z</dc:date>
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      <title>Il volto delle maschere. Luigi Riccoboni ed Elena Balletti fra pagina e palcoscenico</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/2214</link>
      <description>Title: Il volto delle maschere. Luigi Riccoboni ed Elena Balletti fra pagina e palcoscenico
Authors: Bonetti, Caterina
Abstract: Il presente lavoro affronta l'analisi delle vicende italiane della compagnia Riccoboni (1707-1715) ed è suddiviso in tre capitoli. Nel primo viene affrontato il tema del repertorio tragico della compagnia e dei rapporti intrattenuti da Luigi Riccoboni e la moglie Elena Balletti con l'élite colta dell'epoca impegnata nel percorso di riforma teatrale primo-settecentesca. Il secondo è invece dedicato alla produzione tragica di Luigi Riccoboni analizzata dal punto di vista creativo e in rapporto alle sue riflessioni di teoria teatrale. Il terzo capitolo tratta della produzione lirica, teatrale e critica di Elena Balletti con l'intento di fornire un profilo completo ed autonomo di questo personaggio.; The subject of this work is the analysis of Italian affairs of the “compagnia comica” Riccoboni (1707-1715) and is divided into three chapters. The first focus on the  tragic repertoire of the “compagnia” and on the relationships between Luigi Riccoboni (and his wife Elena Balletti) and the  élite of the time involved in reforming first-eighteenth-century theatre. The second chapter is dedicated to the analysis of Luigi Riccoboni's tragic production, analyzed from the creative point of view and in relation to his reflections on theatre theory. The third chapter is about the creative production of Elena Balletti (dramas, lyrics and critics) with the intent to provide a complete and independent profile of this writer and actress.</description>
      <pubDate>Thu, 18 Apr 2013 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/1889/2214</guid>
      <dc:date>2013-04-18T22:00:00Z</dc:date>
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      <title>Morphological, ultrastructural and immunohistochemical identification of cardiac lymphatic vessels and their functional role in cardiomyopathies</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/2213</link>
      <description>Title: Morphological, ultrastructural and immunohistochemical identification of cardiac lymphatic vessels and their functional role in cardiomyopathies
Authors: Cavalli, Stefano
Abstract: Il sistema linfatico consiste in una fitta rete di capillari e vasi che vanno a formare un circolo aperto e monodirezionale parallelo a quello sanguigno. Tra le sue più importanti funzioni figurano l’assorbimento degli acidi grassi ed il mantenimento dell’omeostasi tissutale mediante drenaggio di liquidi e proteine plasmatiche fuoriuscite dai capillari sanguigni nei tessuti. Il circolo linfatico, attraverso le stazioni linfonodali, svolge anche un ruolo determinante nel trasporto delle cellule immunitarie, garantendo la sorveglianza immunologica e permettendo alle cellule immunitarie di raggiungere velocemente il sito di danno. Lo studio della circolazione linfatica è sempre più importante in oncologia, visto il suo coinvolgimento nei meccanismi di migrazione delle cellule neoplastiche che portano allo sviluppo di metastasi. &#xD;
Lo studio dei vasi linfatici è stato per lungo tempo ostacolato dalla difficoltà nella loro identificazione e distinzione dai vasi sanguigni. La recente scoperta di marcatori come Podoplanina (PDPN), “lymphatic vessel endothelial hyaluronan receptor 1” (Lyve-1) e “Prospero- related homeobox 1”(Prox-1), che sono espressi specificamente in cellule endoteliali linfatiche, ha notevolmente favorito il loro studio istologico in tutti i distretti dell’organismo, compreso il cuore. Infatti, anche se la prima descrizione dei vasi linfatici nel cuore risale a circa tre secoli fa, solo di recente è stato rivalutato il loro ruolo sia nel mantenimento dell’omeostasi del tessuto interstiziale che in condizioni patologiche. Restano ancora da chiarire i meccanismi che regolano la linfangiogenesi a livello cardiaco ed i fattori di crescita coinvolti. &#xD;
Il più rilevante sistema di regolazione della linfangiogenesi si sviluppa sull’asse VEGF-C/VEGFR-3, ma anche altri fattori di crescita si sono dimostrati capaci di stimolare la crescita di vasi linfatici. Ad esempio il “Plateled derived growth factor” (PDGF) è un fattore di crescita da tempo conosciuto per la sua azione pro-angiogenica e il suo coinvolgimento nei meccanismi di reclutamento di cellule vascolari murali come i periciti. Recentemente è stata provata la sua importanza anche nell’induzione della linfangiogenesi tumorale.&#xD;
La prima fase di questo lavoro consiste nella caratterizzazione immunofenotipica, strutturale ed ultrastrutturale dei vasi linfatici in diversi organi umani e murini. Sezioni istologiche, ottenute sia da campioni autoptici umani che da organi isolati da modelli sperimentali, sono state analizzate tramite tecnica immunoistochimica in fluorescenza per verificare l’espressione dei più importanti markers linfatici. I markers risultati più specifici e maggiormente espressi sono quindi stati selezionati per valutare fenotipo, densità e distribuzione del sistema linfatico. &#xD;
La distribuzione dei vasi linfatici nel cuore umano e murino risulta simile. Questi si concentrano principalmente nelle regioni subepicardiche e negli spazi interstiziali che circondano arterie e vene. Un piccolo numero di capillari linfatici si ritrova nelle parti più profonde del muscolo cardiaco tra i cardiomiociti.&#xD;
La successiva analisi mediante microscopia elettronica ci ha permesso di analizzare le caratteristiche ultrastrutturali associate ai vasi linfatici, non facilmente rilevabili con altre metodiche. I vasi linfatici mostrano una parete molto sottile rispetto ai vasi sanguigni, una membrana basale assente o discontinua e frequenti interruzioni del monostrato endoteliale, conosciute come fenestrature. Un'ulteriore conferma della natura linfatica dei vasi analizzati è stata ottenuta tramite tecnica Immunogold con anticorpi specifici per il Lyve-1.&#xD;
Le tecniche precedentemente descritte ci hanno permesso di ottenere informazioni esclusivamente bidimensionali, mentre l’architettura vascolare all’interno dell’organo è tridimensionale. Per superare questo limite tecnico è stato quindi messa a punto una nuova tecnica, denominata micro-linfangiografia in fluorescenza. In seguito all’iniezione di due traccianti fluorescenti, l’intero spessore del ventricolo di ratto viene analizzato al microscopio confocale. La tecnica permette di ottenere ricostruzioni tridimensionali della rete di vasi linfatici all’interno dell’organo.&#xD;
Nella fase successiva del lavoro sono stati valutati gli aspetti funzionali del sistema linfatico cardiaco. Il tessuto cardiaco è stato analizzato sia nelle condizioni normali, sia nelle condizioni conseguenti allo sviluppo di diverse cardiomiopatie. Ognuna delle cardiomiopatie analizzate è scatenata da un diverso agente eziologico. &#xD;
Nella cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva (HOCM) è la mutazione di geni codificanti per proteine sarcomeriche a determinare lo sviluppo di ipertrofia settale accompagnata da disfunzione diastolica. Il danno ischemico è invece la causa scatenante della più comune cardiomiopatia di origine estrinseca, ovvero l’infarto del miocardio (MI). La cardiotossicità risulta infine tra i principali effetti avversi conseguenti al trattamento con diversi farmaci antitumorali come Doxorubicina e Imatinib . Il primo farmaco fa parte della famiglia delle antracicline, e come tale determina un effetto cardiotossico ampiamenente studiato e conosciuto. L’Imatinib è invece un inibitore dei recettori tirosina-chinasici (TKI) e rappresenta uno dei più grandi successi della medicina per quel che riguarda la cura delle neoplasie, approvato per il trattamento della leucemia mieloide cronica e dei tumori gastrointestinali. Tra i principali target dell’IM figurano recettori di grande importanza per la regolazione dell’angiogenesi nonché della linfangiogenesi, come il c-kit, il PDGFR e il VEGFR-3.&#xD;
Lo studio di campioni derivanti da miectomie chirurgiche di pazienti affetti da HCM ha messo in evidenza una forte risposta linfangiogenica all’interno dell’organo. I risultati dell’analisi immunoistochimica indicano una sensibile riduzione del numero di capillari sanguigni, in termini di densità (numero di vasi per unità di area analizzata). Questa alterazione del letto vascolare sanguigno risulta semplice da giustificare se si tiene conto di quelle che sono le principali caratteristiche istomorfologiche della malattia, ovvero la fibrosi interstiziale, l’aumento della dimensione dei miociti ed il loro disarray. Il comportamento del sistema linfatico ha però un andamento completamente diverso. Si osserva un aumento marcato della densità dei vasi linfatici sia a livello dello spesso strato di tessuto fibrotico presente nel versante subendocardico, sia a livello dei tessuti muscolari cardiaci più profondi. L’aumento in termini di densità è accompagnato da un altrettanto marcato incremento dell’indice proliferativo che è stato misurato andando a quantificare i livelli di espressione nucleare di proteine specifiche del ciclo cellulare e della mitosi.&#xD;
Nella risposta dell’organo ad un insulto ischemico come l’infarto, è stato osservato un significativo aumento del numero dei vasi linfatici. Questo aumento risulta differito rispetto alla risposta angiogenica e funzionalmente associato alle diverse fasi di maturazione della cicatrice fibrotica. &#xD;
Anche nella cardiotossicità indotta da DOXO si registra un aumento di densità della componente linfatica associata alla marcata deposizione di collagene tipica di questa cardiopatia. &#xD;
Un comportamento completamente diverso si osserva invece nella cardiotossicità indotta da IM. Il cuore degli animali trattati con il farmaco mostra, in associazione ad una forte riduzione dei vasi linfatici, un aumento nel contenuto relativo di acqua. Il trattamento con il farmaco è quindi in grado di alterare la funzione di drenaggio del miocardio contribuendo allo sviluppo della disfunzione dell’organo. A livello ultrastrutturale, abbiamo inoltre potuto documentare in microscopia elettronica un’estesa compromissione dei mitocondri nei vasi sanguigni e linfatici.&#xD;
In conclusione i dati ottenuti dimostrano che, in ognuna delle condizioni patologiche analizzate, il sistema linfatico risulta importante nella risposta del cuore ai diversi insulti subiti ed assume un ruolo determinante per il suo rimodellamento. L’interferenza nei meccanismi linfangiogenici può determinare un’alterazione dell’omeostasi tissutale e quindi contribuire negativamente allo sviluppo di cardiopatie</description>
      <pubDate>Thu, 11 Apr 2013 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/1889/2213</guid>
      <dc:date>2013-04-11T22:00:00Z</dc:date>
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      <title>Modelli sperimentali e nuovi target per la terapia della BPCO: indagine sul ruolo delle isoforme gamma e delta di PI3K</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/2212</link>
      <description>Title: Modelli sperimentali e nuovi target per la terapia della BPCO: indagine sul ruolo delle isoforme gamma e delta di PI3K
Authors: Pisano, Anna Rita
Abstract: La BPCO è caratterizzata da una risposta infiammatoria cronica associata ad una limitazione irreversibile del flusso d’aria nelle vie aeree. È noto come l’esposizione a fumo di sigaretta sia la causa più comune di insorgenza di BPCO (Rabe et al, 2007) e come l’infiammazione che guida la progressione di questa patologia sia scarsamente sensibile all’effetto dei corticosteroidi (Barnes NC et al, 2006).&#xD;
La cessazione del fumo di sigaretta, associato all’uso di broncodilatatori e di farmaci antiinfiammatori di tipo steroideo, non costituisce una terapia sufficiente per frenare la progressione della malattia. Per questo motivo le industrie farmaceutiche stanno cercando di sviluppare nuovi farmaci antiinfiammatori capaci di ridurre non solo le resistenze al flusso d’aria, ma soprattutto di prevenire il processo infiammatorio alla base della BPCO. &#xD;
Dal momento che il fumo di sigaretta costituisce il principale agente eziologico responsabile dell’instaurarsi della BPCO, modelli animali di esposizione al fumo di sigaretta consentono di esplorare i meccanismi che stanno alla base dell’instaurarsi della patologia e di testare l’efficacia di nuovi potenziali farmaci antiinfiammatori .&#xD;
Lo scopo dello studio, condotto presso il Dipartimento di Farmacologia della Chiesi Farmaceutici S.p.A nel primo e nel secondo anno di dottorato, è stata la messa a punto e la caratterizzazione di un modello di infiammazione polmonare indotta dall’esposizione acuta al fumo di sigaretta nel topo. &#xD;
Il modello sperimentale da noi allestito prevede l’esposizione al fumo di sigaretta di topi C57BL/6J mediante un sistema di inalazione “nose only“. &#xD;
Tale modello è stato utilizzato per la valutazione dell’effetto di farmaci antiinfiammatori con diverso meccanismo d’azione e diverse vie di somministrazione: in particolare sono stati testati il composto roflumilast (orale) e GSK256066 (inalatorio) ad attività inibitoria sull’enzima PDE4, e budesonide, un composto appartenente alla classe dei corticosteroidi. In questo modello è stato possibile osservare la resistenza agli steroidi tipica della BPCO e indagare il ruolo delle fosfatidilinositolo-3-chinasi (PI3Ks) in tale fenomeno, con particolare riferimento alla capacità di inibitori di PI3K di ripristinare l’effetto anti-infiammatorio degli steroidi. Questo modello è stato anche usato per valutare il ruolo dell’isoforma gamma di PI3K nell’infiammazione, grazie alla possibilità di usare topi geneticamente modificati con inattivazione costitutiva di PI3Kγ.&#xD;
Nel corso del terzo anno di dottorato, lo scopo dello studio condotto presso il Dipartimento di Biotecnologie Molecolari dell’Università di Torino (MBC), è  stato l’approfondimento del target PI3Kγ con particolare attenzione al ruolo di PI3Kγ nei meccanismi di contrazione e rilassamento del muscolo liscio delle vie aeree, allo scopo di identificare possibili meccanismi che leghino l’infiammazione alla progressiva perdita di funzionalità respiratoria osservata nella BPCO.</description>
      <pubDate>Mon, 31 Dec 2012 23:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/1889/2212</guid>
      <dc:date>2012-12-31T23:00:00Z</dc:date>
    </item>
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      <title>Alidoro, tragedia in cinque atti di Gabriele Bombasi</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/2211</link>
      <description>Title: Alidoro, tragedia in cinque atti di Gabriele Bombasi
Authors: ABBATI, MICHELE
Abstract: Argomento della ricerca è l’inedito manoscritto  dell’Alidoro, tragedia in cinque atti e in versi sciolti rappresentata a Reggio Emilia il 2 novembre 1568. Il suo autore Gabriele Bombasi (1531 – 1602) fu poeta e scrittore in volgare e lingua latina, profondo conoscitore della musica e delle arte, dignitario della corte farnesiana di Parma e Roma. Fu insomma un esponente di spicco del raffinato eclettismo culturale diffuso nelle corti principesche emiliane e negli ambienti accademici dell’età controriformistica.&#xD;
Vari documenti archivistici  e preziose stampe dell’epoca dimostrano che l’Alidoro fu una tragedia celebre nel XVI secolo, benché oggi quasi del tutto dimenticata. La conoscenza di questa misconosciuta opera e del suo autore colmano una lacuna evidente e possono contribuire alla ricostruzione esaustiva in corso da anni della storia letteraria e del genere tragico in italiana lingua nel Cinquecento. Perciò la dissertazione  contiene una edizione critica del manoscritto della tragedia, un idiografo cartaceo del secolo XVI, introdotto da una articolata discussione sulla genesi del dramma, su i suoi modelli e le teorie estetiche antiche e moderne in esso rappresentate, in particolare quelle aristoteliche. Inoltre, con annotazioni e commenti si offrono ragguagli sui significati dell’opera e informazioni atte a collocarlo con precisione nella cultura del tardo Rinascimento.; The topic of this research is the unpublished manuscript of Alidoro, tragedy in five acts composed of hendecasyllables, represented in Reggio Emilia, November 2, 1568. Its author Gabriele Bombasi (1531 - 1602) was a poet and writer in Italian and Latin language, connoisseur of music and arts, dignitary of the Farnese court in Parma and Rome. He was certainly a prominent member of the refined cultural eclecticism in the princely courts of Emilia and in the literary academies after the Council of Trent.&#xD;
Some archival documents and rare books, discovered and examined here, show that Alidoro was a sixteenth century famous tragedy, though now almost forgotten. The rescue from oblivion of this tragedy and its author so obviously closes this gap and contributes to comprehensive reconstruction going on for years of literary history and in particular the tragic gendre in Italy. Therefore, the thesis contains a critical edition of the manuscript tragedy, a paper codex from the sixteenth century, and provides a reconstructed text accompanied by a critical apparatus, a structured discussion about the genesis and the history of the play, the ancient and modern models, the aesthetic ideas of poetry and the influence of Aristotle. It further tries to explain the plot with other arts, meaning informations and notes, like this illustrating the text and placing it accurately in the culture of the late Renaissance.</description>
      <pubDate>Thu, 18 Apr 2013 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/1889/2211</guid>
      <dc:date>2013-04-18T22:00:00Z</dc:date>
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      <title>Filosofia e organizzazione del testo nel primo Gadda</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/2210</link>
      <description>Title: Filosofia e organizzazione del testo nel primo Gadda
Authors: Rivelli, Francesco
Abstract: Il lavoro mette in luce le corrispondenze tra il soggetto gnoseologico della "Meditazione Milanese" e i primi testi narrativi dell’Ingegnere (fino alla "Cognizione"), entrambi visti come sistemi in equilibrio tra spinte dialettiche. La concezione dell’io in Gadda, ricostruita a partire dalle sue personali letture di Leibniz, Spinoza e Fichte, si rivela così una rampa di lancio per indagare i concetti di polarità e punto di vista, contenuti nei "Cahiers d’études". Vengono a questo punto rintracciati alcuni aspetti strutturali dei suoi testi: le dicotomie attorno ai quali si organizzano, la tecnica dei "tocchi" (sorta di "petites perceptions" testuale) e gli intrecci di punti di vista all’interno della voce narrante. Evidenziando la stretta unità concettuale che unisce il magma eterogeneo di elementi, lo studio intende mettere in risalto la tensione organizzativa del primo Gadda, che vede il suo culmine nella "Cognizione del dolore", ponendosi come base di partenza necessaria per la comprensione delle opere successive.; This work sheds light on the links between the philosophical subject of "Meditazione milanese" and the first narrative texts of Gadda (up to "Acquainted with grief"), both seen as a balanced system of dialectic forces. The conception of “I” in Gadda, reconstructed from his personal reading of Leibniz, Spinoza and Fichte, becomes a launchpad to investigate his reflections on “polarity” and “point of view” contained in his "Cahiers d’études". Some of these structural aspects of his texts can be traced in: the dichotomies that underline them, the "tocchi" tecnique (sort of textual "petites perceptions") and the mix of point of view within the narrative voice. By underlining the tight conceptual unity which unites the heterogenic elements, this work intends to highlight how the early Gadda strived to organise his texts, which culminates in "Acquainted with grief", being the necessary block to enable understading of his following works.</description>
      <pubDate>Thu, 18 Apr 2013 22:00:00 GMT</pubDate>
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      <dc:date>2013-04-18T22:00:00Z</dc:date>
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      <title>Il carme 67 di Catullo. Edizione critica e commento</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/2209</link>
      <description>Title: Il carme 67 di Catullo. Edizione critica e commento
Authors: Portuese, Orazio
Abstract: Nell’ambito del libellus catulliano, il carme 67 è sicuramente uno dei componimenti più controversi, incentrato sul dialogo tra un anonimo interlocutore (un passante o il poeta stesso) e la ianua di una domus privata (veronese o bresciana): unitamente a svariate questioni di ordine esegetico-testuale – già note alla critica catulliana – persiste la difficoltà più generale di inquadrare il genus letterario del carme, in cui sembrerebbero confluire (secondo la tecnica della Kreuzung der Gattungen) elementi della tradizione epitalamica, motivi propri del paraklausithyron, tratti&#xD;
caratteristici della fescennina iocatio e affinità con la produzione epigrammatica sepolcrale. Con il presente studio, Orazio Portuese intende fornire una nuova edizione critica del testo del carme 67; commentare i suoi luoghi più oscuri o in passato trascurati; rintracciare manifestazioni della fortuna del carme, in particolare in età umanistico-rinascimentale.; As regards the libellus of Catullus, Poem 67 is undoubtedly one of the most debated&#xD;
carmina docta. It is about a conversation between an anonymous speaker (a passer-by or the poet himself) and the ianua of a private domus (in Verona or Brescia). Besides a lot of exegetic and textual questions – which critics of Catullus have already discussed – there is a more general difficulty in setting the literary genus of the Poem, which seems to contain (following the technique of Kreuzung der Gattungen): elements of epithalamic tradition and paraklausithyron, aspects of fescennina iocatio and relationships with epigrammatic sepulchral tradition. In this study, Orazio Portuese aims to offer a new critical edition of the text of Poem 67 and&#xD;
a commentary about its darkest – or previously ignored – sides. Finally, he sets up to outline the manifestations of the Nachleben of the Poem, especially in the age of Humanism and Renaissance.</description>
      <pubDate>Tue, 23 Apr 2013 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/1889/2209</guid>
      <dc:date>2013-04-23T22:00:00Z</dc:date>
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      <title>Commento all'Andria (Ffr. 34-49 K.-A.) ed al Plokion (Ffr. 296-310 K.-A.) di Menandro</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/2208</link>
      <description>Title: Commento all'Andria (Ffr. 34-49 K.-A.) ed al Plokion (Ffr. 296-310 K.-A.) di Menandro
Authors: Santi, Angela
Abstract: In accordo con i Proff. Burzacchini e Magnani, durante il mio corso di dottorato ho ritenuto opportuno approfondire il lavoro sui drammi frammentari iniziato con la mia tesi di Laurea Specialistica (Osservazioni sull'Auge di Euripide). Lo studio si è concentrato su Menandro, in particolar modo sulle commedie di tradizione esclusivamente indiretta (cf. Poetae Comici Graeci, VI/2. Menander. Testimonia et Fragmenta apud scriptores servata, edd. R. Kassel et C. Austin, Berolini et Novi Eboraci 1998). In particolare, ho inizialmente privilegiato quelle poche decine che hanno subito un rifacimento da parte del commediografo latino Cecilio Stazio. &#xD;
	La scelta è quindi ricaduta già dal primo anno di corso su Andria e Plokion, e la mia tesi di dottorato consiste in un commento a questi due drammi, in cui si è dedicata particolare attenzione all’analisi dei testimoni, alla ricostruzione della trama, al ritratto dei personaggi, ed alla discussione dell’apparato critico fornito dall’edizione sopra menzionata. Sono state inoltre affrontate convenzioni sceniche e motivi letterari come lo stupro, il riconoscimento, il sistema dell’epiclerato e la nascita come fonte di contaminazione.; During my PhD I decided to keep working on fragmentary drama (which was the subject of my undergraduate thesis, Observations on Euripides’ Auge), and to focus on Menander (cf. Poetae Comici Graeci, VI/2. Menander. Testimonia et Fragmenta apud scriptores servata, edd. R. Kassel et C. Austin, Berolini et Novi Eboraci 1998). From the beginning I chose the comedies which were after translated in Latin by the Roman comediographer Caecilius Statius.&#xD;
	I finally selected Andria and Plokion, and this dissertation is a commentary on these two comedies, where I tried to discuss the sources of their fragments, retrace their plot and describe their characters. I even dealt with such theatrical conventions and topoi as rape, recognition, the epiclerate system and the causes of miasma.</description>
      <pubDate>Tue, 23 Apr 2013 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/1889/2208</guid>
      <dc:date>2013-04-23T22:00:00Z</dc:date>
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      <title>Il mito ovidiano di Filomela: riscritture inglesi dal Medioevo alla contemporaneità</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/2207</link>
      <description>Title: Il mito ovidiano di Filomela: riscritture inglesi dal Medioevo alla contemporaneità
Authors: Trivellini, Samanta
Abstract: Il presente lavoro di tesi si inserisce nell’ambito dei Classical Reception Studies e tratta nello specifico di un aspetto della ricezione ovidiana. Lo studio prende in esame un corpus di riscritture inglesi del mito di Tereo, Procne e Filomela narrato nelle Metamorfosi di Ovidio (met. 6, 424-674). Si delinea dapprima la ricezione pre-novecentesca del mito, che comprende sia autori canonici come Geoffrey Chaucer, William Shakespeare, i vittoriani Arnold e Swinburne, sia autori meno noti. La seconda parte del lavoro è intesa come premessa teorica e critica alle riscritture del secondo Novecento, ma si pone più in generale come obiettivo quello di esaminare la fortuna letteraria e critica delle Metamorfosi ovidiane nel tardo Novecento, che ha visto un rinnovarsi dell’interesse verso l’autore, in particolare nell’ambito del postmodernismo. Speciale attenzione è data al genere della riscrittura e a un corpus di testi critici femministi che rileggono il mito e la figura di Filomela. La terza parte dello studio prende in esame quattro riscritture ad opera di autrici a partire dagli anni Settanta, e si chiude soffermandosi sulla fortuna di Filomela in ambito anglofono.; This dissertation deals with a branch of Classical Reception Studies, the lively field of the Ovidian reception. The study examines a wide corpus of English rewritings of the myth of Philomela, Tereus and Procne which is told in the Metamorphoses (6, 424-624). The first part is devoted to the pre-twentieth-century reception of the myth, which includes both canonical authors, such as Geoffrey Chaucer, William Shakespeare and the Victorian poets Arnold and Swinburne, and less known writers. The second part provides a theoretical and critical premise for the rewritings of the late twentieth century, but it also aims to examine the literary and critical reception of Ovid’s poem in the second half of the century, which saw a renewed interest in the ancient poet, especially in the field of postmodernist literature. Special attention is paid to the genre of rewriting and to a corpus of feminist critical texts that re-read the figure of Philomela. The third part of the dissertation analyses four rewritings by female authors from the 70s onwards, ending with a section on the reception of the figure of Philomela in English-speaking works.</description>
      <pubDate>Tue, 23 Apr 2013 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/1889/2207</guid>
      <dc:date>2013-04-23T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Il ruolo degli anticorpi anti peptidi deamidati di gliadina nell'iter diagnostico della malattia celiaca</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/2203</link>
      <description>Title: Il ruolo degli anticorpi anti peptidi deamidati di gliadina nell'iter diagnostico della malattia celiaca
Authors: Guatelli, Francesca
Abstract: La celiachia è una malattia sistemica immunomediata, indotta dal glutine e dalle prolamine correlate, in soggetti geneticamente predisposti. Si caratterizza per una variabile combinazione di manifestazioni cliniche glutine-dipendenti, anticorpi specifici come gli anticorpi antiendomisio (EMA), gli anticorpi antitransglutaminasi di tipo 2 (tTG) e gli anticorpi antigliadina deamidata (DPG), aplotipi HLA DQ2 o DQ8 ed enteropatia. (Linee Guida ESPGHAN 2011) &#xD;
La malattia celiaca è una patologia molto diffusa, si calcola che  lo 0,5-1% della popolazione generale negli USA e nei paesi occidentali ne sia affetta, l’incidenza è in aumento anche in quei paesi, come l’ Asia, dove fino a pochi anni fa si pensava che la malattia addirittura non esistesse. &#xD;
La prevalenza della malattia celiaca aumenta in presenza di alcune condizioni di rischio quali familiarità per celiachia, malattie autoimmuni concomitanti e alcune sindromi genetiche.&#xD;
Recenti studi hanno dimostrato che la deamidazione dei peptidi di gliadina ad opera della transglutaminasi tissutale (tTG) rende questi nuovi epitopi più immunogeni rispetto a quelli nativi. Sono stati quindi identificati gli anticorpi diretti contro i peptidi deamidati di gliadina (DPG-AGA IgG e IgA) ricercati tramite ELISA. &#xD;
Diversi lavori hanno riportato una sensibilità media di questi anticorpi per la celiachia pari al 92% per la classe IgA e al 91% per quella IgG e, dato ancor più interessante una specificità elevata (99%) per i DPG-AGA IgG.  &#xD;
Il nostro studio descrive l’esperienza della Gastroenterologia Pediatrica di Parma, confrontando questo nuovo anticorpo (DPG-AGA IgG e IgA) con i test tradizionali (tTG IgA, EMA, AGA IgA) in due gruppi di pazienti di età compresa tra 0 e 18 anni. &#xD;
Al primo gruppo appartengono 41 pazienti studiati per sospetta malattia celiaca, al secondo appartengono 12 pazienti in follow-up per malattia celiaca precedentemente diagnosticata. I nostri risultati dimostrano, in accordo con i dati della letteratura, che questo nuovo test (DPG-AGA) possiede un’accuratezza diagnostica maggiore rispetto agli anticorpi antigliadina tradizionali e che, nonostante abbia una sensibilità inferiore rispetto agli anticorpi antiendomisio (EMA) e alla antitransglutaminasi tissutale (tTG IgA), possiede una specificità significativamente elevata.  &#xD;
In particolare gli anticorpi antigliadina deamidata di classe IgG (DPG-AGA IgG) possono essere utilizzati come marcatori sierologici di malattia celiaca specialmente nei pazienti con età inferiore ai 2 anni e nei casi di malattia associata a deficit di IgA. &#xD;
La ricerca associata di antitranglutaminasi tissutale (tTG IgA) e antipeptidi deamidati di gliadina (DPG-AGA IgG) si è dimostrata significativa in fase di screening diagnostico di malattia per identificare correttamente gli affetti. &#xD;
Infine gli anticorpi antipeptidi deamidati di gliadina (DPG-AGA IgG) possono essere di aiuto nel follow-up della malattia celiaca, in quanto la persistenza di questo anticorpo nel siero di pazienti a dieta priva di glutine indica bassa compliance alla dieta stessa e mancato miglioramento delle lesioni della mucosa intestinale.; Celiac disease (CD) is an immune-mediated enteropathy triggered by the ingestion of wheat gliadins and other correlated prolamines, in genetically susceptible individuals. CD is characterized for a variable combination of gluten-dependent clinical demonstrations, specific antibodies as IgA anti-endomysial antibodies (EMA), IgA antibodies to tissue transglutaminase (tTG) and the antibodies to deamidated gliadin peptides (DPG), genotypes HLA DQ2 or DQ8 and enteropathy. (Guidelines ESPGHAN 2011) &#xD;
Until recently the geographical distribution of celiac disease was mostly restricted to Europe and other developed countries, such as the USA, Canada, Australia. New epidemiological studies have provided evidence that this disorder is also common in other parts of the world including the Asian continent. &#xD;
CD prevalence is increased in at-risk conditions such as family history of celiac disease, autoimmune diseases, and some genetic syndromes.&#xD;
Recent studies have demonstrated that deamidated gliadin peptides are more specific CD B-cell epitopes than native peptides; antibodies directed against deamidated peptides were identified and more recently a new ELISA for IgG and IgA antibodies to deamidated gliadin peptides (DPG-AGA) has been developed. Many studies described a middle sensibility of these antibodies for CD to 92% for IgA and to 91% for IgG and, more interesting an elevated (99%) specificity for DPG AGA IgG.&#xD;
Our study describes the experience of Pediatric Gastroenterology of Parma, comparing this new antibodies with the traditional (tTG IgA, EMA, AGA IgA) tests in two groups of patients aged between 0 and 18 years. To the first group belong 41 patients studied for suspected celiac disease, the second group includes 12 patients in follow-up to previously diagnosed with celiac disease. Our results demonstrate, in agreement with literature data, which this new test (DPG-AGA) has a diagnostic accuracy greater than traditional antibodies and that, despite having a lower sensitivity than the endomysial antibodies (EMA) and the anti-tissue transglutaminase (tTG IgA), has a significantly higher specificity. Particularly the deimidated gliadin antibodies IgG (AGA-IgG DPG) may be used as serological markers of celiac disease especially for patients with less than 2 years and in cases of disease associated with IgA deficiency.&#xD;
The associated antitranglutaminasi tissue research (tTG IgA) and anti-deamidated peptide of gliadin (DPG-AGA IgG) has proved significant in diagnostic screening phase of disease to correctly identify the affections.&#xD;
Moreover deamidated gliadin peptides antibodies (DPG-AGA IgG) can be helpful in follow-up of celiac disease, since the persistence of this antibody in patients with gluten-free diet indicates low compliance to the diet itself and lack of improvement of intestinal mucosal injury.</description>
      <pubDate>Mon, 31 Dec 2012 23:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/1889/2203</guid>
      <dc:date>2012-12-31T23:00:00Z</dc:date>
    </item>
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