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    <title>DSpace Collection: Archivio del secondo numero della rivista.</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1530</link>
    <description>Archivio del secondo numero della rivista.</description>
    <pubDate>Mon, 20 May 2013 16:46:53 GMT</pubDate>
    <dc:date>2013-05-20T16:46:53Z</dc:date>
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      <title>The Channel Image</title>
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      <link>http://hdl.handle.net/1889/1530</link>
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      <title>Un esempio di archeologia dell'architettura su edifici mediaveli: la Pieve di S. maria di Diecimo (Lucca)</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1655</link>
      <description>Title: Un esempio di archeologia dell'architettura su edifici mediaveli: la Pieve di S. maria di Diecimo (Lucca)
Authors: Branchi, Mariapia
Abstract: Il cantiere medievale, la sua organizzazione, le modalità operative, la preparazione culturale e tecnica&#xD;
di architetti, artefici e muratori, le implicazioni economiche e sociali che comporta l’impresa edile sono&#xD;
oggetto di ricerche da parte di molti specialisti (storici dell’arte, storici, archeologi, architetti), anche se&#xD;
spesso gli studi procedono autonomamente all’interno delle rispettive discipline.&#xD;
L’integrazione della storia dell’arte e della analisi stratigrafica, già auspicata o sperimentata in edifici&#xD;
importanti, può essere ancora più utilmente applicata in opere cosiddette “minori”, opere forse di&#xD;
minore interesse, ma che rappresentano il tessuto comunicativo diffuso del medioevo.&#xD;
La pieve di S. Maria di Diecimo, già nota per il suo arredo scultoreo, per quanto riguarda l’architettura&#xD;
è stata datata ad età matildica, con sopravvivenze architettoniche anteriori al Mille. L’applicazione&#xD;
della stratigrafia dell’elevato ha permesso di individuare un'unica fase costruttiva principale, coeva alla&#xD;
realizzazione delle sculture, e di definire il processo costruttivo e l’organizzazione del cantiere che qui&#xD;
ha lavorato.; The medieval construction site, its organization, operating procedures, cultural and technical&#xD;
knowledge of architects, builders and masons, economic and social issues involving the construction&#xD;
company are being researched by many specialists (art historians, historians, archaeologists,&#xD;
architects), although often they work separately.&#xD;
The integration of art history and stratigraphic analysis, desired or experienced in important buildings,&#xD;
it can be more usefully applied in some less important works, which nevertheless are the widespread&#xD;
communication of the Middle Ages.&#xD;
The St. Mary’s church of at Diecimo (Lucca) architecture, already known for its sculptural furniture,&#xD;
has been dated at the time of Countess Matilda, with architectural survivals from before Mille. The&#xD;
application of stratigraphy to the walls, it identified a single major construction phase, contemporary&#xD;
with the sculptures, and allowed determine the manner to build the site and organization that has&#xD;
worked here.</description>
      <pubDate>Fri, 31 Dec 2010 23:00:00 GMT</pubDate>
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      <title>La porosità dei muri. Su alcune analogie tra Walter Benjamin e Maurice Merleau-Ponty</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1549</link>
      <description>Title: La porosità dei muri. Su alcune analogie tra Walter Benjamin e Maurice Merleau-Ponty
Authors: Messori, Rita
Abstract: L’idea di “porosità”, che Benjamin propone in Immagini di città, bene esprime il rapporto non di opposizione ma di co-appartenenza tra categorie spaziali e temporali, sempre pensate in relazione al&#xD;
soggetto che le vive: fuori e dentro, esteriorità e interiorità, privato-pubblico, passato-presente-futuro.&#xD;
Tale co-appartenenza si realizza nel passage, luogo di elezione del flâneur, figura ambivalente della Parigi ottocentesca. Egli compie il passaggio dall’immersione, estetica, nel mondo di sogno del passage, al risveglio, in quanto recupero del passato “negato”. A questo riguardo, non sono poche le&#xD;
analogie con Maurice Merleau-Ponty, a partire dall’utilizzo stesso del termine “porosità” in quanto&#xD;
immagine di una dialettica rivisitata, che esalta le ambivalenze della dimensione “estetica” o “precategoriale”.&#xD;
L’esercizio di uno sguardo nuovo diviene necessario perché si possa, realizzando&#xD;
potenzialità inespresse del passato, recuperare la profondità del presente e aprire al futuro.; The idea of "porosity", proposed by Walter Benjamin in Images of cities, well expresses the concept of&#xD;
co-belonging, instead of being opposite, of spatial and temporal categories, always in relation with the&#xD;
subject experiencing them; in and out, exteriority and interiority, private-public, past-present-future.&#xD;
This co-belonging finds its realization in the passage, the chosen place of the flâneur, ambivalent&#xD;
figure of the nineteenth-century Paris. He moves from the aesthetical immersion in the dream world of&#xD;
the passage to the awakening, as a retaking of a "denied" past. There are several analogies with&#xD;
Maurice Merleau-Ponty, starting from the term "porosity" itself, as image of a revisited dialectic that&#xD;
magnifies the ambivalences of the "aesthetical" or "pre-categorical" dimension. Looking with new eyes&#xD;
becomes essential to bring back the depth of the present and to open to the future, fulfilling&#xD;
potentialities not expressed in the past.</description>
      <pubDate>Fri, 31 Dec 2010 23:00:00 GMT</pubDate>
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      <title>Il “muro bianco” del capitale. Storie di respingimenti e di restrizioni dagli scritti di Mike Davis</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1548</link>
      <description>Title: Il “muro bianco” del capitale. Storie di respingimenti e di restrizioni dagli scritti di Mike Davis
Authors: Mirabile, Marco
Abstract: In questo intervento si intende riflettere su alcune questioni affrontate nel decennale lavoro giornalistico di Mike Davis, che è anche in senso stretto un lavoro politico e culturale, in cui vengono coinvolti i saperi della sociologia, dell’urbanistica, della teoria politica e della storia delle idee. &#xD;
Nella prima parte si raccontano le forme di esclusione di neri (minoranza afroamericana) e latinos (immigrati latinoamericani) nella realtà nordamericana. Attraverso alcune imprescindibili premesse di carattere generale, si giunge al caso emblematico di Los Angeles, al fenomeno del “muro bianco”, del “razzismo residenziale”, dove il tema dell’ “esclusione” descrive la condizione dei “nemici” che, fin dai primi anni del Novecento, sono ritenuti da gran parte dei residenti caucasici una seria minaccia alla convivenza e al valore immobiliare del quartiere. La straordinaria riflessione teorica implicata in quest’argomento ha reso di fatto necessario uno svolgimento dal taglio empirico e circoscritto.; This contribution reflects on some of the issues raised in the research work of Mike Davis. His reporting over a ten year period provided an important cultural and political commentary on American cities, combining insights from sociology, urban planning, political theory and the history of ideas.&#xD;
The first part of the essay explores the different forms of exclusion of certain minorities, such as the blacks (African Americans) and latinos (immigrants from Latin America) that were part of the quotidian reality in the United States. The focus, in the second part, is on an emblematic case from Los Angeles, namely the phenomenon of the “white wall”, or that of “residential racism”. In this context, the theme of “exclusion” identifies the existence of “enemies” who, from the beginning of the 20th century, were considered by a substantial part of white residents to be a serious threat to both cohabitation and to the real estate valuations of a residential district. This delicate argument raises a number of further theoretical reflections which require tailored empirical investigations.</description>
      <pubDate>Fri, 31 Dec 2010 23:00:00 GMT</pubDate>
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      <title>I muri non sono mai semplicemente muri. A volte possono essere storia, altre volte possono essere idee. Giuliano Scabia e il sentiero teatrale per pensare e incontrare diversamente la follia</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1547</link>
      <description>Title: I muri non sono mai semplicemente muri. A volte possono essere storia, altre volte possono essere idee. Giuliano Scabia e il sentiero teatrale per pensare e incontrare diversamente la follia
Authors: Tortelli, Sara Enrica
Abstract: Il saggio propone una riflessione sul percorso dell’artista Giuliano Scabia che, per primo in Italia, negli&#xD;
anni Settanta, ha sperimentato i luoghi del disagio psichico come nuovo ambito di intervento teatrale.&#xD;
La sua esperienza, iniziata al fianco di Basaglia per abbattere le mura del manicomio, si articola nel&#xD;
tempo con costanti richiami tematici. Gli interventi di Scabia, sempre strutturati in risposta alla&#xD;
mutevole relazione tra contesto sociale e malattia mentale, vogliono puntare l’attenzione sulla&#xD;
necessità di una psichiatria responsabile e di una società civile, protesa verso l’abolizione delle&#xD;
barriere ideologiche che impediscono l’integrazione.&#xD;
L’articolo deriva da un capitolo della mia tesi di laurea specialistica, Il teatro nei luoghi del disagio&#xD;
psichico. Una storia italiana e alcune sue pratiche attuali, discussa il 29 marzo scorso presso la&#xD;
Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Parma.; The paper proposes a reflection on the artist's Giuliano Scabia who was the first in Italy, during the&#xD;
seventies, to experience the places of psychological problems as a new area of theatrical intervention.&#xD;
His experience began at the side of Basaglia to break down the walls of the asylum and continued in&#xD;
time with constant reminders themes. Scabia's interventions are structured in response to the&#xD;
changing relationship between social environment and mental illness. They want to focus attention on&#xD;
the need for a responsible psychiatry and a civil society, leaning towards the abolition of ideological&#xD;
barriers that prevent integration.&#xD;
This article is derived from a chapter of my degree thesis, The Theatre at places of psychic distress.&#xD;
An Italian story and some of its current practices, discussed last March 29th at the Faculty of Humanities, University of Parma.</description>
      <pubDate>Fri, 31 Dec 2010 23:00:00 GMT</pubDate>
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      <title>I confini di Cipro: il muro di Nicosia</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1546</link>
      <description>Title: I confini di Cipro: il muro di Nicosia
Authors: Tagliacollo, Emma
Abstract: Il muro di Nicosia e di tutta l'isola è solo un segno verde tracciato su una mappa, eppure ha una sua fisicità che non si può non percepire, o subire, nel percorrere il territorio. Il muro è un luogo da non attraversare - per tutti i ciprioti - che taglia in due un'unica popolazione, separandola attraverso i temi della cultura, della religione e della lingua. La storia del muro di Cipro, confine tra Nord e Sud, nasce nel 1974: da quel momento in poi saranno evidenziate in modo prevalente le differenze tra greco-ciprioti e turco-ciprioti. &#xD;
Con la separazione nascono due modi di gestire il territorio, attraverso la formazione di nuovi centri all'interno delle due regioni. Muta la percezione di cosa sia il centro e di dove si trovi il fulcro attivo della vita comunitaria; nasce la memoria del tempo dell'unione e si fa strada, contemporaneamente, il bisogno di avere nuovi punti di identificazione.; The wall of Nicosia and of the island of Cyprus is just a green line on a map and yet has a physical concreteness which you have to perceive, or suffer, while getting around the country. The wall is an area that cannot be crossed - by no one, not even the Cypriots - that divides a single population and separates it because of culture, religion and language. The history of the wall of Cyprus, border between North and South, started in 1974: from then on differences between Greek-Cypriots and Turkish-Cypriots would have been made clear in a predominant way.&#xD;
After the separation two different ways of managing the territory begin through the formation of new centres in the two regions. The perception of what the centre is and where the active heart of community life lies, changes; reminiscence of a united country lies in the air and at the same time rises the need for new points of identification.</description>
      <pubDate>Fri, 31 Dec 2010 23:00:00 GMT</pubDate>
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      <title>Attaccare e difendere un muro: una battaglia di confine</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1545</link>
      <description>Title: Attaccare e difendere un muro: una battaglia di confine
Authors: Nadali, Davide
Abstract: Il testo esamina le operazioni di attacco e di difesa della cinta muraria di una città durante l’assedio, partendo dalle fonti testuali e dalle raffigurazioni di età neo-assira (IX-VII sec. a.C.). Il muro, preso d’assalto, diventa lo spazio dell’azione della guerra combattuta tra gli assediati e gli assedianti con opposte operazioni che cercano di contrastare l’avversario. Al centro di un fuoco incrociato, il muro è bersaglio e fatto oggetto di stratagemmi simultanei in spazi contrastanti.; The study focuses on attacking and defensive activities around urban walls during sieges, taking into account texts and bas-reliefs of the Neo-Assyrian period (9th-7th century BC). The wall of the city is the real space of the war that is fought between the besieged and the besieging army. In the middle of crossed fire, the wall is the target of simultaneous actions in separate space (in front of and behind the defensive line) and opposite actions (offensive and defensive).</description>
      <pubDate>Fri, 31 Dec 2010 23:00:00 GMT</pubDate>
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      <title>Strategie di dissoluzione del supporto murale in Banksy e Blu</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1544</link>
      <description>Title: Strategie di dissoluzione del supporto murale in Banksy e Blu
Authors: Pintarelli, Flavio
Abstract: La Street Art si è configurata, fin dalla sua nascita, come una pratica artistica dal carattere fortemente antagonista. Lo spazio urbano è il teatro in cui questa pratica è protagonista ed il muro il suo palcoscenico. La Street Art ha spesso riflettuto sul proprio supporto e sulle sue caratteristiche costitutive, anche a livello metalinguistico. Il presente studio intende assumere come oggetto d'analisi alcune opere di due celebri street artisti: i murales animati dell'italiano Blu e quelli che il britannico Bansky ha realizzato in Palestina. Al centro dell'interesse di questo lavoro vi è l'intenzione di mostrare come gli effetti di sfondamento della cornice e della superficie del supporto messi in campo dai due artisti permettano di creare alcuni slittamenti di senso relativi alle caratteristiche del muro inteso sia come elemento architettonico sia come elemento di controllo e separazione.; Since from the beginnig Street Art was characterized as an opposing artistic practice. Urban space is its theater and walls its stage. Street Art thinks often, even in a metalinguistic way, about the wall as support and its constitutive features.&#xD;
This paper analyzes some works of two world famous street artists: animated wall paintings made by italian artist Blu and the wall paintings made in Palestine by Banksy. This work is about showing how both artists try to break wall's frame and surface, searching for breaking effects. Due to this peculiar effects we can think about the wall both as an architectural, control and separation element.</description>
      <pubDate>Fri, 31 Dec 2010 23:00:00 GMT</pubDate>
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      <dc:date>2010-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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      <title>I Fought the Law? Note sulla storia, la diffusione e il significato delle forme della Street Art sulla West Bank Barrier</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1543</link>
      <description>Title: I Fought the Law? Note sulla storia, la diffusione e il significato delle forme della Street Art sulla West Bank Barrier
Authors: Scotti, Marco
Abstract: La barriera costruita dallo Stato di Israele attorno ai territori palestinesi è diventata, fin dai primi pezzi realizzati da artisti occidentali “the ultimate activity holiday destination for graffiti writers”, come la definì Banksy ai tempi della sue prime visite nel 2005. Da quel momento questo “muro” è stato letto sempre di più come un supporto per espressioni artistiche, in gran parte collegate a forme di protesta e costantemente sotto i riflettori dei media. Ma quale può essere il rapporto, in una scena geopolitica tanto complessa, tra un tale spazio e una forma espressiva come la Street Art, nata da azioni illegali all’interno di sottoculture urbane e arrivata a comunicare a un pubblico sempre più ampio?; The barrier built up by Israel alongside the Palestinian territories has become, since the firsts pieces realised by western artists, “the ultimate activity holiday destination for graffiti writers”, as Banks defined it during his first visits in 2005. This “wall” has been considered since that time as support for artistic expression under the media spolight and deeply linked with protest messages for the Palestinian condition. It’s possible to define the relationship between such a space, and such a complex geopolitical contex and Street Art, a genre born from urban subcultures whch has been able to reach a wider public?</description>
      <pubDate>Fri, 31 Dec 2010 23:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/1889/1543</guid>
      <dc:date>2010-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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      <title>Muri per comunicare, mura da difendere nella caricatura italiana del 1848-1849</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1542</link>
      <description>Title: Muri per comunicare, mura da difendere nella caricatura italiana del 1848-1849
Authors: Torelli, Ilaria
Abstract: Il saggio propone un percorso iconografico attraverso alcune caricature pubblicate sulle principali riviste satiriche italiane del 1848-1849 nelle quali il muro riveste di volta in volta un diverso ruolo simbolico. L’articolo nasce in seguito ad una ricerca e ad un ampio spoglio di riviste realizzato in occasione della tesi di specializzazione in Storia dell’arte.; This essay outlines an iconographic itinerary by means of some caricatures, that were published in the most important Italian political-satire magazines of 1848-1849. In such caricatures the wall plays each time different symbolic roles.&#xD;
The article is the outcome of wide searches and investigations of such magazines, done for the issue of a specialization thesis in History of Arts.</description>
      <pubDate>Fri, 31 Dec 2010 23:00:00 GMT</pubDate>
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      <title>La costruzione e la decorazione della Sala Maria Luigia nella Biblioteca Ducale di Parma</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1541</link>
      <description>Title: La costruzione e la decorazione della Sala Maria Luigia nella Biblioteca Ducale di Parma
Authors: Ramazzini Calciolari, Maria Carla
Abstract: Tra il 1828 e il 1834 viene costruita e decorata la nuova sala della Biblioteca Ducale (oggi Biblioteca Palatina) che prenderà il nome di Sala Maria Luigia. Già più di un decennio prima Maria Luigia aveva sovvenzionato la Biblioteca per la realizzazione di una sala destinata ad ospitare i codici ebraici della collezione De Rossi. In entrambi i casi vengono scelti due artisti di spicco, Giovan Battista Borghesi e Francesco Scaramuzza, e due soggetti allegorici incentrati sulla figura di Maria Luigia come protettrice delle arti e delle scienze cittadine.&#xD;
L'articolo si propone di ripercorrere la storia di questo ''muro'', una commissione pubblica dal forte valore simbolico e dall'importante significato politico, cercando di ricostruire i rapporti intercorsi tra il Bibliotecario Pezzana, l'architetto di Corte Nicolò Bettoli e il Direttore dell'Accademia di Belle Arti Paolo Toschi, e di individuare i modelli culturali, architettonici ed artistici di riferimento.; Between 1828 and 1834 the new hall of the Ducal Library (now Palatina Library) has been constructed and decorated. More than ten years before Maria Luigia subsidized the same Library with the construction of a room to host the Jewish codes of De Rossi's collection. In both cases two leading artists have been chosen, Giovan Battista Borghesi and Francesco Scaramuzza, and two allegoric subjects of Maria Luigia as the protector of parmesan arts and sciences.&#xD;
The article has the intention of telling the story of this ''wall'', a public commission with strong symbolic value and important political meaning, trying to retrace the relationships between the librarian Pezzana, the court's architect Nicolò Bettoli and the Academy of Fine Arts' Director Paolo Toschi, and to identify some cultural, architectural and artistic models.</description>
      <pubDate>Fri, 31 Dec 2010 23:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/1889/1541</guid>
      <dc:date>2010-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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