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    <title>DSpace Community:</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1357</link>
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    <pubDate>Thu, 20 Jun 2013 05:36:31 GMT</pubDate>
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      <link>http://hdl.handle.net/1889/1357</link>
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      <title>Le attività e le attestazioni di un prefetto d'Egitto: Lucius Munatius Felix</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1755</link>
      <description>Title: Le attività e le attestazioni di un prefetto d'Egitto: Lucius Munatius Felix
Authors: Nuti, Massimiliano
Abstract: Prendendo spunto dal testo contenuto in un papiro inedito da Tebtynis (P.Tebt.UC 2435), in cui si fa menzione del prefetto d'Egitto Lucius Munatius Felix e dell'imperatore&#xD;
Antonino Pio (il che ne consente la datazione al 152/3 dC), è stata intrapresa un'analisi della documentazione relativa ai provvedimenti presi dal prefetto nell'arco del suo mandato. Il dossier comprende una citazione letteraria, alcune iscrizioni e una serie di papiri che costituiscono senza dubbio la migliore fonte d'informazioni; da queste indicazioni, che rendono ben conto delle tipiche responsabilità di un Prefetto d'Egitto, si apprende che Munatius Felix rimase in carica sotto il regno di Antonino Pio certamente per il periodo che va dal 17 aprile 150 al febbraio-marzo del 154 d.C.; ---------- This article deals with the political career of Lucius Munatius Felix, Prefect of Egypt during the reign of Antoninus Pius, as a preliminar task introducing the reading and the interpretation of an unpublished papyrus from Tebtunis (P.Tebt.UC 2435) which mentions Lucius Munatius Felix and emperor Antoninus Pius, and which can be dated to 142/3 AD. The whole papyrological documentation about Munatius Felix shows the typical responsibilities of a prefect of Egypt and provides evidence that he held his office at least doubtless from 17th April 150 to February-March 154 AD.</description>
      <pubDate>Thu, 31 Dec 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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      <dc:date>2009-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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      <title>Indici (Index Locorum; Index Nominum et Verborum)</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1754</link>
      <description>Title: Indici (Index Locorum; Index Nominum et Verborum)
Authors: Reggiani, Nicola
Abstract: Indici del primo numero di "Papyrotheke" (passi citati, nomi, cose notevoli)</description>
      <pubDate>Thu, 31 Dec 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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      <title>Dalla magia alla filologia: documenti su libri e biblioteche nell'Antichità</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1753</link>
      <description>Title: Dalla magia alla filologia: documenti su libri e biblioteche nell'Antichità
Authors: Reggiani, Nicola
Abstract: La recente riproposizione di tre studi incentrati sulla storia del libro e delle biblioteche nell'Antichità ha permesso nuove riflessioni su una delle problematiche più significative degli studi sui materiali scrittori antichi, il passaggio dal rotolo papiraceo al codice pergamenaceo. Nel contributo si propone che la categoria sulla quale si gioca, alla fine del mondo antico, la dicotomia fra rotolo e codice non sia quella dell'ideologia culturale di determinate classi sociali, bensì quella della finalità d'uso, che oppone, a tipologie prettamente demandate alla annotazione estemporanea e non-conservativa di un testo, forme legate alla conservazione nel tempo dello stesso testo: da una parte, la religiosità quasi magica della trasposizione materiale momentanea di un logos sacralizzato in virtù dell'appartenenza ad una tradizione sapienziale orale; dall'altra, il tecnicismo di un'attenzione rivolta all'oggetto-libro in quanto tale, a un testo fissato per l'eternità in sé e per sé. La vera innovazione dunque, come già notava G. Cavallo, sta nella generalizzazione del codice come supporto scrittorio anche per i testi destinati alla conservazione bibliotecaria.; ---------- Three recent publications focused on ancient books and libraries reconsider the most important change in the history of writing supports: the transition from the papyrus roll to the parchment codex in Late Antiquity. The reasons for adopting the codex form of the book are several: the format is more economical, as both sides of the writing material can be used; and it is portable, searchable, and easy to conceal. The Christian authors may also have wanted to distinguish their writings from the pagan texts written on scrolls, and the change was previously considered as if it was born in the first Christian communities. The etymology of the word codex (block of wood) also suggests that it may have developed from wooden wax tablets. Normally used in schools for taking notes, the tablets had the advantage of being reusable: the wax could be melted and reformed into a blank. The development in the use of the roll is related to forms of conservation of the text itself, from sophistic Athens through Alexandrian philology to the editorial culture of ancient Rome. From this point of view, the victory of the codex appears to be a consequence of the end of the usage of the roll as a mean of cultural transmission, occurred when classical texts were perceived as extracts to be collected, and no longer as parts of a sacred tradition.</description>
      <pubDate>Thu, 31 Dec 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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      <title>Dai papiri al web: la riscoperta dell'egittologo Giuseppe Botti</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1752</link>
      <description>Title: Dai papiri al web: la riscoperta dell'egittologo Giuseppe Botti
Authors: Botti, Giuseppe
Abstract: Un’avventura culturale e scientifica straordinaria, quella di Giuseppe Botti (1889-1968): primo di dieci figli appartenenti a una famiglia di origini parmensi, nato a Vanzone con San Carlo, all’estremo Nord del Piemonte, divenne uno degli egittologi italiani più importanti del suo tempo, distinguendosi come pioniere nell’arduo campo degli studi sull’antica lingua demotica – fu il primo papirologo demotista italiano. Dal Monte Rosa al Museo&#xD;
Egizio di Torino, ove si formò alla scuola dello Schiaparelli, sino al Museo Archeologico di Firenze, nel quale divenne Curatore della Sezione Egizia, per giungere  infine alla Cattedra di Egittologia dell'Università “La Sapienza” di Roma, il Botti è stato Maestro di una lunga schiera di egittologi che oggi costituiscono l'apice del sapere in questa elitaria disciplina. L'articolo riassume il risultato di quasi dieci anni di ricerche in biblioteche e  archivi che hanno portato alla riscoperta delle sue singolarissime doti intellettuali&#xD;
e umane.; ---------- The article explores in a shortened version the life and the studies of Giuseppe Botti, the first Italian demoticist.</description>
      <pubDate>Thu, 31 Dec 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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      <dc:date>2009-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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      <title>Un ambulatorio medico antico: due libri recenti sul "Chirurgo di Rimini"</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1751</link>
      <description>Title: Un ambulatorio medico antico: due libri recenti sul "Chirurgo di Rimini"
Authors: Ghiretti, Giulia
Abstract: Durante gli scavi della domus detta "del Chirurgo", un edificio situato nell'antica Ariminum e crollato nella seconda metà del III secolo d.C., fu ritrovato un impressionante numero di oggetti collegati alla pratica medica. L'eccezionale importanza del ritrovamento è data, oltre che dalla ricchezza dello strumentario, dal fatto che il sito ha conservato senza alterazioni il contesto in cui il medicus abitava e praticava la sua professione. Il presente articolo intende ripercorrere i risultati della ricerca più recente sulla domus alla luce delle nuove informazioni contenute in due libri recenti, comparandoli con altre tipologie di dati (letterari, documentari, iconografici), così da valutare se e in quale misura corrispondano e si integrino tra loro, specialmente per quanto riguarda alcuni aspetti concreti della pratica medica antica.; ---------- An impressive set of ancient medical and surgical instruments was found during the excavations of the "Surgeon's domus" in Rimini, a Roman structure destroyed by a fire in the late 3rd century AD. The fact that, after the building had collapsed, furniture and surgical instruments remained untouched under the debris until 1989, thus providing the archaeologists a "still-life photograph" of the site in which the medicus used to live and practice his skills, increases the relevance of this find. This article summarizes the results of recent research focusing on the new information provided by two recent books compared to literary, papyrological and iconographic evidence. The goal is to evaluate if and how both archaeological and written evidence can be integrated for a better knowledge of ancient medical practice.</description>
      <pubDate>Thu, 31 Dec 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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      <dc:date>2009-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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      <title>Ad apertura di libro. Note sul volumen e la paleografia di P.Tebt. 269</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1750</link>
      <description>Title: Ad apertura di libro. Note sul volumen e la paleografia di P.Tebt. 269
Authors: Centenari, Margherita; Iori, Luca
Abstract: La perdita e la precaria conservazione dei rotoli di papiro antichi rende difficile per gli studiosi moderni ricostruirne formati e funzioni originarie. L'analisi paleografica di P.Tebt. 269 (frammento adespoto di un'opera letteraria in prosa, proveniente dal contesto residenziale di Tebtynis) ha permesso di arricchire di un nuovo testimone la serie degli esemplari fino ad ora noti di una particolare prassi editoriale prevalentemente attestata in età romana, quella dell'agraphon iniziale dei rotoli letterari. Partendo dal frammento di Tebtynis, questo articolo propone una lettura parallela, condotta su base paleografica, di P.Tebt. 269 e di P.Ryl. 514 (frammento adespoto di un'opera in prosa e di provenienza sconosciuta), mai accostati prima ma confrontabili sulla base di coincidenze paleografiche e di alcune consonanze di contenuto, esaminando la possibilità che siano stati scritti dallo stesso scriba o che provengano dallo stesso rotolo.; ---------- This contribution is arranged in two sections: firstly, we argue about the large blank on the left edge of P.Tebt. 269 – a fragment of an unknown prose work dated to the 2nd century AD. This looks like the blank space that normally precedes the first column of writing (the agraphon). Rolls with literary works often had an unwritten part (agraphon) at their beginning. Therefore the papyrus should be considered as a new record for this book technique which was employed especially during the Roman age. Secondly, we compare P.Tebt. 269 to P.Ryl. 514, which is part of a 2nd century AD prose work of unknown provenance and author. Even if the two papyrus fragments have not been yet considered together, their handwriting and content show close similarity and can then be placed together. The possibilities are that they have been written by the same scribe or that the fragments belong to the same roll.</description>
      <pubDate>Thu, 31 Dec 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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      <title>Forme e contenitori di incenso nei papiri</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1749</link>
      <description>Title: Forme e contenitori di incenso nei papiri
Authors: Bonati, Isabella
Abstract: Alcune evidenze papiracee permettono di definire la forma dell’incenso (libanos) e il modo in cui esso veniva scambiato nella quotidiana dimensione dei commerci nella chōra egiziana. Tre termini, in particolare, si sono rivelati significativi: bolos ("zolletta"), leggibile in un ostrakon edito da L. Criscuolo, ZPE 173 (2010) 204-7; plasma ("tavoletta") in P.Oxy. XVII 2144, 29; kollyrion ("panetto") in P.Coll.Youtie II 86,7 (= P.Mich. inv. 1812,7). Queste testimonianze forniscono la concreta conferma della distribuzione commerciale del libanos in "grani" nel mondo antico, richiamando l'aspetto materiale della resina ottenuta dalla pianta dell'incenso. Un papiro zenoniano, P.Cair.Zen. I 59069,13-4, testimonia che il libanos veniva immesso sul mercato in "sacchetti" di stoffa (così pure in P.Lond. VII 2141,29-30), mentre un dato rilevante è offerto dall'inventario di P.Oxy. VI 978, del III secolo, nel quale ricorre il composto libanotheke, letteralmente "scatola", "teca per l’incenso". Il vocabolo, che non pare avere altre attestazioni né letterarie né papiracee, sembrerebbe un hapax se non fosse che nel IX secolo ricompare negli Hermeneumata montepessulana (CGL III 302,13 Goetz), glossato come "arca turaria", che sembrerebbe indicare la "navicula", il contenitore che accoglie la scorta di incenso destinato, nei rituali liturgici, a bruciare dentro il turibolo. Il destino di questo vocabolo greco, che compare isolato in un papiro del III secolo, per poi riaffiorare in un glossario posteriore di sei secoli, non può che confermare la ricchezza della documentazione linguistica offerta dai papiri e la vastità del materiale perduto nella trasmissione dei testi antichi.; ---------- Papyrological evidence provides original information on the ancient incense trade. Three Greek words associated with frankincense market in the Egyptian chora point to its granular consistence: bolos, "lump"; plasma, "cake of incense"; and kollyrion, "pellet", "little cake". According to P.Cair.Zen. I 59069,13-4 frankincense granules were stored in sealed pouches. Furthermore P.Oxy. VI 978,3, an inventory of the III century AD, attests the rare compound libanotheke, literally "incense-box". This word occurs elsewhere only in the Hermeneumata montepessulana (IX century) where libanotheke is explained as "arca turaria" (CGL III 302,13 Goetz). Therefore a libanotheke may have been similar to the navicula ("incense boat") employed in Christian ceremonies.</description>
      <pubDate>Thu, 31 Dec 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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      <title>Dettagli sull'organizzazione degli antichi vigneti (nota a P.Tebt. III/1 815, fr. 6, col. iii)</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1748</link>
      <description>Title: Dettagli sull'organizzazione degli antichi vigneti (nota a P.Tebt. III/1 815, fr. 6, col. iii)
Authors: Bernini, Andrea
Abstract: P.Tebt. III/1 815 fr. 6, datato al III a.C., riporta parte di un contratto di affitto di un terreno nel quale si trova un vigneto, e offre interessanti informazioni riguardo alla coltura della vite. In particolare va segnalata la presenza del termine styma, che compare solo nel papiro in questione, e che non viene tradotto dai dizionari: nell’articolo si propone una diversa lettura e si prova a chiarirne il significato.; ---------- P.Tebt. III/1 815 fr. 6, dating back to the III century BC, preserves part of a lease-contract of land dealing with a vineyard. The text provides interesting information about the cultivation of the vine. The occurrence of the word styma is remarkable, since it does not occur elsewhere. This article discusses the terminological issue suggesting a different reading in the papyrus.</description>
      <pubDate>Thu, 31 Dec 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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      <title>Lavori per un ualetudinarium in T.Vindol. II 155, 6</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1747</link>
      <description>Title: Lavori per un ualetudinarium in T.Vindol. II 155, 6
Authors: Andorlini, Isabella
Abstract: Alcune tavolette lignee recuperate nel sito di Vindolanda, fortezza romana di frontiera presso il Vallo di Adriano in Britannia, databili tra la fine del I e i primi decenni del II secolo d.C., offrono spunti interessanti per comprendere le dinamiche dell’assistenza medica offerta dai professionisti della salute alla comunità degli abitanti del forte. La rilettura della linea 6 della T.Vindol. II 155, un rapporto militare di uomini assegnati a lavori di edificazione, recuperata grazie ad un restauro virtuale dei frammenti che compongono la tavoletta (dall’immagine disponibile all'indirizzo http://vindolanda.csad.ox.uk), permette di aggiungere un tassello prezioso alla notizia che erano in corso lavori per la costruzione di un valetudinarium, la struttura militare di assistenza medica che prefigura i primi ospedali noti dall’Antichità.; ---------- A few wooden tablets excavated at Vindolanda, an auxiliary fort near Hadran’s Wall from the late first–early second century AD, shed light on medical assistance offered to the inhabitants of the fortress. A fresh reading of T.Vindol. II 155, line 6, a military report, shows the presence of men involved in the building of a valetudinarium.</description>
      <pubDate>Thu, 31 Dec 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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      <title>Dal Monte Rosa alla Terra dei Faraoni. Giuseppe Botti, una vita per i papiri dell'antico Egitto: l'avventura umana e culturale del primo demotista italiano</title>
      <link>http://hdl.handle.net/1889/1511</link>
      <description>Title: Dal Monte Rosa alla Terra dei Faraoni. Giuseppe Botti, una vita per i papiri dell'antico Egitto: l'avventura umana e culturale del primo demotista italiano
Authors: Botti, Marco
Abstract: Un’avventura culturale e scientifica straordinaria, quella di Giuseppe Botti (1889-1968): primo di dieci figli appartenenti ad una famiglia di origini parmensi, nato a Vanzone con San Carlo, all’estremo Nord del Piemonte, divenne uno degli egittologi italiani più importanti del suo tempo, distinguendosi come pioniere nell’arduo campo degli studi sull’antica lingua demotica – fu il primo papirologo demotista italiano. Dal Monte Rosa al Museo Egizio di Torino, ove si formò alla scuola dello Schiaparelli, sino al Museo Archeologico di Firenze, nel quale divenne Curatore della Sezione Egizia, per giungere infine alla Cattedra di Egittologia dell'Università “La Sapienza” di Roma, il Botti è stato Maestro di una lunga schiera di egittologi che oggi costituiscono l'apice del sapere in questa elitaria disciplina. Dopo quasi dieci anni di ricerche nelle biblioteche e negli archivi di Università, Soprintendenze, Accademie, collezioni private, Centri di ricerca italiani ed esteri, il pronipote Marco è riuscito a far rivivere la figura, oggi largamente dimenticata, del suo avo, grazie anche alla pubblicazione di numerosi documenti inediti e alla raccolta di importanti testimonianze di egittologi e studiosi che lo conobbero e che poterono apprezzarne le singolarissime doti intellettuali e umane.</description>
      <pubDate>Thu, 30 Sep 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
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      <dc:date>2010-09-30T22:00:00Z</dc:date>
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