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    <title>DSpace Collection:</title>
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    <dc:date>2013-05-24T00:48:45Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1858">
    <title>Il primato dell'interpretazione: lineamenti di una "teologia cartesiana" in Ruardus Andala (1665-1727).</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1858</link>
    <description>Title: Il primato dell'interpretazione: lineamenti di una "teologia cartesiana" in Ruardus Andala (1665-1727).
Authors: Miranda, Giacomo
Abstract: Il cartesianesimo accademico nei Paesi Bassi è un fenomeno ancora poco studiato. Ad esso è riconducibile la figura di Ruardus Andala (1665-1727), attivo a Franeker e da più critici ritenuto un “conservatore” della filosofia cartesiana, nonché l’ultimo docente nederlandese ad averla insegnata e difesa contro i suoi nemici. Impegnato in un’instancabile attività confutatoria, infatti, Andala si fece paladino di un’ortodossia filosofica strettamente congiunta alla necessità di far prevalere quella teologica, anzi, attribuendo a quest’ultima, e all’annessa nozione di governo (bestel) divino, un ruolo fondante e dalle forti implicazioni sia in filosofia naturale che in teoria della conoscenza. Alla luce di questo presupposto viene letta, appunto, la filosofia di Descartes, considerato l’assertore di una causalità vera – in cui, cioè, le cause, nella fattispecie mente e corpo, sono agenti reali, fisici, ancorché ontologicamente distinti – da opporre ai modelli fittizi degli occasionalisti, di Leibniz e Wolff, nonché di Spinoza, il bersaglio più ricorrente nella polemica andaliana. È proprio nella lotta contro questi paradigmi che prende corpo il tentativo di affermare non solo il primato dell’interpretazione di un “Descartes secondo la teologia”, ma anche la validità di una “teologia cartesiana”.</description>
    <dc:date>2012-04-22T22:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1857">
    <title>Senso tipico e tipologia in Søren Kierkegaard. Verso una definizione del fondamento biblico della categoria di gjentagelse.</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1857</link>
    <description>Title: Senso tipico e tipologia in Søren Kierkegaard. Verso una definizione del fondamento biblico della categoria di gjentagelse.
Authors: Tavilla, Igor
Abstract: La presente ricerca si è occupata di documentare l'influenza della Bibbia sulla categoria kierkegaardiana di ripresa (gjentagelse). Il lavoro si articola in due parti. Nella prima si è inteso accertare la ricorsività e l'importanza del senso tipico nella meditazione kierkegaardiana della Scrittura e della propria personale concezione del cristianesimo. A tale scopo sono stati ripercorsi tre fondamentali binomi della riflessione kierkegaardiana: Antico e Nuovo Testamento, giudaismo-cristianesimo, Legge-Grazia all'interno dei quali è stato possibile monitorare la presenza di un'ampia varietà di termini, pericopi, figure ispirate al senso tipico e rigorosamente ancorate al Testo Sacro. Nella seconda parte, prendendo le mosse dalla definizione della ripresa come novità [Nyhed] è stato accertato che Kierkegaard la concepisce così in ossequio al paradigma tipologico di 2 Co: 5, 17. L'analogia tra il movimento della ripresa e quello del ricordo, a partire dalla quale Constantin Constantius procede alla definizione della categoria di gjentagelse risulta a ben guardare anticipata in un frammento del diario nel quale traspare in maniera tangibile la dipendenza terminologica e concettuale della riflessione kierkegaardiana dal Testo Sacro. Si è poi registrata la propensione del Danese a definire il matrimonio, fulcro della concezione kierkegaardiana della ripresa – almeno sino al 1845, col lessico della prefigurazione biblica, in particolare attraverso il ricorso Gal: 4,4 – densa pericope tipologica che consente al Nostro di precisare la dinamica temporale della ripresa a partire dalla concezione biblica delle relazioni tra passato, presente e futuro. Si è prestata attenzione, inoltre, al movimento della ripresa e si è realizzato che tutte le determinazioni che ne precisano la dinamica (interiorizzazione, teleologia e trascendenza) siano, a ben guardare, riconducibili agli aspetti salienti del senso tipico meditato dal Danese. Questi sono individuati dal passaggio della religiosità dall'esteriorità ebraica all'interiorità cristiana (interiorizzazione); dal fatto che la Legge e la profezia intese tipologicamente quali prefigurazioni conducano sempre a un fine (teleologia) il quale, tuttavia, si pone al di là di esse in quanto rappresenta il compimento che oltrepassa la loro provvisorietà (trascendenza). Infine, allorché il magistrato Wilhelm, portavoce antonomastico della concezione etica dell'esistenza e perciò autorevole interprete della categoria di gjentagelse, definisce quest'ultima come il movimento tramite il quale la personalità realizza il valore eterno del proprio sé nel corso molteplice e impermanente della temporalità, con un continuo passaggio dall'astratto al concreto, dall'universale al particolare, dall'ombra alla realtà, appare in tutta evidenza il ricorso al lessico della tipologia – segnatamente Eb: 10, 1 – sulla quale da tempo il Nostro veniva meditando.</description>
    <dc:date>2011-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1848">
    <title>La filosofia politica di Th. W. Adorno</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1848</link>
    <description>Title: La filosofia politica di Th. W. Adorno
Authors: Guidi, Manuel
Abstract: La ricerca intende inserirsi nella rinascita degli studi che valorizzano la teoria sociale e politica di Th. W. Adorno. La sua filosofia politica è desunta ripercorrendo l’intera opera, in special modo Dialettica negativa e Dialettica dell’illuminismo, ricorrendo ai nuovi materiali provenienti dal lascito e ad alcuni materiali d’archivio inediti. Gli strumenti adorniani per la teoria critica della società sono individuati in otto concetti chiave: rovesciamento, ambivalenza, momento di verità, micrologia, esagerazione, tendenza, contraddizione e costellazione. I temi politici considerati sono: la libertà, nel confronto con la critica del liberalismo (Berlin) e con la questione dell’antinomia di volontà (Kant, Hegel) e riduzionismo biologico (neuroscienze); l’industria culturale, in relazione con i nuovi media (televisione, internet); l’antisemitismo, da cui si trae una teoria complessiva della discriminazione; il marxismo (Lukács, Sohn-Rethel), analizzato attraverso la dialettica del determinismo, la critica dell’equivalente, del dogmatismo e della socialdemocrazia; e la teoria del potere, tramite l’analisi dei concetti di dominio, ragion di stato (Machiavelli, Hobbes, Rousseau) e totalitarismo (Arendt). L’obiettivo è di contribuire alla definizione e all’attualizzazione della filosofia sociale e politica del filosofo critico.</description>
    <dc:date>2011-12-31T23:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1575">
    <title>Forme temporali e momenti di unità in Edmund Husserl (1890-1918)</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1575</link>
    <description>Title: Forme temporali e momenti di unità in Edmund Husserl (1890-1918)
Authors: Iocco, Gemmo
Abstract: La tesi intende mostrare come il fine ultimo della fenomenologia della coscienza del tempo di Husserl non sia soltanto quello di sviluppare il rapporto tra tempo e percezione, ma anche quello di determinare in che misura il tempo influisca sui processi di formalizzazione e quindi di formazione dei concetti categoriali.; The thesis aims to show how the ultimate purpose of the Husserl’s phenomenology of time-consciousness is not only to develop the relation between time and perception but also to determinate how the time affects processes of formalization and formation of categorical-concepts.</description>
    <dc:date>2011-05-26T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1554">
    <title>Agire e conoscere. La teoria dell'esperienza in Wilhelm Dilthey e John Dewey</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1554</link>
    <description>Title: Agire e conoscere. La teoria dell'esperienza in Wilhelm Dilthey e John Dewey
Authors: Lanzafame, Rosa
Abstract: Titolo:	Agire e conoscere. La teoria dell’esperienza in Wilhelm Dilthey e John Dewey.&#xD;
L’intento della presente ricerca è quello di considerare i punti di vista comuni che si rintracciano tra Wilhelm Dilthey e John Dewey, e di confrontarne radici e sviluppi. La ricerca ha come suo oggetto di analisi la teoria dell’esperienza nei due filosofi. Abbiamo assunto a terreno d’indagine e confronto la “teoria dell’esperienza”, in quanto questa costituisce lo strumento con cui i nostri autori combattono i dualismi della tradizione e formulano la relazionalità di agire e conoscere. Anche se così circoscritto il tema dell’esperienza rimane ampio perché è alla base delle loro posizioni caratteristiche: la concezione della ragione in sviluppo nell’agire storico umano, la valorizzazione delle forme comunicative e comunitarie della socialità; la visione storica e trasformativa della realtà; la funzione euristica della scienza e della riflessione filosofica; l’agire fattore del conoscere.&#xD;
La tesi si articola in cinque capitoli e in un’appendice conclusiva. Il primo capitolo delinea una mappa dei riferimenti filosofici comuni dei due pensatori, oggetto della ricerca, nel contesto storico-filosofico tra gli ultimi decenni dell’ottocento e i primi del novecento. La caratterizzazione dei temi si apre con il dibattito sulle scienze della natura e sulle scienze dello spirito, che ha avuto come suo punto centrale l’Università di Berlino, luogo d’incontro di studiosi europei e filosofi americani (Georg Sylvester Morris, William James, Georg Herbert Mead). Morris negli anni precedenti all’insegnamento alla Johns Hopkins, affinò qui le sue conoscenze su Hegel e frequentò le lezioni di F. A. Trendelenburg (1867/68), portando con sé questi interessi di ritorno negli Stati Uniti. E ancora a Berlino James e Dilthey si incontrarono nel 1867 nella casa di Hermann Grimm; e in questa città tra il 1889 e il 1890 il giovane studente Georg Herbert Mead soggiornò quattro semestri, frequentando anche i corsi tenuti da Dilthey.&#xD;
Con il secondo capitolo comincia l’analisi della nozione di esperienza nei due pensatori; analisi che prosegue nel terzo e quarto capitolo. Il centro del secondo capitolo è costituito dalle critiche mosse da Dilthey e Dewey alle concezioni formaliste, astratte e intellettualiste dell’esperienza, dominanti nella filosofia moderna, soffermandosi in particolare sull’attacco sferrato alla concezione rappresentativa dell’esperienza (pars destruens). In tale modo si è ricavato un quadro dei problemi che portano il filosofo tedesco a formulare in modo nuovo la scoperta moderna della fondazione soggettiva (di cui egli mira a superare la visione ristretta) e, il filosofo americano a riappropriarsi della scoperta moderna del metodo sperimentale.&#xD;
Il terzo capitolo illustra i nuclei della teoria dell’esperienza con cui i due filosofi cercano di risolvere il problema della sua unità (pars costruens). Il superamento dei dualismi (soggetto-oggetto, forma-materia, anima-corpo) si compie in entrambi con un appello alla esperienza, integrale e concreta, nella quale i processi esperienziali sono «connessioni» e «situazioni» strutturate di momenti volitivi, emotivi e cognitivi. Entrambi i filosofi rivendicano il carattere storico di queste strutture relazionali.&#xD;
L’esame della continuità e del nesso delle componenti esperienziali viene poi ripreso nel quarto capitolo, in cui si mettono a fuoco due momenti specifici della teoria dell’esperienza di Dilthey e di Dewey: la teoria della struttura e quella del circuito sensorio-motorio. La prima tipizza nella «struttura» un modello dell’esperienza i cui processi sono scanditi e teleologicamente orientati nel ritmo vitale di una unità psico-fisica. La seconda, nell’idea del «circuito», mette in primo piano il carattere contestuale e proiettivo dell’esperienza e il valore cognitivo dell’errore e dell’incertezza (motivo sviluppato nello strumentalismo). La concezione organicistica dell’esperienza, nella quale i singoli momenti non sono pezzi discreti ma funzioni, isolabili, di un processo di interrelazione più ampio, che abbraccia il sé e l’ambiente, è un’acquisizione comune per prospettare il nesso di agire e conoscere; e la funzione cognitiva di questo nesso nei processi di apprendimento. La dinamica di questa interrelazione, che si chiami «struttura» o «circuito sensorio-motorio», è caratterizzata dalla reciprocità effettuale di spontaneità e passività, della soggettività propria e dell’alterità. Questa dinamica è anche il modo con cui i due filosofi, in critica al determinismo, integrano gli aspetti creativi dell’esperienza, pur nel condizionamento sociale-ambientale in cui l’uomo viene a trovarsi.&#xD;
Lo slittamento nei capitoli secondo terzo e quarto del baricentro della nozione di esperienza, dalla problematica logico-gnoseologica a quella antropologica, costituisce il tema del quinto capitolo. Il confronto con la modernità, con cui si è avviata l’analisi, prosegue ora sotto il profilo del metodo. Il metodo «descrittivo e analitico» e «denotativo» sono gli strumenti che i due filosofi impiegano per dissolvere le concezioni metafisiche dell’esperienza, che hanno preteso di risolverne la dinamica esperienziale nella legge di causalità.&#xD;
Nell’appendice conclusiva si tirano le somme del nesso di agire e conoscere, sotto il profilo della riflessività dell’esperienza e della continuità di esperienza e natura.</description>
    <dc:date>2010-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1383">
    <title>Antropologia filosofica e antropologia culturale: Dewey e la scuola antropologica statunitense</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1383</link>
    <description>Title: Antropologia filosofica e antropologia culturale: Dewey e la scuola antropologica statunitense
Authors: Ruffaldi, Enzo
Abstract: La ricerca analizza i rapporti tra antropologia filosofica e antropologia culturale, in particolare quelli tra John Dewey e la scuola antropologica statunitense di “cultura e personalità”. &#xD;
Dopo aver esaminato i rapporti storicamente documentati tra Dewey e la scuola antropologica inaugurata da Boas, vengono analizzati i numerosi scritti etici di Dewey non tradotti in italiano, che appaiono particolarmente significativi anche da un punto di vista antropologico-culturale. Si tratta di quattro ampi trattati, il primo dei quali è del 1891 e l’ultimo del 1932, e di numerosi articoli dello stesso periodo. L’ambito etico appare infatti di per sé particolarmente affine agli studi antropologici, avendo in comune oggetti quali i valori e le motivazioni del comporta¬mento, il problema della libertà o meno del volere umano, ecc. La ricerca prende successivamente in esame anche le opere maggiori di Dewey, sottolineandone le componenti più interessanti per la ricostruzione degli aspetti della sua filosofia più vicini all’antropologia culturale. &#xD;
Questi contenuti vengono poi messi a confronto con l’antropologia statunitense, mostrando come questa tradizione, anche nei suoi sviluppi più recenti, possa interagire in modo fecondo con la filosofia di Dewey, producendo una teoria dell’uomo e delle dinamiche culturali in cui la filosofia e l’antropologia culturale si sostengono a vicenda e si completano. Dal rapporto tra queste due discipline sembra possibile ricavare elementi per la comprensione di alcuni problemi filosofici che non sarebbero emersi dall’una o dall’altra disciplina considerate separatamente. Questa prospettiva viene infine approfondita in riferimento ad alcuni sviluppi dell’antropologia culturale contemporanea.; This study examines the relations between philosophical anthropology and cultural anthropology, specifically between John Dewey and the Anthropological American “Culture and Personality School”. After analyzing the historically documented relations between Dewey and the school started by Boas, I analyze the large number of  Dewey’s works on ethics which have not been translated into Italian, that seem especially significant from the perspective of cultural anthropology as well. This refers to four ample treatises, the first of which is dated 1891 and the last 1932, as well as numerous articles from this period. There is clearly a strong affinity between ethics and anthropological studies, as they have in common topics like values, motivation, behavior, the problem of freedom or not of human will, etc. The study next examines Dewey’s major works, emphasizing those elements which are most helpful for the reconstruction of those aspects of Dewey’s philosophy that are closest to cultural anthropology. &#xD;
All of this is then placed next to American anthropology, demonstrating that this tradition, even in its most recent developments, interacts in a creative way with Dewey’s philosophy, producing a theory of the human person and cultural dynamics in which philosophy and cultural anthropology support and complement one another. It would seem that the interaction between these two fields enables us extract elements that contribute to the understanding of some philosophical questions that would not have appeared in a separate study of these two disciplines.&#xD;
Finally, this perspective delves into some of the developments of contemporary cultural anthropology.</description>
    <dc:date>2010-02-25T23:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1355">
    <title>La passeggiata e l'esperienza estetica del paesaggio. Rousseau, Diderot e Schelle</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1355</link>
    <description>Title: La passeggiata e l'esperienza estetica del paesaggio. Rousseau, Diderot e Schelle
Authors: Barbiani, Marta
Abstract: Di fronte alla “crisi” del concetto estetico di paesaggio, alla scarsa presenza degli estetologi nel dibattito contemporaneo sul paesaggio, all’estetica è richiesto di svincolarsi dalle impasses causate dal modello vedutistico e dalle teorie pittoriche. Perché non si dia riduzione del paesaggio in senso estetico a immagine e a proiezione soggettiva, occorre fondarne l’esperienza su uno sguardo “inserito” ed errante; uno sguardo che sia anche in connessione attiva con gli altri sensi, l’affettività e il pensiero. La passeggiata come modalità estetica mediante la quale far esperienza diretta del paesaggio permette di non appiattirlo sulla mera visibilità di tipo prospettico, bensì di riconoscerne e recuperarne la ricchezza oggettiva. Già in importanti autori del Settecento si intravede la tendenza a discostarsi da un approccio limitatamente panoramicista: si introduce l’idea della necessità dell’entrata nella natura, nella consapevolezza dell’insufficienza della contemplazione fissa, proponendo una contemplazione in cammino.</description>
    <dc:date>2010-01-31T23:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1350">
    <title>Giambattista Vico: Immaginazione, Immagine, Immaginario</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1350</link>
    <description>Title: Giambattista Vico: Immaginazione, Immagine, Immaginario
Authors: Spadaccini, Giovanni
Abstract: Il presente lavoro si presenta come una ricognizione del pensiero di Giambattista Vico, dalle opere giovanili sino al capolavoro della maturità, la Scienza Nuova, indirizzata a mostrare una sostanziale continuità di interessi nello svolgimento del percorso filosofico del pensatore napoletano. Articolato in tre parti - che ricalcano la tipica scansione triadica presente nella Scienza Nuova - questo studio tenta, con gli strumenti della critica filosofica e dell'analisi testuale, di arrivare a fornire una denominazione per quella scienza che Vico stesso lasciò innominata. L'ipotesi che, pertanto, si delinea nello svolgimento del saggio è quella di una scienza dell'immaginario, intesa come indagine sulle componenti mitico-fantastiche che stanno alle radici della vicenda storica degli esseri umani e del loro vivere in una comunità nella quale ciò che è comune è prima di tutto un universo simbolico da essi stessi inventato e nondimeno creduto. Un universo popolato di vere finzioni e di false verità che contribuiscono sempre di nuovo a rinnovare il senso del mondo.; This work is a wide recognition of Giambattista Vico's Thought, that begins with the very early works pointing to the late masterpiece, the New Science. Divided in three parts, it aims to give a name to that Science that Vico himself left anonymous. The main hypothesis, which finds its own ground in the third part of the essay, is that of a Science of Imagery, a reconstruction of that vast territory that human minds created towards the centuries and still contribute to enlarge through imagination, invention, stories.</description>
    <dc:date>2010-01-31T23:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1345">
    <title>Modelli di episteme neoplatonica nella Firenze del '400: le gnoseologie di Giovanni Pico della Mirandola e Marsilio Ficino</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1345</link>
    <description>Title: Modelli di episteme neoplatonica nella Firenze del '400: le gnoseologie di Giovanni Pico della Mirandola e Marsilio Ficino
Authors: Fellina, Simone
Abstract: La tesi si propone di delineare l'antropologia e in modo particolare la psicologia di Giovanni Pico della Mirandola ‒ fino al 1489, anno di pubblicazione dell'Heptaplus ‒, mostrando, attraverso un confronto sistematico con le omologhe dottrine elaborate da Marsilio Ficino, come il neoplatonismo antico costituisca anche per il Mirandolano la principale fonte di ispirazione. La ricognizione della sua peculiare formazione, filosofica e umanistica ad un tempo, dei suoi molteplici e variegati interessi culturali ‒ dalla filosofia, scolastica e neoplatonica, alle Sacrae Litterae, passando per la cabbalà  ‒ e soprattutto dei suoi rapporti con l'averroismo nella persona di Elia del Medigo, suggerisce, alla prova dei testi, come in realtà sia la filosofia ficiniana a dettare le direttrici fondamentali della speculazione di Giovanni Pico, a cominciare dalla concezione di una provvidenziale e perenne traditio sapienziale che il Mirandolano estende a quelle scholae storicamente lontane dalla ratio platonica. Pur se non trascurabili sono le differenze tra la pax philosophica pichiana e la pia philosophia ficiniana, è nondimeno evidente la matrice comune, così come la radicalizzazione fattane dal Mirandolano che, nel tentativo di superare la distinzione tra rivelazione giudaico-cristiana e pagana, estende l'esoterismo caratterizzante la prisca theologia allo stesso cristianesimo e alle sue radici giudaiche, al punto da pretendere nell'Heptaplus di ritrovare al fondo del dettato mosaico i thesauri della filosofia (scolastica e neoplatonica). &#xD;
Accomunati dal proposito di una restauratio platonica e di una contestuale riforma della teologia cristiana, Marsilio Ficino e Giovanni Pico, spesse volte in aperta polemica, tentano di innovare profondamente le dottrine antropologiche assunte dalla Chiesa nel corso dei secoli, facendosi sostenitori di posizioni certamente eterodosse come quelle della preesistenza dell'anima al corpo e della dotazione alla stessa anima di un veicolo celeste; pur sullo sfondo di una cosmologia sostanzialmente condivisa ‒ che fa dell'anima un'ipostasi congenere all'Intelligenza ‒, l'analisi delle rispettive psicologie dei sensi esterni e interni e soprattutto delle potenzialità noetiche ascritte all'uomo porta ad individuare in Marsilio Ficino, e non in Giovanni Pico della Mirandola ‒ secondo quanto vuole un'inveterata lettura storiografica ‒, il celebratore più audace della dignitas hominis.</description>
    <dc:date>2010-02-25T23:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1058">
    <title>Ragion pratica e normatività nel "costruttivismo kantiano" contemporaneo</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1058</link>
    <description>Title: Ragion pratica e normatività nel "costruttivismo kantiano" contemporaneo
Authors: Verrucci, Gianluca
Abstract: La tesi studia il costruttivismo morale kantiano di Rawls, Korsgaard e O'Neill, mettendo particolarmente in evidenza i principali temi e problemi inerenti il rapporto tra ragionamento pratico e normatività.</description>
    <dc:date>2008-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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