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    <title>DSpace Collection:</title>
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    <dc:date>2013-05-24T23:54:03Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1944">
    <title>Effetti della Vitamina D sul sistema immunitario: reazione di fase acuta dopo somministrazione di Acido Zoledronico</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1944</link>
    <description>Title: Effetti della Vitamina D sul sistema immunitario: reazione di fase acuta dopo somministrazione di Acido Zoledronico
Authors: Magalini, Francesca
Abstract: Numerosi dati della letteratura recente confermano l’azione regolatoria della vitamina D sul sistema immunitario. &#xD;
Il nostro studio ha riguardato la correlazione tra livelli sierici di vitamina D e l’insorgenza di una reazione di fase acuta (APR) in pazienti sottoposti a una prima infusione di acido zoledronico, un amino-bifosfonato ampliamente usato non solo nel trattamento delle osteolisi tumorali con ipercalcemia, ma anche nell’osteodistrofia pagetica e nell’osteoporosi.&#xD;
A tal fine sono stati studiati 10 pazienti valutati sia prima che dopo 72 ore dall’infusione con acido zoledronico. I soggetti in esame sono stati seguiti dal punto di vista clinico nei tre giorni successivi alla somministrazione del farmaco e dal punto di vista laboratoristico e immunitario sia prima dell’infusione di acido zoledronico (T0) sia dopo 72 ore (T1).&#xD;
Lo stato vitaminico dei pazienti è stato classificato, in base ai livelli ematici di 25-idrossivitamina D, in stato carenziale, stato di insufficienza e stato di sufficienza.&#xD;
Clinicamente i 10 soggetti sono stati valutati attraverso la misurazione della temperatura corporea e l’eventuale comparsa di una sintomatologia attribuibile ad reazione di fase acuta (APR) quale affaticamento, dolori osteo-muscolari e disturbi gastro-intestinali. &#xD;
Attraverso la determinazione degli esami di laboratorio (VES, PCR e fibrinogeno) è stato valuitato l’andamento degli indici di flogosi.&#xD;
L’analisi dell’immunofenotipo ha riguardato le principali popolazioni e sottopopolazioni linfocitarie periferiche, compresi i linfociti T gamma-delta,  i linfociti T regolatori CD25++ e le cellule Natural Killer (NK).&#xD;
In base alla clinica e ai risultati degli esami di laboratorio 6 pazienti sono stati classificati come APR+ e 4 pazienti come APR-. Correlando la prevalenza di APR con i livelli sierici di 25 OH vitamina D, abbiamo osservato un’evidente associazione tra i livelli di vitamina D e la comparsa di reazione di fase acuta con una maggiore occorrenza di APR nei soggetti con stato vitaminico carente e/o insufficiente rispetto ai soggetti che presentano valori sufficienti della vitamina D.&#xD;
Relativamente all’immunofenotipo, prima dell’infusione con acido zoledronico non erano presenti significative differenze nella distribuzione delle popolazioni linfocitarie nei pazienti APR+ e APR-. Confrontando tuttavia, i valori al tempo T0 con quelli registrati al T1, abbiamo osservato che l’infusione ha indotto variazioni di specifiche popolazioni linfocitarie nei due gruppi di pazienti.&#xD;
In particolare, nel gruppo dei pazienti APR+ è stata osservata una diminuzione statisticamente significativa del numero assoluto dei linfociti T gamma-delta circolanti e dei linfociti T CD8+. Tali variazioni non sono state osservate nel gruppo dei pazienti APR– dove è stato invece evidenziato un trend in aumento per il numero assoluto dei linfociti NK dopo infusione di bisfosfonato.&#xD;
Nonostante lo studio sia preliminare e limitato a un numero ristretto di pazienti, si può affermare che la prevalenza di APR e le variazioni delle popolazioni e sottopopolazioni linfocitarie riscontrate a seguito di una prima infusione di acido zoledronico, sembrano essere correlate ai livelli di 25-idrossivitamina D.&#xD;
Questi risultati suggeriscono un possibile controllo dell’insorgenza di APR,  attraverso la supplementazione con colecalciferolo, al fine di ottenere livelli ematici di 25-idrossivitamina D sufficienti (&gt;75 nmol/L) prima di intraprendere la terapia con acido zoledronico.&#xD;
Questo studio sembra inoltre ulteriormente confermare gli effetti pleiotropici che la vitamina D esplica sul sistema immunitario ed in particolare la relazione tra vitamina D, amino-bisfosfonati e sistema immunitario.</description>
    <dc:date>2011-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1934">
    <title>Studio del profilo urinario di rischio litogeno dietetico metabolico in pazienti allettati in nutrizione artificiale</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1934</link>
    <description>Title: Studio del profilo urinario di rischio litogeno dietetico metabolico in pazienti allettati in nutrizione artificiale
Authors: Prati, Beatrice
Abstract: Introduzione. Negli ultimi decenni si è osservato un progressivo aumento di pazienti anziani e polipatologici. In questi pazienti malnutrizione e sindrome ipocinetica rappresentano un’importante sfida per il medico a causa delle rilevanti ricadute cliniche e socio-economico-assistenziali. La valutazione dello stato nutrizionale è complessa e non vi è ancora consenso su quali siano gli scores e/o le indagini strumentali e di laboratorio migliori, particolarmente nel paziente anziano, fragile/polipatologico. Nel soggetto adulto i fattori urinari di rischio litogeno sono considerati un adeguato profilo dietetico-metabolico e vi sono dati che suggeriscono come sia una dieta squilibrata che l’allettamento siano fattori di rischio per la nefrolitiasi. Sono tuttora insufficienti i dati nella popolazione anziana ospedalizzata e non.&#xD;
&#xD;
Scopo della tesi. Valutare i fattori urinari di rischio litogeno in pazienti polipatologici allettati in nutrizione parenterale (NPT) ed enterale totale (NET) e verificare il loro ruolo come markers nutrizionali.&#xD;
&#xD;
Materiali e metodi. Presso l’U.O. Medicina Interna e Lungodegenza Critica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma sono stati consecutivamente valutati 49 pazienti in nutrizione artificiale (NA) di cui 20 in NPT (14 M, 6 F età 80±8 aa) e 29 in NET (16 M, 13 F, età 81±9 aa)  con allettamento completo e impossibilità ad alimentarsi per os e 19 soggetti di controllo  (CTR) (M 9, F 10 età 80±5 aa). Tutti i soggetti sono stati sottoposti a raccolta urinaria di 12 h per la valutazione del profilo completo di rischio litogeno (volume, pH creatinina, Na, K, Cl, Ca, P, Mg, ac. urico, ammonio, ossalato, solfato, urea, citrato, saturazione per Ca-ossalato, ac. urico e struvite). &#xD;
&#xD;
Risultati. In confronto con i controlli, i pazienti  in NA, sia NPT che NET,  hanno mostrato una significativa riduzione di molti fattori urinari di rischio litogeno, sia promotori che inibitori (es. Ca 43±37 mg vs 95±58 p&lt;0.001, Solfato 3.8±2.8 mM VS 8.1±3.7 p&lt;0.001, Urea 6.8±4.3 g vs 9±3.5 p=0.05, amm 7.6±7 meq vs 13.7±7 p=0.002, Cit 131±93 mg vs 261±114 p&lt;0.001, K 16±9 meq vs 23.3±9.7 p=0.005). Anche la creatininuria, a parità di creatininemia,  è risultata significamene inferiore (297±170 mg vs  527±143 p&lt;0.001). Tali differenze si sono mantenute anche nell’analisi dei CTR verso i sottogruppi NPT e NET. Sono risultati normali in tutti i gruppi i valori delle sovrasaturazioni. Il confronto dei profili urinari tra NPT e NET non ha mostrato differenze se non pH maggiore e fosforo e ammonio significativamente minori nel gruppo NET (pH 6.8±0.9 vs 6.2±0.8, p=0.01, P 191±160 vs 337±306, p=0.035,  amm 5.4±4 meq vs 11±9 p=0.006,)  e incremento  del volume (731±380 ml vs 521±300, p=0.049).&#xD;
&#xD;
Conclusioni. Questi dati suggeriscono come pazienti anziani, fragili, polipatologici e allettati in nutrizione artificiale non mostrino elevazione del rischio litogeno, presentando, anzi, bassi valori di escrezione dei fattori urinari. Pertanto i parametri urinari dietetico-metabolici appaiono utili nella valutazione dello stato nutrizionale anche in questa tipologia di paziente severamente malnutrito.</description>
    <dc:date>2011-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1626">
    <title>Un rivestimento dendrimerico innovativo per superfici implantari aumenta il differenziamento cellulare e stimola l'attivazione della via canonica di Wnt</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1626</link>
    <description>Title: Un rivestimento dendrimerico innovativo per superfici implantari aumenta il differenziamento cellulare e stimola l'attivazione della via canonica di Wnt
Authors: Elezi, Erida
Abstract: Le strategie attuali per migliorare il successo clinico di impianti endo-ossei mirano a promuovere la guarigione e la formazione di tessuto osseo attorno agli impianti e quindi l’osteointegrazione. Per arrivare a questi obiettivi la ricerca si sta indirrizzando nella progettazione di superfici biomimetiche. L’idea nasce dal tentativo di replicare i stimoli biochimici che guidano le funzioni degli osteoblasti, mimando le composizioni strutturali e biochimiche dei tessuti biologici. Gli impianti endo-ossei, pero, devono severamente rispondere a dei requisiti meccanici in quanto la loro funzione impone di possedere proprieta meccaniche tali da sostenere le forze applicate nella sede d’impianto. Per migliare quindi la risposta biologica nella fase post-chirugica la ricerca si e mossa nella progettazione di rivestimenti superficiali implantari che possano condurre verso l’osteointegrazione. I polimeri ,grazie alla loro versatilita, risultano essere delle molecole promettenti per l’ideazione di tali rivestimenti. I dendrimeri sono polimeri ramificati che formano strutture 3D ben organizzate partendo da vari monomeri. La loro struttura puo essere disegnata finemente cambiando la composizione monomerica, creando cosi polimeri con proprieta chimico-fisiche e comportamenti biologici diversi. La loro plasticita le rende ideali per i bisogni della bioingegneria in quanto possono agire come un substratto abile a provedere ad un ancoraggio effettivo alle cellule comportandosi cosi come matrice extracellulare artificiale. La matrice extracellulare gioca un ruolo importante nello scambio di ossigeno e nutrimenti tra cellule e funge, inoltre, da reservoir per i fattori di crescita che possono essere rilasciati lentamente alle cellule circostatnti. &#xD;
 Lo scopo  di questo studio in vitro era quello di indagare il comportamento delle linee cellulari murine e cellule primarie stromali murine quando seminate su superfici di titanio diverse in presenza o assenza di rivestimenti innovativo dendrimerico di fosfo-serina/poli-lisina e osservare se quest’ultima puo influenzare positivamente la risposta cellulare.&#xD;
 Risultati-I dendrimeri aumentano la proliferazione e adesione delle cellule MC3T3 nelle prime ore dopo la semina. Le cellule murine osteoblastiche MC3T3 sono state seminate su dischetti con superficie liscia (Polished), sand-blasted/acid atched (SAE) con e senza rivestimento e tenute in coltura in presenza di acido ascorbico per 6giorni. L’adesione cellulare, misurata mediante saggio MTT viene stimolata nelle superfici SAE+Co rispetto agli altri gruppi testati a 48 ore dalla semina. &#xD;
I dendrimeri aiutano il differenziamento delle linee cellulari osteoblasastiche murine.&#xD;
Per valutare gli effetti di questo rivestimento innovativo abbiamo scelto le cellule MC3T3-E1, cellule osteoblastiche murine isolate dalla calvaria di topi C57/BL6. Al sesto giorno di coltura l’espressione della fosfatasi alcalina  si presentava sulla superficie SAE e ancora di più sulla SAE +Co significativamente più alta rispetto alla superficie liscia (Polished). Successivamente abbiamo misurato l’espressione di un diverso precoce marker osteoblastico, Osterix, il quale viene espresso nella fase pre-osteoblastica. I livelli trascrizionali sono risultati significativamente più alti sui dischetti SAE e SAE+Co rispetto ai dischetti Polished a 3 giorni. Questi valori si sono abbassati su tutte le superfici al sesto giorno rimanendo comunque, seppur di poco ma statisticamente significativo, più alto sulla superficie SAE+ Co. L’espressione di Osteocalcina (OCN) ha mostrato un trend diverso, infatti abbiamo notato un aumento dei livelli di mRNA di questo gene dal giorno 3 al 6 in tutti i gruppi testati. Nessuna differenza statisticamente significativa risultava al terzo giorno, ma le superfici con topografia ruvida presentavano livelli significativamente aumentati di Osteocalcina al giorno 6, inoltre la presenza di rivestimento dendrimerico ha accentuato questo aumento.&#xD;
Siccome la fosfatasi alcalina è un noto gene target della via canonica di Wnt abbiamo proceduto nel controllare se questa via è influenzata dalla presenza del rivestimento dendrimerico nelle cellule MC3T3. Si è analizzato l’espressione di Wisp-2 e Osteoprotegerina, geni sotto il controllo della via canonica di Wnt sulle superfici Polished, SAE e SAE+Co e si è notato un aumento dei livelli trascrizionali di questi geni sulla superficie SAE+Co dopo 6 giorni di coltura.&#xD;
Inoltre, i livelli mRna di β-catenina , uno dei fattori di trascrizione richiesti per questa cascata di segnalazione assieme al TCF, si presentano più alti sulla superficie SAE+Co a 6 giorni. Per poter misurare in modo diretto l’attività trascrizionale β-catenina/TCF abbiamo scelto un saggio reporter ed eseguito il test su cellule non differenziate murine C2C12 le quali presentano un modello vastamente utilizzato per lo studio di questa via. Come si nota dai grafici abbiamo un aumento della bioluminescenza sulle superfici SAE e SAE+Co. Presi nell’insieme questi dati mostrano come il rivestimento dendrimerico aumenta l’attivazione della via di Wnt e l’espressione dei geni target in cellule mesenchimali.&#xD;
I dendrimeri stimolano il differenziamento in cellule murine primarie&#xD;
In modo da poter confermare i risultati con delle linee cellulari primarie, abbiamo seminato cellule stromali midollari ossee prelevate da topi CD1 sui dischetti di titanio in presenza di acido ascorbico. In accordo con la letteratura ,abbiamo notato con l’aumento dell’espressione di Fosfatasi Alcalina  e Osteocalcina che la topografia ruvida di superficie  e la presenza del rivestimenti dendrimerico inducono l’espressione fenotipica osteoblastica più differenziata&#xD;
Lo sviluppo della moderna medicina è imprescindibile dal contemporaneo progresso tecnologico, che le mette a disposizione conoscenze, strumenti, materiali per poter raggiungere obiettivi di volta in volta più avanzati ed ambiziosi. Nell’ambito della biomimetica, il rivestimento dendrimerico testato può risultare di grande interesse nel migliorare le carattistiche dei biomateriali e favorire all’implantologia una ulteriore spinta verso un’osteointegrazione più celere.; Current strategies to improve the clinical success of endosseous implant aim at promoting the biological pathways that sustain bone formation along the implant and thus osseointegration. To achieve this purpose  biomimetic surfaces are being developed. Their rationale is to replicate the biochemical signaling governing osteoblast function, by mimicking the structural and biochemical composition of biologic tissues. Endosseous implants, however, have strict mechanical requirements, because their function requires them to possess mechanical properties enabling them to support significant mechanical loads, therefore there are unavoidable constraints in the material choice. This lead to the development of coatings, i.e. outer layers, surrounding a inner, generally titanium, core, possessing specific biological properties, and mimicking the bone tissue. Polymers are promising molecules for such coatings, because of their versatility. Dendrimers are branched polymers that form well organized 3D structures from various monomers. Their structure can be finely designed by changing the composition of the monomer, creating polymers with different physico-chemical properties and biological behavior. Therefore, their plasticity makes them suitable for the needs of bioengineering, because they can act as a substrate capable of providing an effective anchorage to cells, and as an artificial matrix to support the extracellular matrix (ECM) deposited by cells. The ECM plays a major role in defining cell behavior within a tissue and in contact of a biomaterial. The ECM provides the functional groups that can be bound by the cellular adhesion structures, it mediates the oxygen and nutrients exchanges between cells and blood vessels, it acts as a reservoir for growth factors, which can be thus slowly released to the surrounding cells, and of course it provide structural support to the tissue, transmitting the mechanical stimuli, which have been demonstrated to be central to the maintenance of bone homeostasis. Cells interact with the surrounding ECM through transmembrane proteins, the integrins, that are tightly connected to the internal cytoskeleton via a complex multi-molecular system regulating several aspects of cell fate. It has been demonstrated that adhesion can control the balance between cell survival and apoptosis (Gilmore, Owens et al. 2009), or that there is a strong association between cell shape and its commitment to a differentiation lineage . &#xD;
The goal of the present report was therefore to study the behavior of murine cell lines and primary cells from bone marrow, when cultured on commercially pure titanium surfaces in the absence or in the presence of a novel phospho-serine/poly-lysine biocoating, and investigate whether it could positively affect cell behavior.&#xD;
The murine osteoblastic cell line MC3T3 was plated on smooth (polished) titanium discs, sand-blasted, acid etched (SAE)  titanium discs and  SAE discs with biocoating (SAE+Co) and cultured in complete medium enriched with ascorbic acid for up to 6 days. Cell adhesion, as measured by MTT assay, was improved on SAE+Co when compared to the other groups at 48 hours. When we measured the expression of differentiation genes, we observed, from day 3 to day 6 of culture, an increase in the levels of transcripts of Alkaline Phosphatase and Osteocalcin, two markers of osteoblastic phenotype. This increase was higher in cells growing on SAE+Co surfaces. The expression levels of Osterix, an early osteoblastic marker decreased from day 3 to day 6 in all groups, but at day 6 they were higher on SAE+Co. Noticeably, the expression of Osteoprotegerin, a protein that antagonizes the formation of osteoclasts and a target gene of the canonical Wnt signaling, a fundamental pathway for the commitment to the osteoblast lineage, was higher in cells growing on SAE+Co both at 3 and 6 days of culture. Similarly, the mRNA levels of another target gene of the same cascade, Wisp-2 and of Ctnnb, the co-transcription factor mediating this pathway, were markedly increased in this group at day 6. To conﬁrm the activation of Wnt/Ctnnb signaling pathway in cells growing on SAE+Co, we transfected the murine mesenchymal uncommitted cell line C2C12 on polished, SAE and SAE+Co surfaces with a reporter vector carrying the Fireﬂy Luciferase gene under the control of a regulatory promoter sequence binding the dimer TCF/Ctnnb and a control vector expressing Renilla Luciferase in a constitutive way under the control of the CMV promoter. We then stimulated C2C12 with either vehicle or the soluble recombinant protein Wnt3a we observed an increase in the luciferase activity in all groups. This increase, however, was signiﬁcantly higher in cells on SAE+Co. The results of the present study show that this novel biocoating improves cell adhesion and promotes the expression of a mature osteoblastic phenotype. Moreover, this biocoating stimulates the activation of Wnt canonical signaling, and enhances its activation by exogenous stimuli. &#xD;
Moreover dendrimers improve osteoblastic differentiation in murine primary bone marrow cells. - To confirm our results with an osteoblastic cell line, we cultured primary bone marrow stromal cells from CD1 mice in ascorbic acid for 10 days on Polished, SAE and SAE+Co discs. As several reports pointed out, rough surface topography induced the expression of a more differentiated osteoblastic phenotype, as shown by an increased expression of Alkaline Phosphatase and Osteocalcin. However, in accordance with our observations with MC3T3 cells, both ALP and OCN levels were markedly enhanced by the presence of the dendrimer biocoating. These result confirm that this coating promotes osteoblastic differentiation in a primary stromal cell model. The mechanisms through which dendrimers can enhance Wnt signaling however are still unknown. It can be speculated that dendrimers may be able to bind Wnt growth factors or other moieties and act as reservoir, further stimulating the downstream signaling. Alternatively, the stimulation of the Wnt pathway can be associated to the topographic features of the surface. We have shown that the coating can alter the surface profile in the nanometer range. The new profile might promote Wnt signaling to a greater extent.</description>
    <dc:date>2010-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1625">
    <title>Le risposte delle cellule mesenchimali  esposte alla topografia di superfici di titanio: il ruolo di β-catenina</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1625</link>
    <description>Title: Le risposte delle cellule mesenchimali  esposte alla topografia di superfici di titanio: il ruolo di β-catenina
Authors: Carra, Maria Clotilde
Abstract: La topografia delle superfici in titanio è considerata uno dei fattori più importanti per il successo degli impianti ossei. E’ noto, infatti, che il grado di rugosità delle superfici influenza il comportamento dei precursori mesenchimali delle cellule ossee, modulandone la proliferazione, il differenziamento e la commissione verso il fenotipo osteoblastico. Tuttavia i meccanismi molecolari alla base delle risposte cellulari nei confronti della topografia di superficie sono ancora poco chiari.&#xD;
L’obiettivo del lavoro è stato quello di studiare il comportamento delle cellule mesenchimali murine cresciute a contatto con differenti superfici in titanio. Si è inoltre analizzato l’effetto di tali superfici sulla crescita cellulare in presenza di stress ossidativo. A tale scopo, cellule C2C12 sono state transfettate con il plasmide per il Wnt3a o per la β-catenina e con un costrutto reporter per TCF basato sull’attività dell’enzima Luciferasi.&#xD;
La stimolazione della via di segnalazione di Wnt, analizzata mediante lettura al luminometro, risulta aumentata in cellule cresciute su superfici rugose (SLA) rispetto a quelle lisce (polished). Inoltre quando le cellule vengono trasfettate con la forma costitutivamente attiva di β-catenina (SS33Y), le differenze tra le due superfici non sono più apprezzabili. Si è poi proceduto ad analizzare mediante RealTime-PCR i livelli di espressione di geni target della via di segnalazione del Wnt in cellule transfettate con Wnt3a. Cellule a contatto con titanio SLA, in seguito a stimolazione con Wnt3a, mostrano livelli di mRNA dei geni ALP, OPG e Wisp-2 significativamente più elevati rispetto alle cellule cresciute su titanio liscio, mentre i livelli dei geni CX43 e COX-2 sono più elevati su superfici rugose già allo stato basale. Inoltre l’espressione del gene Axin-2, coinvolto nel processo di degradazione di β-catenina, appare ridotta sulle superfici rugose. Allo scopo di analizzare l’influenza della rugosità di superficie sul comportamento cellulare in presenza di uno stato di stress ossidativo, le cellule sono state transfettate con un costrutto reporter per il fattore FoxO. La via molecolare dipendente dall’attivazione del complesso di trascrizione FoxO/β-catenina risulta significativamente più attiva in C2C12 cresciute su superfici SLA sia in assenza di stress ossidativo che dopo stimolazione con 0.1 mM di H2O2, e l’espressione dei geni target di FoxO, quali Catalasi e Superossido Dismutasi, enzimi con funzione di difesa nei confronti dell’azione lesiva delle specie reattive all’ossigeno, risulta aumentata sulle superfici rugose. Questi risultati sono coerenti con l’osservazione che il danno da stress ossidativo è minore in cellule cresciute su titanio SLA rispetto a quelle cresciute sul titanio pulished. &#xD;
In conclusione, si può affermare che la topografia delle superfici in titanio influenza in maniera importante il comportamento e la sopravvivenza delle cellule, controllando il bilancio tra i meccanismi molecolari che regolano da un lato la crescita e dall’altro le difese cellulari nei confronti dei radicali liberi dell’ossigeno. Questi risultati mostrano inoltre come la rugosità di superficie influenzi sia il pathway di Wnt sia la via di segnalazione di FoxO attraverso il controllo della degradazione di β-catenina, fornendo così la spiegazione per il comportamento delle cellule cresciute a contatto con superfici ruvide.</description>
    <dc:date>2010-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1601">
    <title>Differenti effetti della massa magra e della massa grassa sui fattori urinari di rischio litogeno e sulla densità minerale ossea: studio pilota su donne sane.</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1601</link>
    <description>Title: Differenti effetti della massa magra e della massa grassa sui fattori urinari di rischio litogeno e sulla densità minerale ossea: studio pilota su donne sane.
Authors: Nouvenne, Antonio
Abstract: Introduzione&#xD;
Il ruolo del peso corporeo del Body Mass Index (BMI) e della composizione corporea nel determinare il rischio litogeno e gli effetti sulla densità minerale ossea sono tuttora dibattuti. In particolare non è chiaro il singolo e distinto contributo di massa magra e massa grassa.&#xD;
&#xD;
Scopo&#xD;
Scopo della tesi è stato: 1) verificare se l’escrezione dei fattori urinari di rischio litogeno è influenzata dal peso in toto o dalla sua composizione in massa magra e massa grassa; 2) verificare se esiste una relazione con la densità minerale ossea; 3) valutare in quali distretti corporei la densità ossea è influenzata maggiormente dalla massa magra o dalla massa grassa.&#xD;
&#xD;
Materiali e metodi&#xD;
Sono state consecutivamente studiate 78 donne volontarie sane (età 46±6 anni, range 31-59). Tutte le donne sono state sottoposte a raccolta delle urine delle 24 ore, studio della densità ossea e della composizione corporea mediante Dual-Energy X-ray absorptiometry (DEXA) e hanno compilato un diario alimentare di tre giorni. Sono stati definiti due indici matematici per evidenziare separatamente la massa magra (Index of Lean Mass-ILM) e la massa grassa (Index of Fat Mass- IFM). Tutti i dati urinari densitometrici e relativi ai diari alimentari sono stati analizzati dopo aver suddiviso le donne sulla base della mediana degli indici ILM e IFM.&#xD;
&#xD;
Risultati&#xD;
Le donne con ILM maggiore non si differenziavano per peso corporeo e BMI, ma mostravano massa magra e altezza significativamente maggiori (40±4 vs 45±5 Kg e 159±6 vs 163±5 cm, p&lt;0.0001), densità minerale ossea significativamente migliore a livello degli arti sia superiori che inferiori e delle coste; queste donne,  pur in assenza di differenze nell’introito alimentare mostravano escrezioni superiori di creatinina, potassio, fosforo, magnesio, citrato, e ossalato. Le donne con IFM maggiore non si differenziavano per altezza ma mostravano significativamente superiori il BMI (23±2 vs 28±3, &lt;0.0001), la massa totale del tronco (28±4 vs 35±6 Kg, p&lt;0.0001) e delle gambe (21±3 vs 25±3 Kg, p&lt;0.0001), nonchè il grasso corporeo totale (17±3 vs 27±5 kg, p&lt;0.0001).&#xD;
In queste donne la densità minerale ossea a livello pelvico, lombare e femorale era significativamente migliore, mentre non vi erano differenze nei valori urinari e dei diari alimentari.&#xD;
&#xD;
Conclusioni&#xD;
In donne sane, a parità di introito alimentare,  la massa grassa sembra non influenzare l’escrezione urinaria dei fattori di rischio litogeno, maggiormente dipendenti dalla massa magra. La densità minerale ossea sembra influenzata dalla massa  grassa mentre la massa magra parrebbe esercitare un ruolo positivo soprattutto a livello dello scheletro extrassiale.</description>
    <dc:date>2009-12-31T23:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1448">
    <title>Gli innesti sagomati di osso omologo in chirurgia preimplantare: uno studio clinico randomizzato</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1448</link>
    <description>Title: Gli innesti sagomati di osso omologo in chirurgia preimplantare: uno studio clinico randomizzato
Authors: Manfredi, Edoardo
Abstract: Le perdite di sostanza ossea e la loro riparazione hanno sempre rappresentato un capitolo “peculiare” della chirurgia riparativa ossea, sia essa ortopedica, plastica, maxillo-facciale o orale. Oltre all’osso autologo, ad oggi il “golden standard” nel ripristino di sostanza ossea perduta, sono stati proposti ed utilizzati nel corso del tempo svariati materiali. Nel nostro studio clinico randomizzato abbiamo utilizzato e confrontato due tipologie di questi materiali: l’osso autologo e l’osso omologo. Sono stati reclutati quattordici pazienti con creste edentule atrofiche rientranti nella classe IV di Cawood e Howell; la correzione dei difetti mascellari è avvenuta mediante utilizzo di blocchi di osso autologo o osso omologo. La scelta dell’osso da utilizzare durante il trattamento chirurgico è  stata randomizzata. I pazienti, sia del gruppo test, che del gruppo controllo, sono stati sottoposti ad esame radiografrico di Tomografia Computerizzata prima dell’ interveno di innesto, una settimana dopo (per calcolare il volume di osso innestato), quindici giorni prima dell’inserimento implantare (a sei mesi dall’innesto). Le variazioni relative a 6 mesi hanno mostrato per l’osso omologo un riassorbimento del 61,7% e un aumento di densità del 41,8%, mentre nell’osso autologo il riassorbimento è stato del 47% e la densità è diminuita del 2%.&#xD;
Dai risultati ottenuti si ricava la necessità di effettuare studi clinici su campioni più ampi e mirati ad investigare le specifiche differenze di comportamento degli innesti ossei autologhi ed omologhi, come evidenziate nel presente studio, prima di utilizzare i block graft omologhi nella routine clinica. E’ necessario altresì monitorare nel tempo il riassorbimento degli innesti omologhi che sembrano avere una maggiore tendenza a riassorbirsi</description>
    <dc:date>2009-12-31T23:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1430">
    <title>Studi preliminari sulle potenzialità di cellule staminali di placenta umana ai fini della rigenerazione ossea del cavo orale</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1430</link>
    <description>Title: Studi preliminari sulle potenzialità di cellule staminali di placenta umana ai fini della rigenerazione ossea del cavo orale
Authors: Lumetti, Simone
Abstract: La rigenerazione di volumi ossei mascellari a fini implantoprotesici è, ad oggi, una sfida clinica non ancora vinta. Le cellule staminali rappresentano un’importante speranza della medicina per la ricostruzione dei tessuti persi o danneggiati.&#xD;
Cellule mesenchimali umane di origine placentare sono state coltivate ed indotte verso un differenziamento osteogenico con l’uso di medium specifici e scaffold di idrossiapatite (Bio-Oss). I risultati sono stati valutati con esami immunoistochimici e PCR. Le cellule hanno espresso geni in senso osteogenico. Le stesse cellule sono poi state impiantate su scaffold di Bio-Oss in difetti ossei critici provocati su ossa parietali di ratti adulti. Il controllo è stato effettuato con scaffold acellulari. I ratti sono stati sacrificati a 0, 30 e 60 giorni. Agli esami immunoistochimici, le cellule placentari risultano presenti sullo scaffold e  e non si nota alcuna reazione infiammatoria da parte dell’ospite.</description>
    <dc:date>2010-03-22T23:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1032">
    <title>Confronto tra mineralometria ossea computerizzata ed ecografia nella valutazione della composizione corporea</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1032</link>
    <description>Title: Confronto tra mineralometria ossea computerizzata ed ecografia nella valutazione della composizione corporea
Authors: Manfredi, Guido
Abstract: Vi è una notevole utilità clinica nel valutare la composizione della massa corporea. &#xD;
Esistono numerose metodiche, ognuna con vantaggi e svantaggi, utilità pratiche e costi.&#xD;
È considerata come gold standard dal punto di vista clinico la mineralometria ossea computerizzata total body. Questo studio pone a confronto la mineralometria con l’ecografia dei tessuti molli. Il risultato mostra una significativa corrispondenza tra le due metodiche. L’ecografia può essere pertanto utilizzabile nella valutazione delle masse corporee in vari campi applicativi clinici. Sono comunque necessari ulteriori studi su più ampie coorti di pazienti.</description>
    <dc:date>2008-12-31T23:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/782">
    <title>La delezione di un distal enhancer del gene RANKL riduce il rimodellamento osseo ed aumenta la massa ossea</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/782</link>
    <description>Title: La delezione di un distal enhancer del gene RANKL riduce il rimodellamento osseo ed aumenta la massa ossea
Authors: Galli, Carlo
Abstract: Receptor activator of NFκB ligand (RANKL) e’ una molecola essenziale per il differenziamento degli osteoclasti, e gli ormoni e le citochine che stimolano il riassorbimento osseo ne aumentano l’espressione in cellule stromali osteoblastiche. E’ stato mostrato precedentemente che l’ormone paratiroideo (PTH) e 1,25 diidrossivitamina D3 (1,25(OH)2D3) controllano l’espressione del gene Rankl murino in vitro, almeno in parte, attraverso un enhancer denominato Distal Control Region (DCR), situato 76kb a monte del gene Rankl. Nella presente ricerca viene descritto il fenotipo di topi privi di questo enhancer. La delezione di DCR riduce la stimolazione di Rankl da parte di PTH e 1,25(OH)2D3 e la formazione di osteoclasti in colture midollari primarie, cosi’ come la stimolazione di Rankl nel tessuto  osseo. L’ablazione di DCR riduce anche i livelli basali di RANKL mRNA nel tessuto osseo, nel timo e nella milza. Inoltre, topi privi di DCR presentano un aumento di massa ossea e resistenza meccanica del tessuto osseo. L’aumento in massa ossea e’ dovuto ad una riduzione nella fomazione di osteoblasti ed osteoclasti, che porta ad una diminuzione del rimodellamento osseo simile a quella osservata in pazienti affetti da ipoparatiroidismo e in modelli murini di tale patologia. Questi risultati dimostrano che il controllo ormonale di RANKL via DCR e’ critico per il controllo del rimodellamento osseo.; Receptor activator of NFκB ligand (RANKL) is essential for osteoclast differentiation, and hormones and cytokines that stimulate bone resorption increase RANKL expression in stromal/osteoblastic cells. We have previously shown that parathyroid hormone (PTH) and 1,25-dihydroxyvitamin D3 (1,25(OH)2D3) control murine RANKL gene expression in vitro, in part, via an evolutionarily-conserved transcriptional enhancer, designated the distal control region (DCR), located 76 kb upstream from the transcription startsite.&#xD;
Herein we describe the phenotype of mice lacking this enhancer. Deletion of the DCR reduced PTH- and 1,25(OH)2D3-stimulation of RANKL mRNA and osteoclast formation in primary bone marrow cultures, as well as stimulation of RANKL mRNA in bone. DCR deletion also reduced basal RANKL mRNA levels in bone, thymus, and spleen. Moreover, mice lacking the DCR exhibited increased bone mass and strength. The increase in bone mass was due to reduced osteoclast and osteoblast formation leading to a low rate of bone remodeling similar to that observed in humans and mice with hypoparathyroidism. These findings demonstrate that hormonal control of RANKL expression via the DCR is a critical determinant of the rate of bone remodeling</description>
    <dc:date>2008-03-11T23:00:00Z</dc:date>
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