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    <dc:date>2013-05-24T03:48:10Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1958">
    <title>I sanguinamenti dell’apparato gastrointestinale superiore in età pediatrica. Analisi condotta su popolazione pediatrica afferente all’Unità Operativa di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva  dell’Università di Parma dal 2000 al 2010 inclusi.</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1958</link>
    <description>Title: I sanguinamenti dell’apparato gastrointestinale superiore in età pediatrica. Analisi condotta su popolazione pediatrica afferente all’Unità Operativa di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva  dell’Università di Parma dal 2000 al 2010 inclusi.
Authors: Bernardini, Anna Lucia
Abstract: I sanguinamenti gastrointestinali rappresentano un evento relativamente frequente in età pediatrica. L’endoscopia ha un ruolo determinante per informazioni diagnostiche (sede e natura dell’emorragia) e per informazioni prognostiche (livello di cura, efficacia del trattamento) ed è un insostituibile supporto terapeutico. I danni a livello della mucosa gastrointestinale di tipo erosivo rappresentano la prima causa di sanguinamento dell’apparato, seguiti dal prolasso dello stomaco nell’esofago, più frequente rispetto alle vere e proprie lacerazioni della mucosa esofagea come avviene nel caso delle lesioni tipo Mallory-Weiss.&#xD;
Questo studio è uno studio di tipo retrospettivo e cerca di aumentare la conoscenza sull’incidenza, eziologia, diagnosi, terapia, patologie acute e croniche concomitanti dei sanguinamneti del distretto superiore dell’apparato gastrointestinale tramite la valutazione endoscopicaSono stati considerati data di esecuzione dell’esame, età e sesso  del paziente, presenza di patologie acute o croniche concomitanti, farmaci assunti, anamnesi gastroenterologia pregressa, sintomatologia d’esordio, diagnosi endoscopica, sede della lesione, consigli terapeutici ed indicazioni ulteriori per approfondimento diagnostico-strumentale.&#xD;
14.277 referti clinici sono stati valutati. E’ stata osservata una distribuzione mensile suggestiva per maggior frequenza dei casi  durante i mesi invernali: l’incidenza dei vomiti ematici nella stagione invernalie è statisticamente superiore a quella nei mesi estivi (p&lt; 0.0001); in relazione alla stagione autunnale la p è di 0.0034, mentre in relazione alla primavera la p è di 0.0136. La differenza tra stagione estiva e primavera ed autunno è statisticamente significativa (p 0.0091, p 0.0320). Non è stata trovata una significativa correlazione tra stagione e sede delle lesione. E’ stato valutato se esista una correlazione tra presenza di patologie acute al momento della diagnosi ed incidenza di lesioni macroscopicamente apprezzabili; non è stata trovata una correlazione statisticamente significativa (p 0,761).  Le patologie croniche più rappresentate sono quelle a carico dell’apparato GI (p &lt; 0.0001) ed il reflusso gastroesofageo è la più frequente. Non esistono differenze statisticamente significative se confrontato con l’incidenza dell’ernia iatale (p 0.0584). mentre è una patologica francamente più frequente rispetto  all’esofagite (p 0.0039), agli esiti di funduplicatio (p 0.0016) e alla gastrite cronica (p 0.0005).l’esame endoscopico ha dimostrato essere esame dirimente ; la diagnosi nella maggior parte dei casi (p &lt; 0.0001) è stata posta con questo approccio strumentale e nella maggior parte dei casi(p &lt; 0.0001) non è stato necessario nessun altro supporto tecnico-strumentale.</description>
    <dc:date>2012-01-31T23:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1949">
    <title>Update sul reflusso gastro-esofageo nell'età evolutiva. Casistica personale.</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1949</link>
    <description>Title: Update sul reflusso gastro-esofageo nell'età evolutiva. Casistica personale.
Authors: Lombardi, Giuliano
Abstract: Il reflusso gastro-esofageo (RGE) viene definito come il passaggio del contenuto gastrico nell’esofago, con o senza presenza di rigurgito e vomito; è un processo fisiologico che si verifica diverse volte al giorno in neonati, bambini ed adulti sani.&#xD;
La malattia da RGE (MRGE), invece, è presente quando il reflusso di contenuti gastrici determina l’insorgenza di sintomi e/o complicanze.&#xD;
Il rigurgito in età pediatrica è definito come il passaggio di contenuti gastrici refluiti in faringe o nel cavo orale, e a volte espulso dalla bocca. E’ generalmente descritto come senza sforzo e non a getto, sebbene possa presentarsi con sforzo nel neonato. &#xD;
Questo sintomo si risolve spontaneamente nella maggior parte dei lattanti sani dai 12 ai 14 mesi di età.&#xD;
Episodi di reflusso a volte causano vomito, una risposta motoria autonomica e volontaria, che determina la espulsione forzata di contenuto gastrico attraverso la bocca.&#xD;
Il vomito associato al reflusso è probabilmente l’esito della stimolazione del faringe da parte del contenuto gastrico.</description>
    <dc:date>2011-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1917">
    <title>Espressione, localizzazione e correlazione clinico-patologica della maspina (mammary serine protease inhibitor) nel carcinoma endometriale</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1917</link>
    <description>Title: Espressione, localizzazione e correlazione clinico-patologica della maspina (mammary serine protease inhibitor) nel carcinoma endometriale
Authors: Saccardi, Carlo
Abstract: INTRODUZIONE: La maspina è una proteina appartenente alla famiglia delle serpine, la cui espressione è alterata nei tumori di vari organi e tessuti. Anche nel carcinoma endometriale è presente la maspina, ma non è chiaro se esista una relazione tra la sua presenza, concentrazione e localizzazione intracellulare e l’aggressività tumorale. Scopo di questo studio è stato quello di analizzare l’espressione della maspina nell’adenocarcinoma endometriale, e valutare se tale proteina possa essere utile come indicatore di aggressività tumorale, correlandone l’espressione con un marcatore di proliferazione cellulare (KI-67) e con la p53&#xD;
MATERIALI E METODI: L’espressione della maspina, della p53 e del KI-67 è stata valutata mediante tecnica immunoistochimica su preparati istologici relativi a 107 casi di adenocarcinoma endometriale, a 76 casi con evidenza istologica di iperplasia endometriale tipica o atipica e 24 casi di endometrio normale. L’espressione delle tre proteine è stata correlata tra i diversi gruppi, e, nei casi di adenocarcinoma endometriale, con il grado di differenziazione istologica e con lo stadio FIGO 2009.&#xD;
RISULTATI: Non è stata osservata espressione della maspina nel tessuto endometriale normale e in percentuale molto bassa (14.3%) nei casi di iperplasia endometriale tipica. Molti casi di iperplasia endometriale atipica e di adenocarcinoma endometriale, invece, sono risultati positivi (rispettivamente il 45% e il 48.6%), ma non si sono evidenziate correlazioni significative tra l’espressione della maspina e il grado di differenziazione istologico o lo stadio tumorale. Tutti i 9 (17.3%) casi in cui è stata osservata l’espressione della maspina a livello nucleare appartenevano all’adenocarcinoma endometriale in stadio IA. Nei casi che esprimevano maspina, non sono emerse associazioni significative tra la percentuale di espressione della maspina e la p53 o la KI-67.&#xD;
CONCLUSIONI: Da questo studio emerge che l’espressione della maspina nelle cellule endometriali correla con l’iperplasia atipica e con l’adenocarcinoma endometriale, e può quindi giocare un ruolo nella trasformazione neoplastica dell’endometrio. La maspina è espressa in maniera significativamente più elevata nell’iperplasia endometriale atipica rispetto a quella tipica, e questo potrebbe rivelarsi un utile ausilio in presenza di quadri anatomo-patologici di dubbia interpretazione. E’ stato confermato inoltre che l’espressione di maspina a livello nucleare correla con bassi stadi di malattia, potendo quindi avere un ruolo nella valutazione della prognosi delle pazienti.; INTRODUCTION: Maspin is a member of the serpin family whose expression is altered in tumors of various organs and tissues. In endometrial cancer maspin is present, but it is unclear whether a relationship exists between the presence, percentage and intracellular localization of maspin, and tumor aggressiveness. The purpose of this study was to analyze the expression of maspin in endometrial cancer, and to assess whether this protein may be useful as an indicator of tumor aggressiveness, also correlating the expression of maspin with the expression of a marker of cell proliferation (Ki-67) and p53&#xD;
MATERIALS AND METHODS: The expression of maspin, p53 and Ki-67 was assessed by immunohistochemical staining on histological preparations of 107 cases of endometrial adenocarcinoma, 76 cases with histological evidence of endometrial typical or atypical hyperplasia, and 24 cases of normal endometrium. The expression of the three proteins was correlated between different groups, and, in cases of endometrial adenocarcinoma, with the grading and FIGO stage&#xD;
RESULTS: There was no expression of maspin in normal endometrial tissue, and very low percentage (14.3%) of expression in cases of typical endometrial hyperplasia. However many cases of atypical endometrial hyperplasia and endometrial adenocarcinoma, were positive (respectively 45% and 48.6%), but there were no significant correlations between expression of maspin and grading or tumor stage. All 9 (17.3%) cases in which was observed nuclear expression of maspin belonged to endometrial adenocarcinoma stage IA. In cases that expressed maspin, there were no significant associations between the percentage of maspin expression, p53 or KI-67.&#xD;
CONCLUSIONS: The expression of maspin in endometrial cells correlates with atypical hyperplasia and endometrial adenocarcinoma, therefore maspin may play a role in neoplastic transformation of the endometrium. The maspin is expressed in a significantly higher percentage in endometrial atypical hyperplasia than typical, and this could be a useful aid in the presence of pathological features of dubious interpretation. This study confirm that the nuclear subcellular localization of maspin correlates with low stages of disease, and could therefore have a role in assessing the prognosis of patients</description>
    <dc:date>2011-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1916">
    <title>Il cuore fetale a 11-13 settimane di gestazione</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1916</link>
    <description>Title: Il cuore fetale a 11-13 settimane di gestazione
Authors: Persico, Nicola
Abstract: Le anomalie di sviluppo del cuore e dei grossi vasi rappresentano una delle più frequenti malformazioni congenite, con una prevalenza compresa tra 4 e 8 casi per 1000 nati vivi, e sono responsabili di circa il 20% delle morti endouterine e del 30% delle morti neonatali dovute ad anomalie congenite. Di conseguenza, la diagnosi prenatale di cardiopatie congenite riveste un ruolo particolarmente importante nell’ambito della cardiologia e della cardiochirurgia neonatale ed è in grado di avere un impatto significativo sulla storia naturale di queste patologie e sulle loro conseguenze postnatali. In questa tesi vengono presentati i dati relativi ad uno studio prospettico eseguito su quasi 900 pazienti sottoposte ad ecocardiografia fetale a 11-13 settimane di gestazione. I risultati dimostrano che è possibile visualizzare le strutture cardiache a quest’epoca di gravidanza in più del 95% dei casi e diagnosticare la stragrande maggioranza delle cardiopatie congenite evidenti nel primo trimestre. Nonostante i sensibili miglioramenti osservati negli ultimi anni nella diagnosi prenatale delle malformazioni congenite, l’esame ecografico morfologico di routine nel secondo trimestre di gravidanza è in grado di identificare solo circa la metà dei difetti di sviluppo del cuore fetale. Grazie alla diffusione su larga scala della misurazione ecografica della translucenza nucale nello screening per anomalie cromosomiche, l’ecografia delle 11-13 settimane si sta sempre più proponendo come occasione importante per una prima valutazione dell’anatomia fetale. Una strategia di screening sequenziale, che includa una valutazione del cuore fetale sia nel primo che nel secondo trimestre, potrebbe portare ad un aumento significativo del numero di cardiopatie congenite identificate in epoca prenatale e risultare in un miglioramento sensibile della mortalità e morbidità perinatali.</description>
    <dc:date>2011-12-31T23:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1915">
    <title>Polipi endometriali e lesioni pretumorali e tumorali dell’endometrio: studio prospettico su una popolazione selezionata</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1915</link>
    <description>Title: Polipi endometriali e lesioni pretumorali e tumorali dell’endometrio: studio prospettico su una popolazione selezionata
Authors: De Ioris, Andrea
Abstract: I polipi endometriali sono dei disordini ginecologici comuni la cui prevalenza è riportata essere tra il 7.8% e il 34.9%, a seconda della popolazione in studio.&#xD;
Pur non comunemente, su un polipo endometriale si possono riscontrare sia aree di atipia che di cancro endometriale con percentuali che variano dallo 0% al 12,9% . La presenza di sintomi, come un sanguinamento uterino anormale (AUB), e l’utilizzo di tamoxifene aumentano la possibilità di tale evenienza. &#xD;
Con questo studio ci siamo posti l’obiettivo di identificare il riscontro di patologia maligna  nelle pazienti in postmenopausa e asintomatiche, quando viene riscontrato un polipo endometriale, in modo da fornire dati utili ad identificare un eventuale trattamento personalizzato.&#xD;
Sono state valutate 123 pazienti in postmenopausa con diagnosi istologica di polipo endometriale dopo escissione isteroscopica. La diagnosi di polipo endometriale è stata isteroscopica in tutti i casi. Sono stati presi in considerazione possibili dati confondenti anamnestici e strumentali. Sono state identificati 9 casi di iperplasia (7.3%), tutti senza atipia. Si è riscontrato solo 1 caso di adenocarcinoma (0.8%). &#xD;
Donne asintomatiche in postmenopausa con polipi endometriali sembrano rappresentare gruppi a rischio intermedio per patologia maligna endometriale. Il management in questo gruppo di pazienti non dovrebbe  prescindere da un adeguato counceling sull’effettivo rischio di un possibile riscontro di malignità e sulle eventuali procedure chirurgiche proposte.</description>
    <dc:date>2011-12-31T23:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1644">
    <title>La pH-impedenzometria nelle 24 ore: manifestazioni tipiche e atipiche della malattia da reflusso gastroesofageo</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1644</link>
    <description>Title: La pH-impedenzometria nelle 24 ore: manifestazioni tipiche e atipiche della malattia da reflusso gastroesofageo
Authors: Vincenzi, Francesca
Abstract: Il reflusso gastroesofageo (RGE) è il passaggio retrogrado del contenuto gastrico in esofago; è considerato fisiologico se non associato a complicanze sistemiche e se non interferisce con il normale accrescimento staturo-ponderale. Si definisce invece malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE) la condizione clinica caratterizzata dall’associazione del RGE con dei sintomi, distinti in tipici ed atipici, e dalla presenza di possibili complicanze esofagee o extraesofagee tali da compromettere la qualità della vita. &#xD;
Il RGE può essere studiato con varie indagini strumentali alcune valutano le cause e le conseguenze del RGE mentre altre consentono di documentare la presenza e l’entità del RGE; recentemente in particolare è stata introdotta la pH-impedenzometria (MII-pH).&#xD;
La MII-pH permette di rilevare i reflussi acidi e non acidi e di distinguere i reflussi liquidi, gassosi e misti, consentendo di studiare la patologia da RGE correlata anche al reflusso non acido. &#xD;
Lo scopo di questa tesi è stato quello di valutare la MII-pH su una casistica di  104 pazienti, di cui 65 presentavano sintomi tipici e 39 sintomi atipici di RGE, di età compresa tra 1-18 anni, afferiti all’Unità Operativa Complessa di Gastroenterologia da Agosto 2006 ad Agosto 2010. Erano in terapia con inibitori di pompa protonica 38 dei 65 pazienti con sintomi tipici  e 17 dei 39 con sintomi atipici.&#xD;
In questi pazienti sono stati valutati il numero dei reflussi sia acidi che non acidi e i seguenti parametri: l’indice di reflusso (RI), l’indice di esposizione al bolo (BEI),  la media del tempo di clearing dell’acido (MACT), la mediana del tempo di clearing del bolo (MBCT), l’indice sintomatico (SI) e la probabilità di correlazione dei sintomi (SAP).&#xD;
Dall’analisi dei risultati è emerso un numero medio di reflussi per paziente pressoché sovrapponibile tra le due popolazioni e, se si escludono i pazienti in terapia, una prevalenza di reflussi acidi rispetto ai non acidi, ancora più evidente nei pazienti con sintomi tipici (reflussi acidi 78%/alcalini 22% vs reflussi acidi 74%/alcalini 26%). L’80% dei reflussi inoltre in entrambe le popolazioni si sono verificati in posizione eretta.&#xD;
In entrambi i gruppi il 50% dei casi con BEI positivo presentava un valore di RI negativo e MACT è risultata circa 3,5 volte più alta della MBCT (MACT/MBCT: gruppo A 3,4; gruppo B 3,5).  Per quanto riguarda il SI e SAP si sono ottenuti dati scarsamente valutabili probabilmente per la poca attendibilità di tali indici, in particolare in età pediatrica.&#xD;
Dal nostro studio è stato pertanto possibile desumere dei parametri MII-pHmetrici che potrebbero definire il “pattern impedenzometrico” di pazienti con sintomi tipici e atipici di tipo respiratorio attualmente non disponibili in letteratura, specie per l’età pediatrica per la quale non esistono ancora parametri di normalità. &#xD;
La MII-pH sembrerebbe, inoltre, vista la percentuale non trascurabile di pazienti con BEI positivo, una tecnica utile nello studio del RGE di tipo tipico e nelle patologie respiratorie correlabili al RGE e sembrerebbe essere anche superiore alla pH-metria considerata fino ad oggi il “gold standard”.</description>
    <dc:date>2010-12-31T23:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1643">
    <title>La chirurgia bariatrica nell'adolescente: indicazioni e limiti</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1643</link>
    <description>Title: La chirurgia bariatrica nell'adolescente: indicazioni e limiti
Authors: Romano, Mercedes
Abstract: L’obesità è stata ben definita come la piaga del ventunesimo secolo, tanto da divenire un fenomeno allarmante non solo nell’adulto, ma anche in età pediatrica ed adolescenziale. Il primo approccio a questa patologia soprattutto nell’età evolutiva è e resta quello conservativo, che prevede cambiamenti nello stile di vita, con migliori abitudini alimentari e maggiore attività fisica. Restano però un numero sempre maggiore di pazienti, in cui questo tipo di approccio non è risolutivo o non si è rivelato efficace nel lungo periodo, nei quali l’obesità si associa ad altre condizioni patologiche e per i quali quindi la chirurgia bariatrica può essere considerata una valida opzione. Diversi sono le possibilità chirurgiche distinguendo fondamentalmente due interventi di tipo: quelli restrittivi e quelli malassorbitivi. La chirurgia sembra essere, quindi,  l’unica possibilità per determinare  una condizione “metabolica” normale con una perdita di peso significativa. &#xD;
Riportiamo il caso di una paziente di 17 anni operata per obesità grave in cui l’intervento di by-pass biliointestinale e sleeve gastrectomy si è rivelato l’unico efficace, dopo una serie di tentativi dietetici e comportamentali falliti.; Obesity has been well defined as the plague of the twenty-first century, becoming a worrying phenomenon not only in adults but in children and adolescents. The first approach to this disease especially in childhood and is still conservative, which includes changes in lifestyle with improved diet and increased physical activity. There remain, however, an increasing number of patients in whom this approach is not conclusive or not proved effective in the long term, in which obesity is associated with other pathological conditions and therefore for which bariatric surgery may be considered a valid option. &#xD;
There are several surgical options, we distinguish two main types of intervention: those restrictive and those malabsorpitive.&#xD;
The surgery seems to be, then, the only way to determine a normal metabolic condition with a significant weight loss.&#xD;
We report the case of 17 years-old girl operated for severe obesity in which bilio-intestinal bypass and sleeve gastrectomy was effective after a series of failed attempts at diet and behavior.</description>
    <dc:date>2010-12-31T23:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1641">
    <title>Immunoistochimica della tirosin fosfatasi SHP1 nell'adenocarcinoma endometriale. Dati preliminari.</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1641</link>
    <description>Title: Immunoistochimica della tirosin fosfatasi SHP1 nell'adenocarcinoma endometriale. Dati preliminari.
Authors: Berretta, Roberto
Abstract: Introduzione&#xD;
Il carcinoma endometriale è la più comune neoplasia invasiva ginecologica, con una incidenza di circa 33000 nuovi casi/anno e una prevalenza in costante aumento. L’analisi genetica delle neoplasie volta all’identificazione dei geni implicati nello sviluppo, crescita e aggressività dei tumori sta suscitando ormai da anni l’interesse dei ricercatori per le possibilità di trattamenti mirati di alta efficacia e basso profilo di tossicità. In questo senso il presente studio è stato disegnato al fine di valutare l’espressione della proteina fosfatasi SPH1nel carcinoma endometriale di Tipo I e II.&#xD;
Materiali e metodi&#xD;
Lo studio ha preso in considerazione 66 pazienti con diagnosi istologica di adenocarcinoma dell’endometrio dal 1998 al 2007. Le reazioni immunoistochimiche sono state eseguite impiegando la tecnica dell’immunoperossidasi. Le sezioni di tessuto sono state incubate con l’anticorpo monoclonale primario SHP1 previo smascheramento antigenico mediante bagno termostatato a 98° C per 30 minuti con tampone EDTA a Ph9. Il software statistico utilizzato è stato SPSS 11.0. (SPSS Inc., Chicago, IL).&#xD;
Risultati&#xD;
La correlazione tra SHP1 -  l’istotipo e  stadio FIGO non ha evidenziato valori statisticamente significativi, mentre tra SHP1 e Grading l’analisi è risultata significativa p&lt;0.5.&#xD;
La correlazione tra recidiva/ morte ed espressione di SHP1 pur risultando  inversamente proporzionale non raggiunge il valori di significatività.&#xD;
Discussione&#xD;
Dai nostri dati, per ora preliminari in quanto eseguiti solo sul 50% del campione disponibile, è emerso che l’espressione di SHP-1 non è correlata significativamente né con l’istotipo né con lo stadio FIGO. L’analisi sui dati di sopravvivenza e recidiva non hanno mostrato correlazione con  SHP-1.E’ invece risultata statisticamente significativa l’associazione SHP-1 e Grading. Riteniamo che il presente studio nonostante i primi dati parziali non incoraggianti possa, una volta conclusa l’analisi di tutti i casi selezionati, portare alla luce un risultati significativi.</description>
    <dc:date>2010-12-31T23:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1638">
    <title>Ruolo della laparoscopia nella stadiazione dei tumori ovarici borderline</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1638</link>
    <description>Title: Ruolo della laparoscopia nella stadiazione dei tumori ovarici borderline
Authors: Benassi, Gianluca
Abstract: Il tumore borderline dell’ovaio genera da anni confusione e controversie in ambito oncologico ginecologico. Sebbene tradizionalmente considerato a buona-ottima prognosi, merita una attenzione particolare per giovane fascia d’età di incidenza ed il generale desiderio di prole delle pazienti in questione. L’aggressione chirurgica si deve quindi obbligatoriamente confrontare con necessità conservative e comunque di minima invasività, al fine di ridurre possibili complicanze postoperatorie, formazione di aderenze e di conseguenza le performances riproduttive. Il trattamento chirurgico standard di stadiazione o di ristadiazione è tradizionalmente appannaggio della laparotomia, dovendo approcciare organi dell’alto addome o delicati tessuti retroperitoneali. Il presente studio ha indagato la possibilità di portare a termine i medesimi tempi chirurgici per via laparoscopica, esaminando parametri quali durata operatoria, degenza media, perdita ematica, complicanze intra- o post-operatorie. I risultati confermano che la laparoscopia è una valida e sicura metodica nelle mani del ginecologo-oncologo esperto.</description>
    <dc:date>2011-04-12T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1637">
    <title>Studio retrospettivo per la valutazione dell'endometriosi come fattore di rischio per la patologia ipertensiva in gravidanza</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1637</link>
    <description>Title: Studio retrospettivo per la valutazione dell'endometriosi come fattore di rischio per la patologia ipertensiva in gravidanza
Authors: Alboni, Carlo
Abstract: Introduzione: L’endometriosi è una patologia cronica che colpisce donne in età fertile e che determina, oltre alle classiche lesioni macroscopiche, una serie di modificazioni funzionali e strutturali delle componenti dell’apparato genitale. Le conseguenze delle alterazioni macroscopiche, cellulari e umorali rilevate nelle portatrici della malattia sono state indagate prevalentemente per quanto riguarda i suoi effetti preconcezionali : sterilità-ipofertilità e dolore cronico.&#xD;
Il nostro studio si pone come obiettivo di valutare retrospettivamente se le alterazioni esistenti rispetto alla paziente sana possono determinare conseguenze anche sulla gravidanza una volta che sia insorta. &#xD;
Materiali e metodi: Studio retrospettivo, caso controllo; 1:3. Sono state incluse 36 pz con diagnosi istologica precedente l'insorgenza della gravidanza di endometriosi, e il confronto è avvenuto verso 120 pazienti di controllo. I dati sono stati ricavati direttamente dalle cartelle cliniche e completati interpellando direttamente le pazienti. Outcome principali: relazione fra endometriosi e patologia ipertensiva in gravidanza, parto pretermine e ritardo di crescita intrauterino (IUGR). Outcome secondari:modalità di espletamento del parto,  relazione con i tempi degli stadi del travaglio, benessere fetale alla nascita.&#xD;
Risultati:I due gruppi sono risultati confrontabili per quanto riguarda i fattori di rischio noti per le patologie ostetriche oggetto dello studio. Il 25% delle pazienti affette da endometriosi è ricorsa a tecniche di procreazione medicalmente assistita contro il 3.3% delle pazienti del gruppo di controllo. Il 27% dei casi ha espletato il parto con taglio cesareo, che è stato una incidenza (7.7%) significativamente inferiore nel gruppo di controllo. Le pazienti affette da endometriosi sono risultate significativamente (p&lt;0.05) a rischio aumentato (Odds ratio: 10) di sviluppare una patologia ipertensiva (ipertensione gestazionale e/o preeclampsia) in gravidanza rispetto ai controlli. Non è stato rilevato aumento del rischio di parto pretermine e IUGR. E' risultato significativamente superiore il tempo del I stadio (dilatante) del travaglio e più frequente il ricorso a secondamento operativo. &#xD;
Conclusioni: Seppur limitato dalla scarsa numerosità del gruppo “caso”, lo studio effettuato propone un possibile associazione fra l'endometriosi e la patologia ipertensiva in gravidanza, e tra la patologia di base ed alcune modificazioni della fisiologia degli eventi del parto. Il razionale esistente a sostegno di questa eventualità crediamo imponga la programmazione di studi di maggior ampiezza e potenza statistica.</description>
    <dc:date>2010-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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