<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rdf:RDF xmlns:rdf="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://purl.org/rss/1.0/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:g-core="http://base.google.com/ns/1.0" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:taxo="http://purl.org/rss/1.0/modules/taxonomy/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/">
  <channel rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/641">
    <title>DSpace Collection:</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/641</link>
    <description />
    <items>
      <rdf:Seq>
        <rdf:li resource="http://hdl.handle.net/1889/1980" />
        <rdf:li resource="http://hdl.handle.net/1889/1871" />
        <rdf:li resource="http://hdl.handle.net/1889/1870" />
        <rdf:li resource="http://hdl.handle.net/1889/1869" />
        <rdf:li resource="http://hdl.handle.net/1889/1868" />
        <rdf:li resource="http://hdl.handle.net/1889/1867" />
        <rdf:li resource="http://hdl.handle.net/1889/1866" />
        <rdf:li resource="http://hdl.handle.net/1889/1865" />
        <rdf:li resource="http://hdl.handle.net/1889/1566" />
        <rdf:li resource="http://hdl.handle.net/1889/1565" />
      </rdf:Seq>
    </items>
    <dc:date>2013-05-25T10:02:00Z</dc:date>
  </channel>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1980">
    <title>Il vissuto del gioco d'azzardo tra credenze ed atteggiamenti</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1980</link>
    <description>Title: Il vissuto del gioco d'azzardo tra credenze ed atteggiamenti
Authors: Vergura, Donata Tania
Abstract: Il lavoro ha per oggetto la struttura e l’evoluzione del settore del gioco d’azzardo. L’analisi è incentrata sull’atteggiamento dei giocatori – declinato in termini di comportamento e vissuto del gioco - per comprendere il rapporto che intessono con lo stesso attraverso le loro valutazioni, convinzioni e reazioni emotive. L’obiettivo è di delineare un modello generale di comportamento e produrre elementi informativi utili sul piano delle politiche di marketing sociale. Sono state impiegate, allo scopo, tecniche di ricerca sia standard sia non standard e lo studio ha portato alla costruzione e validazione di un questionario strutturato per la misura dell’atteggiamento nei confronti del gioco d’azzardo. I risultati prodotti appaiono di utilità per i regolatori pubblici e gli operatori del settore nell’individuazione dei principali fattori potenziali di rischio e degli elementi su cui è più opportuno intervenire nell’ambito delle politiche di promozione del gioco responsabile.; The research deals with the structure and the evolution of the gambling sector. The analysis focuses on the players’ attitude - declined in terms of behaviour and product experience - in order to understand the relationship they weave with the game through their ratings, beliefs and emotional reactions. The aim is to outline a general model of behaviour and provide useful information for the design of effective social marketing policies. The study has been developed through standard and nonstandard research techniques and a structured questionnaire has been constructed and validated to measure attitudes towards gambling. Public stakeholders and companies can exploit the results of the present research to identify the main potential factors of risk and the key elements for the promotion of responsible gambling.</description>
    <dc:date>2012-02-29T23:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1871">
    <title>Le prospettive della sezione narrativa del bilancio: il Practice Statement Management Commentary. Profili teorici ed evidenza empirica.</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1871</link>
    <description>Title: Le prospettive della sezione narrativa del bilancio: il Practice Statement Management Commentary. Profili teorici ed evidenza empirica.
Authors: Bendotti, Giulia
Abstract: Il raggiungimento di un buon livello di armonizzazione della comunicazione economico-finanziaria, deve passare per un innalzamento sia della trasparenza che della qualità della comunicazione, ossia della capacità di poter e saper soddisfare al meglio gli interessi degli stakeholders. Trasparenza e qualità costituiscono dunque la condizione per conseguire un più elevato grado di efficienza sul mercato finanziario. Nello sviluppo di tale processo il presente lavoro illustra il progetto del management commentary, recentemente elaborato dallo IASB, quale documento “guida” nella ricerca di una maggiore omogeneità dei comportamenti comunicazionali sui mercati finanziari sul fronte della narrative reporting. In base al modello descritto dall’IFRS Practice Statement Management Commentary, lo studio si propone in primis di identificare una struttura informativa e misurare in termini quantitativi lo spazio dedicato alle diverse aree informative della parte narrativa del bilancio per le imprese quotate appartenenti a tre diversi Paesi: Italia, Regno Unito, Germania. In secondo luogo si desidera effettuare un’analisi comparativa in relazione ai differenti approcci in termini di informativa di bilancio appartenenti ai tre diversi Paesi. Infine si desidera valutare l’evoluzione in termini temporali del modello informativo anche alla luce delle nuove disposizioni previste dall’IFRS. L’analisi considera la “management discussion” dei bilanci consolidati relativi all’anno 2008 e 2010. La metodologia utilizzata risulta quella della content analysis. Tra i risultati più rilevanti si osserva per i tre Paesi la presenza di una maggiore informativa sia per il 2008 che per il 2010 relativa alla “natura del business” e sul fronte della qualità l’informazione risulta prevalentemente di natura non finanziaria, narrativa e storica. Si rileva un andamento decrescente per l’informativa correlata alla dimensione strategica e per quella di natura intertemporale e prospettica.</description>
    <dc:date>2011-12-31T23:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1870">
    <title>Rendicontazione sociale e public accountability nei comuni italiani</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1870</link>
    <description>Title: Rendicontazione sociale e public accountability nei comuni italiani
Authors: Giacomini, Davide
Abstract: Il tema della rendicontazione sociale ha investito il mondo degli enti pubblici con un certo ritardo rispetto a quanto avvenuto nel settore privato (Ball, 2004). Tuttavia dall’inizio degli anni Duemila si è assistito alla rapida diffusione tra gli enti locali del bilancio sociale come strumento di rendicontazione dell’attività pubblica (Marcuccio e Steccolini, 2005).&#xD;
Dopo un periodo di crescita esponenziale dell’adozione del bilancio sociale da parte dei comuni italiani (periodo 2004-2007), stiamo assistendo ad un rallentamento, sia dell’interesse verso tale materia, sia della redazione di bilanci sociali. &#xD;
Ciononostante il tema della rendicontazione sociale negli enti locali rimane di attuale interesse, ma ancora poche sono le ricerche empiriche realizzate al fine di rilevarne il grado di diffusione tra gli enti locali italiani.&#xD;
Il presente lavoro intende quindi rispondere ai seguenti interrogativi:&#xD;
-	Quanti comuni adottano il bilancio sociale?&#xD;
-	La rendicontazione sociale nei comuni è in aumento  o in diminuzione rispetto al passato?&#xD;
-	Esistono variabili che possono influenzare la scelta di utilizzare strumenti di rendicontazione sociale (dimensioni, posizione geografica, colore politico)?&#xD;
-	Quali sono gli standard maggiormente utilizzati dai comuni italiani?&#xD;
-	Esistono relazioni tra dimensioni dei comuni e standard di bilancio sociale adottati?&#xD;
-	Quali sono le motivazioni per le quali i comuni intraprendono un percorso di rendicontazione sociale?&#xD;
-	Esiste una coerenza tra motivazioni esplicitate e forme di rendicontazione sociale adottate?&#xD;
-	Qual è l’orientamento prevalente rispetto ad un’adozione futura del bilancio sociale?&#xD;
-	Quale può essere il futuro del bilancio sociale nei comuni italiani?&#xD;
Al fine di rispondere a questi interrogativi il presente lavoro è stato idealmente articolato in tre parti fondamentali. &#xD;
La prima parte è inerente il concetto di public accountability  e l’inquadramento teorico del fenomeno della rendicontazione sociale negli enti pubblici. Il lavoro propone poi una breve rassegna degli strumenti e degli standard di rendicontazione più rilevanti.&#xD;
La seconda parte presenta ed analizza i risultati di una ricerca, basata su un questionario inviato ad oltre un migliaio di comuni italiani selezionati attraverso un campionamento stratificato. Partendo dalle risposte ricevute sono state analizzate: la consistenza del fenomeno della rendicontazione sociale,  le motivazioni che portano un ente locale all’adozione o all’abbandono del bilancio sociale, il rapporto tra dimensioni degli enti locali e scelta di adozione, gli standard di rendicontazione maggiormente adottati in Italia ed infine la propensione futura a continuare o intraprendere un percorso finalizzato alla redazione ed alla diffusione del bilancio sociale.&#xD;
Infine, nella terza parte è presentato il case study del Performance Report 2010 del comune di Dundee (Scozia), il caso del Regno Unito è da ritenersi rilevante in quanto si tratta di un paese progredito quanto ad organizzazione statuale e con una tradizionale presenza di alcuni valori oramai consolidati nella prassi contabile internazionale, quali ad esempio l’accountability.</description>
    <dc:date>2012-03-22T23:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1869">
    <title>Evoluzione e prospettive del rapporto tra aziende  profit e istituzioni non profit in Italia</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1869</link>
    <description>Title: Evoluzione e prospettive del rapporto tra aziende  profit e istituzioni non profit in Italia
Authors: Bandini, Federica
Abstract: Nell'attuale contesto sociale e di mercato l'interesse della collettività deve essere perseguito oltre che dalle istituzioni pubbliche e dagli istituti non profit anche dalle imprese. Per questo mettere in atto strategie di responsabilità sociale e tradurle in azioni di management sta diventando sempre più importante a tutti i livelli. Ciò significa non solo che le imprese devono ridefinire politiche e strategie aziendali, ma anche che vanno ridefiniti i ruoli e le funzioni che le diverse istituzioni devono presidiare per contribuire, autonomamente e in logica di sussidiarietà, al progressivo raggiungimento degli obiettivi economici e sociali delle moderne società.&#xD;
Il tema della Responsabilità Sociale di Impresa in questo lavoro è analizzato considerando lo sviluppo avvenuto negli ultimi anni nel rapporto tra l’impresa e il contesto di riferimento, con particolare riferimento ai rapporti con le organizzazioni non profit.  &#xD;
A tal proposito si indagheranno i motivi che portano alla partnership tra le due realtà, i punti di forza e di debolezza della partnership e le modalità per renderla proficua e duratura così da innescare circoli e contaminazioni virtuose in entrambe le direzioni (dal profit al non profit e viceversa). L’obiettivo è inoltre valutare, una volta affermatone gli indubbi vantaggi, come il fenomeno si sia diffuso e come venga percepito nel nostro paese.&#xD;
Il percorso di ricerca si è sviluppato nelle seguenti fasi:&#xD;
&#xD;
1.	La definizione dell’oggetto di studio: da una parte delle istituzioni non profit e della loro evoluzione verso la dimensione di impresa sociale; dall’altra dell'impresa socialmente responsabile&#xD;
2.	lo studio del fenomeno nella letteratura e nelle ricerche italiane e straniere;&#xD;
3.	l’osservazione dello stato attuale dei rapporti tra non profit e for profit e la rilevazione delle principali “evidenze” empiriche; &#xD;
4.	la definizione, attraverso l’analisi quali-quantitativa e lo studio dei casi, delle principali variabili che rendono efficaci e proficue le relazioni, con particolare attenzione agli strumenti di management e alla comunicazione rivolta agli stakeholders;&#xD;
5.	la definizione delle eventuali linee guida per il miglioramento delle relazioni con particolare riferimento alla trasparenza del processo e alla comunicazione.&#xD;
Nel quadro della dottrina aziendale ci collochiamo nel filone di studi delle relazioni tra aziende, allargando il campo di indagine al particolare rapporto di scambio che si instaura tra aziende profit e aziende non profit.</description>
    <dc:date>2011-12-31T23:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1868">
    <title>I sistemi di valutazione della qualità nelle Aziende Sanitarie: l’esperienza della regione Lombardia e proposta di un modello di analisi</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1868</link>
    <description>Title: I sistemi di valutazione della qualità nelle Aziende Sanitarie: l’esperienza della regione Lombardia e proposta di un modello di analisi
Authors: Favalli, Federica
Abstract: La presente tesi è il risultato di un percorso di analisi e studio relativo al tema della valutazione in ambito sanitario. In particolare si concentra sulla tematica della valutazione della qualità, intesa come capacità dell’azienda di perseguire efficientemente ed efficacemente le sue finalità istituzionali. Dopo aver analizzato il concetto di qualità secondo la letteratura, aver definito le fasi del processo di valutazione e le peculiarità di un’azienda sanitaria, la tesi si focalizza sul ruolo del management all’interno del processo di gestione della qualità e valutazione delle performance.&#xD;
A tal proposito, l’analisi si svolge su due fronti. Innanzitutto analizza i sistemi di valutazione esterna della qualità diffusi a livello internazionale per verificare in che misura richiedono al management un contributo alla gestione della qualità. In seconda battuta, ci si concentra sull’analisi di una specifica metodologia di valutazione internazionale, nella quale il contributo richiesto al management è particolarmente significativo e la cui applicazione è stata osservata nelle aziende sanitarie dalla regione Lombardia, che la utilizza come strumento di valutazione dal 2004. Relativamente a questa seconda fase, la ricerca analizza le evidenze emerse dal programma di valutazione e propone un modello che permetta di utilizzare tali dati per definire un indicatore sintetico della maturità manageriale nelle diverse aziende.</description>
    <dc:date>2011-12-31T23:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1867">
    <title>Gli effetti dell'emanazione del D.Lgs.150/09 nell'ambito dei rapporti tra organi politici e dirigenti</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1867</link>
    <description>Title: Gli effetti dell'emanazione del D.Lgs.150/09 nell'ambito dei rapporti tra organi politici e dirigenti
Authors: Tricerri, Daniela
Abstract: La ricerca si sofferma sulle relazioni tra organi politici a cui è attribuito il ruolo di rappresentanza, di mediazione di interessi e di indirizzo e controllo nei confronti di chi amministra e organi amministrativi a cui sono attribuiti i poteri gestori relativi alla traduzione delle finalità dell’azienda pubblica in obiettivi operativi, alla scelta delle combinazioni dei fattori produttivi e al coordinamento dell’organismo personale.&#xD;
Con l’emanazione del D.Lgs. 150/09 si ricerca una maggiore responsabilizzazione della dirigenza ed il miglioramento delle prestazioni e si favorisce l’introduzione di un sistema premiante che rapporti la componente retributiva di risultato alla quantità e alla qualità delle prestazioni piuttosto che un sistema prevalentemente sanzionatorio. &#xD;
In particolare l’obiettivo della ricerca è quello di verificare se, negli enti locali, il Decreto Legislativo 150/09 ha prodotto effetti nell’ambito del rapporto tra organi politici e organi amministrativi.</description>
    <dc:date>2011-12-31T23:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1866">
    <title>Il coinvolgimento dei portatori d'interesse nell'azienda pubblica.  Strumenti, processi e valutazione dei risultati</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1866</link>
    <description>Title: Il coinvolgimento dei portatori d'interesse nell'azienda pubblica.  Strumenti, processi e valutazione dei risultati
Authors: Ianniello, Mario
Abstract: I processi decisionali aperti alla partecipazione degli stakeholder aziendali sono stati, negli ultimi decenni, una pratica molto diffusa nelle amministrazioni pubbliche, specialmente a livello locale (Edelenbos, 1999; Valotti, 2000; Cristofoli &amp; Valotti, 2005; Klijn, 2008). Ci si riferisce qui, in particolare, al coinvolgimento diretto degli stakeholder (singoli cittadini, organizzazioni della società civile, etc.) nella definizione delle politiche pubbliche o, in senso lato, nella presa di decisioni di interesse collettivo (Kickert, et al., 1997; McLaverty, 2002), ovvero “al grado di valorizzazione del cittadino nelle scelte e nei meccanismi di gestione degli enti” (Valotti, 2000, p. 23).&#xD;
Negli anni più recenti il dibattito tra gli studiosi di Economia delle aziende pubbliche ha dato molto spazio al concetto di matrice politologica di public governance. Allo stesso tempo, peraltro, la matrice politologica del concetto ha comportato come conseguenza che, in Italia così come all’estero, nel dibattito abbia prevalso una prospettiva “macro”, concentrata sull’analisi delle dinamiche di sistema, e dunque dei governance network (Kickert, et al., 1997; Bevir, 2002; Klijn &amp; Skelcher, 2007), rilegando ad un ruolo marginale la prospettiva aziendale, attenta a comprendere come l’esercizio delle nuove responsabilità si traduca nelle combinazioni economiche che oggi caratterizzano le aziende pubbliche. &#xD;
Il presente lavoro tende a rivalutare proprio la prospettiva disciplinare economico-aziendale attraverso un percorso che si articola in tre momenti distinti: il primo capitolo affronta una prima analisi teorica del ruolo della tradizione aziendale nel dibattito sugli stakeholder in cui si confrontano i contributi nazionali con quelli internazionali e si evidenzia come il dibattito nazionale abbia ampiamente esplorato il tema ben prima che il concetto di stakeholder desse vita a una vera e propria teoria degli stakeholder, diventando uno dei filoni rilevanti nel dibattito internazionale; il capitolo si chiude esaminando la centralità degli stakeholder nelle aziende composte pubbliche e in particolare nei processi decisionali inclusivi; il secondo capitolo parte da una breve disanima del dibattito sulla governance ed i network sottolineando la sua rilevanza ed i suoi limiti per le aziende composte pubbliche locali in cui il dibattito assume rilevanza per i decisori in quanto capace di superare la matrice puramente politico-ideologica spesso adottata per affrontare i processi decisionali inclusivi e di riferirsi a categorie di tipo gestionale mettendo a confronto input delle combinazioni economiche e risultati delle stesse; a questo fine i capitoli successivi affrontano dapprima l’argomento delle scelte metodologiche che, in coerenza con l’approccio appena descritto, si pongono il problema della dialettica rigore/rilevanza adottando una strategia di ricerca basata sulla strutturazione di un modello teorico di riferimento ed il confronto con casi di studio multipli, strutturati per l’estrapolazione di linee guida applicabili a classi di problemi (Eisenhardt, 1989; van Aken, 2004; Bardach, 2004; Barzelay, 2011); dopo l’illustrazione dei casi di studio, il lavoro si chiude con un’analisi dei pattern emergenti (Eisenhardt, 1989) e una serie di linee guide di stampo manageriale indirizzate al decisore pubblico degli enti locali che intende avvalersi dei processi decisionali inclusivi quale strumento a sua disposizione per il raggiungimento degli obiettivi istituzionali dell’ente stesso. Oltre ad evidenziare una serie di precondizioni propedeutiche al corretto utilizzo di questi processi, i risultati della ricerca, riassunti in una serie di raccomandazioni di natura manageriale, suggeriscono, tra l’altro, di ridurre il livello di formalizzazione delle soluzioni organizzative; la persistenza della mentalità burocratica orientata alla compliance formale; l’esigenza di incrementare le occasioni di emersione della conoscenza diffusa presente nelle comunità locali; di dare centralità e finalizzazione alla strategia comunicativa, in particolar modo nella modulazione dei messaggi e degli strumenti utilizzati e nella bidirezionalità del flusso comunicativo; valorizzare le potenzialità degli strumenti di comunicazione via web e in particolar modo i blog ed i forum online.; Interactive decision making has become a recurrent practice, especially in local governments (Edelenbos, 1999; Klijn, 2008). Many administrations, in fact, involve citizens, social organizations and broadly speaking stakeholders, in the early stages of policy making (Kickert, Klijn &amp; Koppenjan, 1997;McLaverty, 2002). There are multiple purposes: to adopt better and more democratic policy decisions (Edelenbos and Klijn, 2005); stakeholders might provide decision makers with information they lack, leading to more informed solutions; use of veto powers might be prevented through information and consultation (Bobbio, 2005). On the other side, interactive policy making is not without risk. Decisions on who constitutes a stakeholder to be consulted raises problems of democratic accountability (Barnes et al., 2003); vested interests could affect decisions; decision making process might become too time consuming (Irving &amp; Stansbury, 2004). &#xD;
Although interactive policy-making has been largely debated, how to evaluate its effects is still under-analyzed (Koppenjian, 2008). The main research questions the thesis addresses is: how do organizational arrangements influence the outcomes of interactive policy making? The article proposes, that organizational structures adopted to manage interactive processes influence results, namely stakeholders’ satisfaction and increased trust. A model for qualitative analysis which enhances previous contributions in public administration literature has been used to analyse six case studies from local public administrations in Italy.&#xD;
Besides highlighting a series of pre-conditions to be put in place for the success of these processes, results (translated in managerial implications) suggest i.a. the persistency of a bureaucratic attitude still oriented to formal compliance; the need for increasing the number of occasions for communities to share their knowledge with local governments; the acknowledgement of the central role of communication strategies and their necessary coherence and focus (specifically in relation to the tuning of messages and tools and in the use of two-way dialogic communication style); the necessity of proper use of the potential of web-mediated communication tools (e.g. blogs and online forums)</description>
    <dc:date>2011-12-31T23:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1865">
    <title>L'impresa sociale multistakeholder: governance e accountability. Il caso studio delle MAG.</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1865</link>
    <description>Title: L'impresa sociale multistakeholder: governance e accountability. Il caso studio delle MAG.
Authors: Belloni, Mariangela
Abstract: L’impresa sociale viene considerata comunemente dalla letteratura come un’organizzazione multistakeholder, con governance partecipata. In particolare, le realtà cooperative sono caratterizzate da un modello di partecipazione democratica e da una dimensione mutualistica e solidaristica. &#xD;
Obiettivo del presente lavoro è proporre spunti di riflessione in merito ai meccanismi di governo delle imprese sociali, e di analizzare gli aspetti relativi all’attività di coinvolgimento degli stakeholder, attraverso lo studio della governance e degli strumenti di accountability, analizzando il caso studio delle MAG (Mutue AutoGestione). Le MAG sono cooperative operanti nella finanza etica, che attraverso la raccolta di capitale sociale, erogano prestiti a persone fisiche e a realtà collettive, che pongono al centro la qualità della vita dell’uomo, dell’ambiente e non il profitto fine a se stesso. In sintesi, le MAG svolgono attività d’intermediazione finanziaria richiedendo garanzie fiduciarie e non patrimoniali, garantendo trasparenza nella determinazione dei tassi di interesse applicati e nella gestione della struttura e nelle decisioni relative alla concessione dei finanziamenti, svolgendo attività di interesse generale per la comunità, fondandosi sui principi di solidarietà e basandosi sulla relazione con le persone e sulla fiducia.</description>
    <dc:date>2012-02-29T23:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1566">
    <title>Il Bilancio Consolidato del Gruppo Pubblico Locale. Problemi di implementazione</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1566</link>
    <description>Title: Il Bilancio Consolidato del Gruppo Pubblico Locale. Problemi di implementazione
Authors: Maione, Marisa
Abstract: Molti enti locali italiani a partire dagli anni Novanta sotto la spinta di molteplici fattori di natura sia economica, sia normativa, sia politica e ideologica, hanno dato avvio a una radicale trasformazione del loro modus operandi, nella direzione di un forte decentramento istituzionale fondato sull’adozione di modelli reticolari e aziendali di organizzazione dei servizi pubblici locali (e delle proprie attività). &#xD;
Nel contesto ad oggi in ulteriore evoluzione, l’ente locale è quindi sempre meno erogatore diretto dei servizi pubblici: ciò non implica, tuttavia, che esso non sia più chiamato a tutelare le esigenze dei cittadini nei confronti dei nuovi soggetti gestori. L’ente locale non perde, infatti, la sua funzione di responsabile principale dell’adeguatezza dei servizi erogati.&#xD;
La proliferazione di Gruppi Pubblici Locali (in sigla GPL), rende di grande attualità il tema del “controllo” e dell’adeguata definizione delle relazioni di governance tra l’amministrazione pubblica locale e le aziende partecipate. Agli enti locali spetta il compito primario della definizione dei bisogni, di scelta dei soggetti erogatori di servizi e di coordinamento, indirizzo e controllo sull’attività delle aziende partecipate.&#xD;
Si tratta di un ruolo complesso, che deve contemperare esigenze diverse e a volte confliggenti tra loro, come ad esempio la necessità per i cittadini di ottenere servizi a prezzi contenuti e le esigenze di profitto per i soci privati delle aziende miste. Per svolgere compiutamente tale ruolo appare improcrastinabile l’adozione di opportune soluzioni organizzative, di adeguati processi e strumenti di programmazione e controllo. &#xD;
L’ente pubblico locale essendo responsabile dell’assolvimento di un munus publico, nel processo di esternalizzazione dei servizi e aziendalizzazione della P.A. è inoltre chiamato a dar conto alla cittadinanza dei risultati economici, finanziari e patrimoniali dall’attività in senso “alto” svolta dall’ente, sia attraverso gli strumenti pubblicistici classici sia utilizzando quelli privatistici e aziendalistici delle società (concetto di accountability).&#xD;
Purtroppo, in presenza di servizi esternalizzati, il bilancio dell’ente pubblico locale, da solo, non consente una programmazione integrata e l’apprezzamento degli impatti economici, finanziari, patrimoniali del complesso delle attività di prestazione dei servizi, che risultano espresse in modo frammentato nei bilanci dei singoli soggetti gestori. &#xD;
Il bilancio dell’ente locale, in altre parole, rappresenta solo una porzione, e spesso neppure la principale del gruppo pubblico locale e non permette di dare un giudizio assoluto sull’operato del sindaco e della direzione dell’ente. &#xD;
In risposta a tali criticità, in alcuni Paesi europei (Regno Unito e Svezia) ed extraeuropei (USA, Canada, Australia e Nuova Zelanda) sono state adottate forme di consolidamento dei conti dei gruppi pubblici.&#xD;
In Italia il consolidamento dei conti annuali dei gruppi pubblici locali non è ancora obbligatorio, ma è attualmente oggetto di dibattito da parte della comunità scientifica, degli operatori, del Ministero dell’Interno e dei mass media. A dimostrazione di tale interesse l’Osservatorio per la finanza e Contabilità degli enti locali ha approvato in via sperimentale e completa nel 2009 un nuovo principio contabile interamente dedicato alla predisposizione del bilancio consolidato degli enti locali. Si tratta del principio contabile n. 4, che contiene i principi per la redazione e presentazione del bilancio consolidato e per la contabilizzazione degli organismi controllati, a controllo congiunto e collegati, nel rendiconto dell’ente locale controllante.&#xD;
L’adozione del bilancio consolidato può rappresentare un’opportunità per rafforzare il grado di accountability esterna e la capacità di governo del gruppo pubblico da parte dell’ente locale. &#xD;
Il presente lavoro, senza alcuna pretesa di esaustività, si propone di ricercare le criticità per l’implementazione del bilancio consolidato nei GPL italiani.&#xD;
Per rispondere alla research question è stato seguito un approccio metodologico tipicamente deduttivo. In particolare, il metodo utilizzato per rispondere alla domanda di ricerca combina l’analisi sistematica della letteratura nazionale ed internazionale con un’analisi empirica, basata su un Case Study (Yin, 1994), descrittivo ed esplorativo (Fattore, 2005). &#xD;
Nello specifico, la ricerca è stata svolta attraverso un’analisi normativa delle forme di gestione dei servizi pubblici locali, in modo tale da mettere in luce l’evoluzione che la materia ha subito nel corso del tempo: a partire dai primi interventi (Legge Giolitti, 1903), fino alle recenti riforme (Decreto Ronchi, 2009). La Legge ha rappresentato un riferimento fondamentale, in grado, come si vedrà, di influenzare fortemente le modalità di gestione dei servizi stessi. Sono stati quindi approfonditi, in ambito privatistico, i temi concernenti la redazione del bilancio consolidato in base alla normativa nazionale, ai principi contabili nazionali ed internazionali. In campo pubblicistico sono stati studiati i contributi di autori che hanno approfondito la tematica del bilancio consolidato per gli enti locali, integrando tali apporti con l’analisi dei principi contabili nazionali e internazionali per il settore pubblico. In più, è stata realizzata un’analisi della letteratura e di tutta la documentazione di derivazione normativa e non che caratterizza il sistema informativo posto in essere dall’ente locale e dai diversi soggetti del gruppo pubblico locale.&#xD;
L’analisi empirica, tesa ad analizzare i concreti sistemi di governance e accountability di un GPL e le difficoltà che lo stesso incontra per l’implementazione del bilancio consolidato, è stata svolta attraverso l’esame dei conti consuntivi del Comune di Parma, anni 2006, 2007 e 2008, e di un campione significativo di bilanci delle imprese pubbliche e delle public utilities partecipate dallo stesso nei medesimi anni (30 aziende), nonché mediante un’intervista al funzionario responsabile del servizio partecipazioni societarie del Comune di Parma.&#xD;
Per meglio comprendere il reale spazio di azione, sono state acquisite una serie di informazioni dal sito internet http://www.comune.parma.it/ e da numerosi altri siti internet. &#xD;
Il lavoro di tesi è suddiviso in cinque parti, cui è difficile attribuire una maggiore o minore importanza, poiché, tutte insieme, riflettono l’approccio che occorre attribuire ad una problematica di qualsivoglia carattere. Dapprima, infatti, è bene conoscere gli elementi teorici che delineano l’oggetto di studio, dopodiché si possono muovere i primi passi in direzione della comprensione delle problematiche applicative. La struttura dell’indagine dei problemi applicativi muove, così, dai nodi focali incontrati nello studio della teoria.&#xD;
Il capitolo primo della tesi definisce le forme di gestione dei servizi pubblici locali e analizza il processo di evoluzione del quadro normativo di riferimento. Il capitolo si conclude con l’esame del grado di diffusione del fenomeno, l’analisi dei sistemi di governance e dei problemi di accountability del GPL.&#xD;
Il capitolo secondo dopo una breve presentazione del quadro normativo e dei principi contabili per il bilancio consolidato del settore privato, esamina i principi contabili IPSAS, i principi contabili italiani per gli enti locali e le finalità, i benefici e le criticità del bilancio consolidato del gruppo pubblico locale. Il capitolo si chiude con l’analisi delle tendenze nazionali e internazionali. &#xD;
Il capitolo terzo e il capitolo quarto analizzano rispettivamente il sistema contabile dell’ente locale e i sistemi contabili delle diverse entità economiche del GPL. &#xD;
Nello specifico vengono affrontate talune problematiche inerenti la rilevazione dei costi e dei ricavi, di specifiche voci dello stato patrimoniale, nonché i criteri di valutazione degli stessi. &#xD;
Infine, il capitolo cinque propone una descrizione del sistema di governance e accountability del GPL di Parma, riflessioni sugli esiti di un questionario/intervista, nonché un’analisi empirica incentrata sull’esame di una serie storica di conti consuntivi del Comune e di un campione di bilanci delle imprese pubbliche e delle public utilities partecipate dallo stesso nei medesimi anni. &#xD;
Le evidenze empiriche emergenti dalla ricerca vogliono costituire uno spunto di riflessione in merito alle difficoltà di implementazione del modello di bilancio consolidato al GPL, derivante dall’applicazione dei principi contabili nazionali e/o internazionali.</description>
    <dc:date>2010-12-31T23:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1565">
    <title>Aspetti finanziari e manageriali di policy nel settore sociale</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1565</link>
    <description>Title: Aspetti finanziari e manageriali di policy nel settore sociale
Authors: Mascaro, Davide
Abstract: La tesi sviluppa una ricerca sugli aspetti finanziari e di policy dei settori sociali dei comuni della regione Lombardia. Il lavoro prende innanzitutto in esame i criteri e i metodi di trasferimento finanziario ai comuni da parte dei livelli istituzionali superiori per dimensionare il fenomeno della spesa sociale. In un'ottica di sistema sussidiario vengono analizzate le relazioni tra aziende pubbliche e aziende private profit e non profit (Terzo settore), avendo cura di descrivere le politiche sociali e le funzioni manageriali che le determinano a seconda dei diversi sistemi regionali italiani. La ricerca si concreta con un'analisi della spesa sociale per area di intervento dei comuni della regione Lombardia e lo studio sul campo di due casi (il Comune di Brescia e il Comune di Lecco)di applicazione della sussidiarietà aziendale, selezionati attraverso lo studio delle caratteristiche tipiche dei sistemi di rete tra Aziende Pubbliche e Aziende Non Profit.</description>
    <dc:date>2010-12-31T23:00:00Z</dc:date>
  </item>
</rdf:RDF>

