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    <dc:date>2013-06-20T11:26:03Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1994">
    <title>Accertamento e gradazione della lussazione congenita della rotula in cani di razza bulldog inglese: risultati preliminari</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1994</link>
    <description>Title: Accertamento e gradazione della lussazione congenita della rotula in cani di razza bulldog inglese: risultati preliminari
Authors: Camparini, Sara
Abstract: Il presente lavoro prende in considerazione 73 soggetti di razza Bulldog Inglese con lussazione congenita mediale di rotula al fine di investigare sull’incidenza di tale patologia nella razza. Di questi 73 soggetti, 17 sono stati sottoposti a trattamento chirurgico con la tecnica della plastica del solco trocleare con riposizionamento (o solcoplastica a cuneo) e gli altri 33 soggetti sono stati sottoposti a trattamento conservativo. I soggetti da noi presi in esame erano di genealogia non selezionata, di età variabile dai 4 mesi ai 13 anni con peso corporeo tra i 12 kg e i 32 kg. In seguito a valutazione clinica e radiografica, a ciascuno di essi, è stato attribuito un grado di lussazione o di instabilità rotulea. Dalla valutazione statistica è stato riscontrato che la differenza fra la frequenza osservata delle zoppie e quella attesa, non è statisticamente significativa in relazione al sesso, al peso ed all’età dei soggetti presi in esame. Successivamente si è attribuito un punteggio alla instabilità rotulea, al grado I, al grado II, al grado III per ciascun soggetto. In base alla somma di questo punteggio per ogni singolo paziente, sono stati formati 3 diversi raggruppamenti: grado di lussazione (“grado”); instabilità rotulea (“instabilità”); grado di lussazione+ instabilità rotulea (“grado+instabilità” o “gradinst”). A questo punto si è studiato l’effetto di alcuni fattori, quali sesso, classe di età (&lt; 18 mesi e ≥18 mesi) e classe di peso corporeo (&lt; 24 kg e  ≥24 kg) sulla variabile dipendente “grado”, “instabilità” e “grado+instabilità” ed è emerso che esiste una differenza statisticamente significativa in relazione al sesso, alla classe di peso e alla classe di età. I soggetti  di sesso maschile presentano un punteggio di grado significativamente maggiore rispetto ai soggetti di sesso femminile e i soggetti con peso corporeo inferiore ai 24 kg presentano un punteggio di grado di lussazione di rotula statisticamente superiore rispetto ai soggetti con un peso maggiore ai 24 kg. E’ fondamentale focalizzare l’attenzione sui soggetti portatori di tale patologia congenita al fine di eliminare dalla riproduzione non solo tutti quei cani che clinicamente manifestano zoppia, ma anche tutti quei soggetti che, pur non mostrando zoppia, presentano lussazione di grado I o instabilità rotulea per assicurare una miglior selezione all’interno della razza.; This study considers 73 English Bulldog dogs of different genealogy affected by congenital luxation of the medial patella in order to investigate the incidence of this disease in this breed. Seventeen dogs underwent surgical treatment with the technique of repositioning the trochlear groove (or solcoplastica wedge) and the other 33 were treated conservatively. Dogs ranging in age from 4 months to 13 years and weighing between 12 kg and 32 kg, underwent clinical and radiographic evaluation in order to determine a degree of luxation or patellar instability.&#xD;
From statistical analysis it was found that the difference between the observed and the expected frequency of lameness, is not statistically significant in relation to gender, weight and age of the examined subjects. Moreover the patellar instability, as well as grades I, II, III for each subject were scored. According to the sum of these scores dogs were divided in 3 groups differing by: the degree of luxation ("degree"); patellar instability ("instability"); capable of luxation + patellar instability ("degree + instability" or "gradinst "). The effect of some factors such as sex, age (&lt;18 months and ≥ 18 months) and weight class (&lt;24 kg and ≥ 24 kg) on the dependent variables "degree", "instability" and "degree + instability" resulted statistically significant in relation to gender, weight class and age group. Males have a significantly higher grade scores than female subjects and dogs with a body weight &lt; 24 kg have a statistically higher score of degree of luxation of the patella than those ≥ 24 kg. It's important to focus on subjects with such congenital disease in order to eliminate them from reproduction including not only dogs that clinically manifest lameness, but also those which, although not lame, present a grade I luxation or patellar instability to preserve breed selection.</description>
    <dc:date>2011-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1964">
    <title>Frodi alimentari dal 2000 al 2009 in Italia. Analisi descrittiva delle principali fattispecie nell'attuale contesto sanzionatorio penale.</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1964</link>
    <description>Title: Frodi alimentari dal 2000 al 2009 in Italia. Analisi descrittiva delle principali fattispecie nell'attuale contesto sanzionatorio penale.
Authors: Barani, Roberto
Abstract: La tutela della salute del consumatore e della lealtà delle operazioni commerciali è l’obiettivo principale della legislazione alimentare, il cui rinnovato impianto degli ultimi decenni, in ambito europeo, si basa sulla continua ricerca di un efficace sistema di prevenzione dei rischi alimentari da parte dell’operatore dell’agro-alimentare e di un più coordinato meccanismo di controlli ufficiali. Ne sono testimonianza l’introduzione del Pacchetto Igiene (Regolamenti (CE) 852, 853, 854, 882/2004, e Direttiva 2002/99) e della Direttiva n. 41/2004 (cosiddetta direttiva “killer”) che ha abrogato il vecchio complesso delle direttive verticali.&#xD;
	In Italia, tale tendenza è riscontrabile, tra l’altro, nel fenomeno di depenalizzazione dei reati minori in campo alimentare (D.Lgs n. 507/1999). La depenalizzazione si poneva come obiettivo quello di meglio chiarire il nuovo sistema legislativo con l’eliminazione di figure ipertrofiche d’illecito e di norme difficilmente coordinabili tra loro, ed abbandonava il preponderante carattere punitivo per privilegiare l’aspetto preventivo, dando centralità ai soggetti coinvolti, operatori del settore alimentare (OSA) e controllori, in base alle nuove regole dell’autocontrollo e dell’HACCP (Hazard Analysis Critical Control Point).&#xD;
	Nonostante tutto ciò, l’apparato sanzionatorio interno si fonda ancora sulla Legge n. 283/1962, “Disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande” e su alcuni articoli del Codice Penale.&#xD;
	Con il presente lavoro si è cercato di analizzare, tramite gli elenchi di sentenze pubblicati annualmente di concerto dai dicasteri della Salute e di Grazia e Giustizia, i dati nazionali inerenti ai principali reati in campo alimentare dal 2000 al 2009. Si è così osservata la distribuzione delle sentenze penali nelle singole regioni, monitorando le tipologie di reati verificatisi, gli alimenti maggiormente interessati, i tipi di aziende e di responsabili coinvolti. Tali risultanze sono state confrontate con quelle derivanti nello stesso periodo dal controllo ufficiale dei vari organi centrali e periferici nazionali e con quelli relativi alle tossinfezioni  alimentari.&#xD;
	Si sono pertanto evidenziati due ordini di fenomeni. Da una parte si riscontra un probabile beneficio apportato al sistema alimentare dall’autocontrollo e dal Pacchetto Igiene, oltreché dalla depenalizzazione. Dall’altra, parrebbero necessari un maggior coordinamento tra attività di controllo e giudiziaria e l’ottimizzazione del sistema di raccolta dei dati; nonché l’opportunità di disegnare un sistema sanzionatorio più consono agli attuali ambiti illeciti, affinché le funzioni di prevenzione, dissuasione e repressione risultino più efficaci per la salvaguardia del consumatore e della sicurezza alimentare, garantendo nel contempo maggior certezza alla regolare attività produttiva ed alla snella circolazione dei beni alimentari.</description>
    <dc:date>2012-03-05T23:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1963">
    <title>Chemioterapia: Cardiotossicità ed Immunosoppressione</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1963</link>
    <description>Title: Chemioterapia: Cardiotossicità ed Immunosoppressione
Authors: Muzzoni, Elena
Abstract: RIASSUNTO&#xD;
La cardiotossicità e la mielosoppressione sono due tra gli effetti collaterali di alcuni agenti chemioterapici che più ne limitano l’utilizzo. Sia in Medicina Umana, sia in Medicina Veterinaria questi effetti secondari, hanno un forte impatto sulla qualità di vita e sulla sopravvivenza stessa del paziente, indipendentemente dal problema oncologico di base. La necessità di identificare precocemente i pazienti a più alto rischio di cardiotossicità ed una eventuale mielosoppressione conseguente al protocollo chemioterapico seguito, diventa un’esigenza molto importante che può portare all’aggiustamento o alla sospensione della terapia oncologica con successivo trattamento cardiologico e/o immuno - modulatore adiuvante. &#xD;
Il primo obbiettivo di questo studio è quello di identificare i farmaci implicati nella cardiotossicità chemioterapica - indotta, al fine di evidenziare precocemente un eventuale danno cardiaco, tramite esami di laboratorio poco invasivi, sensibili, specifici e facilmente ripetibili. Viene quindi proposto, in questo studio, l’utilizzo del dosaggio della Troponina I Cardiaca, quale indicatore di danno cardiaco. La metodica utilizzata è la stessa applicata in medicina umana ossia si basa sull’Immunodosaggio in Chemiluminescenza con particelle paramagnetiche, metodo ACCESS ACCU TnITM sul sistema UNICELL DXL 800.&#xD;
Il secondo obbiettivo è quello di evidenziare gli effetti che alcuni agenti chemioterapici possono avere sul sistema immunitario, ricercando eventuali variazioni nelle sottopopolazioni linfocitarie con l’utilizzo della citometria a flusso, utilizzando il seguente panel anticorpale: CD3, CD4, CD8 e CD21.&#xD;
E’ stato prelevato il sangue da 34 cani suddivisi in due gruppi: n. 10 cani clinicamente sani (gruppo di controllo) e n. 24 cani con tumore. &#xD;
Dei 24 casi di cani con tumore (1 osteosarcoma, 13 linfomi, 1 emangiosarcoma, 1 adenocarcinoma dei sacchi anali, 2 leucemie linfocitiche, 1 carcinoma vescicale ed 1 tumore cerebrale), solo in 14 casi  si è potuto  seguire l’andamento della cTnI e delle sottopopolazioni linfocitarie prima e durante la chemioterapia; con prelievi a distanza di 24 h  dalla somministrazione del chemioterapico, durante l’intero ciclo di terapia. Negli altri 10 casi, non è stata effettuata nessun tipo di terapia oncologica per le già critiche condizioni di salute del paziente o per mancato consenso da parte del proprietario. In un caso è stato possibile seguire solo l’andamento della Troponina I Cardiaca (cTnI) a causa di insufficiente campione per la marcatura citufluorimentrica (caso n. 24).&#xD;
I 14 cani sottoposti a chemioterapia, sono stati divisi in 3 gruppi in base al protocollo chemioterapico utilizzato: Doxorubicina da sola o in associazione (gruppo 1, n.5 casi), Sali del Platino (gruppo 2, n. 5 casi) e  Clorambucile (gruppo 3, n. 3 casi). E’ stato valutato anche un singolo caso trattato con Temozolomide, per il solo dosaggio della cTnI. &#xD;
I dati ottenuti dal dosaggio della cTnI e dalla marcatura delle sottopopolazioni linfocitarie nei controllo sani, ricalcano i dati presenti in bibliografia. Dal confronto dei due tempi (T0 – T1), per le sottopopolazioni linfocitarie, si è potuto osservare un calo significativo (P &lt; 0,05), dei globuli bianchi totali e dei linfociti totali, sia nel gruppo 1 (Doxorubicina) sia nel gruppo 2 (Sali del Platino), ma non nel gruppo 3 (Clorambucile). Nel gruppo 1 (Doxorubicina), il calo era statisticamente significativo per le sole sottopopolazioni CD21+ (linfociti B), mentre nel gruppo 2 riguardava le sottopopolazioni CD3+ (linfociti T), con calo significativo dei soli linfociti CD4+ (T – Helper).&#xD;
La troponina I Cardiaca, ha mostrato aumenti in 3 casi su 5 del gruppo 1 (Doxorubicina) e del gruppo 2 (Sali del Platino), ma non nel gruppo 3 (Clorambucile). Gli aumenti sono stati più  rapidi nel gruppo 2 (Sali del Platino).; SUMMARY&#xD;
Cardiotoxicity and Myelosuppression are among two of the side effects of some Chemotherapy agents mostly limiting their use.&#xD;
Both in human and veterinary medicine, these side effects do have a strong impact on both the patient’s life quality and his survival, irrespective of the basic oncologic problem.&#xD;
The need to determine highest cardiotoxicity risk patients in advance and a possible myelosuppression due to the chemotherapy protocol followed, becomes a crucial factor that can bring either to the adjustment or to the suspension of the Oncology therapy, followed by a cardiologic and/or an immunostimulatory help.          &#xD;
The first aim of this study is to identify medicines involved into chemotherapy-induced cardiotoxicity, in order to determine a possible cardiac damage in advance by means of minimally invasive, sensitive, specific and easily repeatable laboratory tests.&#xD;
In this study we therefore suggest to use Cardiac Troponin I as an indicator for cardiac damage. The method used is the same applied in human medicine, which means it’s based on Immulite Troponin I immunometric chemiluminescent assay system, method ACCES ACCU TnItim on UNICELL DXL 800 system.&#xD;
The second aim is to highlight the effects that some Chemotherapy agents might have on the immune system, by looking for any variations in lymphocytes subpopulations of peripheral blood by means of Flow Cytometry and of the following panels of monoclonal antibodies: CD3, CD4, CD8 and CD21.&#xD;
A blood sample was taken from 34 dogs divided into two groups: n° 10 clinically healthy dogs (control group) and 24 dogs with cancer.&#xD;
Only in 14 cases out of the 24 dogs with cancer (1 osteosarcoma, 13 lymphomas, 1 hemangiosarcoma, 1 apocrine gland adenocarcinoma, 2 cases of lymphocytic leukemias, 1 bladder carcinoma and 1 cerebral tumor) we were able to follow up the pattern of cTnI and of lymphocytes subpopulations both before and during the treatment with Chemotherapy, blood sampling the subjects, 24 hours after agent chemotherapy agent administration the complete therapy cycle. In 10 cases  no cancer treatment was made, due to the already critical patient’s health conditions or to the animal’s owner not giving his consent.&#xD;
In 1 case we were able to follow up just the pattern of Cardiac Troponin I (cTnI), due to insufficient sample for the Flow Cytometry (case n° 24).&#xD;
The 14 dogs treated with Chemotherapy were divided into 3 groups according to the Chemotherapy protocol followed: Doxorubicin alone or in association with other substances (group 1, n° 5 cases), Platinum Complexes (group 2, n° 5 cases) and Chlorambucil (group 3, n° 3 cases).&#xD;
We also made evaluations on a single case treated with Temozolomide, only for the dosage of cTnI.&#xD;
Data obtained from the dosage of cTnI and of lymphocytes subpopulations of healthy control groups reflect bibliographic data.  &#xD;
By comparing the two times (T0-T1) for lymphocytes subpopulations, we could observe a significant decrease (P &lt; 0,05) in the total number of white blood cells and total lymphocytes, both in group 1 (treated with Doxorubicin) and in group 2 (treated with Platinum Complexes) but not in group 3 (treated with Chlorambucil).&#xD;
In group 1 (Doxorubicin) the decrease was statistically significant just for the CD21+ (lymphocytes B) subpopulations, whereas in group 2 it involved CD3+ (lymphocytes T) subpopulations, with a significant decrease of just CD4+ (T-Helper) lymphocytes.&#xD;
Cardiac Troponin I showed an increase in 3 cases out of 5 in group 1 (Doxorubicin) &#xD;
&#xD;
and in group 2 (Platinum Complexes), but not in group 3 (Chlorambucil). The increases were more rapid in group 2 (Platinum Complexes).</description>
    <dc:date>2012-03-31T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1962">
    <title>Attivazione della risposta linfocitaria natural  killer in seguito al trattamento di termoablazione di noduli di epatocarcinoma</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1962</link>
    <description>Title: Attivazione della risposta linfocitaria natural  killer in seguito al trattamento di termoablazione di noduli di epatocarcinoma
Authors: Zerbini, Alessandro
Abstract: Premesse: Il carcinoma epatico primitivo (HCC) costituisce il quinto tipo più comune di tumore maligno nel mondo e la terza fra le cause di morte da neoplasie. La frequenza di HCC è particolarmente elevata in Asia ed in Africa, tuttavia il profilo epidemiologico sta cambiando a causa della stretta correlazione con l’infezione cronica da virus dell’epatite B (HBV) e C (HCV). &#xD;
La prognosi dell’HCC è migliorata negli ultimi anni grazie ai progressi diagnostici che hanno favorito l’individuazione di tumori allo stadio precoce e quindi la possibilità di ricorso a terapie curative.&#xD;
Fra le varie opzioni terapeutiche, oltre al trapianto di fegato ed alla resezione chirurgica, negli ultimi anni si stanno sempre più sviluppando tecniche ablative locali e fra queste, in particolare, la termoablazione con radiofrequenza (RFA), una tecnica minimamente invasiva utilizzata come terapia locale standard per il carcinoma epatocellulare e come seconda linea di trattamento per i tumori epatici metastatici.&#xD;
Il trattamento di RFA distrugge il tessuto tumorale tramite produzione di calore generando uno stato di necrosi coagulativa localizzata a cui segue un’importante risposta infiammatoria causata principalmente dal rilascio di heat shock proteins (HSPs) e di citochine pro-infiammatorie quali TNF-a e interferoni di tipo I.&#xD;
Studi precedenti hanno dimostrato come il trattamento di termoablazione sia in grado di generare stimoli infiammatori capaci di potenziare la risposta T linfocitaria specifica per antigeni tumorali ed hanno anche evidenziato un possibile effetto sulla risposta innata ed in particolare sulla risposta linfocitaria Natural Killer (NK). &#xD;
Scopo di questo studio è stato quello di analizzare l’effetto della termoablazione sul comportamento dei linfociti NK. Sono state, inoltre, analizzate le importanti implicazioni dell’effetto immunomodulante della termoablazione sulla storia naturale dell’HCC, in relazione anche a possibili futuri sviluppi in senso immunoterapeutico. &#xD;
Metodi: Lo studio ha coinvolto 37 pazienti portatori di uno o più noduli di HCC sottoposti a RFA; la risposta Natural Killer è stata analizzata mediante isolamento delle cellule linfomononucleate da sangue periferico (PBMC), conta delle sottopopolazioni linfocitarie, isolamento dei linfociti NK e caratterizzazione fenotipica e funzionale di queste cellule. Si sono inoltre valutate le variazioni delle concentrazioni su sangue di citochine coinvolte nella normale omeostasi delle cellule Natural Killer e le frequenze e fenotipi dei linfociti T regolatori.&#xD;
Risultati e conclusioni: Lo studio ha evidenziato un aumento, sia in termini percentuali che assoluti, dei linfociti NK a seguito del trattamento di termoablazione. Tali cellule hanno mostrato un’aumentata espressione dei recettori di attivazione parallelamente a una riduzione di quelli inibitori e marcata attivazione funzionale con amplificazione della attività citotossica (diretta e mediata da anticorpi) e della produzione di interferone-γ. Non è stata rilevata, invece, alcuna variazione significativa delle concentrazioni sistemiche di IL-15 e HSP-70, né alcuna influenza dei linfociti T regolatori (CD4+/CD25+/FoxP3+) su espansione e attivazione delle cellule Natural Killer. &#xD;
L’aumentata capacità citotossica e di produzione di Interferone-γ sembra correlare sul piano clinico con una maggiore durata della sopravvivenza libera da malattia, suggerendo un ruolo attivo di queste cellule nel controllo della patologia neoplastica.&#xD;
I risultati ottenuti possono essere rilevanti per lo sviluppo di strategie di immunoterapia adiuvante che abbiano come scopo il potenziamento della risposta NK contro i tumori.&#xD;
In particolare, il potenziamento della risposta citotossica anticorpo-dipendente (ADCC) suggerisce la possibilità di sviluppare terapie innovative basate sulla combinazione della termoablazione di lesioni epatiche, non solo primitive ma anche metastatiche, e di anticorpi monoclonali antitumorali, già ampiamente utilizzati nella pratica clinica.</description>
    <dc:date>2012-04-12T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1960">
    <title>Prevalenza delle alterazioni neurologiche indotte dal virus dell'immunodeficienza felina (FIV) e dal virus della leucemia felina (FeLV) nella popolazione felina libera e di colonia del territorio comunale di Parma</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1960</link>
    <description>Title: Prevalenza delle alterazioni neurologiche indotte dal virus dell'immunodeficienza felina (FIV) e dal virus della leucemia felina (FeLV) nella popolazione felina libera e di colonia del territorio comunale di Parma
Authors: Ravera, Manuela
Abstract: Feline immunodeficiency virus (FIV) and Feline Leukaemia virus (FeLV) are both retroviruses characterised by global impact on the health of domestic cats. The two viruses differ in their potential capacity to cause disease, but neurological signs have been described in both infections. &#xD;
The aims of this study were: 1) to obtain information about epidemiological situation of FIV and FeLV in the district of Parma and 2) to analyze motor and sensory pathways through some electrodiagnostic tests performed on a group of infected cats. &#xD;
Feline serum samples from 95 cats were tested for antibodies to FIV and for antigen of FeLV by enzyme-linked immunosorbent assay. Electrodiagnostic tests consisted in the analysis of Peripheral Nerve Motor Conduction, Peripheral Sensory Nerve Conduction, F-waves and Cord Dorsum Potential.&#xD;
The prevalence of FIV infection in the population considered in this study was 15,8%. A major percentage was recorded in males. The prevalence of FeLV infection was 9,5% and no gender differences were observed.&#xD;
Electrodiagnostic studies showed a reduction in motor nerve conduction velocity, a decrease in CMAP amplitude and a reduction in F waves amplitude and velocity. Abnormal findings at peripheral nervous system are characterized by both demyelinating and axonal damage.</description>
    <dc:date>2012-04-16T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1957">
    <title>Humoral and cell-mediated immunity to Porcine Circovirus type 2 (PCV2) vaccination and natural infection</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1957</link>
    <description>Title: Humoral and cell-mediated immunity to Porcine Circovirus type 2 (PCV2) vaccination and natural infection
Authors: Morganti, Marina
Abstract: Porcine circovirus type 2 (PCV2) has been identified as the main causative agent of the postweaning multisystemic wasting syndrome (PMWS), one of the major swine diseases worldwide that is commonly referred, together with other relevant porcine diseases related to PCV2, as belonging to the porcine circovirus associated diseases (PCVD).&#xD;
The most important strategy to prevent and control PCV2 associated diseases, apart from management procedures and control of coinfections, is the vaccination of piglets or sows and gilts. Nowadays there are three commercial PCV2 vaccines available; even if their efficacy in reducing the viremia burden and viral-induced specific lymphoid lesions has been proved, the mechanisms by which they are able to elicit protective immunity have not been thoroughly clarified. Besides the development of humoral immunity that is generally characterised by the detection of total anti-PCV2 and virus-neutralizing antibodies, the mechanisms that allow the adaptive cell-mediated immune response to control PCV2 infection and the related diseases have not been clearly elucidated, particularly under field conditions.&#xD;
The present Thesis investigated the efficacy of a one-dose porcine circovirus 2 (PCV2) subunit vaccine based on the PCV2 Cap protein expressed in a baculovirus system in two different farms (farm1 and 2) at which a history of porcine circovirus-associated disease (PCVD) was present. Morbidity, mortality, average daily weight gain, carcass weight, PCV2 load in serum and vaccine immunogenicity, in terms of PCV2-specific antibodies,                   PCV2-specific IFN-γ secreting cell frequencies and mRNA expression profiles of relevant pro-inflammatory and immune cytokines, were assessed. Serology to potential coinfections due to porcine reproductive and respiratory syndrome virus (PRRSV) and                        Mycoplasma hyopneumoniae (M. hyo.) was also carried out. &#xD;
A double-blind, randomised, and controlled field trial was performed distributing 818 piglets in two treatment groups. At inclusion (weaning at 21±3 days of age), 408 animals received a 2-ml intramuscular dose of Porcilis PCV® (vaccinated group) suspended in a tocopherol-based adjuvant (Diluvac Forte®). Controls (410 piglets) received 2 ml of the same adjuvant alone intramuscularly. Weights were recorded at inclusion and at 12 and 26 weeks of age, and the average daily weight gain (ADWG) was calculated. The carcass weights of the pigs from farm 2 were recorded at slaughter (274 day-old pigs). All dead animals (died or culled) underwent autopsy to classify them as PMWS-affected or not. At each farm, blood samples were collected for serologic and cellular studies aimed at investigating the humoral                          (ELISA determination of PCV2-antibody titres in serum) and cell-mediated (ELISpot assay for the measurement of the PCV2-specific IFN-γ secreting cell frequencies in PBMC) immune response of pigs. &#xD;
The analyses of the present Thesis showed that vaccination with a single dose of a PCV2 Cap vaccine had beneficial effects against the PCVD, and especially PMWS. The vaccination reduced the mortality rate and morbidity, PCV2 viremia and viral load, and improved productive performances (e.g. ADWG: +70 g/day between 12 and 26 weeks of age when viremia and the specific disease occurred) as well as carcass weight at slaughter age                        (+4.5 kg). These effects were associated with virologic and clinical protection derived from the immunogenicity of the vaccine measured as activation of both humoral and a cellular immune responses. In this regard, ELISA quantification of PCV2-specific antibodies showed seroconversion (with exception of pigs with a titre of maternally derived antibodies &gt;8 log2) and long lasting protective immunity in all vaccinated pigs. Furthermore, the increased frequency of IFN-γ secreting cells that was detected by the ELISpot assay during the                   post-vaccination period demonstrated the capability of a single dose of the PCV2 Cap-based vaccine to induce a virus-specific cell-mediated immune response. During the post-exposure period, vaccinated animals rapidly and efficiently counteracted virus spread since both humoral and cell-mediated immunity were associated with absent or low viremia and less severe clinical signs. &#xD;
In addition, in order to obtain more thorough information about the mechanisms of cellular immune reactivity, the evaluation of expression patterns of relevant pro-inflammatory               (IL-8, TNF-α, IL-1β) and immune (IFN-γ, IL-10) cytokines was carried out. &#xD;
Cytokine modulation and course of viremia were assessed in 10 PCV2-vaccinated and                                      20 non-vaccinated pigs from farm 1. These analyses were performed by reverse transcriptional-quantitative PCR (RT-qPCR) before the onset of PCV2 viremia (16 weeks of age), upon PCV2 infection and after the onset of PMWS clinical signs (19 and 22 weeks of age, respectively). The cytokine response was evaluated with regards to evident clinical signs related to PMWS and course of viremia, grouping the animals into three groups: 1) vaccinated (PCV2-vac) pigs; 2) unvaccinated spontaneously infected/non-PMWS-affected (Ctrl) pigs;             3) unvaccinated spontaneously infected/PMWS-affected (Ctrl-PMWS+) pigs. &#xD;
Moreover, in order to establish an association between cytokine expression and viremia burden, each of the above mentionated groups was analysed dividing the animals in three different subgroups based on viremia: non-viremic pigs (NV), pigs with viremia &lt;106 (V&lt;106) and pigs with viremia ≥106 (V≥106) viral genome copy number / ml of serum.&#xD;
Higher IL-8, TNF-α and IFN-γ levels were detected in the PCV2-vac group, testifying a more efficient immune responsiveness, especially when compared to the Ctrl-PMWS+ group. &#xD;
In Ctrl-PMWS+ pigs, lower IFN-γ at 19 weeks of age was associated with high IL-10 at                19 weeks of age and low levels of pro-inflammatory cytokines at 22 weeks of age, namely     IL-8 and TNF-α, a condition likely correlated with the onset of the disease. &#xD;
Contrarily, at 19 weeks of age, PCV2-vac and Ctrl pigs showed lower IL-10 expression, together with higher IFN-γ levels than the Ctrl-PMWS+ animals. At 22 weeks of age, vaccinated animals maintained higher levels of the pro-inflammatory cytokines.&#xD;
These evidences support that the outcome of PMWS could be associated with a reduction of the innate/pro-inflammatory response. Overall, the results show a different cytokine modulation in vaccinated and unvaccinated-infected pigs also developing PMWS. Vaccinated pigs coped with infection showing low or absent viremia burden, absence of PMWS disease and stronger inflammatory response and cellular IFN-γ-related reactivity.</description>
    <dc:date>2012-04-16T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1956">
    <title>Serological survey of bovine infectious causes of reproductive disorders in Colombia</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1956</link>
    <description>Title: Serological survey of bovine infectious causes of reproductive disorders in Colombia
Authors: Moreno Figueredo, Giovanni
Abstract: The presence of reproductive diseases of infectious origin (bacterial, viral and parasitic) in herds affects the reproductive performance of females and hence the productivity. Within these diseases are bovine viral diarrhea (BVD), leptospirosis, infectious bovine rhinotracheitis (IBR), chlamydiosis, neosporosis and the diseased induced by bovine herpes virus type IV. Some of them have been identified and relatively studied in Colombia, but the current situation of other remains unknown. In the dairy cord of Boyacá milk production is high, constituting an economic activity of high impact for the region and the country, however the epidemiological situation of many of the reproductive diseases that may affect bovine females is unknown. Therefore the health plans of prevention and integral management of these diseases are uncertain. The aim of this work was to determine the seropositivity of bovine females of different ages in some municipalities of the departments of Boyacá and Cundinamarca. We extracted serum samples of 959 animals (calves, heifers and cows), which were processed in the laboratory of infectious diseases of the Faculty of Veterinary Medicine of the University of Parma. Neutralization was used for the diagnosis of BVD and IBR, immunofluorescence for bovine herpesvirus type IV, and Neospora spp., ELISA for Clamydia spp. and microagglutination for Leptospira interrogans. In studied animals we found 29.8% of the animals positive to BVD; 25.2% to the different serovars of Leptospira, being greater the seroprevalence for L. hardjo; 8.7% to N. caninum; 15.4% to BoHV-1 (IBR); 95.4% to BoHV-4 and 63.2% to Chlamydia psittaci. It was not possible to establish a relationship between the presence of these diseases and the presence of abortions. It was concluded that in the study area the pathogens with higher seropositivity were BoHV-4 and Clamydia psittaci. Under the established conditions we found no clear relationship between the seroprevalences to the different pathogens and the age of the animals.</description>
    <dc:date>2012-04-16T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1955">
    <title>Caratterizzazione clinica, neurofisiologica e di laboratorio dei cani affetti da poliradicoloneurite acuta</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1955</link>
    <description>Title: Caratterizzazione clinica, neurofisiologica e di laboratorio dei cani affetti da poliradicoloneurite acuta
Authors: Melis, Gabriele Costantino
Abstract: Acute Canine Polyradiculoneuritis (ACP) is a peripheral neuropathy suspected to be caused by an immune-mediated attack against nerve roots and peripheral nerves. &#xD;
&#xD;
The objects of this study were: 1) to evaluate retrospectively the electrodiagnostic studies of dogs with ACP and to classify them in subtypes using neurophysiological criteria similar to those used in Guillain-Barré Sindrome (GBS); 2) to assess a potential correlation between ACP subtypes and the presence of anti-gangliosides autoantibodies. The electrodiagnostic studies were permormed in the animals referred to our faculty between 2007 and 2011 in the light of neurophysiological criteria adopted in GBS. Through an accurate electrodiagnostic evaluation (EMG, ripetitive nerve stimulation, nerve conduction studies, F waves and sensory evaluation in at least 1 ulnar nerve and 1 tibial nerve), we obtained a classification in 3 major subtypes: demyelinating forms (AIDP), motor axonal forms (AMAN), and motor and sensory axonal forms (AMSAN). &#xD;
&#xD;
The second step was to take samples of blood from 29 subjects affected by ACP. The sera were tested for the presence of anti-gangliosides autoantiboby at the laboratory of human medicine “Glasgow Biomedical Research Centre”. The results showed a major percentage of demielinating forms of ACP (40%) compared to motor axonal forms (30%) and sensory and axonal forms (27%).&#xD;
Serological investigationcal show a 30% of positivity to anti-gangliosides antibodies.</description>
    <dc:date>2012-04-16T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1953">
    <title>I mediatori dell'infiammazione in corso di insufficienza cardiaca secondaria a endocardiosi mitralica ed insufficienza valvolare nel cane</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1953</link>
    <description>Title: I mediatori dell'infiammazione in corso di insufficienza cardiaca secondaria a endocardiosi mitralica ed insufficienza valvolare nel cane
Authors: Mavropoulou, Antonia
Abstract: L’endocardiosi mitralica, nota anche con il nome di degenerazione mixomatosa, è la patologia cardiaca acquisita più comune nel cane. Colpisce prevalentemente cani di piccola e media taglia e la sua prevalenza aumenta con l’avanzamento dell’età (Abbott, 2008). La patologia é causata dalla progressiva degenerazione mixomatosa della valvola mitralica, con o senza il coinvolgimento della valvola tricuspidale, che causa la mancata coaptazione dei lembi valvolari e di conseguenza il rigurgito valvolare (Olsen et al., 2010; Abbott, 2008).&#xD;
La fisiopatologia dell’insufficienza cardiaca, che ne consegue, è molto complessa e non del tutto conosciuta. Dagli studi effettuati in medicina umana fin dagli anni 60 è risultato che in corso di insufficienza cardiaca cronica avviene l’attivazione del sistema immunitario con produzione e rilascio di citochine, attivazione del complemento e produzione di autoanticorpi (Anker et al., 2004).&#xD;
Le citochine sono proteine a basso peso molecolare, prodotte da diversi tipi cellulari (monociti, linfociti, miocardiociti), indispensabili per la propagazione e amplificazione della risposta infiammatoria. Sono responsabili del reclutamento cellulare nell’area di infiammazione,  e stimolano la divisione, la proliferazione e la differenziazione cellulare (Oikonomou et al., 2011). &#xD;
Numerosi studi in medicina umana hanno messo in evidenza che le citochine più spesso implicate in corso di insufficienza cardiaca sono l’ interleuchina 1 (IL-1), l’interleuchina 6 (IL-6) e il fattore di necrosi tumorale alfa (Tumour Necrosis Factor alpha, TNF-α) che agendo sul miocardio determinano ulteriore deterioramento della funzione contrattile e provocano rimodellamento e disfunzione endoteliale.  Inoltre, si è visto che i pazienti con insufficienza cardiaca ed elevate concentrazioni dei mediatori infiammatori presentano una prognosi peggiore (Oikonomou et al., 2011; Levine et al., 1990; Neissner et al., 2009).&#xD;
In medicina veterinaria il ruolo delle citochine infiammatorie in corso di insufficienza cardiaca non è stato ancora indagato e esistono solamente poche pubblicazioni riguardanti questo argomento (Zois et al., 2011; Oyama &amp; Levy, 2010;  Arndt et al., 2009; Fonfara et al., 2010; Kiczak et al., 2008).&#xD;
L’obiettivo di questo studio era valutare se esistono differenze nei livelli di citochine in soggetti affetti da insufficienza mitralica nelle varie classi di gravitá dell’insufficienza cardiaca e valutare se i livelli di citochine correlano con i parametri ecocardiografici di rimodellamento cardiaco. Per questo motivo inizialmente sono stati misurati i livelli plasmatici di IL-6 e del TNF-a mediante test ELISA canino in soggetti sani e soggetti affetti da diversi stadi di insufficienza cardiaca in corso di endocardiosi mitralica e successivamente è stata analizzata l’espressione genica di alcune citochine (IL-1, IL-6, IL-8, TGF-beta, TNF-alfa) nelle cellule mononucleate di pazienti affetti da patologia mitralica mediante RT-PCR (Reverse Transcriptase – Polymerase Chain Reaction).&#xD;
Il presente studio ha messo in evidenza che i livelli circolanti di TNF-α e IL-6, misurati mediante ELISA, non sono risultati statisticamente correlati con la gravità dell’insufficienza cardiaca a differenza di quanto osservato nell’uomo. Tuttavia, TNF-α ed IL-6 sono rilevabili con maggiore frequenza nei cani affetti da malattia valvolare mitralica che nei controlli.&#xD;
L’espressione genica di IL-8 e TGF-β nelle cellule mononucleate del sangue periferico è superiore nei soggetti affetti da endocardiosi mitralica rispetto ai soggetti sani suggerendo un loro coinvolgimento nella patogenesi, nei processi di rimodellamento e nell’evoluzione di questa patologia. Il fatto che l’IL-8 tende ad aumentare con il progredire della classe di gravità della malattia mentre il TGF- β è più elevato nelle fasi più precoci della patologia suggerisce un loro coinvolgimento fisiopatologico in fasi diverse della malattia. A differenza di quanto riportato in letteratura umana, non sono state evidenziate differenze significative nell’espressione genica dell’IL-1a, IL-1b, IL-6 e TNF-α.tra cani sani e cani affetti da malattia valvolare mitralica suggerendo l’attivazione dei meccanismi infimmatori in modo differente nelle varie patologie cardiache.; Cytokines, such as interleukins, transforming growth factor –beta (TGF-β)and tumor necrosis factor-alpha (TNF-α) form a vast class of relatively low molecular weight, pharmacologically active proteins released by a wide variety of cell types that are used in cellular communication. In response to injury macrophages, leukocytes and endothelial cells release high concentrations of pro-inflammatory cytokines. In human patients with chronic heart failure, increased production and high plasma concentrations of TNF-α, IL-6, IL-1, IL-8, TGF-β have been associated with disease progression and a negative prognosis. Only a few reports have been published concerning cytokines in naturally occurring heart disease in veterinary medicine. &#xD;
The aim of this study was to determine whether differences on cytokines levels exist in dogs with different stages of chronic valvular disease and to detect if cytokines levels correlate to echocardiograpic parameters of cardiac remodeling. For this reason initially TNF-α and IL-6 serum concentrations were measured by ELISA test in healthy dogs and in dogs with chronic valvular disease (CVD) in different stages of heart disease and failure. Subsequently the expression of several cytokines (IL-1, IL-6, IL-8, TGF-beta, TNF-alpha) in peripheral blood mononuclear cells of dogs with CVD was evaluated using RT-PCR (reverse Transcriptase – Polymerase Chain Reaction).&#xD;
Twenty seven dogs with CVD and six clinically normal dogs referred to the Veterinary Teaching Hospital of Parma University were enrolled in the study following owners' consent. All dogs were considered free of other diseases that could be associated with chronic inflammation and, consequently, high cytokine concentrations (e.g., infection, neoplasia and chronic hepatic or renal disease) on the basis of history, physical examination and a complete laboratory diagnostic work-up. Dogs affected by CVD were allocated to four groups on the basis of physical examination, radiographic examination and echocardiography according to the modified New York Heart Association (NYHA) and American College of Veterinary Internal Medicine (ACVIM) classification. &#xD;
In several samples TNF-alpha and IL-6 did not reach detectable concentrations in blood at any time-point. Some individual high responses were obtained, but no significant differences between groups were detected. Thus, levels of circulating cytokines as measured by ELISA, are not indicative the severity of the heart failure in the examined dogs.&#xD;
Dogs with CVD had significantly higher IL-8 and TGF-beta gene expression compared to clinically normal dogs. IL-8 expression increased with increased stage of heart failure while TGF-beta expression was higher in asymptomatic dogs with echocardiographic signs of cardiac remodeling. There were no statistically significant differences in the expression of IL-1, IL-6, TNF-alpha between dogs with CVD and clinically normal dogs.   &#xD;
These findings suggest some pro-inflammatory cytokine involvement in the pathogenesis and progression of mitral valve disease and in cardiac remodeling mechanisms.</description>
    <dc:date>2012-03-31T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1952">
    <title>La diagnostica ecografica nello studio della displasia dell'anca del cane</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1952</link>
    <description>Title: La diagnostica ecografica nello studio della displasia dell'anca del cane
Authors: Manfredi, Sabrina
Abstract: L’ultrasonografia è una metodica di diagnostica per immagini routinariamente utilizzata sia in medicina umana che in medicina veterinaria.&#xD;
Da numerosi anni le applicazioni sono innumerevoli sia in campo umano che veterinario e, in particolare nell’imaging muscolo-scheletrico, rappresenta la tecnica che si sta sviluppando più rapidamente. In medicina umana, la displasia congenita dell’anca compare in un modesto ma significativo numero di bambini, e l’intervallo di tempo per trattare la patologia è compreso nei primi sei mesi di vita. L’ecografia è il metodo diagnostico maggiormente utilizzato nella diagnosi di malattia. &#xD;
Come noto, la displasia dell’anca del cane è la patologia ortopedica non traumatica del periodo di accrescimento di più frequente riscontro.&#xD;
Ad oggi sono ancora limitate le conoscenze in relazione all’esame ultrasonografico delle anche in medicina veterinaria.&#xD;
Alla luce di queste considerazioni, e revisionando l’amplissima bibliografia sull’argomento sviluppata in medicina umana, in questo lavoro sono state studiate le articolazioni coxo-femorali di 78 cuccioli di cane di razza Labrador Retriever ecograficamente durante le prime settimane di vita e seguite nel loro sviluppo a 6 e 12 mesi d’età, previo esame radiografico delle stesse.&#xD;
Gli scopi della presente ricerca sono:&#xD;
-	definire una metodica standardizzata per l’indagine ecografica delle articolazioni coxo-femorali e valutarne le caratteristiche ecografiche durante le prime settimane di vita;&#xD;
-	standardizzare una metodica per valutare le possibili variazioni ecografiche tra pazienti sani  e  pazienti displasici, nel tentativo di effettuare una diagnosi precoce di malattia.&#xD;
Le misurazioni effettuate sono state: ampiezza dell’angolo alfa, percentuale di copertura acetabolare, spessore della cartilagine acetabolare, area e volume della testa femorale e area del centro di ossificazione della testa del femore.&#xD;
 L’esame ecografico è stato utile nel valutare la morfologia delle articolazioni coxo-femorali nel cucciolo. La finestra acustica ideale è compresa tra i 10 e i 20 giorni di età.&#xD;
L’utilizzo dell’angolo alfa nella scansione coronale non si è mostrato essere utile nella diagnosi precoce di malattia, come già riportato negli studi precedenti. &#xD;
Nessuno studio in medicina veterinaria ha invece preso in considerazione i valori e l’utilità dello spessore della cartilagine acetabolare e la percentuale di copertura dell’acetabolo. Anche questi parametri non si sono mostrati utili nella diagnosi di displasia. &#xD;
Invece l’area e il volume della testa del femore, e soprattutto l’area del centro di ossificazione sono risultati essere correlati al grado di malattia. &#xD;
Pertanto, è possibile che una componente genetica sia correlata alla dimensioni della testa ma è ancora poco chiaro se una testa piccola predisponga allo sviluppo della malattia. Lo stesso discorso vale per il nucleo di ossificazione della testa femorale.; The aim of the present study is to determine the feasibility of sonographical examination of hip joints in non-sedated Labrador Retriever puppies and to assess the value of static ultrasonography for the early diagnosis of canine hip dysplasia. Prospective study was carried out. 78 puppies, 7 and 39 days old,  underwent sonographical determination of the  -angle, acetabular coverage of the femoral head,  thickness of acetabular cartilage, area and volume of the femoral head and area of the centre of ossification of the femoral head at 19 days. Sonographical parameters were correlated to conventional radiographic hip dyspalsia classification in the adult dogs ( 12 months).&#xD;
Mean  -Angles  of 71,45° ± 8,2 were measured. Despite the feasibility of sonographical hip assessment in puppies, no statistically significant correlation was found between sonographical determination of the  -angle and conventional radiographic hip joint classification at the age of 12 months. The mean thickness of acetabular cartilage in the hips classified as normal was 0.115 cm, as compared with 0.125 cm for the dysplastic hips in the referred group. No statistically significant correlation was found between sonographical determinations of the thickness of acetabular cartilage and conventional radiographic hip classification. No statistically significant correlation was present between the percentage of acetabular coverage and hip dysplasia at 12 months of age. A mild correlation was found between the area and the volume of the femoral head and the grade of disease at 12 months of age. And finally, a moderate correlation between the area of the centre of ossification of the femoral head and the radiographic conventional hip joint classification in the mature dog was found.&#xD;
Results of the present study suggest that static ultrasonography of hip joints in puppies between 7 and 39 days of age is technically feasible but the measurements of  -angle, acetabular coverage of the femoral head and  thickness of acetabular cartilage cannot be recommended for detecting puppies that will develop hip dysplasia at the age of 12 months. It is possible that the size of the femoral head and the centre of ossification can be an early sign or a concomitant cause in the development of hip dysplasia in dogs of this breed. Further investigations are needed.</description>
    <dc:date>2012-03-31T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
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