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    <title>DSpace Collection:</title>
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    <dc:date>2013-05-20T21:49:59Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1973">
    <title>Tullius Indianus: Edmund Burke, Cicerone e la romanità nel processo a Warren Hastings</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1973</link>
    <description>Title: Tullius Indianus: Edmund Burke, Cicerone e la romanità nel processo a Warren Hastings
Authors: Rolli, Chiara
Abstract: Il presente lavoro esamina la ripresa di elementi classici – in particolare delle Verrinae di Cicerone – nelle orazioni di impeachment che Edmund Burke tenne alla fine del Settecento contro Warren Hastings, il primo governatore generale dell’India. Dopo avere brevemente delineato le figure dei protagonisti e il contesto culturale che fece da cornice al processo, la tesi pone a raffronto, in un’analisi capillare, i testi delle Verrinae e dell’Opening of the Impeachment. Attraverso tale comparatio si è tentato di capire quali siano state le sottili e complesse operazioni culturali che l’oratore inglese compì, appropriandosi dell’opera di Cicerone, e di fornire una nuova interpretazione del testo moderno alla luce di quello classico.; The present work aims to examine the impact of classical sources – particularly Cicero’s Verrines – on the impeachment of the first governor general of India, Warren Hastings, by Edmund Burke in the late eighteenth century. After a brief description of the two protagonists and the cultural context of the trial, the thesis offers a close comparison between the texts of the Verrines and that of the Opening of the Impeachment. Through this comparatio, I have endeavoured to highlight the subtle and complex cultural processes involved in Burke’s use of Cicero’s orations against Verres, providing a new interpretation of the modern text in the light of the classical one.</description>
    <dc:date>2012-02-29T23:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1967">
    <title>Per una lettura del De claustro animae di Ugo di Fouilloy</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1967</link>
    <description>Title: Per una lettura del De claustro animae di Ugo di Fouilloy
Authors: Negri, Franco
Abstract: La tesi presenta il risultato delle ricerche sul testo del De claustro animae di Ugo di Fouilloy: fonti, modelli, stile.</description>
    <dc:date>2012-02-29T23:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1966">
    <title>Le lettere in versi del Petrarca a Barbato da Sulmona. Saggio di commento</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1966</link>
    <description>Title: Le lettere in versi del Petrarca a Barbato da Sulmona. Saggio di commento
Authors: Gibertini, Simone
Abstract: Commento di F. Petrarca, "Epystole" I 1 e II 16; A Commentary on Petrarch's "Epystole" I 1 e II 16</description>
    <dc:date>2012-02-29T23:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1597">
    <title>Aspetti del comico nel Corpus Lysiacum</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1597</link>
    <description>Title: Aspetti del comico nel Corpus Lysiacum
Authors: Colla, Elena
Abstract: La dissertazione ricerca elementi di comicità nel Corpus Lysiacum, con lo scopo di verificare se è ipotizzabile un influsso della commedia  e se la loro presenza sia da ritenere prova di una natura declamatoria dei discorsi stessi. Dopo un'introduzione circa le teorie del comico e l'uso del riso nell'oratoria, la ricerca esamina il lessico, alcuni esempi di Witz,  personaggi e trame.; This dissertation looks for comic aspects in the Corpus Lysiacum &#xD;
with the aim to verify if there is an influence of comedy and if we can &#xD;
consider that as an evidence of fictitious speech. After an introduction &#xD;
about comic theories and the use of laughter by the orators, the work examines the lexicon, some examples of witticism, characters and plots.</description>
    <dc:date>2010-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1556">
    <title>Papiri di Tebtynis della UC-Berkeley: questioni di ecdotica e di esegesi</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1556</link>
    <description>Title: Papiri di Tebtynis della UC-Berkeley: questioni di ecdotica e di esegesi
Authors: Bernini, Andrea
Abstract: La tesi offre l’editio princeps di sette papiri (nn. 5-11) e la riedizione puntuale di altri quattro (nn. 1-4), secondo i metodi e gli strumenti della moderna ricerca filologica e papirologica; tre sono di contenuto letterario o paraletterario, in poesia lirica e in prosa, e sono otto documenti. Tutti i reperti sono stati rivisitati sulla base delle riproduzioni digitali disponibili online, o fornite ad hoc dal Center for the Tebtunis Papyri (UC-Berkeley), dove i papiri sono conservati. Nella presentazione editoriale dei testi sono stati seguiti due criteri di base: quello dell’analisi del manufatto, fisica e paleografica, con l’obiettivo di proporre una migliore ricostruzione materiale e testuale e accurate datazioni dei reperti, e quello dell’esegesi, principalmente incentrata sull’indagine delle strutture linguistiche e del lessico.; This dissertation deals with the editio princeps of seven papyri excavated at Tebtunis (numbers 5-11). The re-edition of four Tebtunis papyri already published is also included (numbers 1-4). The commentary is conducted according to methods and instruments of the modern philological and papyrological research. Three papyri belong to literary or subliterary genres such as lyric poetry or scientific prose. Eight papyrus documents are dated to the Ptolemaic and Roman periods. The papyri have been checked against digital images available online or provided by the Center for the Tebtunis Papyri (UC-Berkeley), where the orginals are kept. The editorial presentation follows two main criteria: the former is the physical and palaeographical analysis of the artifacts, in order to offer a trustable textual reconstruction as well as dating; the latter is the exegesis which focuses on language, lexicalia and prosopographical or administrative issues.</description>
    <dc:date>2010-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1442">
    <title>I cantica di Seneca tragico: metri senza ethos?</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1442</link>
    <description>Title: I cantica di Seneca tragico: metri senza ethos?
Authors: Turrini, Isabella
Abstract: Lo studio verte sui cantica del corpus tragico puro, con l'obiettivo di produrne l'analisi testuale e il commento puntuali e specifici, offrendo al contempo una visione trasversle sul significato e la funzione dei medesimi. In particolare si sono sondate eventuali caratteristiche comuni a queste parti liriche, l'esistenza di una corrispondenza fra l'aspetto semantico e determinate scelte metriche e le potenzialità espressive di un preciso metro. I cantica esaminati sono: Tro. 705-735; Med. 740-751; 771-842; Phae. 1-84; 1201-1212; Oed. 223-238; Ag. 759-774; Thy. 920-969. Brevi incursioni a titolo di confronto sono state effettuate nel teatro arcaico latino e in quello tragico greco.</description>
    <dc:date>2010-02-28T23:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1440">
    <title>Ibycea. Edizione critica e commento dei frammenti di tradizione papiracea attribuiti a Ibico di Reggio (P.Oxy. 1790+2081, 2735, 2637, 3538).</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1440</link>
    <description>Title: Ibycea. Edizione critica e commento dei frammenti di tradizione papiracea attribuiti a Ibico di Reggio (P.Oxy. 1790+2081, 2735, 2637, 3538).
Authors: Gerboni, Serena
Abstract: Questo progetto di ricerca nasce dall’interesse dell’autrice per gli sviluppi della lirica corale greca arcaica, argomento che aveva già iniziato ad indagare durante la sua tesi di laurea in Lettere Classiche sul primo Partenio di Alcmane. In quest’ottica è parso interessante affrontare l’opera superstite di Ibico di Reggio, la cui fama è legata soprattutto ai carmi pederotici e alla celeberrima Ode a Policrate, ma che nondimeno è una figura fondamentale per lo sviluppo del genere lirico, sia monodico sia corale, al crocevia tra gli influssi poetici dell’Occidente ellenico (Magna Grecia) e l’Oriente (isole dell’Egeo).&#xD;
Grazie a un soggiorno di studio presso il Department of Greek and Latin di UCL – University of London, l’autrice ha potuto approfondire le proprie conoscenze papirologiche ed ispezionare i Papiri di Ossirinco attribuiti a Ibico, custoditi presso la Sackler Library di Oxford. &#xD;
In seguito a questa formativa esperienza si è deciso di concentrare il lavoro su un’edizione critica commentata dei frammenti di tradizione papiracea attribuiti a Ibico.&#xD;
I papiri presi in esame sono particolarmente significativi perché hanno contribuito storicamente all’evoluzione della critica ibicea. Per lungo tempo, dalla metà del secolo XIX in avanti, il Reggino è stato ostaggio di un pensiero critico che suddivideva la sua attività poetica in un primo periodo italico, a cui si dovrebbero attribuire carmi epico-narrativi, e in un secondo periodo samio – coincidente col soggiorno, documentato dal lessico Suda, del poeta presso il tiranno Policrate -, a cui apparterebbero i carmi pederotici dagli accenti lirici e intimistici.&#xD;
Il papiro pubblicato nel 1922, P. Oxy. 1790, restituì l’ode a Policrate e facilitò la nascita di una corrente interpretativa che considerava l’ode come una sorta di anello di congiunzione tra i due distinti periodi che caratterizzerebbero l’opera di Ibico, se non addirittura un carme programmatico ad inaugurazione del nuovo indirizzo poetico samio; l’effetto della pubblicazione di P. Oxy. 1790 fu quindi il consolidamento di questa tesi interpretativa di stampo evoluzionistico.&#xD;
L’importanza dei tre papiri pubblicati successivamente risiede proprio nel fatto che contribuiscono a ridimensionare tale ipotesi alquanto artificiosa, astratta, e costruita in base ad elementi avulsi dal contesto storico, per di più in mancanza di notizie biografiche certe riguardo a Ibico.&#xD;
Nel nostro lavoro abbiamo tentato di mostrare come i frammenti contenuti in particolare in P. Oxy. 2735 e 2637 contengano contemporaneamente elementi mitico-narrativi da una parte, mentre dall’altra si colgano accenti di carattere personale relativi a encomi per giovani di rara bellezza. Ad esempio nel fr. 16 (= S166 Dav.) la descrizione di un’atmosfera conviviale dai toni erotici (vv. 5-7) e l’elogio appassionato della bellezza di un personaggio ignoto (vv. 25-28), coesistono assieme ad una sezione mitico-narrativa nella parte centrale del carme – ovvero le vicende belliche dei Dioscuri ai vv. 15-21. Anche P. Oxy. 2637 ci offre caratteristiche ambivalenti: accanto al fr. 70 (= S220 Dav.), con tutta probabilità carme gnomico-narrativo, abbiamo i frr. 71-72 (= S221-S222 Dav.), in cui si possono riconoscere sfumature erotiche. Ancora, nel fr. 74 (= S224 Dav.) l’episodio mitico dell’uccisione di Troilo pais suggerisce una Stimmung erotica, tanto più che nell’ode a Policrate la bellezza dello stesso Troilo è elogiata in rapporto a quella di Policrate come oro tre volte raffinato rispetto all’oricalco (fr. 1,41ss. = S 151Dav.).&#xD;
Per comodità, e per alcune caratteristiche che compaiono nei suoi frammenti (vd. l’ode a Policrate), si potrà continuare a definire Ibico come lirico corale, ma senza dimenticare che la sua produzione coglie echi appartenenti a diverse sensibilità e diversi generi: sarà ben difficile inserire all’interno della lirica corale i celeberrimi frr. 286, 287 e 288 Dav. – gli appassionati paidika.&#xD;
Ancora, alcuni dei più recenti carmi di tradizione papiracea ci aprono un orizzonte estraneo all’opera di Ibico fino alla metà del XX secolo, ovvero quello dell’epinicio (cf. specialmente i frr. 16 = S166 Dav. e 26 = S176 Dav.). Riteniamo non si possa in alcun modo stabilire se effettivamente il Nostro operò all’interno di questo genere: possiamo però con certezza rilevare la presenza, nell’opera ibicea, di elementi che confluiranno successivamente nell’epinicio.&#xD;
In conclusione, i diversi generi letterari impiegati da Ibico non possono assegnarsi in base al momento biografico del poeta o alla sua posizione geografica, ma esclusivamente in base all’occasione del canto. &#xD;
Questi elementi, oltre a tracciare un profilo purtroppo non definito del Nostro, ci aiutano tuttavia a comprendere l’importanza del suo ruolo al crocevia dello sviluppo del genere lirico da un confine all’altro del mondo ellenizzato.; This research project reflects the author’s interest for the development of the archaic Greek lyric choral poetry, a topic she already investigated for her first Degree in Ancient Literatures, with a thesis about Alcman’s first Partheneion. Form this starting point it’s interesting to study the work of Ibycus of Regium, whose reputation is mostly due to the famous Polycrates’ ode, although he is a key figure in the development of both monodic and choral lyric poetry, standing between the poetic influences from Hellenic West (Magna Grecia) and East (Aegean Islands).&#xD;
Thanks to a study period spent at UCL’s Department of Greek and Latin (University of London), the author improved her papyrological competences and inspected the Ibycean papyri from the Oxyrhynchus series, kept in the Sackler Library at Oxford.&#xD;
After this educational experience the author decided to focus her efforts on a commented critical edition of the papyracean fragments attributed to Ibycus.&#xD;
The examined papyri are particularly significant as they contributed to the development of the Ibycean criticism from an historical point of view. For a long time, from mid-nineteenth century onwards, Ibycus has been taken hostage of a critical trend dividing his poetic activity into a first italic period, which epic-narrative poems should be attributed to, and in a second samian period – the poet’s stay at Polycrates’ court, according to the Suda lexicon -, which erotic poems belong to.&#xD;
The papyrus published in 1922, P. Oxy. 1790, revealed the Polycrates’ ode and gave birth to an interpretative trends considering the ode as a sort of trait d’union between the two periods which the Ibycean activity would be composed of; furthermore, it has been regarded as a programmatic ode to inaugurate the new samian poetic period: the result of the the publication of P. Oxy. 1790 was the strenghtening of this evolutional kind of interpretation.&#xD;
The three papyri published between 1967 and 1983 are very significant as they contribute to cast doubt on this artificial hypothesis, built according to the fragmentary informations we have about Ibycus’ biography.&#xD;
In this work we tried to show how some fragments of P. Oxy. 2735 and 2637 mostly contain mythological-narrative elements and at the same time very personal feelings for the praise of beautiful boys as well. For examples in fr. 16 (= S166 Dav.) the description of a sympotic context with erotic nuances (vv. 5-7) and the passionate praise of the beauty of an unknown addressee (vv. 25-28), stand next to a mythological-narrative part in the centre of the poem – that is the Dioscuri’s war stories at vv. 15-21. P. Oxy. 2637 offers ambiguous features as well: apart from fr. 70 (= S220 Dav.), quite probably a gnomic-narrative poem, we recognize erotic topics in frr. 71-72 (= S221-S222 Dav.). Furthermore, in fr. 74 (= S224 Dav.) the mythical event of the killing of Troilus pais suggests an erotic Stimmung, considering also the fact that in the Polycrates’ ode the beauty of Troilus himself is praised in comparison to the Polycrates’ one, as gold already thrice-refined to orichalc (fr. 1,41ss. = S 151Dav.).&#xD;
For our advantage, because of some features in his fragments (see the Polycrates’ ode), we may keep on regarding Ibycus as a choral poet, but we must not forget his poetic production includes echoes from different sensibilities and literary genres: it is quite uncomfortable to classify as choral poery the famous frr. 286, 287 e 288 Dav. – the passionate paidika. Again, some of the most recent papyracean poems of Ibycus offer a perspective unknown to us until mid-twentieth century, such as the epinician ode (see especially frr. 16 = S166 Dav. and 26 = S176 Dav.).&#xD;
We believe it is not possible to state whether Ibycus wrote epinician odes for real or not, though we find for sure some elements which will be peculiar of the epinician ode in the following century.&#xD;
To conclude, it is not possible to classify the different literary genres used by Ibycus according to his biography or to his geographical position, but only according to the occasions of singing.&#xD;
These data, beside tracing an unfurtunately inaccurate profile of Ibycus, help us understand his importance in the development of lyric poetry within the borders of the Hellenic world.</description>
    <dc:date>2010-02-28T23:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1042">
    <title>Il prologo delle Mythologiae di Fulgenzio. Analisi, traduzione, commento.</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1042</link>
    <description>Title: Il prologo delle Mythologiae di Fulgenzio. Analisi, traduzione, commento.
Authors: Venuti, Martina
Abstract: Nella prima parte si trova un aggiornamento, rispetto all’edizione di Helm del 1898, della tradizione manoscritta delle Mythologiae, con particolare riguardo al prologo e con l’obiettivo di fornire il maggior numero possibile di notizie valide relativamente ai codici.  Lo stesso tipo di operazione ha interessato anche la tradizione a stampa. Tale materiale è stato poi utilizzato attivamente per affrontare il testo latino, che si propone in forma criticamente rivista rispetto a quello dell’edizione ottocentesca e corredato da una traduzione italiana e da un commento filologico-esegetico.; The introductory section offers an up-to-date list of manuscripts and editions of Mythologiae: each item is discussed in detail (pp. 33-75). Problems like the Fulgentian identity and literary genre of the prologue are questioned in the second part, with the addition of a structural and stylistic overview of the text (pp. 77-98). The last section includes a renewed conspectus siglorum, the Latin text of the prologue with critical notes and corrections, an Italian translation  and an extensive commentary (pp. 99-324).</description>
    <dc:date>2009-03-23T23:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1041">
    <title>La guerra civile presso Durazzo. Commento alla sezione storica del sesto libro della Pharsalia (6, 1-332)</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1041</link>
    <description>Title: La guerra civile presso Durazzo. Commento alla sezione storica del sesto libro della Pharsalia (6, 1-332)
Authors: Bevilacqua, Luigi
Abstract: Questo commento della sezione storica del libro sesto (6, 1-332) della Pharsalia di Lucano ha come primo scopo quello di fornire un'esegesi puntuale dei versi analizzati prendendo anche in esame, in modo critico, le variae lectiones. Altre finalità sono quelle di mettere in evidenza la notevolissima rete intertestuale del poema lucaneo (sia le riprese di autori precedenti sia la fortuna dell’opera nella letteratura latina posteriore), di rilevarne l’originalità linguistica e di studiare i rapporti con le fonti storiche superstiti.; The first purpose of this commentary on the historical part of the sixth book of Pharsalia (6, 1-332) is to give an accurate exegesis of the analysed verses, examining critically the main variae lectiones. Other purposes are to point out the very remarkable intertextual net of Lucan’s poem (both the quotations of previous authors and the fortune of this literary work in the later latin literature), to highlight its linguistic originality and to study its relationship with the surviving historical sources.</description>
    <dc:date>2009-03-23T23:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1039">
    <title>L'Alcibiade I attribuito a Platone: introduzione, traduzione e commento.</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1039</link>
    <description>Title: L'Alcibiade I attribuito a Platone: introduzione, traduzione e commento.
Authors: Pennesi, Antonella
Abstract: Il lavoro fornisce introduzione, traduzione e commento all'Alcibiade I, dialogo che dal 1809, quando Friedrich Schleiermacher ne mise in dubbio la paternità platonica, è divenuto oggetto di un vivace e serrato confronto fra chi ne sostiene il carattere spurio e chi, invece, lo nega con forza. Nell'introduzione della tesi sono esaminati i più importanti problemi relativi all'autenticità dell'opera, alla sua diffusione e notorietà nell'ambito della cultura greca e latina, alla tradizione del testo. All'introduzione seguono traduzione e note di commento le quali sottolineano, in particolare, come, per certi aspetti, l'Alcibiade I sia il vero logos erotikos, quello che, perseguendo lo scopo di far arrivare alla verità, cioè alla consapevolezza di sapere di non sapere, unicamente riveste utilità reale per l'amante.</description>
    <dc:date>2009-03-23T23:00:00Z</dc:date>
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