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    <title>DSpace Collection:</title>
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    <dc:date>2013-05-23T18:23:34Z</dc:date>
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    <title>Rapporto tra infiammazione e rimodellamento bronchiale nell'asma in età pediatrica</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1947</link>
    <description>Title: Rapporto tra infiammazione e rimodellamento bronchiale nell'asma in età pediatrica
Authors: Damin, Marco
Abstract: RIASSUNTO DEGLI STUDI&#xD;
&#xD;
RIASSUNTO STUDIO 1&#xD;
Introduzione: L’asma è una malattia infiammatoria cronica delle vie aeree associata ad aumentata reattività bronchiale, che porta a ricorrenti episodi di dispnea, respiro sibilante, senso di costrizione toracica tosse cronica e ad un’ostruzione del flusso aereo, in genere reversibile spontaneamente o dopo trattamento farmacologico. L’infiammazione cronica è caratterizzata dalla presenza di numerose cellule infiammatorie, quali eosinofili, mastociti e linfociti T CD4+, e di molteplici mediatori e citochine pro-infiammatori. Inoltre, il processo patologico si caratterizza per la presenza di numerose alterazioni strutturali a livello delle vie aeree, quali la desquamazione epiteliale, l’ispessimento della membrana basale, l’ipertrofia del muscolo liscio e l’angiogenesi, denominate complessivamente con il termine di rimodellamento. Queste alterazioni strutturali sono state tradizionalmente considerate come una conseguenza dell’infiammazione cronica. Tuttavia, il riscontro delle medesime alterazioni in bambini asmatici in età pre-scolare, suggerisce che il processo di rimodellamento, che si verifica nell’asma, inizi precocemente nella storia naturale della malattia e non sia una conseguenza dell’infiammazione cronica, ma piuttosto si sviluppi parallelamente ad essa. Gli eosinofili sono sempre stati considerati cellule centrali nella patogenesi del processo infiammatorio che caratterizza l’asma. Tuttavia è ben noto che una percentuale significativa di pazienti asmatici non mostra evidenze di eosinofilia a livello della parete bronchiale, nonostante presenti sintomi e alterazioni funzionali simili a quelli riscontrati nei pazienti con asma eosinofilico. L’asma non-eosinofilico è ormai stato riconosciuto come un importante fenotipo clinico-patologico negli adulti. Nei bambini, invece, questa entità è stata finora poco indagata e, in particolare, non è ancora stato chiarito se i bambini con asma non-eosinofilico presentino le medesime alterazioni strutturali presenti in quelli affetti dal fenotipo eosinofilico della malattia.&#xD;
Scopo dello studio: Indagare le caratteristiche del rimodellamento delle vie aeree nei bambini con asma non-eosinofilico, confrontandole con quelle presenti nei bambini affetti dalla forma eosinofilica della malattia e nei bambini di controllo senza asma.&#xD;
Materiali e metodi: Per questo studio sono stati reclutati due gruppi di bambini sottoposti a broncoscopia per appropriate indicazioni cliniche: 55 bambini con asma e 25 bambini di controllo senza asma. I bambini sono stati considerati affetti da asma eosinofilico quando il valore degli eosinofili nelle biopsie bronchiali era superiore a 28 cellule/mm² (corrispondente al 90° percentile del valore degli eosinofili nei soggetti di controllo) e affetti da asma non-eosinofilico quando il valore degli eosinofili si collocava al di sotto di tale soglia. In questo modo sono stati identificati 2 sottogruppi tra i pazienti asmatici: 21 bambini con asma non-eosinofilico, 34 bambini con asma eosinofilico. Mediante tecniche istologiche ed immunoistochimiche, sono stati quantificati la desquamazione epiteliale, l’ispessimento della membrana basale, l’angiogenesi, l’infiltrazione di cellule infiammatorie e l’espressione di IL-4, IL-5, TGF-β e TGF-βRII.&#xD;
Risultati: Le stesse componenti del rimodellamento delle vie aeree sono state osservate sia nei bambini con asma non-eosinofilico, che in quelli con asma eosinofilico. Infatti, se confrontati con i soggetti di controllo, entrambi i gruppi di bambini asmatici presentano aumento della desquamazione epiteliale (p≤0.05 e p≤0.005 rispettivamente), ispessimento della membrana basale (p&lt;0.0001 per entrambi), incremento del numero dei vasi (p≤0.05 per entrambi). Inoltre, i bambini con asma non-eosinofilico mostrano un’aumentata espressione di IL-4 e IL-5 (p≤0.005 per entrambe)  e una ridotta espressione di TGF-βRII (p≤0.05) quando confrontati con i controlli.&#xD;
Conclusioni: Questo studio dimostra che le stesse alterazioni strutturali caratteristiche del rimodellamento delle vie aeree sono presenti non solo nei bambini con asma eosinofilico, ma, anche, nei bambini asmatici che non presentano un aumentato numero di eosinofili a livello della parete bronchiale. Questi risultati suggeriscono che altri meccanismi, oltre all’infiammazione mediata dagli eosinofili, intervengano nel rimodellamento delle vie aeree nei primi anni di vita.&#xD;
&#xD;
RIASSUNTO STUDIO 2&#xD;
Introduzione: L'alterazione dell'epitelio bronchiale è un tema di interesse nell’asma. L'integrità dell'epitelio bronchiale è importante perché forma un interfaccia continua che si oppone all'ambiente esterno; la sua funzione di barriera fisica dipende dall'integrità cellulare e dalla corretta espressione di proteine giunzionali tra cellula e cellula. Nei pazienti asmatici adulti la funzione di barriera epiteliale risulta alterata; l’espressione delle molecole di giunzione come le E-caderine e le Zona Occludens-ZO-1 è, infatti, ridotta nelle cellule dell’epitelio dei soggetti asmatici adulti, suggerendo un legame intercellulare inefficiente. Non è ancora noto se questa ridotta espressione delle molecole giunzionali, in particolare delle E-caderine, sia già presente negli stadi precoci della malattia e sia associata alla fragilità epiteliale e ad alterazioni mesenchimali. &#xD;
Scopo dello studio: Indagare le caratteristiche delle alterazioni dell’epitelio bronchiale, in particolare l’espressione delle molecole di giunzione, nei bambini con asma bronchiale, confrontandole con quelle presenti nei bambini di controllo senza asma.&#xD;
Materiali e metodi: Tra i bambini sottoposti a videobroncoscopia per appropriate indicazioni cliniche sono stati individuati  35 bambini asmatici (19 con atopia) e 17 bambini di controllo, senza atopia né asma. L'asma è stata diagnosticata quando il bambino presentava ripetuti episodi di respiro sibilante, dispnea e tosse (soprattutto notturni e nelle prime ore del mattino) con miglioramento della sintomatologia dopo assunzione di broncodilatatori. La presenza e la reversibilità dei sintomi episodici sono stati valutati dai genitori e confermati dal pediatra. La broncoscopia con biopsia della mucosa bronchiale è stata condotta secondo i criteri stabiliti nelle linee guida per la broncoscopia nei bambini; le biopsie bronchiali sono state fissate in formalina, incluse in paraffina e colorate con metodi istochimici ed immunoistochimici. L'epitelio è stato considerato integro quando la membrana basale era completamente coperta da uno strato continuo di cellule basali e di cellule ciliate intatte, danneggiato, invece, quando questa struttura risultava alterata. La membrana basale è stata misurata prendendo misurazioni seriali a intervalli di 50 μm lungo tutta la lunghezza della biopsia.Le sezioni di biopsia sono state colorate mediante tecniche di immunoistochimica per valutare l’espressione di E-caderina, TGF-ß1 e TGFß-RII . L’espressione di E-caderina è stata valutata nell'epitelio con un punteggio semiquantitativo (0: nessuna colorazione; 1: colorazione debole; 2: colorazione moderata; 3: colorazione forte); TGF-ß1 e TGF-ßRII sono stati quantificati conteggiando le cellule esprimenti l’antigene a livello dell'epitelio e della sottomucosa. Dai dati ottenuti, sono state elaborate la media + SEM o le mediane con relativo range; le differenze tra i gruppi sono state analizzate con studio Mann-Whitney U-test per dati non parametrici; i coefficienti di correlazione sono stati calcolati utilizzando il metodo di Spearman. &#xD;
Risultati: Nei bambini asmatici il danno epiteliale e lo spessore della membrana basale sono maggiori rispetto ai bambini di controllo. &#xD;
I bambini asmatici, nello strato epiteliale, presentano una ridotta espressione di E-caderina rispetto i bambini di controllo, in particolare nelle aree di epitelio danneggiato. Rispetto ai bambini di controllo, nei bambini asmatici vi è una aumentata espressione di TGF-ß1 nell’epitelio mentre risulta diminuita l’espressione di TGF-ß RII sia nell’epitelio che nella sottomucosa. Nei bambini asmatici, l'espressione del TGF-ß RII correla con quella della E-caderina (p = 0.05, r = 0,33). &#xD;
Conclusioni: La ridotta espressione di E-caderine nelle cellule dell’epitelio bronchiale dei bambini asmatici suggerisce che la funzionalità dei complessi giunzionali sia compromessa nell'asma già all’inizio della storia naturale della malattia; il danno epiteliale risulta, inoltre, associato ad un’alterata espressione della cascata recettoriale del  TGF-ß. Tutte queste osservazioni suggeriscono che la perdita dell'integrità dell’epitelio bronchiale potrebbe costituire, attraverso lo stimolo di risposte fibrogeniche, uno dei fattori che contribuisce allo sviluppo del rimodellamento delle vie aeree nelle prime fasi della malattia.</description>
    <dc:date>2012-04-15T22:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1927">
    <title>The clinical value of exhaled nitric oxide in asthma</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1927</link>
    <description>Title: The clinical value of exhaled nitric oxide in asthma
Authors: Pisi, Roberta
Abstract: Bronchial asthma is an inflammatory disease and measurement of biomarkers in exhaled breath has recently become an attractive approach to non-invasively monitor airway inflammation. In bronchial asthma, increased fractional exhaled nitric oxide (FeNO) concentration in exhaled breath has been shown to reflect the extent of eosinophilic inflammation. Moreover, the increase of FeNO levels are suppressed by inhaled corticosteroids (ICS). &#xD;
Therefore, monitoring of FeNO is a useful marker of inflammation in asthma and it has proven to be very effective in the differential diagnosis of allergic asthma, predicting the response to ICS  therapy.&#xD;
Several FeNO analyzers are commercially available. Because of great  advances in technology a wide range of hand-held FeNO analyzers and smaller less costly devices are now becoming available, making FeNO  measurement a routine test in  the  primary care of asthmatic patients.  In the first study we tested a new portable device to investigate correlation and agreement with the standard stationary device.&#xD;
Nowadays, overweight and obesity  are common conditions worldwide. In particular,  the incidence of  overweight and obesity in Italian people is estimated almost of 32% and 10%,  respectively. Obesity has been considered as a proinflammatory state and therefore several studies have been investigated the relationship between elevated body mass index (BMI) and asthma. In the second study we aimed to investigate in a large cohort of  Italian asthmatic patients whether or not overweight patients were different from normal weight subjects both in terms of clinical and functional features and in terms of airway inflammation, as assessed by FeNO measurement. &#xD;
Although the clinical application of FeNO is still needed to be  fully clarified, the use of this marker in clinical practice is providing a useful adjunct to conventional tools for the assessment and management of the respiratory disease.  There is a general agreement that the development of new techniques detecting the distinct patterns of biomarkers in exhaled breath heralds the beginning of the era of “Breathomics”. In this regard, future developments may include FeNO “breathograms” to aid early detection, diagnosis and follow-up of airways diseases.; L’asma bronchiale è una patologia infiammatoria cronica delle vie aeree. Negli ultimi anni, la misurazione di biomarkers nell’aria esalata è  diventata una metodica non invasiva di uso comune per la valutazione dell’infiammazione delle vie aeree. Nell’asma bronchiale, è stato dimostrato che valori elevati della frazione dell’ossido nitrico esalato (FeNO) riflettono il grado di infiammazione eosinofilica delle vie aeree. Inoltre, il trattamento con corticosteroidi inalatori (ICS) riduce i valori di FeNO. Di conseguenza, la misurazione del FeNO è un utile biomarker dell’infiammazione nell’asma ed è stato validato come parametro molto utile nella diagnosi differenziale dell’asma allergica in quanto predice la risposta al trattamento con ICS.&#xD;
Attualmente in commercio sono disponibili diversi analizzatori del FeNO. Grazie al progresso della tecnologia sta diventando disponibile una grande varietà di analizzatori portatili, più piccoli e meno costosi, il che rende la misurazione del FeNO un test di routine nella pratica clinica dell’asma. Nel primo studio abbiamo testato un nuovo apparecchio portatile per valutarne la correlazione e la concordanza con l’apparecchio stanziale standard.&#xD;
Attualmente, sovrappeso e obesità sono condizioni molto diffuse. Nello specifico, nella popolazione italiana l’incidenza di sovrappeso e obesità è di circa 32% e 10%, rispettivamente. L’obesità è considerata come uno stato pro-infiammatorio, pertanto diversi studi hanno approfondito la relazione tra elevato indice di massa corporea (Body Mass Index, BMI) e asma. Nel secondo studio ci siamo posti l’obiettivo di verificare se, in un’ampia coorte di pazienti asmatici italiani, i pazienti in sovrappeso differivano dai soggetti normopeso in termini di aspetti clinico-funzionali e di infiammazione delle vie aeree stimata con la misurazione del FeNO.&#xD;
Sebbene le applicazioni cliniche del FeNO non siano ancora completamente validate, l’utilizzo di questo marker nella pratica clinica fornisce un valore aggiuntivo agli strumenti convenzionali nella valutazione ed il monitoraggio delle malattie respiratorie. C’è un consenso generale riguardo al fatto che lo sviluppo di nuove tecniche in grado di determinare i differenti patterns dei biomarkers nell’esalato segna l’inizio dell’era della “Breathomics”. A questo riguardo, futuri sviluppi potrebbero includere i “breathograms” del FeNO come metodica di supporto nella diagnosi precoce e nel follow-up delle malattie delle vie aeree.</description>
    <dc:date>2012-04-15T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1926">
    <title>Individuazione fenotipica dei pazienti affetti da Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO). Importanza clinica e prospettive terapeutiche.</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1926</link>
    <description>Title: Individuazione fenotipica dei pazienti affetti da Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO). Importanza clinica e prospettive terapeutiche.
Authors: Bonati, Elisa
Abstract: La Broncopneumopatia cronica ostuttiva (BPCO) è una delle maggiori cause di morte e di disabilità nel mondo. &#xD;
E’ destinata a diventare la terza causa di morte passando dalla sesta alla terza posizione nell’arco di trent’anni. La classificazione della malattia è comunemente basata sul riscontro, alla spirometria, di ostruzione delle vie aeree non completamente reversibile, in assenza di patologie respiratorie.&#xD;
Negli ultimi anni, è emerso che la BPCO è una sindrome complessa piuttosto che una malattia, ha multiple manifestazioni cliniche, eterogeneità nella progressione e nella risposta alla terapia, pertanto descriverne le caratteristiche solo mediante il riscontro e il grado del deficit ostruttivo risulta essere sicuramente riduttivo.&#xD;
L’obiettivo della tesi è stato quello di passare in rassegna l’approccio innovativo alla malattia, basato sulla fenotipizzazione, ovvero sulla creazione di sottogruppi, quale strumento per meglio caratterizzare il paziente da un punto di vista eziologico, fisiopatologico, clinico e terapeutico.&#xD;
La creazione dei sottogruppi avviene considerando e analizzando multiple variabili, che possono essere cliniche, di imaging, markers biologici, parametri funzionali e outcome compositi.</description>
    <dc:date>2012-04-15T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1925">
    <title>Film polimerici contenenti farmaci chemioterapici nel trattamento del mesotelioma pleurico maligno: studio sperimentale in modelli animali</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1925</link>
    <description>Title: Film polimerici contenenti farmaci chemioterapici nel trattamento del mesotelioma pleurico maligno: studio sperimentale in modelli animali
Authors: Ampollini, Luca
Abstract: Introduzione: il mesotelioma pleurico maligno (MPM) è un tumore molto aggressivo con un’incidenza in aumento ed un picco previsto in Europa tra il 2010 e 2020. &#xD;
Il trattamento è ancora controverso; attualmente la sopravvivenza migliore è riportata dopo terapia multimodale comprendente chemioterapia d’induzione con cisplatino e pemetrexed, intervento chirurgico (pleurectomia e decorticazione pleurica o pleuro-pneumonectomia extrapleurica) e radioterapia adiuvante.&#xD;
Ciononostante la recidiva loco-regionale rimane il più importante fattore prognostico negativo e rappresenta la vera sfida da affrontare. La terapia intrapleurica è un’opzione attraente per il controllo locale della malattia con risultati promettenti in studi clinici e sperimentali. Ulteriori miglioramenti sono però assolutamente necessari.&#xD;
L’obiettivo del progetto è quello di valutare la possibilità di utilizzo, l’efficacia e l’eventuale tossicità di film polimerici contenenti farmaci chemioterapici sulla recidiva tumorale in un modello murino di MPM e successivamente in un modello ovino.&#xD;
Materiali e Metodi: la prima parte del progetto di studio è stata dedicata allo sviluppo e elaborazione dei film polimerici per il rilascio di farmaci antitumorali; la seconda parte ha riguardato lo studio in vivo in un modello murino di MPM utilizzando dapprima il cisplatino e in un secondo momento l’associazione cisplatino-pemetrexed; la terza parte del progetto sperimentale, ancora in corso, riguarda lo studio farmacocinetico dei film polimerici caricati con cisplatino in un modello ovino. Per la preparazione dei film, sono stati utilizzati ialuronato e chitosano e sono stati caricati con cisplatino (100 mg/m2) e pemetrexed (10-100mg/kg). Dopo aver eseguito studi in vitro e studi di farmacodinamica, questi dispositivi sono stati testati in un modello murino di MPM. Le cellule di mesotelioma sono state iniettate in sede subpleurica nei ratti anestetizzati. Sei giorni dopo un nodulo tumorale delle dimensioni di 5mm è stato asportato ed eseguita una pleuro-pneumonectomia sinistra. Dopo l’intervento, i film caricati con farmaco o soluzioni di cisplatino e di pemetrexed, sono stati applicati a livello intrapleurico secondo randomizzazione. Dopo 6 giorni gli animali sono stati sacrificati e gli organi prelevati per l’esame anatomo-patologico. L’obiettivo primario è stato valutare il volume di recidiva tumorale post trattamento. L’obiettivo secondario era valutare la tossicità e le curve di rilascio del farmaco dai film polimerici. Per lo studio nel modello ovino, è stata eseguita una pneumonectomia sinistra e, sulla base della randomizzazione, il cisplatino è stato somministrato per via endovenosa, mediante soluzione intrapleurica oppure con l’applicazione intrapleurica dei film polimerici. Sono stati valutate le concentrazioni di farmaco nel siero e nelle urine, la presenza di tossicità ematica e d’organo. ANOVA è stato utilizzato per l’analisi statistica.&#xD;
Risultati: sono stati realizzati due film polimerici con diverse caratteristiche: quello di ialuronato permette un rilascio rapido e completo del farmaco entro 72 ore; quello di chitosano, al contrario, consente un rilascio molto lento del farmaco (circa il 20% dopo 8 giorni). Il volume della recidiva tumorale è apparso significativamente ridotto nei gruppi ialuronato cisplatino e ialuronato-chitosano cisplatino rispetto al gruppo di controllo (p=0.001 e p&lt;0.0001, rispettivamente). Gli animali trattati con ialuronato-chitosano cisplatino hanno avuto una recidiva tumorale significativamente più piccola rispetto agli animali che hanno ricevuto la soluzione di ciplatino (p=0.003) e ialuronato cisplatino (p=0.032). L’associazione di pemetrexed (10-100mg/kg) ai film polimerici caricati con cisplatino non ha mostrato un’ulteriore riduzione significativa della recidiva tumorale rispetto ai gruppi ialuronato cisplatino e ialuronato-chitosano cisplatino. Non sono state osservate differenze significative di tossicità correlate al trattamento nei diversi gruppi, eccetto il livello di transaminasi (GOT) negli animali trattati con pemetrexed endovena rispetto al gruppo ialuronato pemetrexed a distanza di 24 ore dal trattamento (p=0.015). A distanza di 24 e 48 ore dal trattamento, le concentrazioni plasmatiche di cisplatino sono risultate significativamente maggiori e mantenute più a lungo in circolo nei gruppi ialuronato cisplatino e ialuronto-chitosano cisplatino rispetto al gruppo con la soluzione intrapleurica. Il pemetrexed è stato completamente eliminato dopo 72 ore. I dati di farmacocinetica riguardanti lo studio in corso nel modello ovino saranno disponibili in seguito.&#xD;
Conclusioni: i film polimerici caricati con cisplatino e pemetrexed sono risultati significativamente efficaci nel ridurre il volume della recidiva tumorale rispetto alla soluzione dopo somministrazione endovenosa e intrapleurica. I film di ialuronato e di ialuronato-chitosano caricati con cisplatino permettono di ottenere maggiori concentrazioni plasmatiche del farmaco e più prolungate nel tempo rispetto al farmaco in soluzione senza un incremento di tossicità. I dati derivanti dallo studio farmacocinetico nel modello ovino consentiranno una migliore caratterizzazione dei film polimerici in previsione di uno studio clinico.</description>
    <dc:date>2012-04-15T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1922">
    <title>Infarto miocardico in pazienti senza stenosi coronariche significative: identificazione della placca aterosclerotica colpevole attraverso la tomografia computerizzata multistrato e la risonanza magnetica nucleare</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1922</link>
    <description>Title: Infarto miocardico in pazienti senza stenosi coronariche significative: identificazione della placca aterosclerotica colpevole attraverso la tomografia computerizzata multistrato e la risonanza magnetica nucleare
Authors: Lina, Daniela
Abstract: Introduzione&#xD;
Una proporzione non trascurabile di pazienti con sindrome coronarica acuta, pari a circa il 9-31% delle donne e al 4-14% degli uomini, presenta coronarie prive di stenosi significative all’esame coronarografico. Questi pazienti rappresentano una sfida dal punto di vista diagnostico e terapeutico. La Tomografia Computerizzata (TC) multistrato del cuore permette lo studio non invasivo delle coronarie e dell’aterosclerosi parietale presente a questo livello, sia che essa sia stenosante che non stenosante. Con la TC è possibile quantificare l’estensione della placca aterosclerotica e valutarne la morfologia e la composizione sulla base dei valori di attenuazione. Scopo del presente studio è stato quello di valutare attraverso la TC 64-strati la presenza e le caratteristiche morfologiche dell’aterosclerosi coronarica in pazienti con infarto miocardico acuto (confermato dalla presenza di enhancement tardivo di gadolinio alla Risonanza Magnetica Cardiaca) in assenza di stenosi significative alla coronarografia. &#xD;
Materiali e Metodi &#xD;
La popolazione dello studio è consistita di 31 pazienti con diagnosi di infarto miocardico e coronarie indenni o esenti da stenosi significative alla coronarografia ed evidenza di enhancement tardivo di gadolinio diagnostico per infarto miocardico alla Risonanza Magnetica Cardiaca. Tutti pazienti sono stati sottoposti TC 64-strati.&#xD;
Risultati&#xD;
La TC coronarica ha consentito di identificare 56 placche aterosclerotiche in 26 pazienti (mentre alla coronarografia ne sono state visualizzate 26). Le placche aterosclerotiche localizzate in rami coronarici tributari ai segmenti interessati dall’area infartuale sono state 36: di queste 15 erano non-calcifiche, 11 erano miste e 10 erano calcifiche. Le placche aterosclerotiche localizzate in rami coronarici non correlati all’area infartuale sono state 20: di queste 15 erano calcifiche, 3 erano miste e 2 erano non calcifiche. L’area media della placca era significativamente maggiore per le placche aterosclerotiche situati nei rami coronarici correlati dell’area infartuale rispetto a quelle riscontrate in rami coronarici non correlati all’area infartuale (6.9±6.6 mm2 versus 3.1±1.7 mm2, p=0.015) ed allo stesso modo anche la percentuale media di stenosi del lume vasale determinata dalla placca aterosclerotica stessa (36.1%±15 versus 25.5%±12, p=0.011). Placche aterosclerotiche con rimodellamento positivo erano più frequenti nei rami coronarici correlati all’area infartuale (23/36, 63.8%) rispetto ai rami coronarici non correlati all’area infartuale (11/20, 55%) ma l’indice medio di rimodellamento non era significativamente diverso (1.32±0.45 versus 1.17±0.29, p=0.20) nei due casi. &#xD;
&#xD;
Conclusioni&#xD;
Nei pazienti con infarto miocardico e coronarie angiograficamente esenti da stenosi significative la TC 64-strati consente di identificare la presenza di placche aterosclerotiche non visualizzate alla coronarografia; la distribuzione delle placche in base alle caratteristiche densitometriche è diversa nei rami coronarici correlati all’infarto rispetto ai rami coronarici non correlati all’infarto. Tali informazioni possono rivelarsi utili per la definizione diagnostica e la successiva strategia terapeutica.; Background&#xD;
It is known that 9-31% of women and 4-14% of men with acute myocardial infarction (AMI) have normal coronary arteries or non significant coronary disease at coronary angiography (CA). These patients represent a diagnostic and therapeutic challenge. Multislice computed tomography (MSCT) can non invasively identify the presence of coronary plaques even in the absence of significant coronary artery stenosis. This study evaluated the role of 64-slice computed tomography (CT) in detecting and characterising coronary atherosclerosis in patients with AMI confirmed by late gadolinium-enhanced cardiac magnetic resonance (LGE-CRM) but without significant coronary artery stenosis.&#xD;
Methods&#xD;
Thirty-one consecutive patients with AMI but without significant coronary stenosis at CA underwent LGE–CMR and MSCT. Only patients with an area of myocardial infarction identified by LGE-CMR were included in the study. All coronary segments were assessed for the presence of coronary plaques. &#xD;
Results &#xD;
MSTC identified 56 plaques compared to 26 identified by CA, and 36 (64.3%) plaques were located in infarct-related arteries (IRA) and 20 (35.7%) plaques in non infarct-related arteries (non IRA). In IRA, 15 plaques were non calcified, 11 were mixed, and 10 were calcified; in non IRA, 15 plaques were calcified, 2 were non calcified, and 3 were mixed. The mean plaque area was significantly higher in IRA compared to non IRA plaques  (6.9±6.6 mm2 vs 3.1±1.7 mm2, p=0.015) as well as the mean percent stenosis (36.1%±15 vs 25.5%±12, p=0.011). Positively remodelled plaques were more frequent in IRA (23/36, 63.8%) compared to non IRA (11/20, 55%) but mean remodelling index was not significantly different between IRA and non IRA plaques (1.32±0.45 versus 1.17±0.29 p=0.20). &#xD;
Conclusions: MSTC detected coronary atherosclerotic plaques in segments of non stenotic coronary arteries that are underestimated by CA and identified a different plaque type distribution between IRA and non IRA. MSTC may have a diagnostic and therapeutic  value for the diagnosis of AMI on an atherosclerosis basis in patients without significant coronary stenosis.</description>
    <dc:date>2011-12-31T23:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1921">
    <title>Studio mediante tomografia computerizzata ad alta risoluzione (HRCT) della malattia polmonare interstiziale in pazienti affetti da polimiosite con anticorpi anti JO1 positivi: follow up dopo dodici mesi di trattamento</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1921</link>
    <description>Title: Studio mediante tomografia computerizzata ad alta risoluzione (HRCT) della malattia polmonare interstiziale in pazienti affetti da polimiosite con anticorpi anti JO1 positivi: follow up dopo dodici mesi di trattamento
Authors: Ingegnoli, Anna
Abstract: La malattia polmonare interstiziale (ILD) è una complicanza frequente delle miopatie infiammatorie, ed è associata ad alta morbilità e mortalità. Gli anticorpi diretti contro l’aminoacil-tRNA-sintetasi, e tra questi i più comuni anti-Jo1, sono i più forti fattori predittivi di ILD. Con queste premesse, abbiamo analizzato retrospettivamente le immagini acquisite tramite tomografia computerizzata ad alta risoluzione (HRCT) in una coorte di pazienti con poli/dermatomiosite (PM/DM), ILD e positività per anticorpi anti-Jo1. Sono state studiate le scansioni HRCT ottenute al basale e dopo 12 mesi di terapia per valutare eventuali modificazioni associate al trattamento. Sono stati analizzati retrospettivamente 131 soggetti consecutivi con miosite (75 PM, 43 DM, 1 PM amiopatica, 2 sindromi paraneoplastiche, 10 sindromi overlap) che hanno afferito al nostro Dipartimento tra gennaio 1980 e marzo 2011. Sono stati inclusi nello studio i soggetti con diagnosi di PM/DM, con positività per anticorpi anti-Jo1 e ILD evidenziata alla HRCT. L'effetto del trattamento immunosoppressivo (con ciclofosfamide-CYC- o ciclosporina A-CSA- ) associato a corticosteroidi è stato valutato confrontando le scansioni HRCT al basale e dopo 12 mesi per verificarne la stabilità, il miglioramento o peggioramento. Le scansioni HRCT sono state riviste ed interpretate da un radiologo, che non era a conoscenza dei dati clinici. 15 su 131 (11,5%) pazienti consecutivi hanno presentato ILD e positività per anti-Jo-1. Erano tutti affetti da PM, di sesso femminile, con un’ età media di 47 anni (range 19-66 anni) e con durata media dei sintomi di 7,26 mesi (range 2-48 mesi). Alla diagnosi 14 presentavano debolezza muscolare, 12 artralgie/artrite, 9 dispnea e 7 fenomeno di Raynaud. Al basale sono state evidenziate alla HRCT aree a densità ground glass in 8 casi, ispessimento settale in 7 ed honeycombing in 4 pazienti. Dopo 12 mesi in 9 su 15 (60%) la ILD è risultata peggiorata con (intervallo di confidenza esatto-ECI-32-84), in 4 casi la  ILD era stabile e 2 pazienti sono stati persi nel follow-up. Non è stato riscontrato miglioramento della ILD in alcun paziente. In particolare, 7 su 15 pazienti sono stati trattati con CsA e in 5 casi (71%) le scansioni HRCT hanno mostrato un peggioramento della ILD dopo 12 mesi (ECI 0,29-0,96). 8 su 15 pazienti sono stati trattati con boli endovenosi di CYC e in 4 (50%) casi la ILD è peggiorata (ECI 16-84). L'evoluzione HRCT nei due gruppi di trattamento non era significativamente diversa. In questo studio la ILD è risultata una comune manifestazione all’esordio nei pazienti con positività per anti-Jo, come riportato in letteratura. Nell’arco di dodici mesi la HRCT ha evidenziato un peggioramento della ILD nella maggior parte di questi pazienti. Nei due gruppi di trattamento con CSA o CYC non è stata osservata alcuna differenza nelle modificazioni del quadro HRCT.; Interstitial lung disease (ILD) is a frequent complication of inflammatory myopathies with high rates of morbidity and mortality. Antibodies against aminoacyl-tRNA-synthetases are the strongest predictive factors in ILD. In this study, we reviewed the literature and we retrospectively analysed high-resolution computed tomography (HRCT) findings in a cohort of 131 consecutive subjects: 75 with polymyositis (PM), 43 with dermatomyositis (DM), one with amyophatic PM, two with paraneoplastic syndromes, and 10 with overlapping syndromes. The inclusion criteria were PM/DM, anti-Jo1 antibody positivity, and HRCT-assessed ILD. The effect of 12 months' treatment with cyclophosphamide (CYC) or cyclosporin A (CsA) plus steroids was assessed by comparing baseline and follow-up HRCT scans for evidence of stability, improvement or worsening. Fifteen patients (11.5%) had ILD and were Jo-1 positive. They were all women with PM, and had a mean age of 47 years and a median duration of symptoms of 7.26 months. At baseline, HRCT showed ground-glass attenuations in eight cases, septal thickening in seven, and honeycombing in four.&#xD;
Twelve months after diagnosis, ILD had worsened in nine patients (60%; exact confidence interval [ECI] 32–84) and was stable in four (two patients were lost to follow-up). Seven of the 15 patients were treated with CsA, and 12-month HRCT revealed a worsening in ILD in five cases (71%; ECI 0.29–0.96); ILD also worsened (ECI 16–84) in four of the eight patients treated with CYC pulses (50%). The evolution of the HRCT findings was not significantly different between the two groups. Our findings confirm that ILD is a common early manifestation in patients with Jo1-positive PM. Over twelve months, HRCT showed worsening ILD in most of our patients, with no difference in the HRCT changes between those treated with CYC or CsA.</description>
    <dc:date>2011-12-31T23:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1856">
    <title>Spettro delle manifestazioni TC nell'edema polmonare</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1856</link>
    <description>Title: Spettro delle manifestazioni TC nell'edema polmonare
Authors: Corsi, Antonella
Abstract: Il lavoro si sostanzia fondamentalmente in due parti. La prima parte, descrittiva, affronta in termini generali gli aspetti anatomo-clinici e, più approfonditamente, di imaging dell'edema polmonare in particolare cardiogenico. La seconda parte si articola sull'analisi casistica particolareggiata di 53 casi di edema polmonare cardiogeno (acuto e cronico), studiati retrospettivamente in TC.</description>
    <dc:date>2011-12-31T23:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1640">
    <title>Patogenesi della broncopneumopatia cronica ostruttiva: il ruolo di IL-32</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1640</link>
    <description>Title: Patogenesi della broncopneumopatia cronica ostruttiva: il ruolo di IL-32
Authors: Lokar Oliani, Kim
Abstract: INTRODUZIONE&#xD;
La broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) rappresenta una delle principali cause di morbilità e mortalità nel mondo. Nel 2001 l’Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, ha dichiarato che la BPCO era la quinta causa di morte nei paesi ad alto reddito e la sesta in quelli a medio e basso reddito e si stima che nel 2020 la BPCO diverrà la terza causa di morte in tutto il mondo.&#xD;
La BPCO è definita “una malattia prevenibile e trattabile con importanti effetti extrapolmonari che, nei singoli pazienti, possono contribuire alla gravità della patologia. La sua componente polmonare è caratterizzata da una limitazione al flusso aereo non completamente reversibile, progressiva ed associata ad un’anomala risposta infiammatoria conseguente all’inalazione di particelle nocive o gas”. &#xD;
La BPCO è una patologia a predisposizione genetica, quindi l’esposizione a fattori di rischio estrinseci, primo tra tutti il fumo di sigaretta, non costituisce una condizione sufficiente allo sviluppo delle manifestazioni cliniche proprie della malattia, ma si deve sovrapporre ad uno stato di suscettibilità individuale. &#xD;
Numerosi studi hanno dimostrato che i pazienti con BPCO sviluppano una risposta infiammatoria anomala, in quanto amplificata ed in grado di automantenersi anche una volta rimosso l’agente irritante. Nella BPCO l’infiammazione cronica interessa le vie aeree centrali e periferiche, il parenchima polmonare, i vasi polmonari e si estende anche al di fuori del tessuto polmonare, coinvolgendo i linfonodi loco-regionali e la circolazione sistemica. Il processo infiammatorio è caratterizzato dall’infiltrazione tissutale da parte di linfociti T CD8+, i quali presentano un’aumentata espressione delle citochine che caratterizzano la risposta immunitaria di tipo 1, tra cui l’IFN-γ. &#xD;
IL-32 è una citochina di recente scoperta, la cui espressione è indotta in vitro nei linfociti T, nelle cellule natural killers, nelle cellule epiteliali polmonari e nei monociti, stimolati da citochine proinfiammatorie tipiche della risposta immunitaria di tipo 1, quali IFN-γ, IL-18, IL-1β e IL-12. Il gene che codifica per IL-32 è localizzato nel cromosoma 16p13.3 ed è formato da otto esoni, che mediante splicing alternativo, danno origine alle sei varianti note della citochina (IL-32, IL-32β, IL-32δ, IL-32γ, ε e ζ). IL-32 può indurre l’espressione di TNF-α e di altre citochine attraverso l’attivazione del fattore nucleare-κB (NF-κB) e della protein-chinasi attivata dai mitogeni p38 (MAPK-p38), dimostrando di possedere caratteristiche tipiche delle citochine proinfiammatorie. Inoltre, recenti studi in vitro ed in vivo hanno evidenziato che IL-32 potrebbe rivestire un ruolo importante nella risposta immune sia innata che acquisita. In particolare un’aumentata produzione di IL-32 è stata dimostrata nei soggetti affetti da artrite reumatoide e dal Morbo di Crohn. L’espressione di IL-32 non è mai stata indagata nella BPCO, malattia infiammatoria cronica delle vie aeree la cui patogenesi, secondo ipotesi recenti, potrebbe contemplare una componente autoimmune. Abbiamo quindi ritenuto particolarmente interessante analizzare il ruolo di questa nuova citochina nella patogenesi BPCO.&#xD;
OBIETTIVI&#xD;
Lo scopo di questa tesi è stato quello di quantificare l’espressione di IL-32 in pazienti affetti da BPCO a differenti stadi di gravità e di confrontarla con quella presente in soggetti fumatori con funzionalità respiratoria normale e in soggetti di controllo non fumatori. L’espressione di IL-32 è stata quindi correlata alla risposta infiammatoria cellulare e ai parametri clinico-funzionali caratteristici della malattia. Il ruolo di IL-32 e dell’attivazione linfocitaria è stato inoltre indagato in pazienti affetti da BPCO molto grave a patogenesi diversa, quantificando l’espressione di questa citochina ed il numero di follicoli linfoidi presenti nei polmoni nativi di soggetti sottoposti a trapiantato polmonare per enfisema in stadio avanzato con e senza deficit di alfa1-antitripsina (AAT). Inoltre, al fine di studiare l’espressione polmonare di IL-32 tramite manovre non invasive, abbiamo analizzato l’espressione di questa citochina nelle cellule dell’espettorato indotto di pazienti affetti da BPCO e l’abbiamo confrontata con quella presente in soggetti fumatori e non fumatori sani.&#xD;
METODI&#xD;
L’espressione di IL-32 è stata quantificata in campioni chirurgici polmonari prelevati da 40 soggetti con BPCO (VEMS 38±4% del teorico), 11 fumatori asintomatici con funzionalità polmonare nella norma (VEMS 101±3% del teorico) e 9 controlli non fumatori (VEMS 107±6% del teorico). Su questi campioni di tessuto è stata eseguita l’analisi morfometrica al fine di quantificare la produzione di IL-32 e di TNF-α nei macrofagi alveolari, nelle pareti alveolari, nei bronchioli e nelle arteriole. L’espressione di IL-32 è stata inoltre correlata al livello di fosforilazione di p38 MAPK, al numero di neutrofili e di linfociti T CD8+ infiltranti le pareti alveolari e al grado di ostruzione delle vie aeree. &#xD;
L’espressione di IL-32 è stata poi valutata in campioni chirurgici polmonari ottenuti da 10 soggetti affetti da BPCO molto grave (GOLD IV) con deficit di AAT (VEMS 19±2% del teorico), 12 soggetti con BPCO molto grave (GOLD IV) e normali livelli di AAT (VEMS 18±2% del teorico), 11 fumatori di controllo (VEMS 102±3% del teorico) e 9 non fumatori di controllo, asintomatici e con funzionalità respiratoria nella norma (VEMS 108±6% del teorico). IL-32 è stata quantificata a livello dei macrofagi alveolari, delle cellule dei setti alveolari e dei follicoli linfoidi del parenchima polmonare.&#xD;
Inoltre abbiamo quantificato il numero e la distribuzione dei follicoli linfoidi nei polmoni nativi di 9 soggetti affetti da BPCO molto grave (GOLD IV) con deficit di AAT (VEMS 19±2% del teorico) e 27 soggetti con BPCO molto grave e livelli normali di AAT (VEMS 20±2% del teorico), sottoposti a trapiantato polmonare per enfisema in stadio avanzato. Infine, per studiare l’espressione di IL-32 a livello polmonare tramite metodiche non invasive, abbiamo quantificando l’espressione di questa citochina nelle cellule dell’espettorato indotto di 19 pazienti affetti da BPCO e l’abbiamo confrontata con quella presente in 17 soggetti fumatori e 12 non fumatori con funzionalità polmonare nella norma.&#xD;
RISULTATI&#xD;
Nei macrofagi alveolari, nelle pareti alveolari e nell’epitelio bronchiolare l’espressione di IL-32 era aumentata in modo significativo nei fumatori con BPCO rispetto ai soggetti di controllo fumatori e non fumatori (p=0.0014 e p&lt;0.0001). L’espressione di TNF-α era significativamente aumentata nei soggetti affetti da BPCO rispetto ai controlli non fumatori sia nei macrofagi alveolari (p&lt;0.0001) che nelle pareti alveolari (p&lt;0.018). Inoltre l’espressione di IL-32 correlava positivamente con l’espressione di TNF-α (p&lt;0.0001, r=0.7), con il numero di cellule CD8+ (p=0.006, r=0.46) e con il livello di fosforilazione della p38 MAPK (p=0.005, r=0.51), e negativamente con i valori di VEMS (p&lt;0.0001, r=-0.53). &#xD;
Per quanto riguarda la quantificazione di IL-32 in soggetti affetti da BPCO molto grave, nessuna differenza significativa è stata evidenziata nell’espressione di questa citochina tra i soggetti con deficit di AAT e quelli con livelli normali di questa antiproteasi. In particolare l’espressione di IL-32 nei macrofagi alveolari e nelle pareti alveolari era significativamente aumentata nei soggetti con BPCO sia con deficit di AAT che in quelli con livelli normali di AAT, rispetto ai fumatori con funzionalità polmonare nella norma e ai controlli non fumatori (p&lt;0.005 per ogni confronto). Nei follicoli linfoidi l’espressione di IL-32 era significativamente aumentata nei soggetti con BPCO e livelli normali di AAT rispetto ai fumatori e ai non fumatori di controllo (p&lt;0.05 per ogni confronto). Un trend simile è stato osservato per i pazienti con deficit di AAT (p&lt;0.06 per ogni confronto).&#xD;
La quantificazione dei follicoli linfoidi parenchimali nei soggetti affetti da BPCO molto grave ha dimostrato che il numero totale di follicoli era aumentato nei soggetti con deficit di AAT, rispetto ai soggetti con livelli di AAT nella norma (p=0.0002). &#xD;
Infine l’espressione di IL-32 è stata osservata a livello delle cellule macrofagiche dell’espettorato indotto, soprattutto a livello citoplasmatico. Tale espressione è risultata elevata sia nei soggetti affetti da BPCO che nei soggetti fumatori e non fumatori sani, senza differenze significative tra i tre gruppi di soggetti esaminati.&#xD;
CONCLUSIONI&#xD;
In conclusione, il nostro lavoro ha dimostrato un importante aumento dell’espressione di IL-32 nel polmone periferico dei pazienti affetti da BPCO rispetto ai soggetti di controllo fumatori e non fumatori. Inoltre l’espressione di IL-32 è risultata aumentata sia nei pazienti affetti da BPCO molto grave con livelli di AAT nella norma che in quelli con deficit di AAT. Questi risultati suggeriscono che IL-32 possa avere un ruolo importante nella persistenza della risposta infiammatoria, contribuendo alle alterazioni anatomopatologiche tipiche della BPCO. Nei pazienti con deficit di AAT i meccanismi patogenetici sembrano inoltre coinvolgere un’importante risposta immunitaria, in cui l’espressione di IL-32 e l’attivazione linfocitaria potrebbero contribuire alla perpetuazione del danno polmonare. &#xD;
I nostri dati suggeriscono infine che l’analisi dell’espettorato indotto, quale metodica non invasiva, potrebbe non riflettere accuratamente i meccanismi patogenetici presenti nel polmone profondo. Le cellule a livello delle vie aeree centrali infatti potrebbero essere soggette ad una stimolazione infiammatoria diversa rispetto alle cellule del parenchima polmonare.; BACKGROUND&#xD;
Chronic obstructive pulmonary disease (COPD) is a leading cause of morbidity and mortality in countries of high, middle, and low income. Estimates from WHO's Global Burden of Disease show that in 2001, COPD was the fifth leading cause of death in high-income countries and the sixth in nations of low and middle income. &#xD;
The working definition of COPD is “a preventable and treatable disease with some significant extrapulmonary effects that may contribute to the severity in individual patients. Its pulmonary component is characterized by airflow limitation that is not fully reversible. The airflow limitation is usually progressive and associated with an abnormal inflammatory response of the lungs to noxious particles or gases”. COPD is a classic gene-by-environment disease with various manifestations that reflect both the individual susceptibility and the degree of exposure to irritants, of which cigarette smoking is the most frequent. A number of studies in the past have demonstrated that, in patients with COPD, a chronic inflammation is present throughout the airways, lung parenchyma and pulmonary vasculature and extends even outside the lung, involving lymph nodal stations and the systemic circulation. This inflammatory response is characterized by tissue infiltration of CD 8+ T lymphocytes, which are shifted toward a type 1 profile with production of IFN-γ among other cytokines. &#xD;
Interleukin (IL)-32 is a recently described cytokine produced by T lymphocytes, natural killer (NK) cells, monocytes and epithelial cell lines. Of particular importance, IL-32 is prominently induced by interferon (IFN)-γ in lung epithelial cells and monocytes in vitro. The gene encoding IL-32, which is organized into eight exons, is located on human chromosome 16p13.3 and may be transcribed in six splice variants (IL-32, IL-32β, IL-32δ, IL-32γ, ε and ζ). IL-32 exhibits several properties typical of proinflammatory cytokines. For example, it has been described as an inducer of TNF-α and many other cytokines through the activation of nuclear factor-κB (NF-κB) and p38 mitogen-activated protein kinase (MAPK). IL-32 has recently emerged as an important player in innate and adaptive immune responses in vitro. In humans, there are only two in vivo studies which have demonstrated upregulation of IL-32, one in rheumatoid arthritis and the other in Crohn’s disease. Whether IL-32 is also implicated in the pathogenesis of COPD still remains to be investigated.&#xD;
AIM&#xD;
The aim of this study was to quantify the expression of IL-32 in the lung tissue of COPD patients at different stages of severity. Moreover, we compared it with the production of IL-32 in smokers with normal lung function and in non-smoking controls. Indeed, the expression of IL-32 was correlated with the cellular inflammatory infiltration and with the spirometrical parameters that characterize the disease. The role of IL-32 and lymphocyte activation was also investigated in very severe COPD patients with different pathogenesis. We quantified the expression of IL-32 and the lymphoid follicle number in the native lung parenchyma of COPD subjects undergoing lung transplantation for end-stage emphysema with and without alpha1-antitrypsin (AAT) deficiency. Moreover to study the expression of IL-32 in the lung using non invasive tools, we analyzed the expression of this cytokine in the induced sputum of COPD patients and we compared these results with those obtained from control smokers and non-smokers.     &#xD;
METHODS &#xD;
The expression of IL-32 was quantified in surgically resected specimens from 40 smokers with COPD (FEV1 38±4% pred), 11 asymptomatic smokers with normal lung function (FEV1 101±3% pred) and 9 non-smoking controls (FEV1 107±6% pred). In fact, in these lung specimens we performed morphometric analysis to quantify IL-32 and TNF-α in alveolar macrophages, alveolar walls, bronchioles and arterioles. Moreover, the expression of IL-32 was correlated with phosphorylation of p38 MAPK, with the number of neutrophils and CD8+ T cells infiltrating the alveolar walls, and with the degree of airway obstruction. &#xD;
The expression of IL-32 was also analyzed in surgical lung samples from 10 very severe COPD (GOLD IV) with AAT deficiency (FEV1 19±2% pred), 12 very severe COPD (GOLD IV) with normal levels of AAT (FEV1 18±2% pred), 11 asymptomatic smokers with normal lung function (FEV1 102±3% pred) and 9 non-smoking controls (FEV1 108±6% pred). We quantified IL-32 expression in alveolar macrophages, alveolar walls and parenchymal lymphoid follicles. Moreover, we numbered and characterized the distribution of lymphoid follicles in the native lungs of 9 very severe COPD (GOLD IV) with AAT deficiency (FEV1 19±2% pred) and 27 very severe COPD (GOLD IV) with normal levels of AAT (FEV1 20±2% pred) undergoing lung transplantation for end-stage emphysema.&#xD;
Finally to study IL-32 expression in the lung using non invasive methods, we analyzed the expression of this cytokine in the sputum cells of 19 COPD patients and we compared these results with those obtained from 17 control smokers and 12 control non-smokers.&#xD;
RESULTS&#xD;
IL-32+ macrophages were increased in smokers with COPD compared to control smokers and non-smokers (p=0.0014 and p&lt;0.0001). A similar pattern was observed even in alveolar walls and bronchiolar epithelium. TNF-α expression was increased in smokers with COPD as compared to non-smokers both in alveolar macrophages (p&lt;0.0001) and alveolar walls (p=0.018). Moreover, IL-32 expression was positively correlated with TNF-α (p&lt;0.0001, r=0.7), CD8+ cells (p=0.006, r=0.46) and phospho p38 MAPK (p=0.005, r=0.51), and negatively with FEV1 values (p&lt;0.0001, r=-0.53). &#xD;
IL-32 expression was similar in very severe COPD patients with and without AAT deficiency. In particular IL-32+ macrophages and IL-32+ alveolar wall cells were increased in these two COPD patient groups compared to smokers and non-smokers with normal lung function (p&lt;0.005 for all). IL-32 expression was increased in lymphoid follicles with COPD and normal levels of AAT compared to smoker and non-smokers controls (p&lt;0.05 for all). A similar trend was observed for COPD patients with AAT deficiency (p&lt;0.06 for all).&#xD;
The quantification of lymphoid follicles showed that these were a frequent occurrence in subjects with severe emphysema both with and without AAT deficiency. In particular the total number of lymphoid follicles was increased in patients with AAT deficiency as compared to subjects with normal levels of AAT and this was mainly due to a higher number of parenchymal lymphoid follicles (p=0.0002).&#xD;
Finally, IL-32 expression was observed in the macrophages of induced sputum, particularly in the cytoplasm. This expression was high not only in COPD subjects but also in smoker and non-smoker controls.&#xD;
CONCLUSIONS &#xD;
This study demonstrates, for the first time, upregulation of IL-32 in the peripheral lung of COPD patients that was correlated with the production of TNF-α and with the degree of airway obstruction. IL-32 expression was also increased in peripheral lung of very severe COPD either with AAT deficiency or without AAT deficiency. From these results we can gather that IL-32 may play a role in the persistence of the immune response leading to tissue damage in COPD. Moreover, in AAT deficient patients as well the pathogenetic mechanisms seem to involve an important immune response characterized by IL-32 expression and lymphoid activation leading to perpetuated lung damage.&#xD;
Finally, we conclude that induced sputum analysis may not accurately reflect the pathogenetic mechanisms of peripheral lung. In fact, cells in the central airways could be stimulated by an inflammatory process different from that present in the lung parenchyma.</description>
    <dc:date>2010-12-31T23:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1639">
    <title>Litio e funzionalità polmonare nei pazienti affetti da Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA)</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1639</link>
    <description>Title: Litio e funzionalità polmonare nei pazienti affetti da Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA)
Authors: Guller, Patricia Carolina
Abstract: Introduzione: E’ stato dimostrato che il trattamento a lungo termine con litio può indurre neuroprotezione, la quale ritarda la progressione della malattia sia in modelli animali che in pazienti affetti da SLA. &#xD;
Obiettivo: Valutare l’effetto di quindici mesi di terapia con litio sulla funzionalità polmonare, la forza dei muscoli respiratori e l’efficacia della tosse in pazienti con SLA. Valutare la tollerabilità del farmaco.&#xD;
Metodi: Abbiamo studiato 11 pazienti (4 femmine, età media 66 anni ± 8) trattati con dosi  quotidiane di litio tali da raggiungere livelli plasmatici da 0,2 a 0,8 mEq/l e 10 pazienti di controllo (6 femmine, età media 71 anni ± 13). Tutti i pazienti erano in trattamento con riluzolo durante lo studio. Sono state valutate la Capacità Vitale (VC, % pred), la Massima Pressione Inspiratoria (MIP, cmH2O), la massima Pressione  Espiratoria (MEP, cmH2O) e il Picco di Flusso espirato durante la tosse (CPF, l/sec) al basale e a 3, 6, 9, 12 e 15 mesi di trattamento.               Conclusioni: Il nostro studio evidenzia che nei pazienti affetti da SLA un trattamento di 15 mesi con litio non influenza il declino della funzionalità polmonare, la progressione della debolezza dei muscoli respiratori e l’efficacia della tosse. Non è stato ben tollerato.</description>
    <dc:date>2011-03-31T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1633">
    <title>Angio TC delle arterie polmonari: protocollo di studio con ridotte dosi di mezzo di contrasto ad alta concentrazione</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1633</link>
    <description>Title: Angio TC delle arterie polmonari: protocollo di studio con ridotte dosi di mezzo di contrasto ad alta concentrazione
Authors: Schembri, Valentina
Abstract: Obiettivo: Obiettivo di questo studio é valutare un nuovo protocollo angio Tc nella attenuazione e visualizzazione delle arterie polmonari. La visualizzazione soggettiva e la densità in UH sono i criteri di analisi.&#xD;
La tecnica di studio attualmente in uso nel nostro servizio (protocollo standard) é messo a confronto con un protocollo che prevede l’uso di un mezzo di contrasto a più alta concentrazione di iodio, nel tentativo di ridurre la dose iniettata.&#xD;
&#xD;
Materiali e metodi: Sono stati valutati retrospettivamente 143 pazienti giunti al nostro dipartimento per sospetto di embolia polmonare acuta sottoposti ad angio Tc polmonare iniettando sia 40 cc di mezzo di contrasto ad alta concentrazione (400 mgr/l) seguito da 40 cc di soluzione salina (gruppo A), sia con 120 cc di mezzo di contrasto a concentrazione standard di iodio (350 mgr/l) nel caso fosse richiesta durante lo stesso esame  la valutazione complementare dell'addome e pelvi (gruppo B). In entrambi i gruppi, il tempo d’inizio di scansione era calcolato facendo ricorso alla funzione automatica di bolus tracking. La velocità di flusso ed i parametri Tc erano identici in entrambi i gruppi. Un'analisi di valutazione quantitativa é stata realizzata posizionando delle misure di Regione di Interesse (ROI) nelle arterie polmonari (arterie principali, lobari, segmentarie e sub- segmentarie) al fine di confrontare il profilo di attenuazione dei due gruppi.&#xD;
&#xD;
Risultati: Il valore di enhancement medio era di 356 UH e di 308 UH (p&lt;0.05) nel gruppo A e B rispettivamente a livello delle arterie polmonari principali; 343 UH e 298 UH (p&lt;0.01) a livello delle arterie lobari; 326 UH e 284 UH (p&lt;0.05) nelle arterie segmentarie; e di 286 UH e 256 UH (p=0.08) nelle arterie sub-segmentarie. Il valore medio di attenuazione nelle arterie di primo, secondo, terzo e quarto ordine era di 327 UH nel Gruppo A e di 286 UH nel Gruppo B (p&lt; 0.03).&#xD;
&#xD;
Conclusione: Un volume molto basso di mezzo di contrasto ad alta concentrazione aumenta in modo significativo l'enhancement delle arterie polmonari se confrontato al protocollo angio Tc con mezzo di contrasto standard, permettendo di ridurre di un terzo la quantità totale di iodio iniettato.</description>
    <dc:date>2010-12-31T23:00:00Z</dc:date>
  </item>
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