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    <title>DSpace Community: Archivio della rivista elettronica di dipartimento.</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1311</link>
    <description>Archivio della rivista elettronica di dipartimento.</description>
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    <dc:date>2013-05-21T11:22:18Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1855">
    <title>Un’esperienza al femminile: il gruppo “Metamorfosi” 1977-1984</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1855</link>
    <description>Title: Un’esperienza al femminile: il gruppo “Metamorfosi” 1977-1984
Authors: Di Raddo, Elena
Abstract: Nell’ambito delle ricerche artistiche degli anni Settanta e Ottanta il gruppo Metamorfosi costituisce un caso esemplare dell’azione esercitata dagli artisti e in particolare da quattro artiste donne (Gabriella Benedini, Alessandra Bonelli, Lucia Pescador e Alessandra Sterlocchi) per far fronte a un panorama culturale dominato da alcuni gruppi, come la Transavanguardia, che svolsero un ruolo di attrattiva internazionale ma allo stesso tempo non favorirono l’emergere di altre realtà culturali. Metamorfosi, inoltre, essendo costituito esclusivamente da donne, offre l’occasione per riflettere sul ruolo della donna nell’arte di quegli anni, in particolare nel territorio italiano dove a tematiche più decisamente femministe si preferivano riflessioni sul contesto naturale e sociale. L’aspetto peculiare e caratterizzante le opere di tutte le artiste del gruppo infatti, pur nella diversità dei linguaggi, è un’indagine poetica e allo stesso tempo parascientifica sulla realtà naturale e sui meccanismi che regolano l’esistenza, che si è tradotta in alcuni interessanti episodi espositivi quali la mostra Dalla natura alla ragione al Palazzo dei Diamanti di Ferrara o la mostra sul Deserto. Aspetti della condizione umana attraverso l’arte presso la chiesa di S. Agostino a Bergamo; In the artistic context of the Seventies and Eighties, the Metamorfosi group is a significant example of the commitment by artists – and particularly by four women (Gabriella Benedini, Alessandra Bonelli, Lucia Pescador and Alessandra Sterlocchi) – to oppose a cultural system dominated by few formations, such as Transavanguardia, which had an undeniable international appeal, but also hindered the development of true alternatives. Since it only included female artists, Metamorfosi also constitutes an important case study on the role of women in the art milieu of those days, particularly in Italy, where considerations on the natural and social context were more frequent than subjects openly connected with Feminism. Despite the variety of languages, there is a common element in the works of all these artists, that is a poetic and yet pseudoscientific inquiry on nature and the processes of life, as shown in several interesting exhibitions like From Nature to Reason at Palazzo dei Diamanti in Ferrara or Desert: Aspects of the Human Condition Seen Through Art at the church of Sant’Agostino in Bergamo.</description>
    <dc:date>2012-06-24T22:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1854">
    <title>I Plurimi di Emilio Vedova. Un'esperienza singolare e plurale</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1854</link>
    <description>Title: I Plurimi di Emilio Vedova. Un'esperienza singolare e plurale
Authors: Longari, Eleonora
Abstract: Con i Plurimi, che datano dal 1961 al 1965, Vedova stacca il quadro dalla parete e lo installa nello spazio tridimensionale, smembrando la superficie pittorica in un insieme di elementi frammentati che, diversamente distribuiti nello spazio, separati, eppure connessi e aggregati a formare “nuclei di energia attiva”, potrebbero erroneamente essere rubricati come ibridi appartenenti tanto al regno della pittura quanto a quello della scultura e dell’architettura; ma non è così: la loro intima natura è squisitamente e spettacolarmente pittorica. &#xD;
La pittura gestuale di Vedova nei Plurimi si radicalizza fino al contagio dell’osservatore di cui richiama direttamente il gesto. Il pubblico è pertanto obbligato a non limitarsi esclusivamente alla pratica dello sguardo, ma è sollecitato a impegnare il proprio corpo in un’esplorazione che può comportare un’azione ulteriore rispetto all’attraversamento delle opere come se fossero quinte teatrali. Adescato da alcuni elementi preposti al movimento, tra cui principalmente la cerniera, il pubblico è invitato a intervenire nella formazione della relativa e momentanea morfologia dell’esperienza artistica. Questo articolo è teso a sottolineare l'unicità dei Plurimi nel panorama dell'arte contemporanea.; With the Plurimi, dating from 1961 to 1965, Vedova separates the picture from the wall and installs it in a three dimensional space, by splitting up the painted surface in a fragmented collection of items that, differently distributed in space, results separated but yet related and aggregated to form "nuclei of active energy ", they may wrongly be collected together as hybrids belonging to the realm of painting so much as to that of sculpture and architecture, but it isn’t so: their nature is exquisitely intimate and spectacularly pictorial.&#xD;
The gestural painting of Vedova in the Plurimi series was taken to the contagion of the observer which directly recalls the gesture. The public is therefore not obliged to confine itself exclusively to the practice of looking, but is encouraged to engage their bodies in an exploration that may lead to further action with respect to the crossing of the art works like a dramatic background. Enticed by some elements dedicated to the movement, mainly including the hinge, the public is invited to intervene in the formation of its morphology and momentary experience of art. This article aims to highlight the uniqueness of Plurimi in contemporary art.</description>
    <dc:date>2012-06-24T22:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1853">
    <title>Pamela: una donna goldoniana in Russia con Eleonora Duse</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1853</link>
    <description>Title: Pamela: una donna goldoniana in Russia con Eleonora Duse
Authors: Pagani, Maria Pia
Abstract: A Venezia (Biblioteca Casa di Carlo Goldoni) è conservato il libretto compendiato di Pamela nubile appositamente realizzato per l’allestimento pietroburghese di Eleonora Duse dell’11 aprile 1891. Fu stampato dall’editore V. K. Travskij – con approvazione della censura russa rilasciata in data 13 marzo 1891 – alla Tipografia del Ministero degli Affari Interni, in tiratura limitata. Venne realizzato da un anonimo intellettuale russo per aiutare il pubblico a comprendere la trama della commedia, dal momento che gli attori recitavano in italiano. Questo contributo presenta la prima traduzione commentata di tale libretto e una riflessione sulla prima tournée russa di Eleonora Duse – con particolare attenzione al processo di diffusione “fuori” dei confini italiani della commedia goldoniana, che dal 1880 faceva parte del suo repertorio “dentro” il territorio nazionale.; In Venice (Casa Goldoni Library) there is a libretto with a summary of Pamela maiden, which was deliberately prepared for the representation of Eleonora Duse in St. Petersburg, on 11th April 1891. It was printed by the publisher V. K. Travsky – with approval of the Russian censorship issued on 13th March 1891 – at the Typography of the Ministry of Internal Affairs, in limited edition. It was created by an anonymous Russian man of letters to help the public in the comprehension of the plot of the comedy, because the actors played using Italian language. This essay presents the first annotated Italian translation of this libretto, and a reflection about Duse’s first tour in Russia – with particular attention to the diffusion process “outside” the Italian boundaries of this Goldoni’s comedy, which was in her repertory “inside” the national territory since 1880.</description>
    <dc:date>2012-06-24T22:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1852">
    <title>Nuove “possibilità di relazione”: l'Informale oltre l'Informale</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1852</link>
    <description>Title: Nuove “possibilità di relazione”: l'Informale oltre l'Informale
Authors: Casero, Cristina
Abstract: La mostra Possibilità di relazione, allestita nel maggio del 1960 presso la galleria L'Attico di Roma e curata da Enrico Crispolti, Roberto Sanesi ed Emilio Tadini, ha un valore significativo rispetto al tessuto culturale italiano tra la fine degli anni cinquanta e l'inizio del decennio seguente. In occasione di quella esposizione, infatti, emergono, anche sul piano teorico grazie agli interventi in catalogo dei curatori e di alcuni degli artisti che vi partecipano, questioni importanti, relative ai caratteri precipui di una pittura che potremmo ascrivere all'area della Nuova Figurazione e al suo rapporto con il linguaggio Informale, che non viene rifiutato tout court, ma aggiornato rispetto a nuove esigenze comunicative, sentite ormai come ineludibili per gli artisti attivi all'aprirsi degli anni sessanta. Ponendosi in linea con le più avanzate ricerche artistiche internazionali, questa mostra si propone una nuova interpretazione dell'atto artistico, che va oltre l' Informale, senza rinnegarlo ma aprendolo a maggiori “possibilità di relazione”.; The exhibition Possibilità di relazione, organized by curators Enrico Crispolti, Roberto Sanesi and Emilio Tadini at Galleria L’Attico in Rome in May 1960, is a valuable document of the cultural turmoil in Italy in the late Fifties and Early Sixties. On that occasion, important questions are raised, also on a theoretical level, by the curators and some of the artists who published their point of view in the catalogue: first of all, the specific characters of New Figuration painting and its relationship with the language of Informale, which is not entirely rejected, but rather brought up to date with the new need for communication artists are now feeling as inescapable. While erasing the gap with the most progressive statements of international art, the exhibit suggests a new interpretation of the very act of art-making, and goes past the Informale not by denying it, but by giving it better “possibilities of relationship”.</description>
    <dc:date>2012-06-24T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1851">
    <title>Nuove aspettative e pratiche di legittimazione della memoria tra vecchio e nuovo mondo: soggetti e oggetti della globalizzazione</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1851</link>
    <description>Title: Nuove aspettative e pratiche di legittimazione della memoria tra vecchio e nuovo mondo: soggetti e oggetti della globalizzazione
Authors: Crippa, Giulia
Abstract: Si propone lo studio di pratiche culturali e interpretazioni della memoria con base in pratiche istituzionali e nelle sue alternative. Si analizza la letteratura sul tema e si offrono alcuni esempi legati a tali pratiche, in luoghi geograficamente distanti, con tradizioni culturali diverse ma, allo stesso tempo, inserite nella realtà di una cosiddetta globalizzazione culturale. Si propongono percorsi alternativi di mediazione culturale legati alle prospettive dei Cultural Studies, principalmente latinoamericani, inseriti all’interno di una prospettiva globalizzata.; The study of cultural practices and memorial interpretations, inside and outside institutions, is proposed. We analyze literature on the issue and we offer some example bound to these practices, in geographically distant places, with different cultural traditions but, at the same time, inserted in the so called cultural globalization reality. We propose alternative patterns of cultural mediation, intertwined to Cultural Studies perspectives, mainly Latin Americans, in the perspective of globalization.</description>
    <dc:date>2012-06-24T22:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1850">
    <title>Dentro, fuori, sulla soglia. Itinerari dello sguardo in Tableau de Paris (1852-1853)</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1850</link>
    <description>Title: Dentro, fuori, sulla soglia. Itinerari dello sguardo in Tableau de Paris (1852-1853)
Authors: Strukelj, Vanja
Abstract: I due volumi del Tableau de Paris (1852-1853) di Edmond Texier, riccamente illustrati da immagini già comparse su “L’illustration”,  propongono un esemplare repertorio iconografico, capace di visualizzare e commentare gli itinerari proposti dallo scrittore negli spazi della capitale parigina, dando vita ad un significativo esempio di letteratura panoramique. L’articolo cerca di mettere in luce i diversi modelli di rappresentazione, che entrano in gioco nella analitica messa in pagina degli spazi esterni ed interni (dal vedutismo settecentesco all’illustrazione dell’Encyclopédie, dallo spettacolo dei panorama al disegno delle Physiologies) di una Parigi di cui si vogliono testimoniare tutti gli aspetti pubblici e privati e il multiforme processo di continua trasformazione. Vera palestra che allena il lettore all’osservazione, alla elaborazione di una topografia della città che lega i tipi a precisi contesti urbani, Tableau de Paris condensa il racconto per immagini offerto negli anni dai giornali illustrati,  registrando uno spaccato della capitale, nel momento in cui prendono avvio gli sventramenti haussmanniani.  Non possiamo sottovalutare l’impatto di questo esercizio  alla “gastronomie de l’œil” su di un pubblico, che pur non acquisendo la consapevolezza e il distacco del flâneur, quanto meno viene addestrato a leggere e riconoscere l’iconografia della modernità, né d’altra parte ignorare l’attenzione di Walter Benjamin a queste fonti iconiche e letterarie nella sua rivitalizzazione della figura del flâneur baudelairiano.; The two volumes of the Tableau de Paris (1852-1853) by Edmond Texier, richly illustrated with images that already appeared on “L’illustration”, offer an exemplary iconographic repertoire, able to view and comment on the routes proposed by the writer inside the Parisian spaces, resulting in a significant example of literature panoramique. The article wants to highlight the different models of representation, which come into play in the analytic layout of the external and internal spaces (from the eighteenth-century landscape painting  to the illustration of the Encyclopédie, from the spectacle of the panoramas to the drawings of the Physiologies) a Paris described in all its aspects of public and private life, and in the multifaceted process of continuous transformation. A real training for the reader to the observation, the elaboration of a topography of the city that binds types to specific urban contexts, Tableau de Paris condenses the story in pictures from illustrated papers offered over the years, recording a cross-section of the capital, when they take the boot haussmanniani demolition. We can not underestimate the impact of this exercise to “gastronomie de l’œil" on an audience that, not having acquired the knowledge and detachment of the flâneur, at least, is trained to read and recognize the iconography of modernity, nor on the other hand ignore the attention of Walter Benjamin to these iconic and literary sources in its revitalization of the  figure of the Baudelairian flâneur.</description>
    <dc:date>2012-06-24T22:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1849">
    <title>Il «complesso di Louise»: la mostra Tempo libero (13. Triennale, Milano 1964), dentro e fuori dal Palazzo</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1849</link>
    <description>Title: Il «complesso di Louise»: la mostra Tempo libero (13. Triennale, Milano 1964), dentro e fuori dal Palazzo
Authors: Zanella, Francesca
Abstract: «Il “complesso di Louise” aleggia sulla Triennale: intendo ovviamente riferirmi a Louise Nevelson [...] per l’intero processo di “riempimento” operato dagli allestitori nei confronti del palazzo di Giovanni Muzio, sede ormai deprecata di questa manifestazione» (Tentori 1964, p. 49). Con queste parole Francesco Tentori leggeva il percorso espositivo della 13. Triennale di Milano (1964) dedicata al tema del Tempo libero, individuando nel dialogo tra l’allestimento, gli oggetti, le immagini e l’architettura, uno dei temi cruciali della mostra. Questa edizione rappresenta una tappa importante nella storia delle esposizioni sia per l’innovazione linguistica dell’allestimento della sezione introduttiva, sia per le declinazioni del tema nelle mostre nazionali. Fra queste quella della Gran Bretagna il cui progetto di allestimento di Theo Crosby costituisce una interessante riscrittura pop del tema proposto (con interventi di Joe Tilson, Eduardo Paolozzi, Peter Startup, Fletcher Forbes e Gill, Barnet Saidman, Roger Mayne, Johnny Scott, Harold Cohen, Natasha Kroll).; «Il “complesso di Louise” aleggia sulla Triennale: intendo ovviamente riferirmi a Louise Nevelson [...] per l’intero processo di ‘riempimento’ operato dagli allestitori nei confronti del palazzo di Giovanni Muzio, sede ormai deprecata di questa manifestazione» (Tentori 1964, p. 49). &#xD;
This is the Francesco Tentori’s review on the 13th Triennale exhibition in Milan on Leisure. The Louise Nevelson sculptures become a metaphore of the dialogue between layout, objects, images and Giovanni Muzio’s architecture. This is one of the crucial themes of the exhibition that has been pointed out as one of the most significant experiment for the dialogue between visual arts and exhibit design in the main and theoretical area. An other element of interest is the interaction between the central section and national displays. The Great Britain section is one of the most interesting for the ‘pop’ visualization of the theme designed by Theo Crosby, with contributions of Natasha Kroll and Fletcher Forbes e Gill, and Joe Tilson, Eduardo Paolozzi, Peter Startup, Barnet Saidman, Roger Mayne, Johnny Scott, Harold Cohen.</description>
    <dc:date>2012-06-24T22:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1844">
    <title>Realtà e immaginazione nelle fotografie di Franco Grignani</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1844</link>
    <description>Title: Realtà e immaginazione nelle fotografie di Franco Grignani
Authors: Accorsini, Irene
Abstract: Che cos’è una fotografia? L’opera di Franco Grignani (1908-1999) sembra concepita per testare i limiti e individuare le crepe, le ambiguità e le sovrapposizioni della categoria del “fotografico”. Il ruolo della fotografia nella pratica dell’artista è fondamentale e generatore: in tutta la sua carriera Grignani ha condotto le ricerche sui meccanismi percettivi e sulla comunicazione nella vita “quotidiana” tenendo in grande considerazione il valore sociale dell’arte e pensando alla fotografia come lo strumento migliore per andare oltre i dati della realtà ipso facto percepibili. La lettura di una serie di opere e di scritti inediti ci rivela che l’autore “incubava” nella camera oscura immagini con lo scopo di sondare la realtà, di scavalcare gli stereotipi di un certo tipo di rappresentazioni le quali soffocano l’esperienza visiva dell’uomo moderno. Fotografie sperimentali che sollecitano l’intuito naturale e la percezione affinché l’uomo trasformi i dati reali in creatività. Si può quindi sostenere che la dimensione fotografica ebbe un’influenza talmente forte nel pensiero artistico di Franco Grignani che senza di essa gran parte della sua opera non esisterebbe.; What is a photograph? The work of Franco Grignani (1908-1999) seems conceived to test the limits and detect the cracks, ambiguities and overlaps in the category of “photographic” art. The role of photography in the practice of the artist is fundamental and generative. Throughout his career Grignani led the research on the mechanisms of perception and communication in the life “everyday” considering the social value of art and photography as a tool in exploring the data ipso facto perceived reality. The reading of a series of works and unpublished writings reveals to us that the author “incubated” images in the darkroom in order to probe reality and override the stereotypes of a certain type of images that stifle the visual experience of modern man. Experimental photographs that stimulate natural intuition and perception so that man transforms real data into creativity. It is therefore arguable that the photographic dimension had such a strong influence in the artistic thought of Franco Grignani that without it most of his work would not exist.</description>
    <dc:date>2012-06-21T22:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1843">
    <title>Antonio Boggeri. Considerazioni su un protagonista della grafica italiana</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1843</link>
    <description>Title: Antonio Boggeri. Considerazioni su un protagonista della grafica italiana
Authors: Chiappini, Camilla
Abstract: Antonio Boggeri è spesso ricordato nella storia della grafica solo come titolare dello Studio Boggeri. In realtà è una delle figure più importanti nel panorama della grafica pubblicitaria italiana e non tanto per i lavori da lui materialmente realizzati in questo campo, quanto per la sua centralità all’interno dello studio da lui creato: ne fu infatti l’elemento unificante in mezzo ad artisti di diversa personalità e sensibilità.&#xD;
Questo articolo non ha la pretesa di spiegare in maniera esaustiva l’importanza della sua figura ma vuole rappresentare il punto di partenza di una ricerca che riconsideri Antonio Boggeri a tutto tondo. Non solo, quindi, per il suo ruolo centrale all’interno dello Studio, ma anche per il suo importante contributo come teorico e come fotografo, sopperendo, in parte, alla mancanza di testi che analizzino compiutamente la sua figura.; Antonio Boggeri is often remembered in the history of graphics only as the Studio Boggeri’s holder. Indeed he is one of the most important figures of Italian advertising graphics and this not for the works he materially made in this field but for his centrality in the Studio he created: in fact he was the unifying element in it among artists of different personality and sensibility.&#xD;
This article does not pretend to explain in a comprehensive manner his importance but it wants to represent a starting point in a research that reconsiders all round Boggeri. Not only, therefore, for his central role in the Studio, but even for his important contribution as a writer and as a photographer, compensating, in part, the lack of works that fully analyze his figure.</description>
    <dc:date>2012-06-21T22:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/1889/1655">
    <title>Un esempio di archeologia dell'architettura su edifici mediaveli: la Pieve di S. maria di Diecimo (Lucca)</title>
    <link>http://hdl.handle.net/1889/1655</link>
    <description>Title: Un esempio di archeologia dell'architettura su edifici mediaveli: la Pieve di S. maria di Diecimo (Lucca)
Authors: Branchi, Mariapia
Abstract: Il cantiere medievale, la sua organizzazione, le modalità operative, la preparazione culturale e tecnica&#xD;
di architetti, artefici e muratori, le implicazioni economiche e sociali che comporta l’impresa edile sono&#xD;
oggetto di ricerche da parte di molti specialisti (storici dell’arte, storici, archeologi, architetti), anche se&#xD;
spesso gli studi procedono autonomamente all’interno delle rispettive discipline.&#xD;
L’integrazione della storia dell’arte e della analisi stratigrafica, già auspicata o sperimentata in edifici&#xD;
importanti, può essere ancora più utilmente applicata in opere cosiddette “minori”, opere forse di&#xD;
minore interesse, ma che rappresentano il tessuto comunicativo diffuso del medioevo.&#xD;
La pieve di S. Maria di Diecimo, già nota per il suo arredo scultoreo, per quanto riguarda l’architettura&#xD;
è stata datata ad età matildica, con sopravvivenze architettoniche anteriori al Mille. L’applicazione&#xD;
della stratigrafia dell’elevato ha permesso di individuare un'unica fase costruttiva principale, coeva alla&#xD;
realizzazione delle sculture, e di definire il processo costruttivo e l’organizzazione del cantiere che qui&#xD;
ha lavorato.; The medieval construction site, its organization, operating procedures, cultural and technical&#xD;
knowledge of architects, builders and masons, economic and social issues involving the construction&#xD;
company are being researched by many specialists (art historians, historians, archaeologists,&#xD;
architects), although often they work separately.&#xD;
The integration of art history and stratigraphic analysis, desired or experienced in important buildings,&#xD;
it can be more usefully applied in some less important works, which nevertheless are the widespread&#xD;
communication of the Middle Ages.&#xD;
The St. Mary’s church of at Diecimo (Lucca) architecture, already known for its sculptural furniture,&#xD;
has been dated at the time of Countess Matilda, with architectural survivals from before Mille. The&#xD;
application of stratigraphy to the walls, it identified a single major construction phase, contemporary&#xD;
with the sculptures, and allowed determine the manner to build the site and organization that has&#xD;
worked here.</description>
    <dc:date>2010-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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